Na santarella

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Na santarella
Commedia in tre atti
Santarella.jpg
Eduardo De Filippo nel ruolo di Don Felice, con Marilù Prati nei panni della Santarella
Autore Eduardo Scarpetta
Lingua originale Italiano
Genere Commedia
Ambientazione Napoli
Prima assoluta 15 maggio 1889
Teatro Sannazaro di Napoli
Personaggi

per ordine di entrata in scena

  • Michele, custode del Convento delle Rondinelle
  • Biase, cuoco del Convento delle Rondinelle
  • Don Felice, organista
  • Donna Rachele, superiora del Convento delle Rondinelle
  • Suor Teresa
  • Angelo Cannone, maggiore, fratello di Donna Rachele
  • Nannina Fiorelli, educanda detta "La Santarella"
  • Eugenio Porretti, conte, tenente di cavalleria
  • Nicola, impresario
  • Vicienzo, custode del Teatro del Fondo
  • Cesira Perelli, prima donna d'operetta
  • Amelia, Elvira, Teresina, Carmela, coriste
  • Carluccio, Luigi, comparse
  • Celestino Sparice, giovane nobile
  • Un buttafuori
  • Un delegato
  • Don Gaetano, il direttore d'orchestra
  • Caffettiere
  • Comparse, uomini e donne
  • Un macchinista
Riduzioni cinematografiche TV: una trasposizione televisiva del 7 febbraio 1975 con Eduardo De Filippo alla regia. Tra gli interpreti, oltre lo stesso Eduardo nella parte di Don Felice Sciosciammocca, anche
« Siete una vera Santarella. È proprio una perla. Che perla! »
(espressioni rivolte alla Santarella dalla Madre Superiora nella commedia)

Na santarella è una commedia scritta da Eduardo Scarpetta nel 1889 e rappresentata per la prima volta il 15 maggio dello stesso anno al Teatro Sannazaro di Napoli.

Il ciclo scarpettiano di Eduardo De Filippomodifica | modifica wikitesto

Prefazionemodifica | modifica wikitesto

Eduardo de Filippo nel testo intitolato Eduardo De Filippo presenta Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta (edizioni Einaudi, Collana Gli struzzi, Torino 1974), di cui ha curato la redazione, scrive di voler presentare la carriera di drammaturgo di Eduardo Scarpetta attraverso le sue commedie più significative delle quali Lu curaggio de nu pompiere napulitano rappresenta il momento dell'esordio, Li nepute de lu sinneco il periodo più maturo artisticamente che raggiungerà la punta più alta con Na santarella. Dopo il ritiro dalle scene di Eduardo Scarpetta la sua opera fu ben proseguita dal figlio Vincenzo che con la quarta commedia 'O tuono 'e marzo ben s'inserisce nell'eredità scarpettiana.

Ciò che più ha caratterizzato l'arte di Eduardo Scarpetta e che si riflette in queste quattro opere, è stata, secondo Eduardo, la capacità di introdurre continui rinnovamenti non solo nella composizione delle sue commedie, ma in tutti gli aspetti dell'arte scenica: dalla recitazione, al trucco del volto, alle scene.

Con una breve introduzione a ciascuna delle commedie Eduardo poi si propone di dare alcune notizie su il mondo del teatro di allora.

Introduzione alla commediamodifica | modifica wikitesto

Con questa commedia Scarpetta raggiunse un grandissimo successo di pubblico e di cassetta, tanto che con i proventi fece costruire una villa al Vomero che chiamò La santarella tanto famosa che lo stesso Comune di Napoli chiamò la strada che portava alla villa Viale Santarella, nome che rimase nell'uso anche dopo che l'intitolazione della strada fu cambiata. In riconoscenza per i lauti guadagni realizzati Scarpetta fece innalzare nell'ingresso del palazzo che aveva al centro di Napoli, tre statue raffiguranti i personaggi principali della commedia.

L'opera deriva dall'operetta di Meilhac e Millaud Mam'zelle Nitouche di cui Scarpetta, come racconta nell'autobiografia Cinquant'anni di palcoscenico, conservò la trama ma cambiò completamente l'ambientazione e le caratterizzazioni dei personaggi, tolse tutto il terzo atto che si svolgeva in una caserma «grazioso nell'operetta ma poco adatto alla scena di prosa, specialmente di un teatro dialettale» e, in più, per dare vivacità comica alla commedia, introdusse tre nuovi personaggi con funzioni di macchiette: il Marchesino Sparice, il cuoco cabalista e il vecchio sagrestano.

Così trasformata la commedia fu rappresentata, con immutabile successo, per centodieci sere consecutive e più di mille furono le recite date in tutt'Italia.

Anche Eduardo ha portato dei cambiamenti alla rappresentazioni sia teatrali che televisive della commedia introducendo al terzo atto due lunghi monologhi di Felice Sciosciammocca che nella commedia originale non compaiono perché non venivano scritti, ma affidati alla recitazione a soggetto degli attori.

Ha aggiunto anche un nuovo personaggio quello di Suor Teresa che sorveglia l'educanda nel colloquio con il giovane tenente, affidandole anche una scena con Michele, il custode del convento.

La tramamodifica | modifica wikitesto

Felice Sciosciammocca ha una doppia vita: di giorno, suona musiche sacre come organista del convento delle Rondinelle e insegna musica alle educande, di notte, invece, di nascosto delle monache, si reca a Napoli dove, sotto la falsa identità di "Arturo Maletti", è conosciuto come autore di operette, di cui una dal titolo "La figlia dell'imperatore". Il suo segreto viene però scoperto da un'educanda sbarazzina, Nannina, detta santarella, per il fatto che ostenta con tutti, specie con la superiora, Donna Rachele, un comportamento ingenuo e innocente.

A dare il via all'azione drammatica è la decisione dello zio di Nannina di darla in sposa al tenente Eugenio Poretti, ufficiale di cavalleria. Di questa decisione l'educanda viene tenuta all'oscuro dicendole che dovrà recarsi a Roma con Felice Sciosciammocca, che dovrebbe accompagnarla, appunto a sua insaputa, dal futuro sposo. Ma Santarella, appassionata dell'operetta di Sciosciammocca, che conosce a memoria, lo ricatta minacciando che se non la condurrà al Teatro del Fondo, dove è messa in scena "La figlia dell'imperatore", rivelerà alle monache la sua attività licenziosa di autore di operette.

La prima donna dello spettacolo, Cesira, ingelosita dalla presenza della ragazza, che crede amante di Felice, abbandona la scena per essere sostituita da Nannina, di cui Eugenio Poretti casualmente si innamora, ignaro che ella sia la ragazza che le è stata promessa in sposa.

Inevitabile la conclusione finale: lo spettacolo avrà un gran successo e i due giovani si sposeranno felicemente.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Eduardo De Filippo presenta Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta;edizioni Einaudi, Collana Gli struzzi, Torino 1974
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