Bosco

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« Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. »
(Bernardo di Chiaravalle, Epistola 106 n.2)

Il bosco o selva è un'ampia superficie di terreno coperto da essenze sia arboree che arbustive, quindi non necessariamente devono essere piante ad alto fusto. Secondo la convenzione internazionale deve essere un'area di almeno 2000 metri quadrati e con larghezza minima di 25 , per evitare di considerare "bosco" anche tutti quei viali alberati ai bordi delle strade e le strisce frangivento utilizzate soprattutto in campo agricolo. Quando il bosco supera certe dimensioni, specie in superficie, si parla più propriamente di foresta.

Definizionimodifica | modifica wikitesto

Bosco (Parco di Monza - Italia)
Un bosco in una foto d'autore di Paolo Monti. Fondo Paolo Monti, BEIC

La legge italiana definisce un bosco, differenziandolo da un'alberatura, da un frutteto o da simili piantagioni, nei seguenti termini: un bosco, per essere tale, deve avere un'estensione minima di 2.000 m², con altezza media degli alberi di almeno di 5 m, una percentuale di copertura del suolo di almeno il 20% nonché una larghezza minima di almeno 25 m[1].

In ossequio all'articolo 117 della Costituzione, ogni regione ha disciplinato, con l'adozione di leggi e regolamenti forestali, la questione in modo differente, anche se i parametri sono analoghi a quelli sopra esposti.

I boschi sfruttati dall'uomo possono essere distinti in cedui e fustaie:

  • ceduo è un bosco tagliato periodicamente (di solito ogni 10/30 anni), che a seguito del taglio si rigenera grazie all'emissione di polloni, cioè di ricacci dalla ceppaia. Il bosco perciò si rigenera prevalentemente per via vegetativa o agamica;
  • fustaia (o "bosco d'alto fusto") è un bosco che è tagliato ad intervalli di almeno 40/100 anni e in modo tale che, dopo il taglio, il bosco stesso si rinnovi attraverso la nascita di nuove piantine (plantule), nate dai semi degli alberi preesistenti o lasciati dopo il taglio ("alberi portasemi" o "riserve"). Il bosco perciò si rigenera soprattutto per via sessuata o gamica.

La gestione del bosco ad alto fusto, permettendo il taglio solo a intervalli molto distanziati, si addice alle grandi proprietà (che sono perlopiù pubbliche), dove è possibile procedere al taglio a lotti scaglionati nel tempo (assestamento forestale). Nelle piccole proprietà, la necessità di ottenere legname ogni anno spinge il possessore del bosco a una gestione dello stesso a ceduo. Inoltre, solitamente, dai cedui si ottiene soprattutto legna da ardere o, soprattutto nel caso del castagno, pali; le fustaie invece forniscono legname da opera di ogni tipo.

In Italia circa un terzo dei boschi sono fustaie e i due terzi cedui; le fustaie sono soprattutto di conifere (che non emettono polloni), di faggio e di castagno mentre tra i cedui prevalgono le querce decidue e sempreverdi ed i boschi misti sia collinari che della macchia mediterranea.

Specie arboree e zonazione dei boschi in Italiamodifica | modifica wikitesto

Le specie arboree componenti i boschi italiani si possono dividere in conifere e latifoglie, le prime sono prevalenti in climi freddi alpini ma formano estese foreste anche nei pressi del mare, le latifoglie predominano in tutte le altre località. Partendo dalle coste i primi boschi che si incontrano sono quelli di pini marittimi (Pinus pinea o pino domestico, Pinus pinaster o pino marino, Pinus halepensis o pino d'Aleppo) che prosperano lungo le coste sabbiose, dietro la fascia dunale. Questi boschi non sono in genere tagliati a causa dello scarso valore del legname ma vengono utilizzati per la raccolta dei pinoli e per fruizione turistica.

Più nell'entroterra, nell'Italia centromeridionale ed in Liguria, si incontra la tipica macchia mediterranea dominata dal Quercus ilex o leccio accompagnato dall'Arbutus unedo o corbezzolo, la Quercus suber o sughera, eccetera. I boschi a prevalente leccio sono quasi uniformemente trattati a ceduo. I querceti caducifogli che si trovano nella fascia sopramediterranea e prealpina sono composti prevalentemente da Quercus pubescens o roverella, Quercus cerris o cerro, Quercus robur o farnia e Quercus petraea o rovere, accompagnati da Fraxinus ornus o orniello, Acer monspessulanum o acero minore, Ostrya carpinifolia e Carpinus betulus o carpini, etc. Questi boschi forniscono eccellente legna da ardere. In questa fascia, soprattutto su terreni a pH acido sono stati impiantati, fin dal periodo romano, estesi boschi di Castanea sativa o castagno, impiegato per il frutto e per la produzione di legname da costruzione.

A monte dei castagneti si estende il regno del Fagus sylvatica o faggio (orientativamente tra 600 e 1800 metri di altezza) che forma boschi molto spesso puri ma talvolta misti con Abies alba o abete bianco e, ma solo sulle Alpi, Picea abies o abete rosso e Larix decidua o larice. Specie intercalari di questi boschi sono costituiti dall'Ilex aquifolium o agrifoglio, Acer pseudoplatanus o acero di monte, Taxus baccata o tasso e tigli. Le faggete erano governate a ceduo nel recente passato ma adesso sono quasi tutte in conversione a fustaia. Forniscono un ottimo legname utilizzato nella costruzione di mobili.

Sulle montagne delle Alpi a quote superiori si trovano boschi puri di conifere delle specie sopra menzionate accompagnate da varie specie di Pinus (pini) montani (Pinus cembra o pino cembro, Pinus mugo o pino mugo, Pinus nigra o pino nero e Pinus sylvestris o pino silvestre). Al di sopra delle estreme propaggini di queste formazioni sempreverdi (limite del bosco), oltre a qualche sporadico cespuglieto, si incontra solo vegetazione erbacea che dà vita a zone prative di pascolo d'alta quota.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ parametri adottati da ISAFA - TN per il primo inventario forestale nazionale - IFN1 - 1983-1985

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Bernetti Giovanni Atlante di selvicoltura Edagricole, 2005

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

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