Ernst Bernhard

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Ernst Bernhard (Berlino, 18 settembre 1896Roma, 29 giugno 1965) è stato un psicanalista, pediatra e astrologo tedesco, apolide dal 1935, e che visse in Italia dal 1938 in poi.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Nasce a Berlino nel 1896 da genitori ebrei. Divenuto medico e pediatra, dopo un'analisi freudiana con Otto Fenichel e Sàndor Radò, Bernhard passò all'analisi junghiana.

Dal 1935 a Zurigo lavora con lo stesso Carl Gustav Jung del quale divenne un seguace radicalizzando le teorie junghiane con spiccate venature teosofiche ed esoteriche. Studiava e applicava la chiromanzia e l'astrologia[1], faceva lunghi digiuni, consultava assiduamente l'I Ching[2], l'antico libro-oracolo cinese con prefazione a firma di Carl Gustav Jung.

A seguito delle leggi razziali naziste, che lo privarono della cittadinanza tedesca e di molti diritti (come accaduto a tutti gli ebrei che vivevano in Germania), per sfuggire alle persecuzioni naziste decise di trasferirsi in Inghilterra come Freud, ma Londra gli rifiutò l'ingresso perché pare suscitasse perplessità proprio la sua pratica di discipline esoteriche, in particolare la chiromanzia e l'astrologia[3]. Decise così di stabilirsi in Italia insieme alla moglie Dora e precisamente a Roma dove praticò per trent'anni la psicoterapia junghiana.

Qui entra in contatto con un piccolo gruppo di freudiani diretti da Edoardo Weiss. Dall'amicizia con Weiss scaturì anche una significativa armonia tra i primi junghiani e freudiani.

A seguito delle leggi razziali fasciste del 1938 ebbe molte limitazioni nella professione, e nel 1940 fu arrestato a Roma, in quanto "cittadino straniero apolide di razza ebraica" e portato nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, un campo di concentramento in Calabria dal quale fu liberato nel 1941, in seguito ad un intervento in suo favore di Giuseppe Tucci; scamperà così alla deportazione nel Reich che avrebbe significato quasi certamente finire in un lager[4]. Poté tornare a vivere a Roma, dove visse nascosto nel periodo dell'occupazione nazista (1943-1944)[5].

Terminata la guerra riprende la sua attività di psicoterapeuta junghiano sempre a Roma, dove rimarrà per tutta la vita pur non prendendo mai la cittadinanza italiana e restando apolide. Ed è da qui che si è diffusa in Italia la psicologia junghiana, grazie agli allievi che Bernhard ha formato tra i quali: Aldo Carotenuto, Mario Trevi, Bianca Garufi, Gianfranco Draghi, Carlo L. Iandelli, Silvana Radogna, Claudio Modigliani, Paolo Aite, Marcello Pignatelli, Michele Pignatelli, Mariella Loriga, Francesco Montanari, Gianfranco Tedeschi, Mario Realfonzo, Silvia Montefoschi, Mario Moreno, Enzo Lezzi, Enrico Rasio, Francesco Minozzi e Hélène Erba-Tissot, che ha curato l'unico libro di Bernhard: Mitobiografia, opera non organica tratta dagli appunti che prese durante la sua vita.

Nel 1961 lui e i suoi allievi fondarono l'AIPA (Associazione italiana di psicologia analitica)

Nel 1966 da questa associazione iniziale si staccherà un gruppo di dissidenti che assumerà il nome di Centro italiano di psicologia analitica (CIPA).

Personaggi di spicco della cultura italiana gravitarono intorno a Bernhard o furono in analisi con lui; tra questi Federico Fellini, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli, Cristina Campo e Roberto Bazlen, fondatore con Luciano Foà della casa editrice Adelphi, Luciano Emmer, Vittorio De Seta e Adriano Olivetti[6].

Ernst Bernhard, che amava definire il suo orientamento psicoanalitico con il termine di "psicologia del processo di individuazione", piuttosto che adottare la definizione dello stesso Jung di "psicologia analitica", muore a Roma nel 1965.

Poco prima di morire sentendo avvicinarsi il momento del "distacco" aveva scritto nella sua autobiografia, ripensando alla mai dimenticata esperienza di sopravvissuto alla persecuzione razziale:

« .....penso che mi peserà molto il non avere nessuno di cui prendermi cura e da far progredire. Ma a mio conforto mi viene in mente che là ci sarà pure un corpo di guardia nazista. Potrei prendermi cura di questo. »
(Ernst Bernhard - Mitobiografia)

La Mitobiografiamodifica | modifica wikitesto

L'attività intensissima di Bernhard in Italia fu eminentemente dialogica e discorsiva: pazienti, allievi, seminari occupavano quasi tutto il suo tempo. Il suo essere di madrelingua tedesca, inoltre, gli rendeva ostico lo scrivere in italiano, lingua nella quale pure lavorò prevalentemente, dal momento della sua emigrazione nel 1936.

Come accennato sopra, di lui ci è rimasto un unico testo (uno dei primi titoli della Biblioteca Adelphi, il n. 25), dichiaratamente non organico, prodotto collettaneo di materiali diversi (testi di conferenze, registrazioni di conversazioni, il suo diario), ordinati cronologicamente da Hélène Erba-Tissot.

La natura stessa di quest'opera, e la scelta dell'ordinamento cronologico, forniscono volutamente un panorama "orizzontale", per così dire, del suo pensiero piuttosto che una sua rappresentazione "architetturale". Ne emergono comunque i poli delle riflessioni che accompagnarono la sua vita e la sua opera.

  • Il polo più profondo e personale di questo pensiero è l'appartenenza alla radice culturale e psicologica ebraica, nelle sue espressioni più mistiche, e la meditazione del rapporto tra ebraismo e cristianesimo, intesi come correnti profonde e strettamente intrecciate della struttura psicologica dell'uomo contemporaneo. Non a caso, nell'ultimissima riflessione citata nel libro e dettata pochi mesi prima della morte, egli ritorna alla prima lettura di Buber fatta durante la prima guerra mondiale, e a come quella lettura lo aveva stimolato ad approfondire la figura del Cristo.
  • Nel tentativo di teorizzare filosoficamente il principio radicalmente monistico del proprio pensiero (radicato nell'ebraismo, ma anche nelle filosofie orientali) Bernhard ritorna al concetto di entelechia ("la vita secondo un disegno", come la definisce egli stesso), principio metafisico posto come motore primario della vita e della coscienza, che (citiamo l'autore) "si manifesta nella coscienza facendo apparire l'interna 'necessità' a cui è soggetta ogni parte, come 'volontà'.".
    È questa base filosofica, che induce Bernhard a trasformare la psicologia analitica di Jung in "psicologia del processo di individuazione": la via dell'individuazione è infatti l'esplorazione, da parte dell'individuo, di un percorso di conoscenza che "può significare soltanto la conoscenza del posto e del compito che la 'parte' [soggettivamente, l'individuo] ha nell'organismo dell'Uno".

Ernst Bernhard visto dagli altrimodifica | modifica wikitesto

Ernst Bernhard nel ricordo di Cristina Campomodifica | modifica wikitesto

"Cristina Campo va da lui per curare l'agorafobia e le crisi di vomito. Lo vede per un periodo piuttosto lungo (almeno due anni), anche se non intraprende un'analisi regolare. Manca per mesi poi, quando l'angoscia le toglie il respiro, si rifugia nello studio di via Gregoriana: "Si sente - non è vero- che ieri sono stata da B. Ho dovuto andarci per non perdere, una volta ancora, il controllo della situazione. C'era una bruma di un rosa-lilla sui 14 campanili che si vedono dalle sua finestre...B. mi ha ridato, come altre volte, un pezzetto di terreno su cui posare i piedi". Cristina ammira Bernhard, lo considera una specie di mago, un taumaturgo. Le piace la sua capacità di leggere la mano e di consultare l'I Ching. La sua abilità nel disegnare, per ogni paziente, la Casa del Cielo. Soprattutto apprezza il suo coraggio nell'andare fino in fondo: "È un uomo che ha il senso esatto degli estremi rimedi. Io lascio tutto in equilibrio instabile, le sue parole e le cose". Grazie a lui approfondisce i testi di Jung, che a Firenze ha solo sfiorato. ("È un grandissimo pensatore, lo conosci?" Scrive a Traverso. "C'è tanto di Simone Weil nei suoi scritti scientifici".) A Bernhard manda gli amici più cari, come Gianfranco Draghi, che diventerà uno dei dirigenti della Società junghiana."[7].

Ernst Bernhard nei ricordi di Natalia Ginzburgmodifica | modifica wikitesto

Nell'estate del 1944 la scrittrice non aveva ancora trent'anni. Suo marito, Leone Ginzburg, era morto in carcere.

"Ero molto depressa, e allora un'amica mi consigliò di andare da Bernhard. Non sapevo niente di lui e mi era indifferente che fosse junghiano, anche perché avevo nozioni confuse sulla differenza tra Jung e Freud."

Bernhard si sedeva davanti a lei e l'ascoltava fumando in un bocchino d'avorio.

"Era un uomo alto, con una coroncina di riccioli argentei, piccoli baffi grigi e spalle un po' strette."

"Mi mettevo a parlare a precipizio"[....]"Benché sapessi di essere io la paziente, trovavo lui molto paziente con me. Prima di salire, mi sedevo in un caffè e appuntavo giù in fretta i miei sogni, con l'affanno di una scolara che deve presentare il compito."

Un episodio buffo, senza significato apparente, tuttavia farà precipitare la situazione:

"Un giorno lo trovai con una camicia chiusa al collo e una cravattina a farfalla. Sulla sua persona austera ed ebraica mi sembrò il più stupido segno della frivolezza...Di colpo smisi di andare da lui."

Di questo incontro con Bernhard Natalia Ginzburg ha scritto in Mai devi domandarmi (1970).

Il ricordo del regista Federico Fellinimodifica | modifica wikitesto

"...ci siamo visti molto spesso, a volte anche fuori dal suo studio. Bernhard mi ha sempre ispirato un sentimento di grande pace."

"L'immagine del suo studio in via Gregoriana. L'ora in cui lo andavo a trovare più volentieri era quella del tramonto, quindi c'era un sole che a un certo momento rendeva tutto dorato il pulviscolo della stanza. C'erano grandi finestre e l'occhio si perdeva su un panorama sterminato di Roma, mentre giungevano i rintocchi di tutti i campanili. Sembrava di essere in una mongolfiera sospesa nell'aria."

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Romano Màdera, "Maestri scomodi", in: Rivista di psicologia analitica, Roma, 54/96, p. 99:"Dopo poche parole mi chiese la data di nascita per vedere l'oroscopo e definire le mie linee astrologiche", p. 121: "Non fu un incontro piacevole: guardò il libretto delle Effemeridi che aveva sempre sul tavolo e disse, con tono severo, che quello sarebbe stato un giorno sbagliato e che avrei dovuto rinviare le nozze."
  2. ^ Luciana Marinangeli, I Ching di Ernst Bernhard, La Lepre ed., Roma, 2015, p. 38-42.
  3. ^ " Bernhard, con la sua compagna Dora Friedländer, cerca asilo in Inghilterra, ma viene respinto dai funzionari del British Immigration Office perché sulla scheda d'ingresso, alla voce "professione" ha scritto "chirologo e astrologo". Opta allora per l'Italia." Luciana Marinangeli, I Ching di Ernst Bernhard, La Lepre ed., Roma, 2015, p. 134.
  4. ^ Enrica Garzilli, L'esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini a Andreotti: Con il carteggio di Giulio Andreotti, Milano, Memori / Asiatica Association, 2012, vol. 1, p. 373: "Lo psicologo junghiano ebreo tedesco Ernst Bernhard [...] scrive commentando un sogno fatto l'11 ottobre 1935, che quando era internato in un campo in Calabria nel 1940-41 deve a Tucci il fatto di non essere stato deportato nei campi nazisti ma che gli fosse stato permesso di tornare a Roma e vivere nascosto in casa."
  5. ^ "Che io stesso non sia stato prelevato dal campo d'internamento e deportato in Polonia, ma che potessi uscire dal campo e tornare nella mia abitazione e viverci nascosto, le devo al celebre indologo italiano Giuseppe Tucci, che aveva saputo di me attraverso pazienti e ottenne la mia liberazione." Ernst Bernhard, Mitobiografia, Milano, Adeplhi, 1969, il sogno è riportato alla p. 7.
  6. ^ Luciana Marinangeli, I Ching di Ernst Bernhard, La Lepre ed., Roma, 2015, p. 137.
  7. ^ Cristina De Stefano, Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo, Milano, 2002, p. 65.

Operemodifica | modifica wikitesto

  • Ernst Bernhard, Mitobiografia, a cura di Hélène Erba-Tissot, Adelphi 1969 e Bompiani 1977.

Letteremodifica | modifica wikitesto

  • Ernst Bernhard, Lettere a Dora dal campo di concentramento di Ferramonti (1940-1941) Con le lettere di Dora da Roma, a cura di Luciana Marinangeli, Aragno, Torino, 2001.
  • "Lettere tra Ernst Bernhard e Carl Gustav Jung" 1934/1959", a cura di Giovanni Sorge, in: Rivista di Psicologia Analitica, 12-64, 2001.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana, Roma, Astrolabio, 1977.
  • Romano Màdera (a cura di), "Maestri scomodi. Ernst Bernhard, Buber e Jung", Rivista di psicologia analitica, Nuova serie, n. 2, 54/96, Roma, Astrolabio, 1996,
  • Luciana Marinangeli, I Ching di Ernst Bernhard. Una lettura psicologica dell'antico libro divinatorio cinese, La Lepre ed., Roma, 2015, ISBN 9788896052990.
  • Erica Olivetti, Gli Olivetti e l'Astrologia (prefazione di Giorgio Galli), Roma, Ed. Mediterranee, 2004

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

Controllo di autorità VIAF: (EN20474146 · BNF: (FRcb128490495 (data)