"900", Cahiers d'Italie et d'Europe

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900, Cahiers d'Italie et d'Europe
Stato Italia Italia
Lingua Francese e Italiano
Periodicità trimestrale (dal luglio 1928: mensile col titolo "Quaderni d'Italia e d'Europa")
Genere rivista letteraria
Formato 20 cm
Fondazione 1926
Chiusura 1929
Direttore Massimo Bontempelli
Condirettore Curzio Malaparte
 

"900", Cahiers d'Italie et d'Europe fu una rivista novecentista che per la prima volta uscì nel novembre del 1926, diretta da Massimo Bontempelli con Curzio Malaparte come condirettore. Dopo qualche numero passò in modo clamoroso nel campo opposto, schierandosi con gli strapaesani della rivista Il Selvaggio. Vi collaborarono, fra gli altri, anche Alberto Moravia, Marcello Gallian e Antonio Aniante.

Cenni storicimodifica | modifica wikitesto

La rivista, che viene accolta da "una tempesta di discussioni, quasi tutte ostili" nell'ambiente strapaesano e fascista, ebbe redattori di fama internazionale, come Ramón Gómez de la Serna, James Joyce, Georg Kaiser, Pierre Mac Orlan, ai quali si aggiunse dal terzo numero, nella primavera del 1927, il sovietico Ilya Ehrenburg. I segretari di redazione erano due: Corrado Alvaro a Roma e l'emigrato politico Nino Frank a Parigi[1].

I primi quattro preamboli, Giustificazione, Fondamenti, Consigli, Analogie furono pubblicati in francese nei quaderni dell'autunno 1926, nel marzo e nel giugno del 1927 (vennero poi tradotti nel 1938 dallo stesso Bontempelli) ed espongono le principali linee del Novecentismo, subito rinominata dagli avversari in modo negativo come movimento di Stracittà.

Nel giro di soli tre anni, "900" ospitò il dadaista Ribemont-Dessaignes e il surrealista Soupault; fece conoscere per la prima volta in Italia paragrafi tradotti dall'Ulisse di James Joyce e da La signora Dalloway di Virginia Woolf; riportò il profilo di George Grosz scritto da Ivan Goll, gli inediti di Anton Čechov e "Le memorie postume del vecchio Teodoro Kusmic" di Lev Tolstoj.

Ma il dialogo internazionale che Bontempelli tentò di instaurare, il suo miraggio novecentista di aprire all'Europa la provincia culturale italiana e il progetto ad esso connesso di esportarvi una letteratura più giovane e nuova, si svolse in condizioni difficili e sospette, tanto che, dopo il quarto numero, il regime impose a "900" di usare la lingua italiana e l'"avventura" novecentista di Bontempelli ebbe presto termine[2]. La rivista chiuse infatti nel giugno del 1929.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Marinella Mascia Galateria (a cura di), Lettere a "900", Alvaro, Bontempelli, Frank, Roma: Bulzoni, 1985
  2. ^ Massimo Bontempelli, L'avventura novecentista, a cura di Ruggero Jacobbi, Firenze: Vallecchi, 1974

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto