Corinto

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Corinto
unità periferica
Κόρινθος
Corinto – Veduta
Il tempio di Corinto
Localizzazione
Stato Grecia Grecia
Periferia Corinzia
Territorio
Coordinate 37°56′N 22°56′E / 37.933333°N 22.933333°E37.933333; 22.933333 (Corinto)Coordinate: 37°56′N 22°56′E / 37.933333°N 22.933333°E37.933333; 22.933333 (Corinto)
Altitudine 0-10 m s.l.m.
Superficie 611 km²
Abitanti 58 523 (2001)
Densità 95,78 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 20 100
Prefisso 27410
Fuso orario UTC+2
Targa KP
Nome abitanti Corinzi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Grecia
Corinto
Corinto
Corinto – Mappa
Sito istituzionale

Corinto (in greco Κόρινθος, Kòrinthos) è una città della Grecia centro-meridionale nella periferia del Peloponneso (unità periferica della Corinzia) di 36.556 abitanti secondo i dati del censimento 2001.[1]

A seguito della riforma amministrativa detta Programma Callicrate in vigore dal gennaio 2011[2] che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è passata da 102,2 a 611 km² e la popolazione da 36.556[3] a 58.523 abitanti.

Descrizionemodifica | modifica wikitesto

Il canale di Corinto, completato nel 1893.

Si trova allo sbocco dell'omonimo canale della lunghezza di 6,3 km che taglia l'Istmo di Corinto, la sottile striscia di terra che separa il mare del Golfo di Corinto (Mar Ionio) da quello del Golfo Saronico (Mar Egeo), a circa 78 km a sud-ovest da Atene.

Oltre che dai due golfi, la città è circondata dai monti Oneia e dal complesso monolitico di Acrocorinto, sul quale è stata costruita l'omonima fortificazione in epoca bizantina e veneziana.

Storiamodifica | modifica wikitesto

La Corinto dell'Antica Greciamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Corinto (città antica).

Secondo la leggenda, la città fu fondata da Sisifo nel 1429 a.C.. Fino al XII secolo a.C., fu storicamente una delle principali città micenee insieme a Micene e Tirinto fino a quando fu devastata dai Dori, calati da nord, che vi si insediarono.

Fu poi dominata tra il 747 a.C. e il 657 a.C. dai tiranni appartenenti alla famiglia dei Bacchiadi, che a cadenza annuale elessero i magistrati incaricati di governarla. La città divenne di nuovo ricca e famosa grazie all'esportazione di vasi in ceramica, allora di stile protocorinzio, e alla sua posizione geografica ideale, affacciandosi sia sul Mar Ionio dal golfo di Corinto, che sul Mar Egeo dal golfo Saronico tramite i suoi due porti: Cencrea (Κεγχρειά), da dove partivano le rotte commerciali verso il Mar Egeo, e Lecheo (Λέχαιον), che gestiva i traffici verso le colonie di Corinto in Magna Grecia. Nel 657 a.C. la dinastia fu rovesciata da Cipselo, bacchiade da parte di madre, che governò la polis in forma tirannica fino al 628 a.C..

Potenza marittima della lega peloponnesiaca, Corinto fu la principale alleata di Sparta durante la guerra del Peloponneso tra il 431 e il 404 a.C. contro Atene e la Lega di Delo. Tra le cause del conflitto vi fu l'attacco di Atene alla colonia corinzia di Corcira (moderna Corfù) che scatenò la reazione della città e di Sparta. In seguito Corinto criticò la politica espansionistica spartana e si unì alla lega beotica, ad Atene e ad Argo contro la stessa Sparta nella guerra di Corinto, che ebbe fine nel 386 a.C. con la pace di Antalcida. Tornata indipendente, negli anni successivi fu estranea alle lotte interne della Grecia. Con la vittoria di Filippo II di Macedonia nella Battaglia di Cheronea (338 a.C.), Corinto entrò nell'area di influenza macedone e fu la sede della lega Corinzia, che sanciva il riconoscimento da parte degli Elleni della superiorità macedone.[4]

Il ruolo che ebbe la città all'interno della lega achea nella lotta contro i romani portò alla sua distruzione nel 146 a.C. dopo la battaglia di Corinto, che pose fine alla quarta guerra macedonica e consegnò a Roma il dominio sulla Grecia.[4] Rimase quindi un cumulo di rovine fino al 45 a.C., quando Giulio Cesare vi fondò la Colonia Iulia Corinthus.

Periodo bizantinomodifica | modifica wikitesto

La città fu quasi del tutto distrutta dai terremoti del 365 e 375. Nel 396 fu invasa dai Visigoti di Alarico I. Dopo questi disastri la città fu ricostruita su scala monumentale, ma occupò un'area di dimensioni inferiori al previsto. Quattro chiese furono erette nel centro della città vera e propria, una nella cittadella di Acrocorinto e una basilica monumentale presso il porto di Lecheo.[5] Nel periodo bizantino, Corinto fu la capitale politica e religiosa del Peloponneso.[4]

Durante il regno dell'imperatore Giustiniano I (527–565), fu eretto uno spesso muro tra i golfi di Saronico e quello di Corinto, per proteggere la città e la penisola dalle invasioni barbariche del nord. Il muro era lungo circa 10 km e fu chiamato Hexamelion (sei miglia).

Corinto andò in declino dal VI secolo in avanti e può essere caduta in mani barbariche all'inizio del VII secolo. L'insediamento principale si spostò dalla parte bassa della città verso Acrocorinto. Nonostante fosse divenuta dapprima capitale della thema di Hellas e, dopo l'800 circa, della thema del Peloponneso, fu solo nel IX secolo che la città riprese a crescere, raggiungendo il suo apogeo nell'XI e XII secolo, quando era diventata la sede di una fiorente industria della seta.[5] Si è stimato che nel terremoto del novembre 856 persero la vita a Corinto 45 000 persone.[6]

La prosperità della città attrasse l'attenzione del re di Sicilia, il normanno Ruggero II, che la saccheggiò nel 1147 e fece deportare numerosi prigionieri, tra cui i più eminenti tessitori di seta. La città non si risolleverà più dopo il sacco dei Normanni.[5]

Principato di Acaiamodifica | modifica wikitesto

Dopo il sacco di Costantinopoli del 1204 da parte dei crociati della quarta crociata, un gruppo di essi, guidati da Guglielmo di Champlitte e da Goffredo I di Villehardouin, conquistò il Peloponneso. A partire dal 1205, i Corinzi resistettero alla conquista francese dalla fortezza di Acrocorinto, comandati di Leo Sgouros, che nel 1208 morì in un incidente mentre cavalcava fuori da Acrocorinto. La resistenza dei Corinzi si protrasse fino al 1210, quando la fortezza cadde in mano crociata e la città entrò a far parte dell'Impero latino d'Oriente e assegnata al Principato d'Acaia, governato dai Villehardouin dalla capitale Andravida nell'Elide. Corinto era l'ultima città di una certa importanza dell'Acaia sul suo confine settentrionale con un altro stato crociato, il ducato di Atene. Gli ottomani occuparono la città nel 1395, ma i bizantini del despotato di Morea la ripresero nel 1403 e il despota di Morea Teodoro II Paleologo fece restaurare lo Hexamilion attraverso l'Istmo di Corinto nel 1415.

Governo ottomanomodifica | modifica wikitesto

Nel 1458, cinque anni dopo la caduta finale di Costantinopoli, i turchi dell'Impero ottomano conquistarono la città e la sua potente fortezza. La rinominarono Gördes e ne fecero un centro di sangiaccato nell'Eyalet di Rumelia.

La Repubblica di Venezia occupò la città nel 1687, nel corso della guerra di Morea, e ne mantenne il controllo fino al 1715, quando fu rioccupata dai turchi. Divenne così così capoluogo dello Eyalet di Morea dal 1715 al 1731 e quindi nuovamente capoluogo di sangiaccato fino al 1821.

Indipendenzamodifica | modifica wikitesto

Corinto e Acrocorinto di Carl Anton Joseph Rottmann, 1847

Durante la guerra d'indipendenza greca (1821–1830) la città cadde nelle mani degli indipendentisti tra il maggio e il giugno del 1822; rimase roccaforte greca fino alla fine della guerra ma venne distrutta dalle forze ottomane. Fu ufficialmente liberata dal dominio ottomano nel 1832, a seguito della Convenzione di Londra di quell'anno che sanciva di fatto l'indipendenza della Grecia.

Nel 1833 fu presa in considerazione quale capitale del nuovo Regno di Grecia perla sua valenza storica e strategica, ma le fu preferita dapprima Nauplia e successivamente Atene.

Corinto modernamodifica | modifica wikitesto

Nel 1858 il villaggio che circondava le rovine dell'antica Corinto fu distrutto da un terremoto, il che portò alla fondazione della Corinto moderna, situata circa 3 km a nord-est di quella antica. Tra il 1881 e il 1893 fu tagliato l'istmo con la costruzione del canale di Corinto.

Un terremoto di magnitudo 6,3 nel 1928 devastò la nuova città, che fu ricostruita sul medesimo luogo.[7] Fu ricostruita nuovamente dopo il devastante incendio del 1933.

Monumentimodifica | modifica wikitesto

Corinto anticamodifica | modifica wikitesto

Corinto antica si trova su un colle sopra la città nuova. Si chiama anche "Acropoli di Acrocorinto" per l'elevatezza del tempio principale dedicato a Apollo.

Tempio di Apollomodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tempio di Apollo (Corinto).

Fu costruito nel 540 a.C. ed è il più conservato del sito archeologico. Il colonnato è un esempio di riferimento per le colonne corinzie con relativi capitelli.

Canale di Corintomodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Canale di Corinto.

Fu costruito tra il 1881 e il 1893 per collegare il golfo al Mare Egeo, permettendo al traffico di risparmiare 200 km di viaggio.

Amministrazionemodifica | modifica wikitesto

Gemellaggimodifica | modifica wikitesto

Immagini della cittàmodifica | modifica wikitesto

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Popolazione comuni greci, statoids.com. URL consultato il 9 marzo 2011.
  2. ^ Programma Callicrate (PDF), ypes.gr. URL consultato il 2 marzo 2011.
  3. ^ Censimento 2001 (XLS), ypes.gr. URL consultato il 2 marzo 2011.
  4. ^ a b c Corinto, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato l'8 luglio 2017.
  5. ^ a b c (EN) Timothy E. Gregory, Oxford Dictionary of Byzantium - Corinth, a cura di Alexander Kazhdan, Londra e New York, Oxford University Press, 1991, pp. 531–533, ISBN 978-0-19-504652-6.
  6. ^ (EN) Angus Macleod Gunn, Encyclopedia of Disasters: Environmental Catastrophes and Human Tragedies, 2007, p. 32.
  7. ^ (EN) Theodoros M. Tsapanos, Deterministic seismic hazard analysis for the city of Corinth, central Greece (PDF), in Journal of the Balkan Geophysical Society, vol. 14, nº 1, marzo 2011, p. 1–14. URL consultato il 21 luglio 2015.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

Controllo di autorità VIAF: (EN246513497 · GND: (DE4032477-1 · BNF: (FRcb11981475r (data)