Conservatorismo

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Il conservatorismo è una corrente politico-culturale dalle fisionomie diverse a seconda dei contesti nazionali.

In polemica con la rivoluzione francese «i conservatori avversano i progetti utopistici di società perfette e i mutamenti troppo radicali, credono nella libertà individuale e nel mercato, sono severi in tema di ordine e legalità e nutrono un particolare rispetto per la tradizione, la famiglia e la religione».[1]

Ideologiamodifica | modifica wikitesto

Edmund Burke, padre filosofico del conservatorismo e scrittore romantico.
« Il conservatorismo consiste nell’impedire alle cose di accadere finché non siano prive di pericoli.[2] »
(Robert Gascoyne-Cecil, III marchese di Salisbury)

Il termine "conservatorismo" fu coniato da François-René de Chateaubriand nel 1818[3] durante la Restaurazione (1814–1830), per definire coloro che sostenevano la religione, monarchia, libertà, la Carta e la gente rispettabile ("Les honnêtes gens"). Il conservatore cerca quindi di conciliare l'ordine preesistente (come la monarchia e, in un certo senso, anche l'aristocrazia) con le conquiste ottenute dalla rivoluzione francese (ad esempio diritto di voto e diritti dell'uomo), mantenendo un equilibrio che può essere minacciato dai reazionari (volti cioè a restaurare il vecchio ordine) quanto dai rivoluzionari (i progressisti che pretendevano di migliorare le condizioni del popolo con mezzi radicali e violenti).

Nel corso degli anni il conservatorismo si diffuse soprattutto nell'Impero britannico (che aveva una monarchia costituzionale e molte libertà) e negli Stati Uniti, perdendo invece terreno nel vecchio continente, dove esistevano chiuse oligarchie e povere masse, con in mezzo una media borghesia. Fino alla fine dell'XIX secolo i conservatori erano chiusi sui temi sociali, ma favorevoli al libero mercato (in italiano "liberismo"), a dispetto dei liberali che erano più progressisti sui temi sociali e protezionisti. Ironicamente, Edmund Burke, uno dei padri della suddetta dottrina, era un Whig inglese, ovverosia un liberale. Tuttavia agli albori del XX secolo i conservatori allentarono la loro chiusura sui temi sociali, favorendo anche un maggior protezionismo. Questi cambiamenti erano dovuti principalmente al complesso cambiamento geopolitico europeo, che vedeva nuove potenze come l'Impero tedesco e la politicamente debole Terza repubblica francese, nonché alla crisi economica del periodo, che causò la fine del bimetallismo, oramai obsoleto, in favore del sistema aureo.

Dalla metà del XX secolo i conservatori si sono caratterizzati definitivamente per la loro opposizione ad aborto, matrimoni omosessuali, eutanasia e droghe, così come per il supporto al libero mercato, ai tagli fiscali e alla fiducia nella proprietà privata.[4] Non mancano tuttavia delle eccezioni, come alcuni conservatori più progressisti su temi sociali (i conservatori progressisti o "compassionevoli") benché mantengano una fermezza sui temi economici in generale. In definitiva ciò che caratterizza il conservatorismo è la fiducia nell'individuo, ma la sfiducia nella collettività di per sé, al contrario dei progressisti che invertono i termini.

Storia e diffusionemodifica | modifica wikitesto

François-René de Chateaubriand, il "coniatore" del conservatorismo

Come succitato, secondo il suo coniatore François-René de Chateaubriand, il "conservatore" è colui che sostiene la religione, monarchia, libertà, la Carta e la gente rispettabile. Tuttavia nel Regno di Francia i "conservatori" non avevano quasi nessuna presenza nella politica e nelle istituzioni, in quanto queste erano dominate dagli ultrarealisti ("Les Ultras"), che sono classificabili come reazionari.

Nel Regno Unito il conservatorismo ebbe decisamente più successo. Infatti non aveva subito una rivoluzione analoga a quella francese (anzi timoroso degli eccessi come il "Terrore") e la monarchia inglese aveva mantenuto il rispetto e la benevolenza del suo popolo. Il padre del conservatorismo inglese fu Edmund Burke, che ironicamente era un Whig (ovvero un liberale). Burke sosteneva un conservatorismo meno rigido di quello di Chateubriand e, essendo attivo prima di questi, può essere considerato un proto-conservatore, tanto che sostenne la rivoluzione americana (che aveva quale causa principale le eccessive tassazioni) mentre disconobbe quella francese (che aveva come proposito il rovesciamento della monarchia). Fu proprio nel Regno Unito che, alla fine del XVIII secolo, si sviluppò in seno al Partito Tory un largo gruppo conservatore, opposto al succitato Partito Whig di matrice liberale. I Tory, sospettosi verso il capitalismo (in quanto fortemente anglicani e legati all'aristocrazia terriera, ostile alla borghesia) e mercantilisti, finirono per accettare il sistema del laissez-faire ("lascia fare") mantenendo invece una linea protezionistica verso i commerci esteri. Nel 1836 i Tory si coalizzarono nel Partito Conservatore, che seppur allora caratterizzato da un più progressista conservatorismo uninazionale, definiva chiaramente i principi conservatori, in linea generale con quelli teorizzati da Chataubriand.

Nel frattempo negli Stati Uniti Alexander Hamilton aveva fondato un altro partito proto-conservatore, il Partito Federalista. Questo, nonostante il nome, era favorevole alla centralizzazione dei poteri (ovvero dati al governo federale), all'industrializzazione e al monetarismo; era infine contrapposto al Partito Democratico-Repubblicano di Thomas Jefferson, che propugnava un liberalismo classico e un rigido fiscalismo, oltre a difendere il ruralismo e il federalismo. Nel 1833 i federalisti e i membri dissidenti del Partito Democratico di Andrew Jackson crearono il Partito Whig, in sintonia con i loro omologhi inglesi. Furono i democratici quindi a rappresentare i conservatori fino alla fine del secolo e, seppur con forti venature liberali (specie sul libero-scambio), il Partito Democratico si mantenne populista, segregazionista e rurale, forte negli Stati del Profondo Sud.

Negli albori del XX secolo ci fu un notevole ribaltamento nel sistema politico anglosassone, dove il conservatorismo era più presente. Negli Stati Uniti varie rotture nel Partito Repubblicano, erede dei Whig, avevano portato definitivamente l'ala progressista di questo a formare il Partito Progressista, guidato da Theodore Roosevelt, che poi confluì perlopiù nel Partito Democratico. I repubblicani di William Howard Taft si fecero decisamente conservatori, mentre i democratici di Woodrow Wilson trasformarono le idee populiste in un'ideologia progressista tuttora chiamata liberalismo moderno ("modern liberalism", molto simile alla socialdemocrazia europea). Nel Regno Unito invece il Partito Liberale stava perdendo terreno per il Partito Laburista di idee socialiste e questo aveva portato a un aumento dei voti conservatori, che avevano rafforzato il loro liberalismo economico.

Ronald Reagan, fu un popolare Presidente americano nonché innovatore del concetto di conservatorismo

Nella Francia del dopoguerra vi fu la nascita di un conservatorismo populista e statalista: il gollismo, così chiamato per via del sostegno a Charles de Gaulle. A differenza dei conservatori anglosassoni, De Gaulle era nettamente più nazionalista e tecnocratico; era inoltre un conservatore solo sui temi sociali, poiché in economia (come molti Paesi europei dell'epoca, guidati da partiti cattolici) fu fortemente dirigista. Inizialmente marginale come Raggruppamento del Popolo Francese, nella metà degli anni cinquanta il movimento gollista ebbe un'impennata, dovuta alla sfiducia verso i partiti politici cattolico (MRP), socialista (SFIO) e liberale (CNIP) che si alternavano costantemente alla guida del Paese. Così nel 1958 De Gaulle venne eletto premier con l'Unione per la Nuova Repubblica e in poco tempo creò un sistema stabile di tipo semi-presidenziale. Nel 2002 i vari gruppi cristiano-democratici, liberali e gollisti si sono fusi nell'Unione per un Movimento Popolare (UMP), che tuttavia si è disciolta a causa degli insuccessi elettorali nel 2015 per formare un partito-fotocopia chiamato I Repubblicani, guidati da Nicolas Sarkozy.

In Italia i conservatori furono deboli e, a parte la parentesi qualunquista (il Fronte dell'Uomo Qualunque era di matrice liberista e anticomunista, socialmente conservatrice), i conservatori si coagularono nel Partito Liberale Italiano, oltre che in una buona fetta della Democrazia Cristiana, tuttavia insignificante a livello nazionale. Attualmente non c'è alcun partito di matrice conservatrice in Italia, anche a causa del forte trasformismo. Dal 2011 al 2015 sono stati lanciati alcuni movimenti auto-dichiarati conservatori, come il defunto Futuro e Libertà per l'Italia (FLI) di Gianfranco Fini, staccatosi dal Popolo della Libertà (PdL), ed il recente Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto, scissosi da Forza Italia.

Punti ideologici e sottogruppimodifica | modifica wikitesto

Margaret Thatcher, incisivo primo ministro britannico, rivitalizzò un partito indebolito garantendogli quasi diciotto anni di governo

I punti ideologici del conservatorismo si possono riassumer in:

  • La dottrina fiscale è uno dei fattori principali che marcano la differenza tra conservatori e progressisti. Si impone di ridurre la spesa pubblica, al fine di conseguire il pareggio di bilancio. Infatti cerca di porre freno agli interventi statali in economia, favorendo invece privatizzazioni e deregolazioni. L'obiettivo di questa tattica economica è ridurre le tassazioni (o abolirne alcune, come la tanto avversata imposta sul reddito) e programmi ed enti ritenuti inutili, così ridurre il debito pubblico e favorire investimenti nel Paese o area di appartenenza;
  • La dottrina sociale pone l'accento soprattutto sui temi sociali, opponendosi a matrimoni omosessuali, eutanasia, aborto e antiproibizionismo. Supporta anche un inasprimento delle pene contro la criminalità, ovvero la "Tolleranza zero". Questa branca del conservatorismo cerca di coniugare i temi classici del conservatorismo con la giustizia sociale, rielaborandoli in chiave anti-statalista e liberista;
  • Il tradizionalismo (chiamato comunemente Toryismo nei paesi anglofoni) sottolinea il rispetto e la necessità del giusnaturalismo e di una morale comune, ponendo la massima fiducia nella tradizione locale, della vita rurale, nell'organicismo, nel rispetto della gerarchia e nel valore della fedeltà. Il tradizionalismo è ciò che porta ad accomunare i conservatori coi i reazionari, sottolineando la decadenza portata dall'Illuminismo e dalle rivoluzioni, nonché dal progresso, che ha causato un crollo dei valori morali e sociali.

Esistono poi vari sottogruppi appartenenti all'ideologia conservatrice, generalmente presenti in forma minoritaria all'interno dei partiti conservatori. Tra di essi vi sono:

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Conservatorismo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
  2. ^ Richard Newbury, Come si fa a essere conservatori, in Il Foglio, 21 dicembre 2014.
  3. ^ Jerry Z. Muller, Conservatism: An Anthology of Social and Political Thought from David Hume to the Present, 1997.
  4. ^ Conservatorismo, Treccani

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Borgognone, Giovanni, La destra americana. Dall'isolazionismo ai neocons, Roma-Bari, 2004
  • Burke, Edmund, Riflessioni sulla Rivoluzione Francese, Roma, 1984
  • Goldwater, Barry, The Conscience of a Conservative, New York, 1960
  • Kirk, Russell, The Conservative Mind. From Burke to Eliot, Chicago, 1953
  • Micklethwait, John e Wooldridge, Adrian, The Right Nation. Conservative Power in America, New York, 2004
  • Schneider, Gregory, Conservatism in America since 1930, New York-Londra, 2003
  • Veneziani, Marcello, La cultura della destra, Roma-Bari, 2002
  • Scruton, Roger, Manifesto dei conservatori, 2007
  • Catà, Cesare, Da radici inabbandonabili. Leo Strauss e la Rivoluzione Conservatrice, in A. Morganti (a cura di), Atti del Convegno “Neocons tra reinvenzione della storia e prassi”, Il Cerchio, Rimini 2007, pp. 43–71
  • Nolte, Ernst, La rivoluzione conservatrice, (a cura di Luigi Iannone), Rubbettino, 2009

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Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

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