Crisi dei missili di Cuba

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Crisi dei missili di Cuba
parte della Guerra fredda
Cuban crisis map missile range.jpg
Carta strategica con indicazione del raggio d'azione potenziale dei missili sovietici a Cuba
Data 15 - 28 ottobre 1962
Luogo Cuba
Causa Installazione da parte dell'Unione Sovietica di missili MRBM e IRBM a Cuba, e scoperta dell'allestimento delle basi da parte di aerei Lockheed U-2 degli Stati Uniti.
Esito Crisi risolta dopo trattative, scongiurando il pericolo di guerra nucleare tra le due superpotenze
Modifiche territoriali Ritiro dei missili sovietici da Cuba
Ritiro missili statunitensi da Italia e Turchia
Promessa statunitense di non invadere l'isola
Schieramenti
Voci di crisi presenti su Wikipedia

La crisi dei missili di Cuba, conosciuta anche come crisi di ottobre (in spagnolo: Crisis de Octubre), o crisi dei Caraibi (in russo: Карибский кризис, Karibskij krizis), fu un confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica in merito al dispiegamento missili balistici sovietici a Cuba in risposta a quelli statunitensi schierati in Italia e Turchia.[1] L'episodio è stato considerato uno dei momenti più critici della Guerra fredda in cui si è arrivati più vicino ad una guerra nucleare.[2]

Come reazione alla fallita invasione della Baia dei Porci del 1961 e alla presenza di missili balistici americani Jupiter in Italia e Turchia, il leader sovietico Nikita Chruščёv decise di accettare la richiesta di Cuba di posizionare missili nucleari sull'isola al fine di scoraggiare una possibile futura invasione. L'accordo venne raggiunto durante un incontro segreto tra Chruščёv e Fidel Castro nel luglio 1962 e la realizzazione delle strutture di lancio dei missili venne avviata poco più tardi.

Negli Stati Uniti erano in corso le elezioni del 1962 Stati Uniti e la Casa Bianca aveva negato l'accusa di ignorare la presenza di pericolosi missili sovietici a 90 miglia dalla Florida. I sospetti vennero confermati quando un aereo spia Lockheed U-2 dell'United States Air Force ha prodotto evidenti prove fotografiche della presenza di missili balistici a medio raggio (R-12) e intermedi (R-14). Gli Stati Uniti allestirono un blocco militare per impedire che ulteriori missili potessero giungere a Cuba, annunciando che non avrebbero consentito ulteriori consegne di armi offensive a Cuba e chiedendo che i missili già presenti sull'isola fossero smantellati e restituiti all'Unione Sovietica.

Dopo un lungo periodo di stretti negoziati venne raggiunto un accordo tra il presidente americano John F. Kennedy e Chruščёv. Pubblicamente, i sovietici avrebbero smantellato le loro armi offensive a Cuba e le avrebbero restituite all'Unione Sovietica, a condizione della verifica delle Nazioni Unite, in cambio di una dichiarazione pubblica da parte statunitense di non tentare di invadere nuovamente Cuba. In segreto, gli Stati Uniti hanno anche acconsentito di smantellare tutti gli PGM-19 Jupiter, di loro fabbricazione, schierati in Turchia e in Italia.[3][4]

Quando tutti i missili offensivi ei bombardieri leggeri Ilyushin Il-28 vennero ritirati da Cuba, il blocco venne formalmente concluso il 21 novembre 1962. I negoziati tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica misero evidenza la necessità di una rapida, chiara e diretta linea di comunicazione riservata e dedicata tra Washington e Mosca. Di conseguenza, venne realizzata la cosiddetta linea rossa Mosca-Washington. Una serie di ulteriori accordi ridusse le tensioni tra gli Stati Uniti e i l'Unione Sovietica per diversi anni.

Azioni statunitensi antecedentimodifica | modifica wikitesto

Il presidente cubano Fidel Castro che abbraccia il premier sovietico Nikita Chruščёv nel 1961

Gli Stati Uniti erano preoccupati per un'espansione del comunismo a livello mondiale e che vi fosse un paese dell'America latina apertamente alleato con l'Unione Sovietica era considerato inaccettabile fin dall'inizio della guerra fredda. Questo potrebbe essere stato considerato contrario alla Dottrina Monroe, una politica statunitense che limita il proprio coinvolgimento nelle colonie e negli affari europei, ma che riteneva che l'emisfero occidentale fosse nella sfera d'influenza degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti erano stati umiliati pubblicamente dalla fallita invasione della Baia dei Porci tentata nell'aprile del 1961 e perpetrata dal presidente John F. Kennedy da parte delle forze CIA spinte dagli esuli cubani. In seguito, l'ex presidente Dwight Eisenhower disse a Kennedy che "il fallimento della Baia dei Porci incoraggerà i Sovietici a fare qualcosa che altrimenti non avrebbero fatto".[5] La mancata invasione convinse il premier sovietico Nikita Chruščёv e i suoi consiglieri che Kennedy fosse indeciso e, come scrisse un consigliere sovietico, "troppo giovane, intellettuale, non preparato bene per il processo decisionale in situazioni di crisi ... troppo intelligente e troppo debole".[5] Le operazioni segrete degli Stati Uniti contro Cuba continuarono comunque fino al 1975, senza particolare successo, tramite l'Operazione Mongoose. [6]

Inoltre, l'impressione di Chruščёv sulla debolezza di Kennedy, venne confermata dalla risposta del Presidente durante la crisi di Berlino del 1961 e dalla costruzione del muro di Berlino. Parlando ai funzionari sovietici dopo la crisi, Chruščёv affermò, "so per certo che Kennedy non ha un forte seguito, né, generalmente, ha il coraggio di far fronte a una sfida seria". Disse anche a suo figlio Sergei che su Cuba, Kennedy "farebbe un sorriso, farebbe anche di più un sorriso, e poi accetterebbe".[7]

Nel gennaio 1962, il generale dell'esercito statunitense Edward Lansdale preparò piani per rovesciare il governo cubano in un rapporto segreto (parzialmente declassificato nel 1989) rivolto a Kennedy e ai funzionari coinvolti nell'operazione Mongoose. Agenti della CIA o "percettori" della Special Activities Division dovevano essere infiltrati in Cuba per effettuare sabotaggi e organizzare attività sovversive.[6] Nel febbraio del 1962, gli Stati Uniti lanciarono un embargo contro Cuba[8] e Lansdale presentò un calendario top-secret di 26 pagine per l'attuazione del rovesciamento del governo cubano, confidando in operazioni di guerriglia che sarebbero dovute iniziare tra agosto e settembre. Secondo i piani, "l'inizio della rivolta e il rovesciamento del regime comunista" sarebbero avvenuti nelle prime due settimane di ottobre.[6]

Equilibri di poteremodifica | modifica wikitesto

Un missile Polaris A-1 sulla rampa di lancio a Cape Canaveral.

Quando Kennedy nel 1960 corse per la presidenza, una delle sue principali questioni elettorali era un presunto "divario missilistico" in sfavore dei sovietici che, tuttavia, si presumeva sarebbe potuto assottigliarsi. Nel 1961, i sovietici possedevano solo quattro missili balistici intercontinentali R-7 Semyorka. Entro l'ottobre dell'anno successivo avrebbero potuto contare su di un arsenale di alcune dozzine, con alcune stime degli apparati di intelligence che parlavano di 75 missili.[9]

D'altro canto, gli Stati Uniti avevano 170 ICBM e stavano rapidamente costruendo altri. Vantavano altresì una flotta di otto sottomarini lanciamissili balistici classe George Washington e classe Ethan Allen, con la possibilità di lanciare ciascuno fino a 16 missili UGM-27 Polaris ciascuno, con una portata di 2.500 miglia nautiche (4.600 km).

Chruščёv aumentò i timori negli statunitensi quando dichiarò che i sovietici stavano costruendo missili "come le salsicce", ma in realtà i loro numeri e le loro capacità missilistiche non erano vicine alle sue affermazioni. L'Unione Sovietica disponeva di missili balistici a media portata, circa 700, ma erano molto inaffidabili e imprecisi. Gli Stati Uniti possedevano un considerevole vantaggio nel numero totale di testate nucleari (27.000 contro 3.600) e nella tecnologia richiesta per il loro impiego.

Gli Stati Uniti vantavano anche maggiori capacità missilistiche difensive, navali e aeree, tuttavia i sovietici possedevano un vantaggio di 2:1 nelle forze terrestri convenzionali, comprese le dotazioni di cannoni e carri armati, schierati in particolare nel teatro europeo.[9]

Dispiegamento di missili sovietici a Cubamodifica | modifica wikitesto

Missile balistico sovietico a media gittata R-12 (nome in codice NATO SS-4) in grado di trasportare armi nucleari durante una parata a Mosca.

Nel maggio 1962, il premier sovietico Nikita Chruščёv era persuaso dall'idea di contrastare il crescente potere degli Stati Uniti nello sviluppo e nella diffusione di missili strategici schierando missili nucleari sovietici a Cuba, nonostante i dubbi dell'ambasciatore sovietico a L'Avana, Alexandr Ivanovich Alexeyev, che sosteneva che Castro non avrebbe accettato questa situazione.[10] Chruščёv si trova nel dover affrontare una situazione strategica in cui gli Stati Uniti erano considerati in grado di "sparare il primo colpo nucleare" mettendo così l'Unione Sovietica in un enorme svantaggio. Nel 1962, i Sovietici avevano solo 20 ICBM in grado di colpire gli Stati Uniti con testate nucleari, il cui lancio doveva avvenire dall'interno dell'Unione Sovietica. La scarsa precisione e l'inaffidabilità dei missili sollevava, inoltre, seri dubbi sulla loro efficacia. Una nuova generazione più affidabile di ICBM diventerà operativa solo dopo il 1965.[11]

Pertanto, la capacità nucleare sovietica nel 1962 fu meno concentrata sugli ICBM rispetto ai missili balistici a media gittata (MRBM e IRBM). Questi vettori erano in grado, dopo essere lanciati dal territorio sovietico, di colpire gli alleati statunitensi e la maggior parte dell'Alaska ma non tutto il resto degli Stati Uniti. Graham Allison, direttore del Belfer Center for Science and International Affairs dell'Università di Harvard, sottolinea che: "l'Unione Sovietica non poteva eliminare lo sbilanciamento nucleare a mediante l'introduzione di nuovi ICBM sul proprio terreno. Per affrontare la minaccia aveva poche possibilità tra cui spostare le armi nucleari esistenti in luoghi in cui poteva raggiungere gli obiettivi statunitensi".[12]

Un secondo motivo per cui i missili sovietici furono dispiegati a Cuba fu perché Chruščёv voleva portare Berlino Ovest, in quel momento controllato da americani, inglesi e francesi, all'interno della Germania est comunista, appartenente all'orbita sovietica. I tedeschi orientali e i sovietici consideravano il controllo occidentale su una porzione di Berlino una grave minaccia per la Germania orientale. Chruščёv fece quindi di Berlino Ovest il campo di battaglia centrale della guerra fredda. Chruščёv credeva che se gli Stati Uniti non avessero fatto nulla per i missili presenti a Cuba, egli poteva annettere anche Berlino ovest usando detti missili come deterrente contro eventuali reazioni occidentali. Se gli Stati Uniti avessero tentato di affrontare i sovietici dopo aver saputo dei missili, Chruščёv avrebbe potuto chiedere di negoziarli in cambio di Berlino Ovest. Poiché Berlino era considerata strategicamente più importante di Cuba, tale compromesso avrebbe significato un successo per Chruščёv.[13]

All'inizio dello stesso anno, un gruppo di esperti sovietici di costruzioni militari e di missili ha accompagnato una delegazione agricola all'Avana ottenendo anche un incontro con il leader cubano Fidel Castro. La leadership cubana temeva fortemente che gli Stati Uniti avrebbero tentato nuovamente di invadere Cuba e quindi approvarono con entusiasmo l'idea dei missili nucleari sulla loro isola. Tuttavia, secondo un'altra fonte, Castro si oppose a tutto ciò per via del timore che lo avrebbe fatto apparire come un burattino sovietico, ma venne persuaso dal fatto che i missili a Cuba avrebbero irritato gli Stati Uniti e aiutato gli interessi di tutto il movimento socialista.[14] Inoltre, la fornitura avrebbe incluso anche armi tattiche a breve distanza (con una portata di 40 km, utilizzabili solo contro mezzi navali) che gli avrebbero fornito un "ombrello nucleare" a protezione dell'isola.

Tutta la pianificazione e la preparazione riguardo al trasporto e alla messa in funzione dei missili venne eseguita con la massima riservatezza e solo pochi conoscevano l'esatta natura della missione. Anche al personale militare dedicato alla missione vennero date volutamente informazioni erronee per sviare i sospetti, tanto che gli venne indicata una regione fredda come obbiettivo e vennero equipaggiate di scarponi da sci, pattini e altre attrezzature invernali.[15] Il nome in codice era Operazione Anadyr, Анадырь in russo. Il fiume Anadyr entra nel Mare di Bering e Anadyr è anche la capitale del Distretto di Chukotsky e una base di bombardieri nella regione dell'estremo orientale. Tutte le misure erano destinate a nascondere il programma sia dal pubblico interno che dall'esterno.[15]

Il 7 settembre, l'ambasciatore sovietico negli Stati Uniti, Anatoly Dobrynin, assicurò l'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Adlai Stevenson che l'Unione Sovietica stava fornendo a Cuba solo armi difensive. L'11 settembre, l'Agenzia russa di informazione telegrafica annunciò che l'Unione Sovietica non aveva alcuna necessità o intenzione di introdurre missili nucleari offensivi in ​​Cuba. Il 13 ottobre Dobrynin negò che i sovietici avessero pianificato di schierare armi offensive a Cuba. Il 17 ottobre, il funzionario dell'ambasciata sovietica Georgy Bolshakov consegnò al presidente Kennedy un messaggio personale da parte di Chruščёv di rassicurazioni un quanto si asseriva che "in nessun caso potrebbero essere inviati missili superficiali a Cuba".[16]

Mappa realizzata dai servizi di intelligence statunitensi che mostra la dislocazione dei missili terra-aria a Cuba, 5 settembre 1962.

Già dall'agosto del 1962, gli Stati Uniti sospettavano che i sovietici stessero costruendo missili a Cuba. Durante quel mese i servizi di intelligence raccolsero informazioni sulla presenza nell'isola di aerei MiG-21 costruiti in Russia e di bombardieri leggeri Ilyushin Il-28. Gli aerei spia Lockheed U-2 dimostrarono che vi erano a Cuba otto siti equipaggiati con missili terra-aria S-75 Dvina. Ciò fece destare i sospetti in quanto il direttore della CIA John A. McCone rilevò che tali apparati "hanno senso solo se Mosca intendesse usarli per proteggere una base per missili balistici rivolti agli Stati Uniti".[17] Il 10 agosto scrisse una nota a Kennedy in cui predisse che i sovietici stavano preparandosi a schierare missili balistici a Cuba.[9]

La prima fornitura di missili R-12 fece il suo arrivo sull'isola caraibica la notte dell'8 settembre, seguita da una seconda il 16 settembre. L'R-12 era un missile balistico a media portata, capace di trasportare una testa termonucleare.[18] Si trattava di un missile vettore alimentato a propellenti liquidi da rifornire in una sola fase, trasportabile su strada e che poteva causare un'esplosione nucleare da un megatone.[19] I sovietici stavano costruendo nove siti, sei per i missili a medio raggio R-12 con una gittata di 2.000 chilometri e tre per i missili balistici R-14 con una portata massima di 4.500 chilometri.[20]

Preludiomodifica | modifica wikitesto

Strategia sovieticamodifica | modifica wikitesto

Veduta aerea del sito missilistico a Cuba nell'ottobre del 1962.

Nel 1959 il governo sovietico si rese conto che un'eventuale futura guerra sarebbe stata condotta con armi nucleari cosicché nello stesso anno furono costituite le "Forze Missilistiche Strategiche"; poco tempo dopo, in risposta al programma di riarmo di Kennedy (che aveva disposto missili nucleari a medio raggio Jupiter in Turchia e Puglia), il governo sovietico, preoccupato per la sua chiara inferiorità delle sue forze strategiche, decise di installare alcune armi nucleari a Cuba, uno stato caraibico al largo della costa della Florida che a seguito della rivoluzione guidata da Fidel Castro aveva recentemente instaurato un governo comunista sull'isola. Il governo di Cuba, dal canto suo, cercò il supporto dell'Unione Sovietica dopo il collasso delle relazioni con gli Stati Uniti conseguente all'esproprio delle proprietà americane a Cuba e al successivo tentativo di invasione dell'isola da parte di esuli cubani e mercenari appoggiati dalla CIA, conosciuto come Invasione della baia dei Porci. La strategia sovietica teneva conto di due aspetti: il primo era di difendere questo nuovo stato comunista dagli USA o da un'invasione appoggiata da questi[21][22]; il secondo invece mirava a riequilibrare la bilancia del potere nucleare, che pendeva dalla parte degli Stati Uniti.

Basi missilistiche americane in Italia e Turchiamodifica | modifica wikitesto

Basi militari sovietiche a Cuba

Oltre ai siti missilistici Jupiter in Italia, gli USA avevano di recente iniziato a schierare missili in Turchia, che minacciavano direttamente le regioni occidentali dell'Unione Sovietica. La tecnologia sovietica era ben sviluppata nel campo dei missili balistici a medio raggio (MRBM), in confronto a quelli intercontinentali ICBM. I sovietici ritenevano che non sarebbero riusciti a raggiungere la parità negli ICBM prima del 1970, ma videro che un certo tipo di uguaglianza poteva essere raggiunta rapidamente, posizionando dei missili a Cuba. Gli MRBM sovietici a Cuba, con un raggio d'azione di circa 1.600 chilometri, potevano minacciare Washington e circa metà delle basi SAC statunitensi, con un tempo di volo inferiore ai venti minuti. In aggiunta, il sistema di difesa radar statunitense era orientato verso l'URSS, e avrebbe fornito scarso preavviso in caso di un lancio da Cuba.

Nikita Chruščëv aveva concepito il piano nel maggio 1962, e per la fine di luglio, oltre sessanta navi sovietiche erano in rotta verso Cuba, con alcune di esse che trasportavano materiale militare. John McCone, il direttore della CIA, avvertì Kennedy che alcune delle navi stavano probabilmente trasportando missili, ma ad una riunione tra John e Robert Kennedy, Dean Rusk e Robert McNamara, prevalse l'idea che i sovietici non avrebbero tentato un'impresa simile.

I voli degli U-2modifica | modifica wikitesto

Novembre 1962: veduta aerea del sito missilistico di Cuba

Un U-2 in volo a fine agosto fotografò una nuova serie di postazioni SAM che venivano costruite, ma il 4 settembre Kennedy disse al Congresso che non c'erano missili "offensivi" a Cuba. Nella notte dell'8 settembre, la prima consegna di MRBM SS-4 Sandal venne scaricata a L'Avana e un secondo carico arrivò il 16 settembre. I sovietici stavano costruendo nove siti, sei per gli SS-4 e tre per gli SS-5 Skean a più lungo raggio (fino a 3.500 chilometri). L'arsenale pianificato era di quaranta rampe di lancio, con un incremento del 70% della capacità offensiva sovietica durante il primo colpo.

Un numero di problemi non legati alla vicenda fece sì che i missili non venissero scoperti fino al volo di un U-2 del 14 ottobre, che mostrava chiaramente la costruzione di una postazione per degli SS-4 vicino a San Cristóbal. Per il 19 ottobre, i voli degli U-2 (ora praticamente continui) mostrarono che quattro postazioni erano operative. Inizialmente, il governo statunitense tenne l'informazione segreta, rivelandola solo ai quattordici ufficiali chiave del comitato esecutivo. Il Regno Unito non venne informato fino alla sera del 21 ottobre. Il Presidente Kennedy, in un appello televisivo del 22 ottobre, annunciò la scoperta delle installazioni e proclamò che ogni attacco di missili nucleari proveniente da Cuba sarebbe stato considerato come un attacco portato dall'Unione Sovietica e avrebbe ricevuto una risposta conseguente. Kennedy ordinò anche una quarantena[23] navale su Cuba, per prevenire ulteriori consegne sovietiche di materiale militare.

Il termine quarantena fu preferito a quello di blocco navale in quanto quest'ultimo, secondo le consuetudini del diritto internazionale sarebbe potuto essere considerato come un atto di guerra e avrebbe comportato un'immediata risposta militare sovietica. Per tutta la durata della crisi, i responsabili dello Stato maggiore americano insistettero perché il riluttante presidente ordinasse un'immediata azione militare per eliminare le rampe missilistiche prima che queste diventassero operative.

A Cuba, durante i giorni della crisi, si trovavano 140 testate nucleari di provenienza sovietica, delle quali 90 erano "tattiche". Robert McNamara, Segretario della Difesa durante il Governo Kennedy, dichiarò di avere appreso la notizia direttamente da Fidel Castro, anni dopo, e di come Castro avesse chiesto a Chruščëv di usare queste testate per attaccare gli Stati Uniti[24].

La risposta statunitensemodifica | modifica wikitesto

Il presidente Kennedy autorizza la quarantena navale su Cuba

Il generale Curtis LeMay, (Capo di stato maggiore dell'aviazione degli Stati Uniti) disse: Attacchiamo e distruggiamo completamente Cuba.
Gli ufficiali discussero le varie opzioni:

  • bombardamento immediato delle postazioni
  • appello alle Nazioni Unite per fermare l'installazione
  • blocco navale
  • invasione di Cuba.

Il bombardamento immediato venne subito scartato, così come un appello alle Nazioni Unite, che avrebbe portato via molto tempo. La scelta venne ridotta a un blocco navale e un ultimatum, o a una invasione su vasta scala. Venne scelto infine il blocco, anche se ci fu un numero di falchi (soprattutto Paul Nitze, Douglas Dillon e Maxwell Taylor) che continuarono a spingere per un'azione più dura. L'invasione venne pianificata, e le truppe vennero radunate in Florida (anche se con 40.000 soldati sovietici a Cuba, completi di armi nucleari tattiche, la forza di invasione non era certa del suo successo).

Ci furono diverse questioni legate al blocco navale. C'era il problema della legalità - come fece notare Fidel Castro, non c'era niente di illegale circa le installazioni dei missili; erano sicuramente una minaccia agli USA, ma missili simili, puntati verso l'URSS, erano posizionati in Gran Bretagna, Italia e Turchia. Quindi se i sovietici avessero provato a forzare il blocco, il conflitto sarebbe potuto esplodere a seguito di una escalation delle rappresaglie.

Kennedy parlò al popolo statunitense (e al governo sovietico), in un discorso televisivo del 22 ottobre. Egli confermò la presenza dei missili a Cuba e annunciò che era stata imposta una quarantena di 800 miglia attorno alla costa cubana, avvertendo che i militari "erano preparati per ogni eventualità", e condannando la "segretezza e l'inganno" sovietici. Il caso venne definitivamente provato il 25 ottobre, in una sessione d'emergenza dell'ONU, durante la quale l'ambasciatore statunitense Adlai Stevenson mostrò le fotografie delle installazioni missilistiche sovietiche a Cuba, subito dopo che l'ambasciatore sovietico Zorin ne aveva negato l'esistenza. Chruščëv, infatti, aveva inviato delle lettere a Kennedy il 23 e 24 ottobre, sostenendo la natura deterrente dei missili a Cuba e le intenzioni pacifiche dell'Unione Sovietica.

Quando Kennedy pubblicizzò apertamente la crisi, il mondo intero entrò in uno stato di terrore. La gente iniziò a parlare e preoccuparsi apertamente di un'apocalisse nucleare, ed esercitazioni per una tale emergenza si tennero quasi quotidianamente in molte città.

Le reazionimodifica | modifica wikitesto

Il 24 ottobre Papa Giovanni XXIII inviò un messaggio all'ambasciata sovietica a Roma per essere trasmessa al Cremlino in cui espresse la sua preoccupazione per la pace. In questo messaggio dichiarò: "Noi chiediamo a tutti i governi di non rimanere sordi a questo grido di umanità e di fare tutto quello che è nel loro potere per salvare la pace".[25]

Pur non essendo stati ancora pubblicati i documenti dell'Archivio Vaticano, è probabile che il messaggio del Papa fu affiancato da iniziative della diplomazia vaticana nei confronti del cattolico Kennedy e sull'Unione Sovietica, per tramite del governo italiano[26], presieduto dal democristiano Amintore Fanfani. I sovietici, infatti, fecero pervenire subito dopo due differenti proposte al Governo degli Stati Uniti. Il 26 ottobre offrirono di ritirare i missili da Cuba in cambio della garanzia che gli USA non avrebbero invaso Cuba, né appoggiato un'invasione. La seconda proposta venne trasmessa da una radio pubblica il 27 ottobre, chiedendo il ritiro delle testate atomiche americane dalla Turchia e dall'Italia[27] (base di San Vito dei Normanni). Poiché in quella stessa mattinata, nella Capitale degli Stati Uniti, era presente Ettore Bernabei, uomo di fiducia di Fanfani, già con l'incarico di consegnare al Presidente Kennedy una nota del governo italiano con la quale si accettava il ritiro dei missili dalla base italiana[28], non è improbabile che la mediazione diplomatica sia stata abilmente concertata tra il Vaticano e Palazzo Chigi.

Llewellyn E. "Tommy" Thompson Jr., ex ambasciatore a Mosca, conosceva bene Kruscěv, riuscì a convincere Kennedy a patteggiare il ritiro dei missili russi da Cuba in cambio della promessa americana di non invadere mai più Cuba come avevano tentato con lo Sbarco nella Baia dei porci.

La crisi raggiunse l'apice il 27 ottobre, quando un Lockheed U-2 statunitense - per iniziativa di un ufficiale locale - venne abbattuto su Cuba e un altro che volava sulla Russia venne quasi intercettato. Il generale Thomas S. Power, a capo del Comando Aereo Strategico USA (SAC), mise le sue unità in stato di allerta DEFCON 2 preparandole per un'immediata azione senza consultare la Casa Bianca.

Allo stesso tempo, i mercantili sovietici si stavano avvicinando alla zona di quarantena; in un caso, si apprese quarant'anni dopo, su un sottomarino sovietico della loro scorta militare si valutò la possibilità di lanciare un missile con testata nucleare[29].

Kennedy rispose accettando pubblicamente la prima delle offerte sovietiche e inviando il fratello Robert all'ambasciata sovietica, per accettare la seconda in privato: i missili Jupiter con testata nucleare installati in Turchia e, soprattutto in Italia, sarebbero stati rimossi. Le navi sovietiche tornarono indietro e il 28 ottobre Chruščëv annunciò di aver ordinato la rimozione dei missili sovietici da Cuba.

Soddisfatto dalla rimozione dei missili sovietici, il Presidente Kennedy ordinò la fine della quarantena su Cuba il 20 novembre.

Conseguenzemodifica | modifica wikitesto

La crisi per i sovietici fu una vittoria tattica, ma una sconfitta strategica. Vennero visti indietreggiare e il tentativo di ottenere la parità strategica fallì, per la rabbia dei comandanti militari sovietici. La caduta dal potere di Chruščëv, pochi anni più tardi, può essere parzialmente collegata all'imbarazzo del Politburo, dovuto sia al passo indietro compiuto da Chruščëv davanti agli americani, sia anche alla sua decisione di installare i missili a Cuba in primo luogo.

Anche i comandanti militari statunitensi non furono contenti del risultato. Curtis LeMay disse al Presidente che fu "la più grande sconfitta della nostra storia" e che avrebbero dovuto invadere Cuba quello stesso giorno. Alcuni dei sostenitori della tesi secondo cui il presidente Kennedy, assassinato a Dallas nel novembre dell'anno successivo, fu vittima di un complotto sostengono, pur in assenza di prove in tal senso, che il contrasto con i vertici militari emerso in occasione della crisi dei missili e proseguito in occasione della gestione della guerra del Vietnam da poco iniziata, ne fu una delle cause, e che in un certo senso l'assassinio di Kennedy fu un colpo di Stato mascherato[30].

Decenni dopo si apprese che Cuba aveva missili nucleari tattici disponibili[31], anche se il generale Anatolii Gribkov, parte dello staff sovietico responsabile dell'operazione, dichiarò che al locale comandante sovietico, generale Issa Pliyev, era proibito usarli anche se gli USA avessero messo in piedi una invasione su larga scala di Cuba[32].

Nei mediamodifica | modifica wikitesto

Gli eventi della crisi sono stati drammatizzati nei film Matinee (1993), di Joe Dante, con John Goodman, e in Thirteen Days (2000), diretto da Roger Donaldson, con Kevin Costner, Bruce Greenwood e Steven Culp.

Della crisi si parla anche in The Fog of War, un documentario sulla figura dell'allora Segretario di Stato alla Difesa, Robert McNamara.

Nel film X-Men - L'inizio (2011), i mutanti protagonisti si mettono al servizio degli Stati Uniti per sventare la crisi.

Una canzone di Bob Dylan intitolata Cuban Missile Crisis racconta le reazioni a quelle giornate di terrore. La canzone venne registrata per Broadside nel marzo 1963.

Nel videogioco Metal Gear Solid 3: Snake Eater, oltre alle condizioni messe sul tavolo per risolvere la crisi, viene inclusa anche una segreta, che prevedeva la riconsegna ai sovietici dello scienziato disertore Sokolov.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ (EN) The Cuban Missile Crisis Timeline. Nuclear files. Weapons. History. Cold-war. June 20, 1963.
  2. ^ Len Scott e R. Gerald Hughes, The Cuban Missile Crisis: A Critical Reappraisal, Taylor & Francis, 2015, p. 17.
  3. ^ Piero Castoro, La Murgia nella guerra fredda.Dai missili atomici agli itinerari della pace.
  4. ^ Minoli Gianni, Murge: fronte della guerra fredda, rai.tv.
  5. ^ a b Kenneth Michael Absher, Mind-Sets and Missiles: A First Hand Account of the Cuban Missile Crisis, Strategic Studies Institute, United States Army War College, 2009.
  6. ^ a b c Jane Franklin, Cuba and the United States: A Chronological History, Melbourne, Ocean Press, 1997, ISBN 1-875284-92-3.
  7. ^ Frederick Kempe, Berlin 1961, Penguin Group USA, 2011.
  8. ^ Proclamation 3447 – Embargo on All Trade With Cuba (PDF), U.S. Government Printing Office, 3 febbraio 1962.
  9. ^ a b c John T. Correll, Airpower and the Cuban Missile Crisis, in AirForce-Magazine.com, vol. 88, nº 8, August 2005. URL consultato il 4 maggio 2010.
  10. ^ Alexandr Alexeyev, Interview (PDF), gwu.edu. URL consultato il 30 marzo 2013.
  11. ^ Graham and Philip Zelikow Allison, Essence of Decision: Explaining the Cuban Missile Crisis, New York, Addison Wesley Longman, 1999, p. 92, ISBN 0-321-01349-2.
  12. ^ Graham and Philip Zelikow Allison, Essence of Decision: Explaining the Cuban Missile Crisis, New York, Addison Wesley Longman, 1999, pp. 94–95, ISBN 0-321-01349-2.
  13. ^ Graham and Philip Zelikow Allison, Essence of Decision: Explaining the Cuban Missile Crisis, New York, Addison Wesley Longman, 1999, p. 105, ISBN 0-321-01349-2.
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  16. ^ James G. Blight, Bruce J. Allyn e David A. Welch, Cuba on the Brink: Castro, the Missile Crisis, and the Soviet Collapse; [revised for the Fortieth Anniversary], 2nd, Lanham, Maryland, Rowman & Littlefield, 2002, ISBN 978-0-7425-2269-5.
  17. ^ Graham and Philip Zelikow Allison, Essence of Decision: Explaining the Cuban Missile Crisis, New York, Addison Wesley Longman, 1999, p. 80, ISBN 0-321-01349-2.
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    Un ufficiale di un sottomarino sovietico, Vasili Alexandrovich Arkhipov, si rifiutò di confermare il lancio di una testata nucleare mentre era sotto attacco da una nave da battaglia americana vicino a Cuba. Per iniziare tale attacco, le procedure navali sovietiche richiedevano che il capitano e altri due ufficiali confermassero l'ordine. L'altro ufficiale in servizio e il capitano stesso approvarono il lancio, ma Arkhipov espresse un "niet" e convinse gli altri due ad attendere istruzioni da Mosca prima di procedere.
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Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

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