Doveri dell'uomo

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I doveri dell'uomo sono una teoria della filosofia del diritto concepita per la prima volta organicamente da Giuseppe Mazzini, come conseguenza e reazione alle varie affermazioni e dichiarazioni dei diritti dell'uomo. Secondo Mazzini le due dottrine non erano in contrasto ma si integravano fra loro. In seguito questa dottrina - radicalmente cambiata nelle sue premesse e profondamente falsificata - passò come base fondativa della dottrina fascista, principalmente tramite il pensiero del filosofo Giovanni Gentile e del giurista Alfredo Rocco, tanto che l'opera originale fu bandita dall'Italia fascista.

Cenni di storia del Diritto e dei "diritti"modifica | modifica wikitesto

In antichità pressoché tutte le civiltà in possesso di codici di leggi hanno sempre e costantemente affermato solo gli obblighi dei sudditi o dei cittadini l'uno nei confronti dell'altro, nei confronti della patria e del sovrano. La prima forma - embrionale - di diritto dell'uomo pare essere il civis romanus sum, che tuttavia deve essere considerata più che altro una forma di privilegio dei cittadini romani che non un diritto universale, anche dopo l'estensione della cittadinanza a tutti i liberi dell'Impero nel 212.

Con l'ascesa - dopo il XVII secolo - delle concezioni giusnaturaliste e della teoria dei "diritti umani" come difesa dell'individuo dall'arbitrio del potere e del concetto dell'individuo come titolare di "diritti di per sé stessi evidenti" (e non come oggetto di graziosa elargizione da parte di un sovrano di privilegi), viene a realizzarsi la necessità di ragionare sul loro speculare logico, i "doveri".

Nasce dunque una contrapposizione fra individuo e società che prima della modernità non era nota poiché l'individuo non era considerato come essere separato dai propri simili e dall'organismo sociale che l'aveva generato o lo ospitava (e non a caso la principale pena per gli antichi era l'esilio), e dunque non esisteva una vera contrapposizione fra le facoltà individuali che potevano essere legittimamente espresse (che noi oggi chiamiamo "diritti") e le limitazioni alle medesime e i sacrifici individuali che erano richiesti dalla società e dallo stato (i "doveri").

L'espressione doveri dell'uomo compare ufficialmente nella legge istitutiva del culto dell'Essere Supremo, votata durante la Rivoluzione francese per volontà di Robespierre (maggio 1794): «il solo culto che si conviene all'Essere Supremo è la pratica dei doveri dell'uomo».[1]

Giuseppe Mazzini e la sua tesimodifica | modifica wikitesto

Con il volume pubblicato nel 1860 dall'omonimo titolo, Mazzini ha inteso fornire una sua teoria speculare a quella dei diritti dell'uomo, con una matrice classista (il libro si rivolge alle masse operaie oppresse) ma anche nazionalista (nel senso mazziniano del termine) e profondamente cristiana. L'idea di base del tutto giusnaturalista, prevedendo l'uomo come creazione divina e quindi soggetto di diritto per volontà celeste.

A questo concetto però il Mazzini aggiunge una riflessione circa il profondo iato fra diritti proclamati e diritti sostanziali - ossia fruibili - al termine della quale egli giunge a conclusione che la proclamazione dei diritti individuali non ha fatto altro che atomizzare le persone, privandole delle protezioni che i vincoli sociali garantivano loro, e sostanzialmente riducendo la fruizione dei diritti proclamati ad una mera legge del più forte, dove pochi forti - capitalisti ed aristocratici - godono di questi diritti, ai danni della gran parte delle masse, oppresse e sfruttate.

« Colla teoria dei diritti possiamo insorgere e rovesciare gli ostacoli; ma non fondare forte e durevole l'armonia di tutti gli elementi che compongono la Nazione. Colla teoria della felicità, del benessere dato per oggetto primo alla vita, noi formeremo uomini egoisti, adoratori della materia, che porteranno le vecchie passioni nell'ordine nuovo e lo corromperanno pochi mesi dopo. Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore a siffatta teoria che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall'idea d'un solo o dalla forza di tutti. E questo principio è il DOVERE. Bisogna convincere gli uomini ch'essi, figli tutti d'un solo Dio, hanno ad essere qui in terra esecutori d'una sola Legge - che ognuno d'essi, deve vivere, non per sé, ma per gli altri - che lo scopo della loro vita non è quello di essere più o meno felici, ma di rendere sé stessi e gli altri migliori - che il combattere l' ingiustizia e l'errore a beneficio dei loro fratelli, e dovunque si trova, è non solamente diritto, ma dovere: dovere da non negligersi senza colpa - dovere di tutta la vita. »
(Giuseppe Mazzini, I Doveri dell'Uomo, 1860)

Mazzini si faceva inoltre sostenitore di una graduale emancipazione delle colonie britanniche. Tanto W. T. Wilson e David Lloyd George, quanto molti leader post-coloniali, tra i quali Gandhi, Golda Meir, David Ben Gurion, Nehru e Sun Yat-sen, consideravano Mazzini il proprio maestro e I doveri dell'uomo la propria Bibbia morale, etica e politica.

La concezione fascista dei Doveri dell'Uomomodifica | modifica wikitesto

L'idea mazziniana, basata sulla tradizione del pensiero democratico e sui principi dei diritti dell'uomo illuministici, secondo un'analisi marcatamente di tipo marxista, filosofia fortemente avversata da Mazzini, venne poi utilizzata, reinterpretandola, anche da altre filosofie tra cui quella di Giovanni Gentile e di Alfredo Rocco nella determinazione dei fondamenti della dottrina fascista.

Nella filosofia fascista tuttavia alla base vi è non più la concezione cristiana dell'uomo quale creatura divina, bensì quella storicista ed organicista dell'individuo come parte di un organismo sociale metatemporale, composto da un'infinita teoria di generazioni passate, presenti e future. L'individuo dunque è transeunte, mentre lo Stato, che rappresenta l'unità di queste generazioni, se non eterno, è quantomeno concepito sub specie aeterni.

Allo Stato dunque appartengono tutti i diritti, mentre i cittadini possiedono tutti i doveri nei confronti dello Stato. La somma dei doveri assolti da ciascun cittadino (al quale - come recita il codice civile italiano - viene richiesta "la diligenza del buon padre di famiglia") crea una massa di provvigioni tale che lo Stato possa in seguito redistribuire ai suoi cittadini beni, franchigie, protezioni e privilegi in ragione dell'utilità del corpo sociale, così com'è inteso dal fascismo[2].

Diritti e responsabilità individuali secondo Robert A. Heinleinmodifica | modifica wikitesto

Una peculiare ed originale concezione dei doveri dell'uomo è stata espressa sotto forma di romanzo di fantascienza dallo scrittore Robert A. Heinlein in Fanteria dello Spazio.

Secondo quest'autore gli individui non sono titolari di alcun diritto di per sé stessi, ma solo di facoltà e di volontà di mettere in pratica queste facoltà. Nel momento in cui però gli individui si associano fra loro in un corpo sociale, non vi può essere altra soluzione - per il buon funzionamento di questo corpo sociale - dell'equivalenza continua fra diritti riconosciuti agli individui e responsabilità che gli stessi accettano di portare, in ragione delle proprie capacità.

Nella fattispecie dei diritti politici attivi e passivi, Heinlein sosteneva che essendo il diritto politico di voto un'espressione di forza, (e in ultima analisi di violenza nei confronti dei cittadini appartenenti ad altri partiti politici) esso poteva essere garantito solo a coloro i quali erano disposti a mettere in gioco la propria vita adempiendo ad un servizio militare volontario. Diversamente, il semplice fatto di esistere, pagare le tasse e rispettare le vigenti leggi non dovrebbe dare altri diritti se non quello di poter fruire delle provvigioni dello Stato (per il funzionamento delle quali si pagano le tasse) e pretendere il rispetto delle leggi nei confronti della propria persona nella misura in cui si rispetta la legge nei confronti di persone terze.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Il culto della Dea Ragione nella Francia rivoluzionaria
  2. ^ La Dottrina del Fascismo, PNF, 1941

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Renzo De Felice, Autobiografia del fascismo - Antologia di testi fascisti 1919-1945, Einaudi
  • Giovanni Gentile, I fondamenti della filosofia del diritto, Le Lettere
  • Giovanni Gentile, Genesi e struttura della società, Le Lettere
  • Giovanni Gentile, I profeti del Risorgimento italiano, Le Lettere
  • Robert A. Heinlein, Fanteria dello Spazio, Mondadori
  • Alfredo Rocco, Scritti e discorsi di Alfredo Rocco, Giuffré
  • Si veda inoltre la voce Fascismo sull'Enciclopedia Italiana Treccani, vol. XIV, 1937
  • Maurizio Viroli, L'Italia dei doveri, Milano, Feltrinelli, 2008.
  • Sauro Mattarelli (a cura), Il senso della Repubblica. Doveri, Milano, FrancoAngeli,2007
  • Sauro Mattarelli (cura), Il senso della Repubblica. Frontiere del repubblicanesimo, Milano, FrancoAngeli, 2007

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

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