Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

135ª Divisione corazzata "Ariete II"

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
135ª Divisione corazzata "Ariete II"
Descrizione generale
Attiva da aprile 1943 al settembre 1943
Nazione Italia Italia
Servizio Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Tipo Corazzata
Dimensione Divisione
Guarnigione/QG Roma
Equipaggiamento Carri M15/42, semoventi d'assalto M.42, semoventi d'artiglieria e controcarro M.42A, semoventi d'artiglieria M.43Msenza fonte.
Soprannome Ariete II
Battaglie/guerre Difesa di Roma
Comandanti

senza fonte

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La 135ª Divisione Corazzata Ariete II fu costituita a Ferrara il 1º aprile 1943 sul comando della 2ª Divisione Celere e unità di cavalleria corazzata. Non avendo ancora finito il periodo di addestramento, il 26 luglio fu spostata a nord di Roma, per sostituire in quella zona la Centauro II. Inquadrata nel Corpo d'Armata Motocorazzato partecipò il 9 settembre ed il 10 settembre ai combattimenti contro le unità tedesche nella zona del Lago di Bracciano e di Porta San Paolo. Fu sciolta ufficialmente il 12 settembre 1943.

La vita operativamodifica | modifica wikitesto

L'unità iniziò l'addestramento in Emilia e in Friuli, tuttavia, prima che questo addestramento fosse completato, venne il 25 luglio e la divisione fu richiamata d'urgenza a Roma, per sostituire la Centauro II (ex Divisione Corazzata M) che doveva essere spostata a est di Roma, dato che lo Stato Maggiore dell'Esercito non aveva fiducia della fedeltà "politica" di questa divisione. L'unità venne inquadrata nel Corpo d'Armata Motocorazzato (generale Giacomo Carboni) e fu assegnata alla difesa nord di Roma fra il Lago di Bracciano ed i capisaldi di Monterosi e Manziana.

Il comando fu affidato al Generale Raffaele Cadorna (dal 26 luglio 1943 al 12 settembre 1943).

Alla data dell'armistizio la Divisione contrastò con successo il passo alla Panzergrenadier-Division (fanteria corazzata), rafforzata da unità della 26ª Panzer-Division, per tutto il 9 settembre. A Monterosi venne bloccata l'avanguardia della autocolonna tedesca dal sacrificio del Sottoten. Ettore Rosso e dei suoi genieri, cui seguì la decisa resistenza del Reggimento "Cavalleggeri di Lucca" ed il III Gruppo del 135º Reggimento Artiglieria su pezzi da 149/19 che respinsero l'attacco delle unità germaniche, in quello che può essere indicato come il più importante scontro tra truppe corazzate italiane e tedesche della seconda guerra mondiale.

Scrive Cadorna: «La giornata del 9 settembre si era chiusa sul fronte nord in modo nettamente a noi favorevole (...) ma solo a liberazione del Nord avvenuta potei, con accurate indagini, accertare la reale portata del successo; nel settore di Monterosi le forze nemiche d'attacco ammontarono a 29 carri armati, 50 autocarri, 25 motocarrelli, provenienti da Roncigione; le perdite nemiche una quarantina di carri armati, un centinaio di autocarri, 2 batterie rese inefficienti; a Manziana 40 carri armati e semoventi da 88 e 50 autocarri presenti, 30 carri armati distrutti. Il parroco di Monterosi riferì che i tedeschi di passaggio parlavano di 500-800 uomini perduti».[1] Altre fonti indicano - per il settore di Monterosi - perdite inferiori: tra gli italiani la perdita di 20 uomini e 4 carri armati, oltre ad una cinquantina di feriti, tra i tedeschi le perdite similari con qualche mezzo blindato in più andato in fiamme.[2]

Durante il corso del combattimento, a seguito della precipitosa fuga di Vittorio Emanuele III e dei più alti rappresentanti dell'apparato politico-militare italiano verso il Sud, l'intero Corpo Motocorazzato schierato a nord di Roma ricevette l'ordine di ritirarsi ed attestarsi a Tivoli, a protezione della Via Tiburtina (sull'asse Roma-Pescara), abbandonando di fatto ogni volontà di difesa della Capitale. In un clima di grande caos, con direttive ambigue o assenti da parte degli Alti comandi, mentre erano in corso trattative con i tedeschi, nella giornata del 10 alcune compagnie della Divisione furono inviate - al comando del generale Dardano Fenulli, vicecomandante dell'Ariete II - per supportare il Reggimento Granatieri di Sardegna nella zona Porta San Paolo e Ardeatina contro gli attacchi della 2ª Fallschrimmjäger-Division (paracadutisti). L'operazione era in corso ed erano già stati debellati alcuni nuclei nemici quando, nel pomeriggio del 10, sopravvenne l'accordo di resa contro i tedeschi e Cadorna ordinò il rientro dei reparti.
Il giorno successivo il comando del Corpo d'armata motocorazzato, ormai ridotto quasi a nulla a causa del dissolvimento dei reparti, fu formalmente affidato al generale Cadorna, il quale si diede alla macchia per unirsi al Fronte Militare Clandestino coordinato dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Con la conseguente requisizione delle armi da parte dei tedeschi il 12 settembre la Divisione fu sciolta.

Organico divisionale all'aprile 1943modifica | modifica wikitesto

All'atto della costituzione l′Ariete II aveva il seguente organico:

Il Reggimento corazzato "Lancieri di Vittorio Emanuele II", ordinato su tre Gruppi Squadroni I, II e III, aveva in organico per ogni Gruppo Squadroni tre squadroni; ogni squadrone (equivalente ad una compagnia) era costituito da 2 plotoni semoventi M42 da 75/18 (10 mezzi) e uno di carri M15/42 (5 mezzi più due carri comando), per un totale di 10 semoventi M42 da 75/18 e 7 nuovi carri M15/42, un'evoluzione dell'M14/41 usati nelle campagne precedenti. In tal modo, ogni Gruppo Squadroni schierava un totale di 30 semoventi M42 da 75/18 e 21 carri M15/42. È probabile che non tutti gli squadroni fossero a pieno organico.

Mezzi corazzati della divisione:

Totale (270)

  • Autoblindo (42, 34 del R.E.Co. e 4 del rgt. motorizzato)
  • Moto (252, 176 del R.E.Co. e 176 del rgt. motorizzato)
  • Pezzi Breda 20/65 Mod. 1935 contraerei (48)
  • Pezzi di artiglieria (36)

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Raffaele Cadorna, La Riscossa (dal 25 luglio alla Liberazione), Rizzoli, Milano, 1948.
  2. ^ Andrea Santangelo, Un eroe quasi del tutto dimenticato, Società di Cultura e Storia Militare. Visto il 12/12/2010.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto