Convenzione internazionale sull'oppio

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Articolo sull'oppio dal The Daily Picayune, 24 febbraio 1912, New Orleans, Louisiana.

La convenzione internazionale sull'oppio, firmata a L'Aia il 23 gennaio 1912, fu il primo trattato internazionale di controllo dei traffici di droga. Il trattato fu firmato da Germania, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Persia, Portogallo, Russia e Siam. Nel 1919 ottenne validità mondiale essendo incorporata nel trattato di Versailles.

La convenzione stabilì che «gli stati firmatari devono compiere i loro migliori sforzi per controllare, o per incitare al controllo di tutte le persone che fabbrichino, importino, vendano, distribuiscano e esportino morfina, cocaina, e loro derivati, così come i rispettivi locali dove queste persone esercitino tale industria o commercio.».

La cannabis e gli interessi dei paesi produttorimodifica | modifica wikitesto

Il 19 febbraio 1925 si firmò una revisione della Convenzione internazionale sull'oppio, che entrò in vigore il 25 settembre 1938.[1] La stessa introdusse un sistema di controllo statistico per esser supervisionato dall'Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti, un organismo della Società delle Nazioni. L'Egitto, con l'appoggio di Cina e Stati Uniti, raccomandò di includere un divieto per l'hashish:

« "L' uso di cannabis indica e la preparazione di prodotti derivati, sarà autorizzata unicamente con fini medicinali e scientifici. Tuttavia, la resina naturale (charas), che è estratta dalle piante femmine di cannabis sativa L., assieme a differenti preparati che si ottengono a partire da essa, la qual non è attualmente utilizzata con fini medicinali e solo è oggetto di uso per fini nocivi, allo stesso modo che altri narcotici non sarà prodotta, venduta, commercializzata, etc, in nessuna circostanza.". »

L'India e altri paesi rifiutarono questa proposta dichiarando che la proposta entrerebbe in conflitto con abitudini sociali e religiose, e l'esistenza di piante di cannabis silvestri complicherebbe l'attuazione di tale proposta.

Di conseguenza, questa proposta non venne inclusa nel testo finale del trattato. Ad ogni modo, si trovò un accordo[2] mediante il quale si accordò la proibizione di esportare cannabis indica verso paesi nei quali sia probito il loro uso, ed esigendo ai paesi che la importassero di firmare certificati che affermino che l'uso della mercanzia si giustificava "unicamente per fini medicinali o scientifici". Venne richiesto alle parti anche di "esercitare un controllo effettivo per prevenire il traffico internazionale di cannabis indica, in special modo della resina." Tuttavia queste restrizioni lasciarono uno spazio significativo di modo che i paesi autorizzassero la produzione, il commercio nazionale, e l'uso di cannabis con fini "ludici"[3].

La convenzione fu sostituita dalla Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961.

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