Esplorazioni geografiche

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Si definiscono correntemente esplorazioni geografiche i viaggi compiuti per ampliare le notizie di terre sconosciute al fine di sfruttarle commercialmente, politicamente, militarmente o, talvolta, realizzati per motivazioni religiose o semplicemente scientifiche.

Connesse alle esplorazioni sono le scoperte geografiche operate da europei che mettevano piede per la prima volta in terre che essi non conoscevano ma che, naturalmente, erano ben note ad abitanti che a loro volta, molto tempo prima, avevano scoperto quei territori dove avevano creato la loro civiltà. Ogni piccola parte della Terra abitata infatti è stata scoperta dai primi uomini che nella preistoria si sono spostati in territori dove si sono stabilizzati. Su queste stesse terre sono poi arrivati gli europei che ne ignoravano l'esistenza e che hanno creduto, dal loro punto di vista, di averle "scoperte".

« Gli occidentali hanno curiosamente limitato la storia del mondo raggruppando il poco che sapevano sull'espansione della razza umana intorno ai popoli di Israele, Grecia e Roma. Così facendo hanno ignorato tutti quei viaggiatori ed esploratori che a bordo di navi hanno solcato i mari della Cina, l'oceano Indiano, l'oceano Pacifico e i mari artici, e che in carovane, hanno attraversato le immense distese dell'Asia. In verità la parte più cospicua del globo, con culture diverse da quelle degli antichi Greci e Romani è rimasta sconosciuta a coloro che hanno scritto del loro, piccolo, mondo con la convinzione di scrivere la storia e la geografia del mondo. [1] »
(Henri Cordier)

Per i Greci il termine più aderente al concetto di mondo conosciuto, fu ecumene (dal greco οἰκουμένη, participio medio passivo del verbo οἰκέω, "abitare") che indicava la porzione di Terra conosciuta e abitata [2] per cui l'ecumene divenne anche il termine geografico-storico-filosofico di descrizione delle regioni dove l'uomo aveva elaborato una sua propria civiltà. In un senso più ristretto, il mondo conosciuto per mezzo delle esplorazioni geografiche assunse il nome di "mondo romano", "mondo ellenistico", "mondo cristiano", "mondo arabo", "mondo cinese", "Nuovo Mondo", e così via.

L'arrivo dell'esploratore Cristoforo Colombo a San Salvador in America

L'antichitàmodifica | modifica wikitesto

I Cretesimodifica | modifica wikitesto

« Il primo vero e proprio contributo alle esplorazioni geografiche nell'antichità, ci viene da Creta, la cui popolazione della civiltà minoica attraversò in lungo ed in largo il Mediterraneo, già a partire dal 3000 a.C.[3] »
(Francesco Giunta)

Creta instaurò un fiorente impero marittimo che dal Mar Egeo raggiunse l'Egitto, la Siria, le regioni a nord del mar Nero. Ai cretesi è legata la prima esplorazione del Mediterraneo occidentale. In Sardegna e nelle Baleari sono state ritrovate monete cretesi. In Sicilia, già Erodoto citava i loro rapporti con i Sicani, in particolare a Camico sede della reggia di Kokalos. dove, racconta lo storico, secondo la leggenda del Minotauro, venne ospitato Dedalo, in fuga da Creta, e Minosse vi fu ucciso.[4] I rapporti commerciali dei cretesi con l'Egitto sono testimoniati dall'arte figurativa nilotica soprattutto negli affreschi degli ipogei che raffigurano prodotti del commercio cretese e di navi cretesi contro la Siria si servì il faraone Thutmose III. [5]

L'Egittomodifica | modifica wikitesto

Fu l'interesse commerciale a spingere i mercanti egizi a recarsi a sud del Basso Egitto e esplorare le regioni dell'Africa Orientale: in particolare, a cominciare dal terzo millennio a.c., la Nubia, l'Ogaden in Etiopia e la Somalia.

Erano noti agli egizi i regni di Napata, Meroe, Axum, D'mt, lo Yemen (che poi Tolomeo denominò Arabia Felix) e la regione di Sheba (Regno di Saba),[6].

Alla ricerca di mirra ed incenso fu intrapresa, al tempo del faraone Sahura (V dinastia, XXVIII secolo a.C.), una spedizione marittima che raggiunse il Paese di Punt (poi Corno d'Africa).

Nel XXIII secolo a.C., Harkhuf, governatore dell'Alto Egitto, raggiunse la regione delle fertili pianure ove confluiscono il Nilo Azzurro ed il Nilo Bianco a sud dell'odierna Khartoum.

Solo molto dopo, con la figlia del faraone Thutmose I, la regina Hatshepsut (XI secolo a.C.) si ripeterono le esplorazioni commerciali nella regione di Punt. [7]

I Fenicimodifica | modifica wikitesto

La regione del Mar Rosso nell' VIII secolo a.C.

Verso il 1000 a.C., dopo l'invasione dei Dori che determinò la scomparsa della potenza egemone cretese, i Fenici, popolo di mercanti e di navigatori, esplorarono le coste del Mediterraneo raggiungendo le vicinanze dell'attuale città spagnola di Cadice. Secondo una leggenda egizia, ripresa da Erodoto alcune navi fenice, per ordine del faraone Necao, realizzarono per primi la circumnavigazione dell'Africa, partendo dal Mar Rosso e giungendo nel Mediterraneo dopo aver attraversato per primi le Colonne d'Ercole.[8]

« E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra [9] »
(Erodoto, ibidem)

Oggi è acclarato che, nell'emisfero australe, il sole, allo zenit, indica effettivamente il nord , per cui il racconto dei fenici potrebbe essere una prova della prima circumnavigazione dell'Africa.[10]

I Cartaginesimodifica | modifica wikitesto

L'ammiraglio cartaginese Annone, costeggiò l'Africa nord-occidentale con cinquanta navi e 30.000 coloni tra uomini e donne, raggiungendo l'attuale Sierra Leone ed il Camerun e fondando numerose colonie.

Nel 450 a.C. Imilcone cartaginese, originario probabilmente della colonia di Gadir ( nei pressi di Tartesso), costeggiò l'Hispania e la Gallia raggiungendo la costa meridionale della Britannia. Il rinvenimento di monetazione cartaginese risalente al 300 a.C. presso l'isola di Corvo nelle Azzorre farebbe propendere per una presenza punica.

I Grecimodifica | modifica wikitesto

Ritratto di Erodoto

La volontà dei Greci, di espandersi e di fondare nuove colonie li spinse a dare un nuovo impulso alle esplorazioni. I Greci si concentrarono soprattutto sull'Europa e sull'Asia; raggiunsero le coste italiane e quelle spagnole. Un certo Coleo di Samo, nel VII secolo a.C. secondo Erodoto[11] fu il primo tra i Greci ad arrivare a oltre le Colonne d'Ercole alla città di Tartesso nel (640 a.C. circa), intrattenendo rapporti commerciali con il re di Tartesso, Argantonio. Ritornò in Grecia avviando il commercio dello stagno, che continuò con Sostrato di Egina, proveniente dalla Sierra Morena e dalle isole Cassiteridi.

Il greco Eutimene da Marsiglia raggiunse la foce del fiume Senegal,

Si iniziarono inoltre le prime esplorazioni anche verso nord con il greco Pitea della colonia greca di Massalia (l'odierna Marsiglia), che viaggiò dal 325 a.C. [12] circumnavigando la Gran Bretagna e raggiungendo la Norvegia con le Orcadi, le Shetland e le Isole Fær Øer. Pitea descrive anche la mitica Thule come un'isola di fuoco e ghiaccio, fertile e popolata, in cui il sole non tramonta mai (forse l'Islanda?), posta ad appena sei giorni di navigazione a nord dall'attuale Gran Bretagna.

Secondo Erodoto [13] nel 516 a.C. Scilace[14] di Cariànda (città della Caria), navigatore, geografo e cartografo greco antico che visse tra il VI e il V secolo a.C., esplorò tra il 519 a.C. e il 516 a.C., per conto del re persiano Dario I, le foci dell'Indo. Raggiunto l'Oceano Indiano, navigò verso ovest: costeggiò l'Hadramawt, esplorò le coste della Penisola Arabica, attraversò poi il Mar Rosso e giunse quindi al fiume Nilo che discese fino alla foce arrivando fino in Egitto[15].

Mappa di Eratostene

Ai geografi greci, tra cui Eratostene, al quale si deve il nome Geografia e l'uso delle coordinate geografiche (latitudine e longitudine, ed Ipparco di Nicea, che diffuse metodi astronomici per il calcolo delle longitudini), risalgono i primi tentativi di disegnare carte geografiche dove il mondo da loro conosciuto era rappresentato come. Venivano raffigurati il Mediterraneo con la parte settentrionale dell'Africa, l'Europa fino all'attuale Germania e l'Asia che terminava est con l'India. Quattro i fiumi principali che univano i tre continenti: il Danubio, il Nilo, il Tigri e l'Eufrate. L'estremo Nord-Ovest era descritto, soprattutto da parte di Ecateo di Mileto, come un mitico luogo abitato dagli Iperborei.

Secondo alcuni studiosi, tra i quali l'americana Henriette Mertz ed Enrico Mattievich, docente di fisica presso l'università di Rio de Janeiro, vi sarebbero evidenze dell'arrivo di navi greche addirittura nelle Americhe.

Alessandro Magnomodifica | modifica wikitesto

La spedizione militare di Alessandro Magno contribuì moltissimo ad ampliare i ristretti confini dell'ecumene scoperti dei greci. Si ebbe infatti una conoscenza più approfondita di un vastissimo territorio dell'Asia, ad oriente della Mesopotamia, che arrivava fino all'India.

Nello stesso periodo, nel 325 a.C., Nearco (condottiero) di Creta, guidò la flotta macedone lungo le coste asiatiche fra l'Eufrate e l'India (all'incirca fra gli attuali Iraq e Pakistan).

Attraverso le vie aperte dall'impresa di Alessandro Magno, giunse in Europa le prime notizie sui paesi dell'Estremo Oriente mentre si approfondiva la conoscenza di India, Ceylon, Indocina e Indonesia. Il costituirsi della nuova cultura dell'Ellenismo e la creazione, alla morte di Alessandro, dei Regni ellenistici quali il Regno greco-battriano ed il Regno indo-greco, produsse una serie di intensi viaggi di scoperte geografiche che diedero vita a nuove speculazioni sulla geografia che spinsero alcuni filosofi a considerare persino l'ipotesi della sfericità della Terra e a calcolarne la probabile circonferenza.

I Romanimodifica | modifica wikitesto

Il concetto dell'ecumene secondo Cratete di Mallo

Le conquiste romane del II secolo consentono di esplorare terre sconosciute e aree interne di territori, di cui i Greci conoscevano solo le coste. I Romani diedero un contributo fondamentale alla conoscenza di regioni come la Gallia, la Spagna, la Germania. Giulio Cesare parlerà per la prima volta dell'isola della Britannia (attuale Inghilterra) che poi l'imperatore Claudio conquisterà.

Nel 169 a.C., il greco Cratete di Mallo diffuse a Roma la conoscenza della Terra come separata da quattro continenti.[16] Nel 30 a.C. Diodoro Siculo nella stesura della sua opera più nota, la Bibliotheca historica, riporta, tra le altre regioni da lui visitate notizie sulla Scizia.

Con Nerone si diede impulso nuovamente all'esplorazione dell'Africa, in particolare delle aree più interne, con la Spedizione romana alle fonti del Nilo da lui voluta, ed ancora con le Spedizioni romane verso il Lago Ciad e il fiume Niger condotte da Lucio Cornelio Balbo, da Valerio Festo, da Settimio Flacco e da Giulio Materno.

La necessità di approfondire la conoscenza di questi territori africani nasceva dal procurarsi sempre più schiavi e animali esotici per i giochi del circo.

In età imperiale si avevano notizie, ancora incerte e semileggendarie, sull'arcipelago indonesiano, sull'Arabia, sulle regioni del Nord Europa, che si andavano ad aggiungere a quelle sul fiume Niger e sui laghi equatoriali al centro del continente africano sino a quelle di possibili contatti romani con le Americhe, confermati da mosaici a Pompei [17].

Ritratto risalente all'epoca rinascimentale di Tolomeo,

Nel II secolo, Claudio Tolomeo, sulla scorta dei precedenti lavori di Marino di Tiro, che aveva realizzato una carta geografica dell'Ecumene il cui limite occidentale erano le Isole Fortunate e come limite settentrionale Thule, scrisse l'Introduzione geografica che fu considerato un testo base per le conoscenze geografiche nei secoli successivi. Plinio il Vecchio infatti, ne dedusse l'esistenza reale delle Isole Fortunate che egli identificò con le Isole Canarie.

Altrettanto fondamentali furono le esplorazioni geografiche compiute, in età augustea da Strabone, il primo cultore di geografia che effettuò di persona la ricognizione dei luoghi che poi descrisse nel suo testo più noto di ben 17 tomi giunto sino a noi:

« [...] dall'Armenia verso occidente, fino alla Tirrenia di fronte alla Sardegna, e dal Ponto Eusino verso sud fino ai confini dell'Etiopia. Né può trovarsi altra persona, tra chi abbia scritto di geografia, che abbia viaggiato per distanze più lunghe di quanto io stesso non abbia fatto »
(Strabone. Geografia. II. 5,11)

Strabone viaggiò anche con il prefetto imperiale Gaio Elio Gallo di cui descrive l'arrivo in quella regione della penisola arabica allora nota come Arabia Felix, a Ma'rib capitale del Regno di Saba famosa per la sua diga.

Pausania il Periegeta che esplorò la Grecia, la Macedonia, l'Italia, l'Asia e l'Africa, fu noto, dal 117 al 180 d.C., a Roma per la sua opera Periegesi della Grecia, in dieci libri, che si presenta come il testo di un esploratore moderno con descrizioni molto dettagliate del suo itinerario e la lista dei siti e delle località realmente esplorate. Unica eccezione la descrizione nel capitolo XXIII, delle Isole Satyrides (Isole dei satiri) che egli descrive situate nell'Oceano Atlantico ed abitate da indigeni dalla pelle rossa con una lunga coda da satiro[18].

Tra il I ed il III secolo d.C. l'Impero Romano aveva già stabilito costanti rapporti commerciali con l'India, l'Africa Orientale e la Cina, come evidenziato dal testo Periplus Maris Erythraei, opera forse di un mercante egiziano di lingua greca, che cita, tra gli altri, il fiume Gange, il porto di Berenice ed il Golfo Persico.

Altra fonte significativa dell'esplorazione romana è la Tavola Peutingeriana che riporta raffigurazioni dell'Impero romano, del Vicino Oriente e dell'India con il Gange e lo Sri Lanka (Insula Taprobane).

Il più antico trattato di geografia della letteratura latina, è l'opera De Chorographia ("Descrizione dei luoghi") di Pomponio Mela che per la prima volta cita le isole di Capo Verde chiamate le isole "Gorgades".

Rilievo storico significativo è dato dall'Itinerario antonino (Itinerarium Antonini Augusti) di cui ci è pervenuta solo una copia dell'epoca di Diocleziano (IV sec. d.C.). Nonostante il titolo, il testo non è in relazione con l'imperatore Antonino Pio, bensì con Marco Aurelio Antonino, più noto come Caracalla che ne ordinò la redazione. L'opera costituisce, di fatto, la prima mappa stradale dell'Europa Occidentale in quanto riporta le stazioni di posta (mansio) gestite dal governo romano e la distanza in miglia tra le località collegate dalle vie consolari.

Il Medioevomodifica | modifica wikitesto

Missionari e pellegrini cristianimodifica | modifica wikitesto

Nel Medioevo le esplorazioni geografiche subirono una battuta d'arresto e le conoscenze si limitarono a quelle antiche e in alcuni punti, addirittura regredirono. Le eccezioni sono costituite dai viaggi effettuati da missionari cristiani verso le regioni di provenienza dei barbari o comunque esterne al limes dell'Impero Romano.

L'Irlanda, già nota ai romani con il nome di Hibernia, fu oggetto, tra il 374 ed il 466, dei viaggi di San Patrizio che la evangelizzò.

Partendo dall'Irlanda il monaco Brendano di Clonfert, noto anche come Brendano il Navigatore, si suppone che abbia visitato le Fær Øer in due o tre occasioni (512-530), nominando due delle isole Sheep Island e Paradise Island of Birds. A partire dal 565 Brendano navigò verso nord forse raggiungendo l'Islanda [19] alla ricerca della mitica Isola dei Beati, o di Thule. Il resoconto, immaginifico, che ci è giunto con il titolo di La navigazione di San Brandano, ha contribuito ad accrescere le leggende geografiche su Thule, tra cui la più nota è quella riferita da Antonio Diogene [20]. Unico riscontro veritiero appare il rinvenimento plurimo (nel 1905, 1923, 1933, 1966, 1991, 1993) in alcune aree dell'Islanda meridionale di alcune monete romane con datazione tra il II e il III secolo, conservate al Museo Nazionale d'Islanda di Reykjavik, che secondo l'archeologo Kristján Eldjárn attesterebbero la frequentazione romana dell'Islanda.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Islanda § Prove della presenza romana.

Analoga attività missionaria svolse San Bonifacio in Sassonia dove il suo allievo Sturmio di Fulda fondò l'Abbazia di Fulda.

Stessa funzione missionaria fu svolta a cominciare dalla seconda metà dell'800 dai fratelli Cirillo e Metodio che partendo dalla natia Tessalonica, in Grecia, raggiunsero, assieme a Fozio di Costantinopoli, la Crimea e poi la regione della Grande Moravia che evangelizzarono, e nella quale introdussero l'Alfabeto glagolitico, da cui derivò poi l'Alfabeto cirillico ancora oggi in uso presso i popoli Slavi.

Il viaggio in Terra Santa dei pellegrini cristiani mirava non alla conoscenza di nuove terre, ma alla ricerca delle testimonianze materiali della Bibbia e del Vangelo e a un aggiornamento delle conoscenze geografiche dei luoghi. Già nel 333 d.C. un anonimo viaggiatore proveniente da Burdigala (Bordeaux) scrisse l'Itinerarium Burdigalense, noto anche come Itinerarium Hierosolymitanum, che è il più antico racconto di viaggi con un itinerario cristiano.

Tra il 381 ed il 384 d.C., la personalità più nota dei pellegrini cristiani fu quella di Egeria, badessa di Aquitania ed autrice della Peregrinatio Aetheriae, (Il pellegrinaggio di Eteria) dove sono descritti l'Egitto, il Sinai, la Siria, la Mesopotamia fino alla città di Edessa.

Si citano tra gli innumerevoli altri autori di viaggi: Teodosio di Pečerska, Leonardo Frescobaldi, Meliaduse d'Este, Antonino di Piacenza (cui con una Pseudoepigrafia fu attribuita la cronaca di un pellegrinaggio del 570 in Terra Santa), l'irlandese Arculfo, il britannico Villibaldo di Eichstätt.

Anche alcuni mercanti continuarono ad intrattenere rapporti commerciali con l'Asia e l'Africa, tra essi: Meshullam da Volterra ( più noto come Bonaventura da Volterra), e Cosma Indicopleuste mercante siriano del VI secolo d.C. che fu navigatore dell'Oceano Indiano e autore di un trattato, Topografia cristiana, che contiene 123 carte geografiche dei luoghi da lui esplorati.

« Il valore di questi viaggi è relativo ai fini delle esplorazioni geografiche, ma esso è notevole se teniamo conto che la via dei pellegrini è l'unico filo che, in secoli molto tormentati, tiene vivo il legame tra Europa Occidentale ed il Medio Oriente. [21] »
(Francesco Giunta)

Dopo l'Anno Mille un risvegliato interesse culturale portò diversi viaggiatori e geografi europei ad intraprendere nuovi viaggi in Asia, alcuni si spinsero anche oltre il mondo arabo raggiungendo la Mongolia e la Cina, tra essi: Beniamino di Tudela che dalla Spagna nel 1165 raggiunse l'Arabia Felix, Giovanni da Pian del Carpine che nel 1245, assieme al suo compagno Benedetto Polacco, raggiunse Karakorum [22][23], Guglielmo di Rubruck che nel 1253 arrivò a sua volta a Karakorum, Odorico da Pordenone, per il suo apostolato svolto a partire dal 1322, noto come "Apostolo dei Cinesi", arrivò sino in Mongolia, India e Cina.

Gli Arabimodifica | modifica wikitesto

Gli Arabi compirono importanti viaggi verso l'Asia centrale, la Cina, l'India, importando da quelle civiltà importanti cognizioni in molti campi del sapere. Fondamentali per la Cosmografia furono gli scritti di Zakariyya al-Qazwini famoso anche per il dizionario geografico "Monumenti dei luoghi e storia dei servi di Dio".

Grazie all'opera dei geografi arabi Abu ʿUbayd al-Bakri e di Abū l-Qāsim ʿUbayd Allāh b. Khordādbeh, ci è pervenuto il Kitāb al-masālik wa l-mamālik (Libro delle strade e dei reami), da cui risulta che nel periodo compreso tra l'846 ed il 1084 la maggior parte delle conoscenze geografiche era dovuta all'intenso commercio tra Occidente ed Oriente svolto dai Radaniti mercanti ebrei dell'Alto Medioevo che sembra abbiano svolto un ruolo fondamentale negli scambi mercantili di prodotti rari e di lusso tra il mondo cristiano e quello musulmano, specialmente nel IX secolo dell'era cristiana.[24].

Tra i viaggiatori, oltre a Ibn Hawqal, Ahmad ibn Fadlan, Ibrahim ibn Ya'qub, Ibn Jubayr, al-Himyari, vi fu lo storico Ibn Khaldun che, nel 1401, in qualità di ambasciatore presso la corte di Tamerlano, riportò descrizioni dell'Impero timuride in Asia Centrale ed in Persia orientale.

Particolarmente significativi furono i viaggi di Ibn Battuta (1304–1368/69), che visitò Africa, India, Sud-est asiatico e Cina, e che è considerato uno dei più grandi viaggiatori ed esploratori della storia. Scrisse Un dono di gran pregio per chi vuol gettar lo sguardo su città inconsuete e peripli d'incanto.

Altrettanto degno di menzione è il viaggiatore arabo Muhammad al-Idrisi (noto anche come Idrīsī, Edrisi, El Edrisi). Dopo aver viaggiato in Anatolia, Grecia, Creta, Rodi, Portogallo, i Pirenei, la costa atlantica francese, l'Ungheria, la Finlandia, e York in Inghilterra, nel 1145 si stabilì a Palermo presso la corte normanna del re Ruggero II dove pubblicò una raccolta di osservazioni sui viaggi che aveva compiuti dal titolo :Kitāb nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq, chiamato Il libro di Ruggero (Kitāb Rugiār o Kitāb Rugiārī) con una rappresentazione cartografica del mondo alla fine del 1154 nota come Tabula Rogeriana. Nei suoi scritti narra che alcuni viaggiatori arabi, partiti da Lisbona, avessero attraversato l'Oceano Atlantico raggiungendo delle isole i cui abitanti avevano la pelle rossa.

I Vichinghimodifica | modifica wikitesto

A partire dal X secolo, durante il periodo di inusuale clima relativamente caldo, nella regione del nord Atlantico, durato circa 500 anni dal IX al XIV secolo (periodo caldo medievale), per la prima volta casualmente i Vichinghi (noti anche come Norreni) con il navigatore scandinavo Naddoddr toccarono l'Islanda, poi con il navigatore Hrafna-Flóki Vilgerðarson cominciò la colonizzazione, dai resti rinvenuti risulta che probabilmente l'isola fosse stata abitata da monaci irlandesi Papar. I Vichinghi, partendo dall'Islanda, raggiunsero nel 985 con Erik il Rosso la Groenlandia fondandovi una prospera colonia tanto importante che nel 1112 nella città di Garðar si costituì la sede vescovile con Erik Gnupsson nominato da Papa Pasquale II.

A partire del 1100 la Groenlandia era stata scoperta e colonizzata anche dagli Inuit, con un loro sottogruppo noto come popolazione di Thule che arrivò in Groenlandia intorno al XIII secolo, presso la cittadina di Qaanaaq.

I Vichinghi stanziati in Groenlandia chiamarono "Skræling", barbari, le popolazioni preesistenti dei Dorset e un sottogruppo della popolazione di Thule. Quando il viaggiatore islandese Bjarni Herjólfsson nel 986 scoprì Terranova (che chiamò Vinland) e il Labrador (che chiamò Markland) chiamò allo stesso modo "barbari" gli abitanti del Nord America probabili antenati dei Beothuk.

Nel 996 Leif Ericson figlio di Erik il Rosso, raggiunse l'Isola Baffin, che chiamò Helluland), e fondò un insediamento vichingo presso L'Anse aux Meadows a Terranova di cui ancora oggi esistono resti archeologici.

L' Anse Aux Meadows Large Building

Non insignificante fu la conoscenza che i Vichinghi ebbero della regione della Sarmazia, che esplorarono dapprima risalendo i fiumi che sfociavano nel Mar Baltico, stabilendosi sul lago Ladoga dove fondarono la città di Aldeigjuborg, e quindi, navigando il fiume Dnepr si diressero verso il Mar Nero. In questo modo costituirono la Via variago-greca in direzione di Bisanzio che permetteva di unire con una rete di scambi commerciali la Scandinavia e l'Impero bizantino. In particolare la via attraverso il Mar Caspio raggiungeva il Califfato degli Abbasidi presso la città di Abaskun, l'Emirato dei Samanidi, e anche la città di Khiva in Uzbekistan. Tra l'VIII ed il IX secolo gli insediamenti norreni erano così estesi da formare il Khaganato di Rus'.

Erano chiamati Variaghi[25] le popolazioni vichinghe che verso l'anno 880, secondo la Cronaca degli anni passati, si insediarono a Kiev, guidati da Rjurik e fondarono Rus' di Kiev, il più antico stato slavo, dal quale, già a partire dall'864 e sino al 1174, partirono numerose spedizioni militari.

Le Repubbliche marinaremodifica | modifica wikitesto

La ripresa economica e commerciale successiva all'anno Mille e il notevole sviluppo delle Repubbliche marinare portò ad una ripresa significativa delle esplorazioni geografiche che videro come protagonisti:

  • I fratelli genovesi Ugolino e Vadino Vivaldi (XIII secolo), che tentarono un'esplorazione marittima nell'Oceano Atlantico della quale non si ebbe più notizia. I mercanti italiani tentavano infatti di raggiungere la Cina attraverso vie alternative, per evitare il passaggio delle merci nei paesi arabi che ne causava un aumento dei prezzi.
  • Marco Polo (1254–1324), il cui intento ebbe invece successo: il lungo viaggio intrapreso dal veneziano fra il 1271 e il 1295 gli permise di raggiungere la Cina via terra, percorrendo la cosiddetta via della seta. Partito insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo, giunto in Cina, ottenne i favori del Kubilai Khan, divenendone consigliere e successivamente ambasciatore. Mentre tornava a Venezia per mare, catturato e fatto prigioniero dalle navi genovesi, raccontò i suoi viaggi che furono trascritti ne Il Milione, un'opera che contribuì a far conoscere agli europei le regioni centrali e orientali dell'Asia. Le sue descrizioni hanno ispirato Cristoforo Colombo [26] e contribuito alla creazione della mappa di fra Mauro [27].
  • Lanzerotto Malocello (1270–1336), ligure, che arrivò alle Canarie e che lasciò il suo nome all'isola di Lanzarote.
  • Ciriaco d'Ancona (1391–1452), che viaggiò non tanto nello spazio, quanto, in un certo senso, nel tempo, poiché esplorò i paesi del Mediterraneo orientale alla ricerca di testimonianze del passato ed è stato perciò considerato, anche dai suoi stessi contemporanei, pater antiquitatis, il fondatore o "padre dell'archeologia". [28]
  • Cristoforo Colombo (1451-1506);
  • Sebastiano Caboto (1484–1557), il veneziano che, assunto come cartografo da Enrico VIII d'Inghilterra, scoprì Terranova ed esplorò le coste atlantiche d'America.

Le grandi scopertemodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Colonizzazione europea delle Americhe.

La scoperta dell'Americamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cristoforo Colombo.

La caduta di Costantinopoli nel 1453, determinò il passaggio ai Turchi del controllo delle preziose merci che giungevano in Europa dall'Asia. Nacque così l'esigenza di trovare vie alternative per giungere in India e in Cina.

I quattro viaggi di Colombo

Il mondo geografico si divise in due scuole di pensiero: una, definita tolemaica, era convinta che l'unica via alternativa fosse la ricerca di un passaggio o a nord dell'Europa o circumnavigando l'Africa, un'altra detta oceanica, guidata dal geografo fiorentino Paolo Toscanelli sosteneva che la Terra fosse sferica e si potesse raggiungere l'India tramite l'Oceano Atlantico.

Le innovazioni e i fondamentali progressi nella navigazione e nella cartografia permisero le grandi esplorazioni compiute nel Quattrocento da spagnoli e in particolare dai portoghesi Bartolomeo Diaz, che doppiò Capo di Buona Speranza, Vasco da Gama, che nel 1498 raggiunge l'India e Pedro Alvares Cabral che nel 1500 raggiunse la costa del Brasile. I portoghesi in particolare trassero vantaggio dalla particolare tecnica di navigazione in alto mare, la cosiddetta volta do mar, messa a punto originalmente per l'attraversamento dell'Atlantico settentrionale.

L'impresa più celebre e significativa fu quella compiuta da Cristoforo Colombo che il 12 ottobre 1492 raggiunse il continente americano, segnando una vera e propria svolta nella storia universale, tanto da costituire per molti storici l'inizio dell'età moderna. Pietro Martire d'Anghiera, nella sua opera "De Orbe Novo", descrisse il primo contatto fra gli Europei e i nativi americani.

Nel 1497, un altro italiano Giovanni Caboto esplorò l'isola di Terranova e del Canada

Agli inizi del XVI secolo il toscano Amerigo Vespucci esplorò il litorale atlantico del Sudamerica e fu il primo a capire di non essere in Asia ma in una nuova terra che in suo onore fu chiamata America.

Le imprese dei conquistadores consentirono successivamente di navigare per la prima volta nell'Oceano Pacifico.

La colonizzazione dell'America e l'esplorazione del Pacificomodifica | modifica wikitesto

Iniziò così una corsa ad impossessarsi delle nuove terre americane, ricche di minerali preziosi e di aree fertilissime, utili per l'agricoltura. Gli spagnoli e i portoghesi si concentrarono nell'area meridionale, mentre francesi, inglesi e olandesi si contesero il Nordamerica.

Nel 1520, Ferdinando Magellano, al servizio dei reali di Spagna, oltrepassò la Terra del Fuoco ed esplorò il mare che chiamò Oceano Pacifico. Magellano raggiunse le Filippine dove fu ucciso ma una parte del suo equipaggio, riuscì a toccare l'India, l'Africa e finalmente tornò in Spagna compiendo la prima circumnavigazione del globo. Nel 1523 Giovanni da Verrazzano raggiunse l'attuale New York.

Intanto si cercavano nuove vie per raggiungere l'Asia evitando l'ardua traversata del Pacifico e in molti tentarono di trovare una nuova via, il cosiddetto Passaggio a Nord-Ovest, attraverso l'Artico.

Alla fine del Cinquecento la conoscenza del mondo si era ulteriormente dilatata, si conoscevano abbastanza bene i contorni dell'Africa, dell'America, dell'Asia meridionale, mentre erano completamente sconosciute l'Australia, l'Antartide e l'Artide a eccezione della Groenlandia.

Il colonialismo (dal XVII al XIX secolo)modifica | modifica wikitesto

Anche la Russia si lanciò nelle esplorazioni, puntando soprattutto a raggiungere nuovi sbocchi marittimi liberi dal ghiaccio avvicinandosi al Mar Baltico e alla Siberia.

Nel 1649 fu raggiunta l'estrema punta dell'Asia e nel 1728 fu superato lo stretto di Bering e fu esplorata l'Alaska.

Le rotte dei viaggi di Tasman. Il primo viaggio è mostrato in rosso, il secondo in blu.

Nel XVII secolo pionieri olandesi iniziarono a esplorare le prime isole dell'Oceania. Willem Janszoon scoprì l'Australia, Abel Tasman nel 1642 scoprì l'isola, chiamata poi Tasmania in suo onore, la Nuova Zelanda, le isole Tonga, le Isole Figi, costeggiò la Nuova Guinea, e le coste settentrionali dell'Australia.

Le rotte dei viaggi di James Cook. Il primo viaggio è mostrato in rosso, il secondo in verde, il terzo in blu.

Nel XVIII secolo nacquero con fini esclusivamente scientifici le "Società Geografiche" come quella inglese che finanziò i viaggi dell'inglese James Cook che esplorò approfonditamente l'Australia orientale, prendendone possesso in nome del re d'Inghilterra.

Continuavano, nel frattempo, le esplorazioni delle regioni interne dell'America, arrivando sino alle baie del Canada. Gli inglesi si dedicarono in particolare all'Africa: James Bruce (1730-1794) arrivò alle mitiche sorgenti del Nilo e nel XIX secolo le potenze europee cominciarono a istituire i primi imperi coloniali africani.

Destinate a passare alla leggenda, saranno le imprese di David Livingstone (1841) e Henry Stanley (1870) che percorsero il centro dell'Africa.

Vi furono anche esploratori italiani, che viaggiarono in Etiopia e Somalia, come Pellegrino Matteucci che nel 1880 fece una traversata di 4600 chilometri dell'Africa equatoriale: dal mar Rosso fino alla foce del fiume Niger nell'Atlantico.

Il XX secolo: le regioni polarimodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Esplorazione dell'Artide ed Esplorazioni antartiche.

Nella prima metà del XX secolo si compì l'esplorazione e la conquista delle regioni polari.

Il 6 aprile 1909 lo statunitense Robert Edwin Peary raggiunse il Polo Nord e il 14 dicembre 1911 il norvegese Roald Amundsen arrivò al Polo Sud.

I satelliti e la cartografia aerea hanno permesso di ottenere approfondite conoscenze di aree ancora poco conosciute come l'Africa equatoriale, l'Amazzonia, l'interno dell'Antartide e l'Himalaya.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Henri Cordier, Histoire générale de la Chine et de ses relations avec les pays étrangers: depuis les temps les plus anciens jusqu'à la chute de la dynastie Mandchoue, Vol. I, Depuis les temps les plus anciens jusqu'à la chute de la dynastie T'ang (907); Vol. 2, Depuis les cinq dynasties (907) jusqu'à la chute des Mongols (1368); Vol. 3, Depuis l'avènement des Mings (1368) jusqu'à la mort de Kia K'ing (1820); Vol. 4, Depuis l'avènement de Tao Kouang (1821) jusqu'à l'époque actuelle. (1920-1921).
  2. ^ ecumene, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 14 marzo 2017.
  3. ^ Francesco Giunta, Breve Storia delle Esplorazioni Geografiche, p. 10.
  4. ^ Erodoto, Storie, VII,170,1-2.
  5. ^ F. Giunta, Breve Storia delle Esplorazioni Geografiche, p. 11.
  6. ^ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, Roma-Bari, Giuseppe Laterza e figli spa, 1990, pp. 8-12; 91-431.
  7. ^ F. Giunta, Breve Storia delle Esplorazioni Geografiche, p. 9.
  8. ^ Erodoto, Storie - Libro quarto.
  9. ^ La navigazione avveniva da est verso ovest, quindi "sulla destra" significa "a nord".
  10. ^ Isaac Asimov, Esplorando la Terra e il Cosmo. Milano, Mondadori, 1983.
  11. ^ Storie (IV, 152).
  12. ^ Pìtea, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 5 maggio 2016.
  13. ^ Storie IV 44.
  14. ^ Scìlace, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 29 gennaio 2017.
  15. ^ Strabone, XIV 2, 20.
  16. ^ "Le Muse", Vol. III, Novara, De Agostini, 1965, p. 494.
  17. ^ Ananas a Pompei, pompeisepolta.com.
  18. ^ Louis-Henri Parias, Histoire universelle des explorations, vol. 2 (di 4 voll.), Parigi, edizioni Nouvelle Librairie de France, 1957-1959, p. 226.
  19. ^ Alberto Magnani (a cura di), La navigazione di San Brandano, Palermo, 1992.
  20. ^ Antonio Diogene, Le incredibili avventure al di là di Tule, Palermo 1990, curata da M. Fusillo (con il testo in greco a fronte).
  21. ^ F. Giunta, Breve Storia delle Esplorazioni Geografiche, p. 51.
  22. ^ C. de Bridia, Historia Tartarorum, ed., A. Onnerfors (Berlin 1967); an English translation in R.A. Skelton, T.E. Marston, and G.D. Painter, The Vinland Map and the Tartar Relation (New Haven 1965) 54-101.
  23. ^ C. de Bridia, Historia Tartarorum, ed., A. Onnerfors, Berlino 1967
  24. ^ Eliyahu Ashtor, "Aperçus sur les Radhanites", su: Schweizerische Zeitschrift für Geschichte, vol. 27 (1997), n. 3, specialmente alle pp. 250-251
  25. ^ Variaghi, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 25 febbraio 2017.
  26. ^ Landström 1967, p. 27
  27. ^ Piero Falchetta, Fra Mauro's World Map, Turnhout, Brepols, 2006, ISBN 2-503-51726-9.
  28. ^ Winckelmann, con la pubblicazione della "Storia delle arti del disegno presso gli antichi", è considerato il fondatore dell'archeologia moderna nel suo carattere storico artistico name (R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté, Enciclopedia dell'Arte Antica - Treccani, alla voce "Archeologia")

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Breve Storia delle Esplorazioni Geografiche, di Francesco Giunta, U. Manfredi editore ,Palermo 1972

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

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