Concettualismo

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Il concettualismo è una dottrina filosofica che ha origine, nell'ambito della Scolastica, dalla disputa sugli universali.

Il concettualismo, teorizzato dal filosofo medievale Pietro Abelardo, scolaro tanto del maestro del nominalismo, Roscellino, quanto del maestro del realismo, Guglielmo di Champeaux, considerava gli universali come concetti (conceptus mentis) esistenti nel pensiero umano e divino come enti logici. Il concettualismo così si differenziava sia dal nominalismo che intendeva i concetti di genere e specie come puri nomi, espressioni vocali, sia dal realismo che concepiva gli universali come le idee platoniche, come le sole verità metafisicamente esistenti.[1]

Sosteneva il pensatore e teologo francese che gli universali esistono soltanto all'interno della mente e non hanno realtà esterna o sostanziale.

(LA)

« Nihil credendum nisi prius intellectum[2] »

(IT)

« Non si deve credere in nulla se prima non lo si è capito. »

Per i concettualisti, in contrapposizione ai realisti, il concetto non rispecchia semplicemente l'essenza, o nozione della forma, (universale in re, secondo la terminologia scolastica) della cosa, ma è una costruzione della mente umana.

In contrapposizione ai nominalisti, che affermano che di universale vi è solo il nome, i concettualisti sostengono l'esistenza di concetti universali o idee generali nella nostra mente: l'universale è un contenuto mentale, che esiste post rem.

Se io ad esempio penso al delfino mi formulo un'idea complessa per cui mi riferisco a un pesce che è un mammifero, che vive in branchi ecc.; la mia mente forma un universale che è diverso da quello che pensavano gli antichi che pensando il delfino lo concepivano come un semplice pesce. Quindi l'universale, secondo i concettualisti è una formazione della nostra mente che esiste e muta attraverso l'esperienza.

La contrapposizione tra concettualismo e nominalismo non si è esaurita con la filosofia medioevale, ma è fortemente presente nell'empirismo inglese del Seicento e Settecento. George Berkeley e David Hume sono esplicitamente nominalisti.

Molto controversa è la concezione lockiana dell'astrazione. Autorevoli studiosi di John Locke, come John Yolton e Michael Ayers, lo considerano un nominalista. Tuttavia, anche recentemente in occasione della John Locke Conference per il terzo centenario, tenuta all'Università di Oxford (2004), si è rafforzata la tesi del concettualismo, fondata su molti passi del terzo libro del Saggio sull'intelletto umano (1690).

Favorevoli all'interpretazione concettualistica della concezione lockiana dell'astrazione sono R. Aaron, Sally Ferguson e in Italia Maurilio Lovatti.

La questione degli universali è tornata di attualità, nell'ambito della controversia sui fondamenti della matematica, ai primi del Novecento, quando il filosofo e matematico inglese Bertrand Russell, ha sostenuto nei Principia Mathematica (1910-13), scritto in collaborazione con Alfred North Whitehead, l'interpretazione realista per i concetti della logica pura e della matematica.

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  1. ^ Enciclopedia Italiana, Treccani, 1931 alla voce corrispondente
  2. ^ Pietro Abelardo, Historia Calamitatum, IX

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