Elezioni politiche italiane del 1953

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Elezioni politiche italiane 1953
Stato Italia Italia
Data 7 giugno 1953
Legislatura II Legislatura
Alcide de Gasperi 2.jpg Palmiro Togliatti.jpg Pietro Nenni2.jpg
Leader Alcide
De Gasperi

(Presidente[1][2])
Palmiro
Togliatti

(Segretario[3])
Pietro
Nenni

(Segretario[3])
Partito Democrazia
Cristiana
Partito Comunista
Italiano
Partito Socialista Italiano
Coalizione Nessuna Nessuna Nessuna
Voti 10.862.073[4][5]
40,10 %
6.120.809[4][5]
22,60 %
3.441.014[4][5]
12,70 %
Seggi
263 / 590
(Camera)
116 / 237
(Senato)
143 / 590
(Camera)
51 / 237
(Senato)
75 / 590
(Camera)
26 / 237
(Senato)
Differenza % Red Arrow Down.svg8,41[6] -[6] -[6]
Differenza seggi Red Arrow Down.svg57
(Camera)
Red Arrow Down.svg15
(Senato)
-
(Camera)
-
(Senato)
-
(Camera)
-
(Senato)
Elezioni Camera 1953 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Alcide De Gasperi (DC)
Left arrow.svg 1948 1958 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1953 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 7 giugno 1953.

I risultati videro la Democrazia Cristiana nuovamente maggioritaria, seppur in forte calo rispetto alle precedenti elezioni, così come pure l'intera area di governo composta da PSDI, PRI e PLI. La coalizione centrista, formatasi per ottenere il premio di maggioranza introdotto dalla nuova legge elettorale, non riuscì infatti a superare il 50% dei voti mancando l'obiettivo di pochi decimi (fermandosi al 49,2% dei consensi). Le elezioni rafforzarono invece la sinistra che, conclusa l'esperienza del Fronte Democratico Popolare, tornò divisa tra Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano, privo però della connotazione di massa che aveva caratterizzato la sua nascita. D'ora in poi, infatti, il PCI sarà l'unico partito in grado di mettere in discussione il primato democristiano. Ebbe un notevole successo, seppur restando nettamente minoritaria, anche l'area della destra composta da monarchici, che con queste elezione ebbero il loro massimo storico, e missini.

Sistema di votomodifica | modifica wikitesto

Le elezioni politiche del 1953 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro larghissimamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Il 31 marzo 1953 venne promulgata la legge n. 148/1953, composta da un singolo articolo, che introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato rimase la stessa e si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hont delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizionimodifica | modifica wikitesto

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 31 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 19 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Le circoscrizioni per la Camera dei deputati.
Le circoscrizioni per il Senato della Repubblica.

Camera dei deputatimodifica | modifica wikitesto

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso);
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro);
  31. Valle d'Aosta (Aosta).

Senato della Repubblicamodifica | modifica wikitesto

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzi e Molise;
  14. Campania;
  15. Puglia;
  16. Basilicata;
  17. Calabria;
  18. Sicilia;
  19. Sardegna.

Quadro politicomodifica | modifica wikitesto

I governi De Gasperi e la nuova legge elettoralemodifica | modifica wikitesto

La I legislatura vide susseguirsi tre governi presieduti dal leader democristiano Alcide De Gasperi, tutti sostenuti dalla coalizione centrista, composta da DC, PSDI, PLI e PRI. Fu un periodo di stabilità politica che permise di varare importanti riforme, come quella agraria, e fondamentali provvedimenti per la ricostruzione del Paese dopo la guerra, come la Legge Fanfani. Sul piano internazionale, il governo si operò per stringere ulteriormente i vincoli dell'Italia con l'occidente aderendo alla CECA e alla NATO. Questa linea politica fu duramente contestata dalle sinistre, che avevano il Patto di Varsavia come punto di riferimento, ma anche da alcune parti dell'eletorato cattolico, che, seguendo i dettami di Pio XII, non vedeva di buon grado le alleanze militari. Vedendo quindi rinvigorirsi sia le forze di sinistra che quelle di destra, De Gasperi fece approvare una nuova legge elettorale che avrebbe dovuto premiare la coalizione centrista con il 65% dei seggi qualora avesse superato il 50% dei voti. Questo traguardo era ritenuto raggiungibile senza difficoltà (considerando che alle precedenti elezioni il centro aveva superato il 60% dei voti) e avrebbe garantito stabilità e governi di centro anche per la futura legislatura.

Principali forze politichemodifica | modifica wikitesto

Lista Collocazione Ideologia Segretario[3]
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, Popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Guido Gonella
Partito Comunista Italiano Sinistra Comunismo, Marxismo-Leninismo, Antifascismo Palmiro Togliatti
Partito Socialista Italiano Sinistra Socialismo, Marxismo, Socialismo riformista Pietro Nenni
Partito Nazionale Monarchico Destra Monarchismo, Conservatorismo nazionale, Anticomunismo Alfredo Covelli
Movimento Sociale Italiano Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Augusto De Marsanich
Partito Socialista Democratico Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Atlantismo Giuseppe Saragat
Partito Liberale Italiano Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Bruno Villabruna
Partito Repubblicano Italiano Centro Repubblicanesimo, Mazzinianesimo, Centrismo Oronzo Reale
Unità Popolare Centro-sinistra Liberalsocialismo Tristano Codignola

Campagna elettoralemodifica | modifica wikitesto

La nuova legge elettorale fu uno dei temi più importanti della campagna elettorale. Ribattezzata Legge Truffa dalle opposizioni, essa fu portata come esempio di una pericolosa involuzione democratica, fomentando la paura per una nuova fase autoritaria dopo quella fascista. Anche nella coalizione di governo vi furono dissensi e alcune componenti liberali e socialdemocratiche abbandonarono il centro con il dichiarato intento di non far raggiungere il quorum alla DC e i suoi alleati (PSDI, PLI, PRI).

Risultatimodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputatimodifica | modifica wikitesto

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 30.272.236  
Votanti 28.406.479 93,84 (su n. elettori)
Voti validi 27.087.701 95,36 (su n. votanti)
Voti non validi 1.318.778 4,64 (su n. votanti)
di cui schede bianche 430.888 1,52 (su n. votanti)
Quorum premio di maggioranza 13.543.851 50,01 (su n. voti validi)
Blocco di centro 13.488.813 49,80 (su n. voti validi)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 40,10 10.862.073 263 Red Arrow Down.svg8,41 Red Arrow Down.svg42
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,51 1.222.957 19 Red Arrow Down.svg2,56 Red Arrow Down.svg14
Partito Liberale Italiano (PLI) 3,01 815.929 13 - -
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1,62 438.149 5 Red Arrow Down.svg0,86 Red Arrow Down.svg4
Partito Popolare Sudtirolese (PPST) 0,45 122.474 3 Red Arrow Down.svg0,02 Straight Line Steady.svg
Partito Sardo d'Azione (PSdAz) 0,10 27.231 0 Red Arrow Down.svg0,14 Red Arrow Down.svg1
Totale Blocco di centro[7] 49,80 13.488.813 303 Red Arrow Down.svg11,99 Red Arrow Down.svg61
Partito Comunista Italiano (PCI) 22,60 6.120.809 143 - -
Partito Socialista Italiano (PSI) 12,70 3.441.014 75 - -
Partito Nazionale Monarchico (PNM) 6,85 1.854.850 40 Green Arrow Up.svg4,07 Green Arrow Up.svg26
Movimento Sociale Italiano (MSI) 5,84 1.582.154 29 Green Arrow Up.svg3,84 Green Arrow Up.svg23
Unità Socialista Indipendente (USI) 0,83 225.409 0 - -
Unità Popolare (UP) 0,63 171.099 0 - -
Alleanza Democratica Nazionale (ADN) 0,45 120.685 0 - -
Altre liste 0,31 82.886 0 Red Arrow Down.svg0,08 Straight Line Steady.svg
Totale[8] 100,00 27.087.701 590 Green Arrow Up.svg16

Senato della Repubblicamodifica | modifica wikitesto

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 27.172.871  
Votanti 25.483.201 93,78 (su n. elettori)
Voti validi 24.296.277 95,34 (su n. votanti)
Voti non validi 1.186.924 4,66 (su n. votanti)
di cui schede bianche 634.558 2,49 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 39,76 9.660.210 112 Red Arrow Down.svg7,42 Red Arrow Down.svg15
Partito Comunista Italiano (PCI)[9] 20,21 4.910.077 52 - -
Partito Socialista Italiano (PSI)[10] 11,90 2.891.605 26 - -
Partito Nazionale Monarchico (PNM) 6,51 1.581.128 14 Green Arrow Up.svg5,25 Green Arrow Up.svg13
Movimento Sociale Italiano (MSI) 6,07 1.473.645 9 Green Arrow Up.svg5,35 Green Arrow Up.svg8
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)[11] 4,31 1.046.301 4 - -
Partito Liberale Italiano (PLI)[12] 2,86 695.816 3 - -
Partito Repubblicano Italiano (PRI)[13] 1,08 261.713 0 Red Arrow Down.svg1,54 Red Arrow Down.svg4
Unità Popolare (UP) 0,71 172.545 0 - -
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,44 107.139 2 - -
Altre liste 5,48 1.330.253 9 - -
Totale[14] 100,00 24.296.277 237 Straight Line Steady.svg

Elettimodifica | modifica wikitesto

Camera dei deputatimodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Deputati della II Legislatura della Repubblica italiana.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[15], per partito, alla Camera:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 263
Partito Comunista Italiano 143
Partito Socialista Italiano 75
Partito Nazionale Monarchico 40
Movimento Sociale Italiano 29
Partito Socialista Democratico Italiano 19
Partito Liberale Italiano 13
Partito Repubblicano Italiano 5
Partito Popolare Sudtirolese 3
Totale 590

Senato della Repubblicamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Senatori della II Legislatura della Repubblica italiana.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[14], per partito, al Senato:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 116
Partito Comunista Italiano 51
Partito Socialista Italiano 26
Partito Nazionale Monarchico 16
Movimento Sociale Italiano 9
Unità Popolare 9
Partito Socialista Democratico Italiano 4
Partito Liberale Italiano 3
Edelweiss 2
Altre liste 1
Totale 237

Analisi territoriale del votomodifica | modifica wikitesto

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

La Democrazia Cristiana perde consenso in tutta Italia ma è nel centro-sud che registra i cali peggiori, spesso superiori al 15% con punte del 18% nelle province di Salerno ed Enna. Perde solo qualche punto nelle regioni rosse, che si distinguono nuovamente come le più ostili ai democristiani, mentre al nord i decrementi sono in linea con quello nazionale. Il forte arretramento al sud riporta i risultati del meridione in linea con la media nazionale e sposta notevolmente l'asse geografico del partito verso nord. In particolare il Triveneto e l'alta Lombardia dimostrano ancora un consenso granitico per lo scudo crociato. Altre zone forti sono le province di Cuneo, Lucca, e le zone più meridionali del centro (basse Marche, Ciociaria e Molise). Si confermano, invece, di poco al di sotto del risultato finale le percentuali del nord-ovest.[8].

Il Partito Comunista Italiano risulta nuovamente predominante nel Centro Italia, specialmente in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria, e piuttosto apprezzato nel Nord Ovest, regioni in cui ottiene rispettivamente il 35 e il 25%. Riesce, però, ad uscire dalle sue solite zone d'influenza e ottiene consensi superiori alla media nazionale in Abruzzo, Puglia, Basilicata e Sicilia. Continua, tuttavia, ad avere enormi difficoltà nel Nord Est, dove a stento supera il 10% dei voti, in Campania e in Sardegna[8].

Il Partito Socialista Italiano va particolarmente bene in Umbria, dove ottiene il 20% dei voti, e nel Nord Italia, in cui supera il 15% dei voti. Più precisamente ottiene risultati sopra il 20% dei consensi sulla retta che va da Novara a Ferrara passando per Varese, Cremona, Mantova, in cui raggiunge il 25% delle preferenze, e Venezia. Nel resto del Paese ottiene risultati in linea con la media nazionale o di poco inferiore, superando il PCI in Veneto e Lombardia[8].

Il Partito Nazionale Monarchico ottiene la maggior parte dei suoi consensi nel Sud Italia, in particolare dalla Campania, in cui supera il 15% dei voti, dalla Puglia e dalla Sicilia dove ottiene circa il 10% delle preferenze. Sopra la media nazionale il resto del Sud, mentre nel Nord Italia i risultati sono piuttosto inferiori alla media eccezion fatta per il Piemonte in cui raggiunge quasi il 7%. Profondamente inferiori alla media in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche dove non supera nemmeno il 2% dei voti[8].

Il Movimento Sociale Italiano incrementa i propri consensi in tutta Italia con massimi del 10% di aumento in Sicilia. In generale nel Centro Sud cresce maggiormente rispetto al Nord e ciò rafforza il forte radicamento in questa parte del Paese, specialmente nel Lazio, in Abruzzo e in Sicilia dove ottiene i suoi risultati migliori. Nel Nord Italia ottiene consensi non troppo inferiori alla media con percentuali particolarmente elevate nel Friuli-Venezia Giulia[8].

Il Partito Socialista Democratico Italiano perde consensi su quasi tutto il territorio, con decrementi particolarmente marcati nel Nord Italia che però non intaccano il forte radicamento del partito in questa zona, soprattutto in Piemonte, Emilia ed estremo Nord Est. Al Sud i cali sono più contenuti ma non fanno che accentuare la debolezza del PSDI in questa parte d'Italia. Le uniche eccezioni al declino generale sono Campania e Calabria dove i socialdemocratici aumentano i propri voti. [8].

Il Partito Liberale Italiano risulta in crescita o al più stabile in tutto il Centro Nord, specialmente in Piemonte, mentre in tutto il Sud si verifica una vera e propria emorragia di voti con decrementi che superano il 10% in Campania e Puglia. A seguito di questo fatto la geografia del voto liberale cambia notevolmente, con il Nord Ovest che assume il ruolo di zona forte, mentre restano nel Sud alcune isolate roccaforti liberali, come Campobasso, dove raggiunge quasi il 15% dei voti, Benevento e Messina in cui supera il 10%[8].

Il Partito Repubblicano Italiano subisce notevoli cali di consensi, anche superiori al 5%, in tutto il Centro Italia che però non intaccano la sua forze in queste zone, particolarmente in Romagna, dove ottiene più del 10% dei voti, nelle Marche, nel Lazio, sulla costa toscana. Il calo peggiore si registra nella Provincia di Trapani, dove i repubblicani dimezzano i propri voti restando però ancora molto forti. Nel resto d'Italia stenta a superare il punto percentuale ed è generalmente in calo[8].

La Democrazia Cristiana sopravanza il Partito Comunista Italiano di quasi 18 punti percentuali, e questo si traduce con un'affermazione su quasi tutto il territorio nazionale con l'esclusione delle Regioni Rosse, ovvero Emilia Romagna, Toscana e Umbria, anche se lo scudo crociato riesce ad imporsi in alcune province di queste regioni e in altre è superato di pochi punti percentuali. Per quanto riguarda i distacchi, la DC è incontrastata nella sua roccaforte lombardo-veneta, dove infligge al secondo classificato ritardi anche superiori al 50%. Molto forte l'affermazione in Sardegna e nella parte meridionale del Centro Italia. Nel resto del Paese, il vantaggio democristiano è più contenuto e talvolta piuttosto risicato. Il PCI ottiene i suoi maggiori vantaggi in Provincia di Ferrara e nella parte meridionale della Toscana.[8].

Conseguenze del votomodifica | modifica wikitesto

Le liste apparentate di DC, PSDI, PLI e PRI ottennero il 49,24% dei voti, mancando, seppur di poco, la soglia introdotta dalla nuova legge elettorale per ottenere il premio di maggioranza. L'attribuzione dei seggi rimase quindi proporzionale e il centro governativo, nonostante il notevole ridimensionamento, conquistò una risicata maggioranza in entrambi i rami dei Parlamento. La delusione per il risultato, però, fu palpabile e venne attribuita soprattutto a De Gasperi. Il premier uscente ottenne l'incarico di formare il nuovo governo, un monocolore DC, che però durò solamente un mese, segnando la fine della carriera politica dello statista democristiano. Si succedettero per il resto della legislatura governi instabili e mutevoli nella loro composizione sempre sostenuti dal centro e guidati da esponenti democristiani.

Nel 1955 si tennero le elezioni presidenziali che videro eletto il democristiano Giovanni Gronchi che ottenne un ampio consenso, comprensivo delle forze di sinistra e della destra monarchica.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Membro del partito con la più alta carica istituzionale alla data delle elezioni
  2. ^ Per la DC il segretario era Guido Gonella
  3. ^ a b c Segretario del partito alla data delle elezioni.
  4. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei Deputati
  5. ^ a b c Elezioni 1953 risultati Camera dei Deputati, Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  6. ^ a b c Differenza con i risultati precedenti alla Camera dei Deputati
  7. ^ Liste apparentate per ottenere il premio di maggioranza
  8. ^ a b c d e f g h i j Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  9. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Trentino Alto Adige, nella quale vi era una lista unica PCI-PSI
  10. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Trentino Alto Adige, nella quale vi era una lista unica PCI-PSI
  11. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Lazio, nella quale vi era una lista unica PLI-PSDI-PRI, e della Calabria, nella quale vi era una lista unica PSDI-PRI
  12. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Lazio, nella quale vi era una lista unica PLI-PSDI-PRI
  13. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Lazio, nella quale vi era una lista unica PLI-PSDI-PRI, e della Calabria, nella quale vi era una lista unica PSDI-PRI
  14. ^ a b Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  15. ^ Ministero dell'Interno - Archivio Storico delle Elezioni

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Altri progettimodifica | modifica wikitesto