Fidel Castro

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Fidel Alejandro Castro Ruz
Cuba.FidelCastro.02.jpg
Fidel Castro in abiti civili

Presidente del Consiglio di Stato di Cuba
Durata mandato 2 dicembre 1976 –
24 febbraio 2008
Predecessore Osvaldo Dorticós Torrado
(come Presidente di Cuba)
Successore Raúl Castro

Primo ministro di Cuba
Durata mandato 16 febbraio 1959 –
24 febbraio 2008[1]
Predecessore José Miró Cardona
Successore Raúl Castro

Segretario generale del Movimento dei paesi non allineati
Durata mandato 10 settembre 1979 –
6 marzo 1983
Predecessore Junius Richard Jayawardene
Successore Neelam Sanjiva Reddy

Durata mandato 16 settembre 2006 –
24 febbraio 2008
Predecessore Abdullah Ahmad Badawi
Successore Raúl Castro

Primo segretario del Partito Comunista di Cuba
Durata mandato 24 giugno 1961 –
19 aprile 2011
Predecessore carica istituita
Successore Raúl Castro

Leader del Movimento del 26 luglio
Durata mandato 1955 –
1º gennaio 1959
Predecessore carica istituita
Successore carica abolita

Dati generali
Partito politico Partito Ortodosso
(1946-1952)
Movimento del 26 luglio
(1955-1961)
Partito Comunista di Cuba (1961-2016)
Università Università dell'Avana
Professione avvocato, giornalista
Firma Firma di Fidel Alejandro Castro Ruz
Fidel Alejandro Castro Ruz
Fidel Castro 1950s.jpg
Fidel Castro in uniforme negli anni'50
13 agosto 1926 – 25 novembre 2016 (90 anni)
Soprannome "Lider Maximo"
Nato a Birán
Morto a L'Avana
Luogo di sepoltura Cemeterio Santa Efigenia di Santiago di Cuba
Dati militari
Paese servito Cuba Cuba
Forza armata M-26-7.svg Movimento del 26 luglio
FAR emblem.png Forze Armate Rivoluzionarie cubane
Specialità Guerriglia
Anni di servizio 1953-2008
Grado Comandante
Guerre Rivoluzione cubana
Crisi dei missili di Cuba
Battaglie Invasione della baia dei Porci
Altro lavoro politico
"fonti nel corpo del testo"
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Fidel Alejandro Castro Ruz (Speaker Icon.svg audio; Birán, 13 agosto 1926[2]L'Avana, 25 novembre 2016[3]) è stato un rivoluzionario e politico cubano.

Grande protagonista della storia politica del Novecento e figura estremamente controversa[4], è stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all'abolizione della carica, avvenuta il 2 dicembre 1976, ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato[5] e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese, che tuttavia non partecipa direttamente alle elezioni.

Castro, assieme al fratello Raúl, a Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos è stato uno dei principali protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella baia dei Porci da parte di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d'America, proclamò l'istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori è una democrazia popolare apartitica,[6][7] ma che i dissidenti e buona parte degli analisti politici internazionali definiscono come regime totalitario.[8]

Ha spesso giocato un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba, a causa della posizione strategica e della vicinanza geografica agli Stati Uniti del Paese. Castro è una figura molto controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall'imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.[9]

È noto anche con l'appellativo di Líder Máximo ("Condottiero Supremo"), a quanto pare attribuitogli quando, il 2 dicembre 1961, dichiarò che Cuba avrebbe adottato il comunismo in seguito allo sbarco della baia dei Porci a sud dell'Avana, un fallito tentativo da parte del governo statunitense di rovesciare con le armi il regime cubano; nel corso degli anni Castro ha rafforzato la popolarità di quest'appellativo.

Secondo i suoi sostenitori, la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse, dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell'utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.

Il 18 febbraio 2008, dopo quasi mezzo secolo di presidenza, Fidel Castro ha dichiarato che non avrebbe accettato una nuova elezione alla Presidenza del Consiglio di Stato e del consiglio dei Ministri, a causa di problemi di salute.

Il 19 aprile 2011, Fidel Castro si dimette anche dalla carica di primo segretario del Partito Comunista di Cuba,[10] consegnando i suoi poteri nelle mani del fratello Raúl Castro, il quale sta lentamente avviando alcune riforme in senso liberale a favore del popolo e della non florida economia locale, compromessa soprattutto dal lungo embargo a cui è stata costretta l'isola.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Primi anni (1926-1945)modifica | modifica wikitesto

Lettera dell'allora dodicenne Fidel Castro scritta in inglese e inviata al presidente statunitense dell'epoca, Franklin D. Roosevelt, ai tempi in cui Castro studiava al Colegio de Dolores, a Santiago di Cuba

Nacque a Birán, un piccolo villaggio della provincia di Holguín, il 13 agosto del 1926, terzogenito di Ángel Castro Argiz, un proprietario terriero gallego originario di Láncara che aveva fatto fortuna e di Lina Ruz González, cubana figlia di immigrati spagnoli originari delle Isole Canarie di umili origini.

Alla nascita della loro prima figlia, Ángela, Ángel Castro era sposato con la sua prima moglie María Argota y Reyes, con la quale aveva avuto cinque figli e dalla quale sarebbe riuscito ad ottenere il divorzio solo molti anni più tardi, nel 1943, quando poté finalmente sposare Lina Ruz, dalla quale aveva nel frattempo avuto altri sette figli, tra cui Fidel e Raúl.[11][12]

All’età di 4 anni, principalmente a seguito dell’anomala situazione familiare e dei problemi del padre legati alla separazione dalla prima moglie, Fidel fu mandato a Santiago insieme alla sorella Ángela e al fratello Ramón, entrambi più grandi di lui. Fu affidato a un tutore di origini haitiane, il console Luis Hipolito Alcides Hibbert e fu ammesso come allievo al collegio di La Salle, un istituto gestito da frati maristi.[13]

Dopo varie peripezie legate al trapelare della sua anomala situazione familiare e, soprattutto, al fatto che non fosse ancora stato battezzato (sacramento che gli sarà conferito soltanto all’età di 8 anni), Fidel e i suoi fratelli (tra cui il piccolo Raúl) furono espulsi dal collegio per via delle loro ripetute intemperanze. Ormai quasi adolescente, Fidel, dopo un breve periodo trascorso nella grande tenuta del padre a Manacas, fu rispedito insieme alla sorella Ángela a Santiago, dal vecchio tutore. Fu lì che conobbe la signorina Mercedes Danger, una precettrice che avrebbe dovuto preparare Ángela per gli imminenti esami di maturità e che finì tuttavia per interessarsi a lui, riferendo che possedesse delle capacità di apprendimento straordinarie. Allo scopo di non lasciare incolti quei talenti, Fidel fu mandato a studiare al prestigioso collegio Dolores di Belén gestito dai Gesuiti, esperienza che forgiò e modellò la sua tempra e la sua disciplina.[13]

Dal 1941 al 1945, si trasferì all'Avana, dove studiò nell'esclusivo collegio "de Belén", sempre sotto la guida di sacerdoti Gesuiti, quando l'esperienza della guerra civile spagnola era ancora fresca. I Gesuiti pervadevano il giovane Fidel con l'ideale di una cultura spagnola (Hispanidad), sottolineando la superiorità dei valori spagnoli di onore e di dignità in contrapposizione al materialismo anglosassone.

Gli anni dell'universitàmodifica | modifica wikitesto

Nel 1945 Castro s'iscrisse alla facoltà di diritto dell'Università dell'Avana. Qui venne in contatto con gli scritti di professori nazionalisti che credevano che il destino di Cuba fosse stato deviato dall'intervento degli Stati Uniti del 1898, dall'emendamento Platt e dalla dominazione economica degli Stati Uniti, sottraendo a Cuba la sua indipendenza e la sua nazionalità. Nell'ateneo, molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau San Martín.

L'università era sovente teatro di scontri, verbali ma anche armati tra le opposte fazioni. Nell'ultimo decennio si erano contati diversi morti e feriti. Molti dei militanti più in vista erano appellati col soprannome di “gangster”, per la loro inclinazione a girare armati. Fidel, col suo fervore, col suo carisma, e con la sua ambizione di primeggiare finì ben presto per ritrovarsi invischiato tra loro. Nell'arco della sua carriera universitaria fu oggetto di tentativi di aggressione, e fu sospettato a sua volta di essere fautore o mandante di attentati ai danni di rivali e nemici. Ad un certo punto, per preservare la propria incolumità, fu costretto a cambiare incessantemente i suoi domicili.[13]

Gli anni universitari furono estremamente importanti per la sua formazione. Non solo e non tanto per l’aspetto accademico, ma soprattutto per la coltivazione dei suoi talenti politici.[14] Molto spesso accadeva che i leader delle diverse fazioni rivoluzionarie, dopo alcuni anni di fiera opposizione, finissero per cambiare sponda ed accomodarsi al primo incarico di rilievo offerto loro dagli stessi governi che avevano violentemente contestato. Fidel li disprezzava profondamente, come disprezzava profondamente il governo di Grau San Martín, che giudicava corrotto. Dalle colonne della rivista “Saeta”, di cui era fervente editorialista, li attaccò ripetutamente con una campagna violentissima.[13]

Partito Ortodosso e "Demajagua"[13]modifica | modifica wikitesto

Dopo aver provato a partecipare al fallimentare tentativo di spedizione dell’estate del 1947 a Santo Domingo, congelato ancor prima che avesse inizio, che nelle iniziali intenzioni delle forze rivoluzionarie studentesche avrebbe dovuto liberare i dominicani dal giogo della dittatura di Trujillo, fece il suo ritorno a L'Avana e si affiliò al neo fondato Partito Ortodosso del popolarissimo senatore Eduardo Chibás, grande favorito alle elezioni presidenziali previste per il 1948.

Eclatante fu la sua traversata in auto, da Manzanillo – nella provincia d’oriente – a L'Avana, nella quale condusse con sé la “Demajagua”, la leggendaria campana simbolo per molti cubani dell’indipendenza del Paese, che aveva preso il suo nome dalla hacienda di Carlos Manuel de Céspedes, il grande proprietario terriero che, nel 1868, incoraggiò la prima rivolta cubana contro i coloni spagnoli facendo suonare le campane per annunciare l’inizio della guerra d’indipendenza. Migliaia di giovani cubani, generalmente molto sensibili ai simboli, accolsero Fidel e la Demajagua con un corteo trionfale per le strade dell'Avana.

Viaggio in Sudamerica e matrimoniomodifica | modifica wikitesto

Finito ai margini del Partito Ortodosso e sempre più invischiato nelle violente faide armate tra le opposte fazioni dei leader studenteschi, Castro uscì per la prima volta in vita sua dal territorio cubano. Nel corso di un viaggio tra Venezuela, Panama e Colombia, il caso volle che finisse invischiato nella sollevazione popolare scatenata dall’omicidio del leader dell’opposizione colombiana Jorge Eliécer Gaitán, e sedata cruentemente dall’esercito nelle strade di Bogotá. Rientrato precipitosamente in patria, accolto da uno stuolo di giornalisti che avevano appreso del suo presunto coinvolgimento nel moto popolare che la stampa cubana ribattezzò come il “Bogotazo,” Fidel apprese che il vecchio padre, esasperato dal suo attivismo politico e dalla sua scarsa inclinazione a presenziare lezioni ed esami, gli aveva tagliato i viveri.[13]

Da tempo, ormai, frequentava una ragazza di famiglia benestante, Mirta, figlia di Rafaél Diaz-Balart, sindaco di Banes e persona molto vicina a Fulgencio Batista, che tuttavia osteggiava apertamente la loro relazione. Ciò nonostante, malgrado la strenua opposizione del padre che considerava Fidel come un dissidente, nel 1948 Mirta Diaz-Balart, all’epoca studentessa di filosofia, decise di sposarlo. In viaggio di nozze i due sposi trascorsero un breve periodo negli Stati Uniti.[15]

Il 1948 fu anche l’anno delle elezioni presidenziali. Contro i pronostici della vigilia, Eddie Chibás fu sconfitto, a vantaggio di Carlos Prío Socarrás, ex ministro del lavoro del governo di Grau San Martín.

Paternità, viaggio negli Stati Uniti, laurea[13]modifica | modifica wikitesto

Il giorno 1° settembre 1949 nacque il primogenito di Fidel Castro, Fidelito. Nel dicembre dello stesso anno, il futuro leader rivoluzionario, nuovamente finito nel mirino delle faide armate studentesche, dovette lasciare figlio e moglie, alla quale peraltro proibì rigorosamente di accettare aiuti economici dal padre e dal fratello, e partì per gli Stati Uniti dove trascorse tre mesi. Negli anni a venire, Castro non avrebbe mai parlato di quella breve parentesi americana, che rimane una delle pagine più misteriose della sua esistenza.

Alcune fonti sostengono che abbia trascorso a New York tre mesi in apparente solitudine, tenendo un profilo molto basso, approfittando della sue eclissi per farsi impartire un corso intensivo di tecniche di spionaggio dai servizi segreti sovietici. Tale tesi sarebbe avvalorata dalla presenza costante, già dalle prime fasi post rivoluzione, di un agente segreto sovietico di origini ebraico-polacche conosciuto con lo pseudonimo di Fabio Grobart, il quale, al termine della seconda guerra mondiale, era stato incaricato dal governo sovietico di formare una rete segreta chiamata “Caraibi”, che avrebbe dovuto operare in Centro e Sud America allo scopo di favorire l’ascesa di regimi comunisti anti-americani. Il suo compito era quello di selezionare e organizzare una fitta rete di agenti che fossero dotati di grandi qualità ma che fossero in qualche modo insospettabili. Fidel Castro, giovane e fervente attivista rivoluzionario allevato dai Gesuiti e apparentemente molto lontano dal Partito Comunista, era un candidato perfetto. Ulteriore elemento avvalorante di questa tesi è il fatto che pochi anni più tardi, nella primavera del 1953, Raùl Castro sarebbe stato spedito a Praga per essere addestrato in tecniche dello spionaggio e di infiltrazione nelle organizzazioni non comuniste. Nondimeno, lo stesso Raùl, al ritorno dall’Europa, sarebbe stato avvistato in compagnia di un altro agente segreto sovietico, Nikolaj Leonov, il quale nel corso dell’ esilio messicano di Fidel del 1955 sarebbe entrato in contatto anche con Che Guevara.

Secondo la tesi sopraesposta, seguendo alla lettera le istruzioni impartitegli dai suoi maestri, Fidel Castro riuscì a dissimulare con grande maestria agli occhi degli altri esponenti del Movimento 26 Luglio (fatta eccezione per gli elementi a lui più vicini e a loro volta coinvolti come Raùl e il Che), e agli occhi del governo statunitense e della CIA, i legami con Fabio Grobart e con i servizi segreti sovietici, dei quali ci sarebbe stato sentore solo molto tempo più tardi.

Ad ogni modo, tornato dagli USA, Castro si mise a studiare in modo incessante, si riguadagnò il sussidio fornito dal ricco padre, e nel 1950 riuscì a laurearsi con voti molto alti.

Avvocatura, arresto e inizio della carriera politica[13]modifica | modifica wikitesto

Dopo la laurea Castro aprì un piccolo studio di avvocati con due colleghi nel quartiere dell'Avana Vecchia. Il 12 novembre 1950 venne arrestato durante una manifestazione a Cienfuegos. Fu processato qualche giorno dopo a Santa Clara dove, come avrebbe fatto tre anni dopo nella celeberrima arringa seguita al fallito assalto alla caserma Moncada, si difese senza avvalersi di un legale. Al termine di un appassionato discorso per la cui occasione si presentò abbigliato con una toga nera e nel quale attaccò con violenza il presidente Carlos Prío Socarrás e molti dei suoi ministri e capi militari fu assolto e rilasciato.

Fermamente deciso a consolidare la sua immagine pubblica di difensore della libertà e dei diritti del popolo cubano, Castro rifiutò seccamente qualsiasi aiuto nell'esercizio della propria professione dalla ricca famiglia della moglie, che avrebbe potuto facilmente procurargli incarichi remunerativi e si ostinò nel voler difendere soltanto i poveri. Creò un'associazione, la Protect Home, a favore degli abitanti del quartiere La Pelusa, al centro dell'Avana, nel quale vi era una minaccia imminente di massicce demolizioni connesse a un progetto di rinnovamento edilizio. Soprattutto iniziò a trasmettere le sue idee politiche da due stazioni radio che gli affidarono uno spazio, tentando di seguire le orme del leader del Partito Ortodosso Eddie Chibás, che era nuovamente in corsa per le elezioni presidenziali del 1952 in cui era in lizza anche Fulgencio Batista, che aveva recentemente fondato il Partito di azione unitaria.

La notte del 5 agosto 1951 avvenne però un fatto incredibile. Nel corso di una trasmissione radio, al culmine di un incandescente discorso, Chibás si sparò al ventre. Dopo aver in precedenza pubblicamente accusato il presidente Prío di corruzione ma incapace di fornire prove certe delle sue affermazioni, sentendosi profondamente disonorato, compì il gesto estremo lasciando la Nazione in stato di shock. Morì 11 giorni dopo in un centro medico dell'Avana. Fu un colpo durissimo per il Partito Ortodosso, anche perché Chibás era dato in netto vantaggio nei sondaggi relativi alla corsa presidenziale.

Desideroso di farsi strada in seno alla vita politica del Paese, e di colmare in qualche modo il vuoto lasciato dal suo Maestro, Fidel decise di indagare a fondo sulla questione ed inviò segretamente alcuni militanti della Gioventù ortodossa ad investigare sulle accuse di corruzione formulate dal loro ex leader. Le indagini portarono i frutti sperati, e così l'avvocato Castro, il 28 gennaio 1952, forte di una documentazione inequivocabile, sporse querela contro Prío Socarrás, denunciando episodi e violazioni di notevole gravità. L'azione ebbe una certa rilevanza sulla stampa cubana, ed il designato erede in seno al Partito Ortodosso di Chibás alla corsa presidenziale, Roberto Agramonte, era dato in vantaggio in tutti i sondaggi.

Opposizione a Batista e Rivoluzione Cubana (1952-1959)modifica | modifica wikitesto

Assalto alla caserma Moncada, processo e condannamodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro in arresto dopo l'attacco alla Caserma Moncada

Candidato al parlamento per il Partito Ortodosso, Fidel Castro, nel marzo del 1952, assistette inerme al colpo di Stato del generale Fulgencio Batista che rovesciò il governo di Carlos Prío Socarrás e portò alla cancellazione delle elezioni. Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, a Santiago, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953, allo scopo di impadronirsi del suo arsenale per dotare il suo gruppo di militanti ribelli delle armi necessarie alla lotta armata.[14] L'attacco fu pianificato male e si svolse in modo maldestro. Alcune fonti sostengono che Fidel Castro avesse tenuto all'oscuro dei suoi piani la grande maggioranza dei partecipanti, simulando un'esercitazione paramilitare e mettendoli dinnanzi al fatto compiuto soltanto poco prima dell' azione.[13] L'esito fu tremendo. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione. Utilizzò l'arringa finale del suo caso per il suo famoso "La storia mi assolverà",[16] un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica.

La sua cattura non fu immediata, come egli stesso spiegò nel corso della sua arringa difensiva, ma avvenne sulle montagne dove alcuni dei ribelli erano fuggiti, circa una settimana più tardi. L'arresto fu eseguito da un plotone guidato dal tenente Pedro Manuel Sarría, il quale si oppose all'esecuzione sommaria dei prigionieri salvando, di fatto, la vita a Fidel Castro.[17]

Il processo fu anomalo. Il futuro Líder Máximo fu isolato da quel che era rimasto dei suoi compagni e fu ascoltato quasi un mese dopo le prime due udienze preliminari nella Sala delle Infermiere dell'ospedale Saturnino Lora, a Santiago de Cuba. Rivestì contemporaneamente i panni dell'avvocato difensore e dell'imputato e condusse un'arringa appassionata nella quale parlò ininterrottamente per quattro ore, citando a più riprese José Martí, l'Apostolo, martire e padre dell'indipendenza cubana. Nel suo discorso abbandonò molto velocemente il ruolo dell'accusato per trasformarsi nel più acceso degli accusatori. Si scagliò con violenza contro Batista e contro il suo regime, denunciando le esecuzioni sommarie e le torture subite dai suoi compagni di sventura. Informò la giuria, a tratti provocandola riguardo alla legittimità di una tale forma di processo, del tentativo di assassinio perpetrato ai suoi danni prima dell'udienza, e della farsa che lo aveva condotto in un ospedale piuttosto che in un'aula di tribunale con lo scopo di non rendere pubbliche le sue dichiarazioni. Rinnovò le sue accuse a Batista, reo di aver violato la Costituzione del 1940. Presentò la sua visione politica e le riforme che avrebbe voluto porre in atto per Cuba. Concluse infine la sua arringa con la celebre frase che sarebbe rimasta impressa nella storia: "Condannatemi, non importa, la storia mi assolverà."[17]

Imprigionamento ed esiliomodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro fu condannato a 15 anni di reclusione, nel carcere dell'Isola dei Pini, dove raggiunse gli altri compagni reclusi tra cui il fratello Raúl. Nel corso della sua prigionia la moglie, Mirta Diaz-Balart, venne a conoscenza della relazione clandestina che Fidel aveva da tempo con Naty Revuelta, membro del Partito Ortodosso e moglie di un medico, con cui intratteneva regolare corrispondenza epistolare dal carcere. Già profondamente provata da un matrimonio infelice per via delle continue assenze del marito, troppo impegnato nelle sue attività politiche e sovversive, e delle ristrettezze economiche in cui erano precipitati a causa dell' ostinata volontà di Fidel di rifiutare qualsiasi aiuto proveniente dalla sua famiglia, Mirta pose di fatto fine al matrimonio ed accettò un impiego presso il Ministero degli Interni, procuratole dalla propria famiglia.[13]

Nel maggio 1955, a seguito di un'amnistia, Fidel Castro, così come i suoi compagni, venne rilasciato.

Nel corso del viaggio che dall'isola lo riportava a Cuba, Castro decise che avrebbe ufficializzato il nome della propria organizzazione, il Movimento 26 luglio (M26), in onore all' assalto alla caserma Moncada. Meditò di abbandonare il Partito Ortodosso e di dedicarsi totalmente al nascente M26. Nel frattempo, la violenza era tornata ad esplodere a Cuba. Attentati e omicidi si susseguivano e l'instabilità politica diveniva via via sempre più evidente, senza che nemmeno si sapesse con certezza chi si celasse dietro i crescenti disordini. Lo stesso Castro, sempre più immerso nell'organizzazione del suo nuovo movimento, iniziò a sentirsi braccato, bersaglio di possibili attentati come ai tempi della militanza universitaria e, per di più, fu oggetto di due mandati di cattura da parte della polizia. Non gli rimase altra scelta che lasciare Cuba per un esilio volontario che lo avrebbe portato in Messico e negli Stati Uniti.[13]

Preparazione alla lotta armatamodifica | modifica wikitesto

A Città del Messico Fidel trovò un gruppo di esuli cubani con cui soleva incontrarsi per discutere della situazione in cui versava la loro patria. Fu grazie a loro e al fratello Raúl che conobbe un giovane medico argentino, Ernesto Guevara de la Serna, un idealista rivoluzionario che lo colpì moltissimo e che si appassionò da subito alle loro vicende tanto da aderire immediatamente al Movimento 26 luglio.[13][18] Nel frattempo, col suo matrimonio giunto ormai al capolinea, progettava di sottrarre il figlioletto alla madre e ai Diaz-Balart. Fu così che nel novembre del 1955 Fidelito fu prelevato dalla propria zia Lidia, all'uscita della scuola, e condotto a Città del Messico dal padre.[13]

In breve tempo, in seno ai vertici messicani del M26, si iniziò a progettare lo sbarco armato a Cuba, allo scopo di intraprendere la guerriglia e di sobillare il popolo cubano contro il regime di Batista. Da Cuba e dal Sudamerica prevennero volontari a ingrossare le fila del Movimento, e fu dato inizio ad un turbolento addestramento militare, dislocato via via in differenti locations, che subì tuttavia una brusca interruzione allorquando, su espressa richiesta dei servizi segreti cubani , le autorità messicane, che fino a quel momento avevano finto di non vedere nulla, furono obbligate ad intervenire arrestando quasi tutti i membri del Movimento, salvo poi rilasciarli un mese dopo, si ritiene, a seguito del pagamento di un'ingente somma di denaro.[18] Nel frattempo, il 19 marzo 1956 Fidel apprese che la sua ex amante Naty Revuelta aveva dato alla luce una bambina cui aveva posto il nome di Alina, in onore della madre di Castro, Lina Ruz. Si ritrovò ad essere per la seconda volta padre.[13]

Per tutto il corso del reclutamento e dell'addestramento dei volontari, confidando nei suoi luogotenenti che si occupavano di tutti gli aspetti organizzativi, Fidel Castro si impegnò nell'intessere legami politici e nel ricercare i fondi indispensabili per perseguire i progetti del Movimento. Tenne i contatti con gli esponenti del M26 rimasti a Cuba, si assicurò di aver voce sulla stampa nazionale, e viaggiò mantenendo un profilo basso negli Stati Uniti alla ricerca di finanziatori. Frattanto sul suolo cubano i disordini erano in aumento, e furono sventati alcuni colpi di stato fomentati da forze rivoluzionarie non legate al Movimento ma in nome o per conto di esuli politici tra cui l' ex presidente spodestato da Batista, Carlos Prío Socarrás. Proprio l'ex presidente Prío, colui che era stato violentemente attaccato in tribunale dal giovane avvocato e militante Castro ai tempi in cui era in carica, constatati i ripetuti insuccessi delle azioni sovversive contro l'acerrimo nemico Batista, si risolse infine a diventare il principale finanziatore degli esuli del Movimento 26 luglio, fornendo il contributo economico decisivo nello spingere Fidel Castro e il suo gruppo ribelle ad intraprendere la spedizione del "Granma".[13]

Dopo aver fatto perlustrare dal suo luogotenente Pedro Miret la zona in cui era previsto lo sbarco, nella provincia orientale ritenuta più favorevole alla guerriglia, grazie alla collaborazione di esponenti del M26 operativi a Cuba come Frank País e Celia Sánchez, Fidel Castro acquistò una vecchia imbarcazione chiamata Granma, ormeggiata presso la foce del fiume Tuxpan, da dove, malgrado la palese inadeguatezza della vecchia nave e le tremende condizioni meteorologiche previste, nella notte tra il 24 ed il 25 novembre 1956, insieme a Che Guevara, Raúl Castro, Pedro Miret e un manipolo di militanti del Movimento salpò in direzione delle coste cubane.[13] Tra di loro era presente anche l'italiano Gino Donè Paro.[19]

Sbarco del Granma e guerrigliamodifica | modifica wikitesto

« Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà. »
(Fidel Castro[20])
Il trentaduenne Líder Máximo il 15 aprile 1959

Castro ritornò dunque in patria clandestinamente. Navigando dal Messico che raggiunse la costa cubana all'alba del 2 dicembre presso la Playa Colorada, in una palude di fango che non era il punto di approdo previsto ma che era comunque situato nella provincia d'Oriente. Le autorità cubane vennero a conoscenza dello sbarco in maniera quasi immediata, e le truppe di Batista si misero da subito sulle loro tracce. I ribelli ripararono verso la Sierra Maestra, camminando di notte e dormendo di giorno, ma furono traditi da un giovane guajiro, uno dei tanti contadini che popolavano la regione, che permise alle truppe governative di localizzarli e accerchiarli. La sera del 5 dicembre, in una radura ad Alegría del Pío, Fidel Castro e i suoi uomini vennero attaccati a colpi di mitragliatrice. Ventidue rivoltosi rimasero uccisi e molti furono catturati. Dei superstiti, una ventina si dileguarono senza lasciare traccia. Ernesto che Guevara fu, anche se in modo abbastanza lieve, ferito. Quando riuscirono ad allontanarsi dal pericolo, nascosti tra la fitta vegetazione della Sierra, si ritrovarono in sedici. I ribelli riuscirono infine a riunirsi in una tenuta presso Plurial de Vicana, messa a disposizione da un simpatizzante del M26 soprannominato Mongo. Il 21 dicembre 1956 si ritrovarono tutti riuniti in quella finca. Erano in venti, tra cui i fratelli Castro, Che Guevara, Camilo Cienfuegos, Ramiro Valdés, e Juan Almeida.[13]

Riuniti nella finca di Plurial de Vicana, gli obbiettivi dei superstiti ribelli divennero principalmente tre: trovare fiancheggiatori tra la popolazione della Sierra, di modo da poter avere un supporto continuo sia a livello di sussistenza che logistico; ingrossare le fila dei propri militanti, sia grazie al reclutamento diretto di volontari guajiros che tramite l'invio di rinforzi da parte dei membri del M26 delle città; e infine impossessarsi di un arsenale militare che potesse metterli in condizione di iniziare una guerriglia. Frattanto, allo scopo di ripararsi dalle incursioni delle forze governative, era diventato imprescindibile spingersi sino alle vette più inaccessibili della Sierra per installarvi dei campi base.[18] Frattanto, a Città del Messico, la famiglia Diaz-Balart era riuscita a rintracciare Fidelito, che viveva presso una coppia di amici del padre. Sul finire del 1956 il bimbo fu ricondotto alla madre, che lo portò con sé per stabilirsi negli Stati Uniti.[13]

Dopo aver condotto con successo l'assalto ad una caserma a La Plata, impossessatisi di armi e munizioni, i barbudos (così chiamati perché non avendo a disposizione rasoi e lamette si fecero crescere tutti la barba) si inerpicarono sino alla vetta più alta della Sierra, il Pico Turquino, dove si accamparono in una foresta difficilmente accessibile. I ribelli furono nuovamente traditi da un guajiro, Eutimio Guerra, il quale fu sul punto di condurre le truppe de Batista nel cuore del loro accampamento, prima che la sua delazione venisse scoperta e che fosse per questo giustiziato. Si narra che abbia dormito con una pistola a fianco di Fidel Castro avendo l'ordine di assassinarlo, ma che il futuro Líder Máximo ne sia uscito vivo poiché il traditore, certo che non sarebbe riuscito a fuggire e a mettersi in salvo dopo aver commesso l'omicidio, desistette dal portare a termine la sua missione.[18]

Lo sviluppo della guerriglia ribelle si assestò su una duplice strategia territoriale che prevedeva il consolidamento delle roccaforti acquisite senza disdegnare ambizioni di natura espansiva. Dopo oltre un anno di guerriglia, i barbudos detenevano il controllo di vaste zone soprattutto montane della provincia d'Oriente. Fidel Castro aveva diviso le forze organizzandole in alcune colonne, ciascuna accampata nella propria area di competenza, che avevano il compito di consolidare la loro posizione nei territori occupati, seguitando a condurre azioni di guerriglia tese a destabilizzare le forze governative e a conquistare nuove porzioni di territorio. Frattanto Fulgencio Batista, occupato a sedare i moti insurrezionali cittadini, continuava erroneamente a ritenere che il teatro di scontro più importante fosse l'Avana.[13]

A capo delle colonne, Fidel nominò dei comandanti cui affido la gestione delle operazioni e delle truppe, personaggi che avrebbero legato indissolubilmente il loro nome alla rivoluzione cubana. Che Guevara fu posto al comando della colonna 4, inizialmente con base a El Hombrito (dove furono istituiti un ospedale militare, una scuola, un'armeria e una prigione)[13], e successivamente a La Mesa, in un punto più alto e più difficilmente accessibile[18]. Le altre colonne furono affidate rispettivamente a Camilo Cienfuegos, il quale si rese protagonista di imprese epiche, tanto che a Cuba sarà ricordato come uno dei più grandi eroi della rivoluzione, al quale Fidel affidò il territorio nei pressi di Bayamo, nel nord della provincia;[13][21] a Juan Almeida, nel territorio a nord di Santiago[13]; a Raúl Castro, cui nel marzo 1958 venne affidato il compito di aprire un nuovo fronte a est, nella Sierra de Cristal, e la cui colonna venne nominata Frank País in onore ad un giovane leader rivoluzionario del M26 ucciso[13]; a Huber Matos, il professore della Sierra che aveva sostenuto i ribelli dal Costa Rica occupandosi direttamente di rifornirli di armi e munizioni.[22][23] Dal canto suo, Fidel aveva tenuto per sé la colonna 1, e si era asserragliato a La Plata, in un punto molto alto da cui era in grado di dominare con lo sguardo la parte meridionale della provincia d'Oriente, e che era quasi irraggiungibile poiché protetto da alcune fortificazioni naturali, decine di gole, che avrebbero reso impossibile un qualsiasi assedio armato da parte delle forze governative. In quel periodo, iniziò una relazione ancorché non ufficiale con la militante operativa nella Sierra, Celia Sánchez.[13]

Divisioni interne in seno alla rivoluzionemodifica | modifica wikitesto

Parallelamente alla guerriglia della Sierra Maestra gli attacchi al regime, anche di gruppi non Castristi, erano andati moltiplicandosi. Il regime di Batista veniva costantemente messo sotto pressione da più parti e su più fronti, nelle città come nella Sierra, da forze insurrezionali legate all'M26 come da ribelli legati a schieramenti differenti. Particolarmente significativo fu il tentativo di golpe del 13 marzo 1957 in cui un commando armato del Direttorio rivoluzionario, un potente gruppo sovversivo di matrice universitaria, attaccò vanamente il palazzo presidenziale senza riuscire a stanare Fulgencio Batista, le cui truppe sedarono l' iniziativa nel sangue, uccidendo peraltro il leader dei ribelli José Echeverría, che era un avversario politico di vecchia data di Fidel Castro.[13]

Occorre sottolineare come, oltre al fatto che il Movimento 26 luglio non fosse affatto l' unico gruppo armato ribelle, in seno allo stesso M26 non ci fosse un'uniformità di visione assoluta. I dirigenti cittadini non condividevano del tutto il modus operandi e le ideologie di Castro, ed erano in buona parte orientati verso una gestione maggiormente collegiale del Movimento. Frank País, il giovane rivoluzionario perito in circostanze piuttosto sospette, aveva goduto ad esempio di una notevole popolarità tra gli altri membri e tra la popolazione della provincia d' Oriente, ed era entrato in netto contrasto con Fidel Castro a tal punto che il capo dei barbudos aveva iniziato a considerarlo un possibile avversario per la leadership in seno al Movimento che egli stesso aveva creato. Quando País fu vittima, a causa di una soffiata, di una sommaria esecuzione in mezzo a una strada di Santiago, Castro contestualmente perse un giovane valoroso e riguadagnò la leadership assoluta della rivoluzione.[13]

Propagandamodifica | modifica wikitesto

All' interno delle strategie sovversive di Fidel Castro la propaganda svolgeva un ruolo centrale, tanto nel coinvolgere e nel portare dalla sua parte la popolazione quanto nel sobillarla contro il regime di Batista. Nondimeno Castro ben conosceva l' importanza di conferire eco internazionale alle proprie gesta, e soprattutto comprendeva la fondamentale importanza che avrebbe avuto l' idea che il governo e l' opinione pubblica statunitense si fossero fatti di lui e del suo Movimento, poiché gli americani avevano ingenti interessi e oltre 5.000 cittadini sul suolo cubano.[13]

Nel marzo del 1957, il giornalista del New York Times Herbert Matthews fu condotto nel covo dei guerriglieri da un esponente del Movimento 26 luglio e intervistò Fidel Castro, il quale approfittò di un tale palcoscenico per lanciare il suo messaggio rivoluzionario al mondo e, tra le altre cose, lasciò che si credesse che le forze del suo Movimento fossero molto più ingenti di quel che erano nella realtà. L' intervista venne naturalmente pubblicata sul New York Times ed ebbe una risonanza tale da portare l' eco della rivoluzione dei barbudos anche al di fuori di Cuba. E d' altronde, la strategia propagandistica di Fidel era incentrata sulla costante manipolazione di fatti e dati, sempre nell' ottica di ingigantire le forze e le imprese delle sue truppe, col chiaro intento di appassionare ed infiammare gli animi della popolazione.[13]

La propaganda della rivoluzione era costante e variegata. Ad esempio, Castro si dotò di una scorta femminile cui diede il nome di Las Marianas, composta da una decina di Amazzoni con cui non esitava a farsi fotografare per destinare le immagini alle pagine di giornali e rotocalchi. Fu inoltre perseguita una campagna di colonizzazione consensuale delle montagne e dei contadini, affiancando alle iniziative di alfabetizzazione portate avanti con grande impegno da Che Guevara un'attiva collaborazione dei barbudos con le attività di raccolto dei guajiros.[13]

Ancora Che Guevara fu protagonista di un evento che in breve si sarebbe trasformato in uno dei più potenti mezzi di propaganda della rivoluzione. Il 24 febbraio del 1958, nacque a La Mesa Radio Rebelde, che presto sarebbe stata trasferita a La Plata, presso l' accampamento di Fidel Castro.[18] Il leader della rivoluzione utilizzò la frequenza radio per diffondere notizie e resoconti, che fossero veritieri, volutamente esagerati, o inventati; il tutto allo scopo di diffondere le gesta dei ribelli e di destabilizzare le forze governative. All' interno del suo sofisticato schema di propaganda, Castro si premurò di fare in modo che la sua voce e le sue intenzioni arrivassero oltre ai confini cubani, principalmente allo scopo di rassicurare l'opinione pubblica internazionale (ma soprattutto il governo statunitense) che la sua rivoluzione fosse tesa all' instaurazione di una repubblica democratica, e che soprattutto nulla avesse a che fare con il Comunismo.[13]

Operazione Veranomodifica | modifica wikitesto

Per tutto il corso della guerriglia, anche in ragione dei notevoli interessi economici che gli americani detenevano sull' isola, l' amministrazione U.S.A. aveva seguitato a mettere a disposizione di Batista armi ed attrezzature militari; eppure il Generale non era riuscito né a sedare né a limitare la rivolta. Nondimeno, l' opinione pubblica internazionale, e soprattutto quella statunitense, anche in ragione dei 5.000 cittadini U.S.A. residenti sul suolo cubano, dava evidenti segni di non essere più disposta a tollerare i metodi grossolani e brutali del regime, con le sue esecuzioni sommarie e con le sue azioni disordinate e imprudenti che sacrificavano senza troppi scrupoli civili inermi.[13]

Il Congresso americano richiese al Dipartimento di Stato un rapporto economico dettagliato sulle consegne di armi al governo cubano, ed il 14 marzo 1958 decretò l' embargo sulla consegna di attrezzature militari verso l' isola. Fu un colpo duro per il regime di Batista, che era sempre stato oltretutto un regime filo-americano, malgrado le rassicurazioni ricevute dalla Casa Bianca riguardo al fatto che il provvedimento sarebbe stato solo temporaneo. È legittimo ipotizzare che un qualche ruolo nella vicenda possa averlo giocato anche l' atteggiamento smaccatamente propagandistico di Fidel Castro che, grazie anche all' intercessione di alcuni luogotenenti domiciliati negli Stati Uniti, aveva intensificato le sue interviste ai media americani con cui recitava costantemente la parte del convinto democratico amico del popolo statunitense.[13]

Per tutta risposta, il 24 maggio 1958, Batista varò la prima vera offensiva contro i ribelli della Sierra: l'Operazione Verano.[24] Il piano era quello di scovare gli appostamenti dei rivoluzionari e di accerchiarli sino a sbaragliarli.[18][24] Ai battaglioni di terra furono affiancate forze aeronautiche incaricate di effettuare massicci bombardamenti.[13][24] Le stime sugli effettivi impiegati non sono univoche, ma è comunemente assodato che il numero di soldati fosse nettamente maggiore rispetto al numero di guerriglieri. Alcune fonti riportano 12.000 unità[18]; altre poco più che 10.000[13]; altre ancora qualcosa in meno, specificando oltretutto che la gran parte dei soldati fosse stata impiegata per presidiare zuccherifici e campi di coltivazione di caffè e canna da zucchero, a difesa dei sempre più ripetuti attacchi operati dai ribelli[24].

Ai successi iniziali dell' offensiva seguì una fase di stallo, dovuta a diversi fattori tra cui: la geografia impervia della Sierra, molto più adatta alla guerriglia che ad un esercito regolare[18]; la cattiva gestione delle operazioni e delle truppe, che divenivano via via sempre più demoralizzate, disunite, e dilaniate da conflitti interni e diserzioni[24]; la cessazione dei bombardamenti nelle zone occupate dai ribelli imposta a Batista dal governo statunitense[13][24].

La cessazione dei bombardamenti su tutta la provincia d' Oriente ebbe pesanti implicazioni politiche, ed ancora una volta ribadì le formidabili doti strategiche, propagandistiche, e politiche di Fidel Castro. Attraverso i media statunitensi, il leader dei barbudos inaugurò una veemente campagna di denuncia contro Batista, accusandolo di far uso di ordigni di fabbricazione americana malgrado l' embargo recentemente imposto e chiedendo che gli U.S.A. intervenissero ufficialmente per fare in modo che i bombardamenti cessassero. Le autorità americane preposte si allinearono alla posizione di Castro, denunciando il fatto che Batista stesse oltretutto violando il programma di assistenza militare relativo all' utilizzo di armi e competenze di provenienza statunitense, poiché il loro uso doveva essere riservato esclusivamente alla lotta contro il Comunismo.[24] E Fidel castro da quel punto di vista, malgrado gli inquietanti resoconti a tal proposito degli orientamenti e delle frequentazioni del fratello Raúl[13], non era in quel momento ritenuto un pericolo. Nondimeno Fidel, allo scopo di esercitare ulteriori pressioni sul governo U.S.A. perché intercedesse in favore dell' allentamento della pressione armata delle forze governative nella provincia d' Oriente, avallò rapimenti di cittadini americani senza tuttavia rivendicare un suo diretto coinvolgimento in tali vicende.[13][24]

Liberi dai bombardamenti e sfruttando l' onda lunga della disorganizzazione, delle dispute intestine, e delle diserzioni che attanagliavano le forze del regime, gli uomini di Castro fecero registrare una vittoria dietro l' altra: Merino, La Plata, Santo Domingo, Las Vegas de Jibacoa.[24] Fino a che non registrarono il trionfo che di fatto pose fine alla fallimentare Operazione Verano, quando il 10 agosto 1958 le truppe della nuova colonna guidata dal Comandante Che Guevara sbaragliarano gli ultimi rinforzi inviati dall' esercito a Las Mercedes.[18]

La vittoria dei rivoluzionarimodifica | modifica wikitesto

Dopo aver neutralizzato l'operazione Verano le truppe ribelli iniziarono la loro offensiva abbandonando le montagne nell'intento di conquistare anche la pianura e le città, dividendosi in due gruppi principali. I fronti nella Provincia d'Oriente furono diretti da Fidel Castro, Raúl Castro e Juan Almeida. L'avanzata verso l'Avana fu invece affidata al comando di Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos, che procedettero seguendo un itinerario parallelo a tenaglia dirigendo due plotoni distinti.[18]

Mentre le colonne d'Oriente consolidavano una leadership sul territorio ormai assodata, con Raùl Castro che aveva cominciato a riscuotere l' imposta rivoluzionaria e con Fidel che incassava e portava alla causa della rivoluzione le sempre più crescenti defezioni (anche di ufficiali di alto grado) in seno all'esercito regolare[13], Che Guevara e Camilo Cienfuegos avanzavano verso occidente superando ogni sorta di avversità e intemperie, incluse fame ed agguati. E tuttavia, al loro incedere, diveniva sempre più evidente l'appoggio e il sostegno della popolazione[18]. Nel frattempo, malgrado una notevolissima percentuale di astensioni nella provincia d'Oriente, nel novembre 1958 si tennero le elezioni presidenziali che furono vinte dallo stretto collaboratore di Batista, Andrés Rivero Agüero[13].

Mentre negli Stati Uniti l'amministrazione Eisenhower diveniva via via più allarmata dal sempre più evidente indottrinamento comunista di Raùl Castro e soprattutto dalla proliferazione di infiltrazioni comuniste in seno al M26, le colonne della provincia d'Oriente dilagavano facendo registrare vittorie significative ed impossessandosi di città e province che si consegnavano spontaneamente ai barbudos senza nemmeno combattere. Gli americani, ormai quasi certi di essere stati tratti in inganno dalla propaganda castrista, avendo già scaricato Batista da tempo, furono persino sul punto di imbastire un golpe improvvisato, nel disperato tentativo di scongiurare un pericolo che ormai si era materializzato. Ma era evidentemente troppo tardi per intervenire, e così organizzarono (cercando tuttavia di non figurare) un incontro tra Fidel Castro ed il generale Cantillo, uno dei principali esponenti dell'esercito di Batista, per concordare una presa di potere congiunta e la consegna dello stesso dittatore alla giustizia rivoluzionaria. L'incontro avvenne, e tuttavia Castro era già stato informato dai membri del M26 dell'Avana del fatto che Cantillo fosse manovrato dagli Stati Uniti. Nondimeno, sentendosi in posizione di forza per via delle continue conquiste, declinò l'alleanza.[13]

Nel frattempo le forze di Che Guevara puntavano decise verso Santa Clara, dopo aver assaltato con successo un treno che trasportava rinforzi, armi e munizioni; Camilo Cienfuegos aveva dato inizio all'assedio della fortezza di Yaguajay. che dopo alcuni giorni fu conquistata.[18] All'Avana frattanto, il generale Cantillo persuase Batista a lasciare il Paese e tentò vanamente di formare un nuovo governo sperando di indurre un cessate il fuoco dei rivoluzionari. Per tutta risposta Fidel Castro, contrariato dalla fuga di Batista e dal maldestro e disperato tentativo di stoppare l'ormai prossimo trionfo della rivoluzione, tuonò il suo malcontento da Radio Rebelde, invitando la popolazione a mettere in atto uno sciopero generale.[13] A Santa Clara intanto era giunta la notizia della fuga di Batista, partito per Santo Domingo nella notte del 1 gennaio con i suoi fedelissimi e con i suoi milioni[25]. Le truppe dell'esercito si arresero, consegnando la città a Che Guevara.[18]

Con le colonne del Che e di Camilo Cienfuegos in marcia indisturbate verso l'Avana, e con le forze comandate da Fidel ormai alle porte di Santiago, il generale Cantillo formulò una resa incondizionata, invitando altresì il leader rivoluzionario a nominare per la Repubblica il Presidente che ritenesse più opportuno. Il 2 gennaio 1959 Fidel Castro entrò a Santiago tra la folla in festa e nominò Manuel Urrutia Presidente.[13] Sei giorni dopo, l'8 gennaio 1959, Castro raggiunse l'Avana ed entrò trionfalmente in città mostrandosi alla folla su una jeep con la barba lunga e una divisa militare verde oliva. Aveva finalmente vinto la sua rivoluzione.[25] Si stima che il numero delle persone rimaste uccise nel corso dell'intero conflitto siano state oltre 5.000.[26][27][28]

Il 5 gennaio del 1959 il professore di legge José Miró Cardona aveva intanto un nuovo governo, con lo stesso come primo ministro e Manuel Urrutia Lleó come presidente. L'8 gennaio 1959 Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate. Il 13 febbraio 1959 José Miró Cardona si dimise dalla sua carica e gli succedette lo stesso Fidel Castro.[29] Il 18 luglio 1959 Osvaldo Dorticós Torrado fu nominato Presidente della Repubblica[30], carica che conservò sino al 1976 quando, sostituito da Fidel Castro, divenne prima vicepresidente e, nel 1981, ministro della Giustizia[31].

Anni successivi alla rivoluzione (1959-2006)modifica | modifica wikitesto

Governo ufficiale, governo occulto, repressione delle opposizioni[13]modifica | modifica wikitesto

Alla nomina di uno stimato giudice, Manuel Urrutia, come Presidente della Repubblica, e a quella del giurista José Miró Cardona come leader del governo, fece seguito la designazione di una squadra di ministri moderati che ebbe il merito di conferire un po' di stabilità all'incandescente panorama politico cubano e di sorprendere positivamente l'attento osservatorio degli Stati Uniti, che vedendo allontanarsi lo spauracchio del comunismo dall'isola si affrettarono a riconoscere il nuovo governo. Frattanto, lontano dalla luce dei riflettori, Ernesto Che Guevara (al quale non era stato conferito nessun ruolo all'interno del nuovo governo) lavorava in segreto spalleggiato da un nuovo militante, Osvaldo Sánchez (un comunista formato dal KGB), perseguendo il piano occulto orchestrato da Fidel Castro di formare un nuovo governo socialista all'insaputa tanto dei cubani quanto dell'invadente vicino statunitense.

La strategia di Fidel, in perfetto stile marxista-leninista, era stata varata. Prevedeva tre fasi: la prima, l'apparente instaurazione di una democrazia borghese; la seconda, l'organizzazione di un governo militare che imponesse la dittatura del "suo" proletariato; la terza, l'instaurazione di un regime comunista. In piena fase prima, con gli occhi del popolo cubano e degli osservatori internazionali posati sul governo moderato di Miró Cardona, stava prendendo vita una sorta di governo parallelo (denominato Comitato esecutivo dei piani e del coordinamento rivoluzionario) formato integralmente da esponenti comunisti del M26 tra i quali figuravano Raúl Castro, Che Guevara e Pedro Miret). Contemporaneamente lo stesso Fidel Castro tenne in segreto serrati contatti con esponenti di spicco del Partito Comunista cubano, con il dichiarato scopo di formare uno schieramento (che comprendeva anche alcuni dei suoi fedelissimi del M26) in grado di imporre al momento opportuno il comunismo al Paese.

In perfetta armonia con i suoi scopi, Castro ottenne tramite forti pressioni che Miró Cardona sciogliesse l'Assemblea nazionale, lasciando di fatto anche il potere legislativo in mano all'esecutivo. Fu immediatamente varata una nuova Costituzione, che reintrodusse la pena di morte ed impose la confisca dei beni di tutti coloro che avevano servito il regime di Fulgencio Batista. Le successive dimissioni di Miró Cardona, ormai resosi conto di essere poco più che un fantoccio, e la sua denuncia pubblica del governo parallelo occulto e mascherato caddero totalmente nel vuoto. Fidel aveva il totale appoggio delle masse, soprattutto dei contadini che erano molto più degli operai il suo proletariato. Alle dimissioni di Miró Cardona, tra le proteste dei ministri ormai del tutto consapevoli di essere parte di un governo di pura facciata, seguirono quelle del Presidente Urrutia, che tuttavia in un primo momento Castro non approvò, salvo poi forzarlo a dimettersi in favore di un marxista di lunga data, Osvaldo Dorticós Torrado, alcuni mesi più tardi.

A pochi mesi di distanza dalla caduta di Batista, Cuba era tutt'altro che pacificata. Alle fila dei gruppi rivoluzionari che avevano rivaleggiato con il M26 nel corso della guerriglia dei barbudos, e che erano rimasti a mani vuote con la salita al potere di Fidel Castro, andavano via via aggiungendosi alcuni reduci ex castristi dell'esercito ribelle, che il Líder Máximo aveva congedato senza troppi complimenti, sollevando peraltro profonde perplessità tra le fila di alcuni fedelissimi, tra cui Camilo Cienfuegos. Il progetto politico di Castro diveniva via via più evidente. Aveva legato la riforma agraria approvata nel maggio del 1959 ad una militarizzazione dell'istituto nazionale ad essa preposto, l'INRA, le cui milizie avrebbero dovuto sostituire progressivamente l'esercito ribelle. Nelle intenzioni di Fidel, il corpo dei barbudos ed il Movimento 26 luglio dovevano essere smantellati, e i membri o ex membri non allineati sarebbero stati considerati nemici della rivoluzione.

Secondo i piani di Castro, la riforma agraria avrebbe rappresentato un passo deciso verso il comunismo. Erano stati posti dei limiti al latifondo, e le proprietà della sua stessa famiglia erano state tra le prime ad essere espropriate. Tuttavia i terreni non sarebbero stati ridistribuiti con la logica di fornire a ciascun contadino una piccola proprietà, ma sarebbero diventati di proprietà statale e gestiti da piccole cooperative agricole affidate ai guajiros. La deriva comunista era ormai sempre più palese; e le decisioni venivano costantemente prese dal governo parallelo occulto. A seguito della riforma agraria cinque ministri si dimisero, e vennero sostituiti da militanti allineati al comunismo tra cui Pedro Miret. Con l'uscita di scena di Miró Cardona, di Urrutia, e di diversi ministri, il governo fantoccio democratico instaurato da Castro era ormai diventato un governo filo-comunista.

Frattanto, il tribunale rivoluzionario arrestava e condannava, spesso sommariamente, coloro che avevano fiancheggiato il regime di Batista; e contemporaneamente reprimeva le opposizioni perseguendo il delitto definito "controrivoluzionario", per cui poteva essere prevista anche la pena di morte. Nei primi mesi del 1959, solo all'Avana, ci furono oltre 3.000 arresti e più di 700 esecuzioni.

Particolarmente significativi furono gli eventi, sul finire del 1959, legati a due dei principali artefici della rivoluzione: Huber Matos e Camilo Cienfuegos. Il primo, di cui Castro aveva sempre sofferto la forte personalità, divenuto nel frattempo governatore della provincia di Camagüey, non essendosi allineato agli orientamenti filo-comunisti, venne accusato di tradimento e fu successivamente condannato a 20 anni di carcere. Il secondo, che aveva a più riprese manifestato il suo malcontento per l'irriguardoso smembramento dell'esercito ribelle e che si era molto avvicinato alle posizioni ideologiche di Matos, scomparve in circostanze misteriose quando si persero le tracce del velivolo con cui era da pochi minuti decollato dalla base di Camagüey. Nei giorni precedenti era stato inviato da Fidel in quella provincia con lo scopo di arrestare Matos e di sedare un presunto focolaio controrivoluzionario di cui tuttavia Cienfuegos non aveva trovato traccia. Il fatto che i resti dell'eroe rivoluzionario e del velivolo scomparso non siano mai stati ritrovati; l'anomala sparizione del registro della torre di controllo della base di Camagüey; i misteriosi omicidi di possibili testimoni legati al volo; ed alcune testimonianze tra cui quella del segretario amministrativo di Fidel Castro Juan Orta, fuggito da Cuba nei giorni successivi alla scomparsa di Cienfuegos, hanno fatto sorgere fondate ipotesi sul fatto che "El héroe del Yaguajay" possa essere stato assassinato per ragioni di stato. Ad ogni modo, la lunga condanna di Huber Matos e la misteriosa morte di Camilo Cienfuegos avevano abbattuto due tra i simboli più forti dei barbudos e della rivoluzione; due personaggi popolarissimi e non allineati che i fratelli Castro, in un clima profondamente instabile e che pullulava di moti sovversivi, avevano incominciato a temere.

Alla fine del 1959 l'esercito ribelle era ormai stato completamente smembrato. Il M26 era stato ridotto all'impotenza. Ramiro Valdés era saldamente al vertice del G2, i servizi segreti cubani. Raúl Castro era a capo delle forze armate e della polizia; Che Guevara era stato nominato direttore della Banca Nazionale. E Fidel Castro, che aveva pubblicamente dichiarato che Cuba non sarebbe stata pronta per andare alle elezioni per almeno quattro ulteriori anni, era il presidente dell'INRA, che nel frattempo era diventato il principale proprietario terriero dell'isola.

Politica estera, embargo e scontri con gli Stati Unitimodifica | modifica wikitesto

Che Guevara e Castro

Sebbene inizialmente gli Stati Uniti fossero stati rapidi a riconoscere il nuovo governo, i primi attriti non tardarono a manifestarsi. Castro visitò la Casa Bianca nell'aprile 1959 e incontrò il Vice Presidente Richard Nixon. Pare che Dwight Eisenhower avesse snobbato Castro adducendo la scusa di una partita a golf, lasciando che fosse il suo vice a parlare con lui per cercare di scoprire se fosse comunista e filo-sovietico. Nixon commentò che Castro era naif, ma non necessariamente un comunista.[15] Ad ogni modo, nel corso di un incontro nel quale il leader cubano dissertò incessantemente lasciando pochissimo spazio alle parole del suo interlocutore, destò in Nixon un'impressione complessivamente negativa.[13]

Dai primi mesi del 1960 gli orientamenti filo-sovietici del Líder Máximo divennero sempre più evidenti. Fu siglato un accordo commerciale con l'URSS che prevedeva massicce esportazioni di zucchero cubano a fronte di un finanziamento di 100 milioni di dollari che i sovietici concessero al fine che Castro potesse importare da Mosca vari macchinari, attrezzature, e tecnologie (che si sarebbero tuttavia rivelate molto retrograde).[13] Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l'acquisto di petrolio dall'Unione Sovietica. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro.[15] In reazione alla politica statunitense dell'amministrazione Eisenhower, che andava facendosi sempre più ostile verso la novità cubana,[32] il governo castrista cominciò a stabilire legami sempre più stretti con l'Unione Sovietica. In seguito a diversi patti firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khruščёv, Cuba cominciò a ricevere aiuti economici e militari dall'URSS.

Nel corso del meeting che celebrava il quindicesimo anniversario dell'ONU, a New York, Fidel Castro ed il leader sovietico Nikita Khruščëv apparvero pubblicamente molto affiatati. E allorquando l'esecutivo, nell'agosto del 1960, nazionalizzò gran parte delle imprese straniere presenti a Cuba, lo strappo con gli Stati Uniti divenne definitivo.[13] Castro decise di espropriare i possedimenti (che principalmente appartenevano a compagnie statunitensi, United Fruit in particolare) proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente bassesenza fonte.

Nel successivo mese di ottobre, contestualmente ad ulteriori e massicce espropriazioni che avevano di fatto nazionalizzato l'intera economia cubana, gli Stati Uniti decretarono l'embargo totale sulle esportazioni a Cuba.[14][18] Nel frattempo Fidel aveva provveduto a nazionalizzare anche l'intero settore radio-televisivo, ed aveva istituito un nuovo organo militare, i Comitati di difesa della rivoluzione (CDR), con lo scopo di stringere le maglie del controllo sull'intero territorio.[13]

Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando degli esiliati cubani. In quell'occasione una forza di circa 1.400 dissidenti, finanziati e addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud dell'Avana, nella Baia dei Porci. Secondo le previsioni della CIA, l'invasione avrebbe dovuto innescare una sollevazione popolare contro Castro. Ciò non avvenne e la parte dei golpisti che giunse a riva venne catturata, mentre il presidente Kennedy, che non aveva dato l'appoggio aereo fondamentale per la riuscita dell'operazione, s'impegnò per evitare il supporto:[33][34] 104 combattenti furono uccisi in battaglia e 1.189 uomini vennero processati a seguito di quest'azione e il 23 dicembre 1962 rilasciati.[35] Ne furono trattenuti due che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio e condannati a 30 anni di prigionesenza fonte.

Fidel Castro, tramite la sua fitta rete di informatori, era stato messo a conoscenza delle intenzioni statunitensi da parecchio tempo. Aveva potuto preparare le sue milizie alla difesa dell'isola, ed aveva agito con largo anticipo nel sedare buona parte dei moti sovversivi che dilagavano soprattutto nella regione dell'Escambray, con rastrellamenti ed esecuzioni che avevano di fatto spezzato quello che avrebbe dovuto essere il traino per la sollevazione popolare indispensabile per il successo dell'iniziativa.[13]

Più tardi, il 2 dicembre di quell'anno, in un discorso alla nazione, Castro si dichiarò un marxista-leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il comunismo.[36]

Fidel Castro incontra il leader sovietico Nikita Khruščёv nel 1961
Castro con Jurij Gagarin, primo uomo a volare nello spazio, 26 giugno 1961

Tutt'altro che domi gli Stati Uniti, dopo aver fallito il colpo di stato, tentarono la carta dell'assassinio politico. La CIA imbastì operazioni tese ad attentare alla vita del leader cubano, arrivando ad appaltare l'incarico ad esponenti di spicco della mafia americana, tra cui Santo Trafficante e Meyer Lansky, i due potenti boss del racket del gioco d'azzardo i cui interessi all'Avana erano stati irrimediabilmente lesi dalla politica castrista. E tuttavia gli attentati fallirono uno dopo l'altro, soprattutto grazie alle imponenti misure di sicurezza adottate da Castro ed all'incessante lavoro capillare dei servizi segreti cubani. Curioso fu il tentativo della CIA di reclutare una ex amante del Líder Máximo, Marita Lorenz, una giovane ragazza di padre tedesco e madre americana che aveva reso Castro padre per la terza volta nell'ottobre del 1959, dando alla luce un bimbo che fu chiamato Andrés e che le fu strappato immediatamente dopo il parto. Sebbene inizialmente la ragazza avesse accettato l'incarico di assassinare l'ex amante, l'attentato infine non si concretizzò poiché la Lorenz desistette.[13]

Malgrado fosse riuscito a difendersi dagli attacchi, sia diretti che trasversali, degli Stati Uniti, Fidel Castro dovette suo malgrado constatare di essere ben lungi dall'aver pacificato il Paese. Attentati e sabotaggi si susseguivano, malgrado la violenta repressione messa in atto da uno Stato ormai militarizzato. E soprattutto l'embargo imposto dagli USA aveva iniziato a mostrare i suoi primi indesiderati effetti. In una fase di piena carestia, fece la sua comparsa la "libreta", e con essa il razionamento di diversi generi alimentari di prima necessità la cui disponibilità era del tutto insufficiente per il fabbisogno del popolo cubano. Nel frattempo, da Mosca, i sovietici non tardarono a manifestare a Castro le loro perplessità relativamente al fatto che Fidel, pur avendo dichiarato Cuba uno stato comunista, si ostinasse nel non voler costituire un Partito Comunista che assumesse un peso significativo in seno alla vita politica del Paese. E tuttavia, Nikita Khruščëv decise di soprassedere, poiché in quel momento stava preparando un colpo diplomatico che avrebbe potuto avere conseguenze esplosive: l'installazione di testate nucleari sul suolo cubano.[13]

In un clima di costante assedio psicologico, con gli Stati Uniti intensivamente impegnati nei preparativi di una nuova invasione armata di Cuba, Fidel Castro decise di assecondare la volontà dell'Unione Sovietica di installare dei missili nucleari all'interno di basi militari cubane.[13] Nell'ottobre 1962, quando a seguito di alcune ricognizioni aeree sul territorio cubano gli Stati Uniti scoprirono che l'URSS aveva installato delle testate nucleari in grado di colpire a lunga gittata e che minacciavano in maniera diretta una vastissima percentuale del territorio americano, si ebbe la cosiddetta "Crisi dei missili di Cuba". Dopo pericolosissime tensioni che tennero l'intero pianeta col fiato sospeso nell'incubo che la Guerra Fredda potesse improvvisamente trasformarsi in una catastrofica Terza Guerra mondiale, Nikita Khruščëv e John Fitzgerald Kennedy raggiunsero un accordo in base al quale i sovietici avrebbero rimosso i loro missili, e gli americani avrebbero ritirato dalla Turchia e dall'Italia le testate nucleari che avevano precedentemente installato. Inoltre, il leader sovietico pretese che fosse garantito che Cuba non fosse mai più invasa.[13][14][18]

Malgrado gli accordi, pur in assenza di nuove invasioni armate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero mutuamente ostili e la CIA continuò a finanziare, supportare e appoggiare per decenni attentati terroristici contro l'isola e contro la persona di Castro.[37][38]

Ultima nota, non trascurabile, riguardo alla crisi dei missili fu l'atteggiamento dell'Unione Sovietica, che nel corso delle serrate trattative con gli Stati Uniti omise di coinvolgere e di informare Fidel Castro e qualsiasi altro interlocutore cubano, chiarendo di fatto la totale subordinazione dell'isola caraibica a Mosca. L'atteggiamento dei sovietici indispettì notevolmente Castro, che tuttavia dovette piegarsi nell'interesse della ragione di stato. Molto meno malleabile fu invece Ernesto Che Guevara il quale, furioso per l'accaduto, iniziò a discostarsi in maniera significativa dalle concezioni del socialismo sovietico, dando avvio ad un processo che lo avrebbe portato, nel giro di due-tre anni, ad eclissarsi dalla scena politica cubana.[13][14][18]

Rapporto con la Chiesamodifica | modifica wikitesto

A pochi mesi di distanza dalla presa del potere, Castro aveva incominciato a imporre misure anti-religiose. Aveva vietato le processioni; aveva cancellato le celebrazioni della settimana Santa; aveva persino proibito lo scampanio dei campanili delle chiese.[13]

Il 3 gennaio 1962 si diffuse la notizia che papa Giovanni XXIII avesse scomunicato Castro dando seguito al decreto del 1949 di papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. In realtà tale atto non è stato mai effettuato dal pontefice, come ha rivelato il 28 marzo 2012 l'allora segretario di Angelo Giuseppe Roncalli, monsignor Loris Capovilla, secondo cui la parola "scomunica" non faceva parte del vocabolario del Papa Buono.[39] A testimonianza di quanto dichiarato, basti leggere il diario di Giovanni XXIII in cui egli non accenna al provvedimento né il 3 gennaio 1962 (data in cui parla solamente delle sue udienze) né in altre date.[39]

A parlare di scomunica fu l'arcivescovo Dino Staffa, in quel momento segretario della Congregazione per i seminari, che in base a quanto scritto nel provvedimento, ricordava che la scomunica per i comunisti era "ipso facto [...] in quanto apostati della fede cattolica";[40] inoltre, altri importanti esponenti della curia volevano con questa mossa lanciare un segnale ostile al centrosinistra nascente in Italia.[39] L'autorevolezza di tali voci fece in modo che la leggenda della scomunica fosse creduta da tutti, anche dallo stesso Castro, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica e che dunque lo considerò un evento di scarse conseguenze poiché per sua stessa ammissione non è mai stato credente.[41] Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici cubani e no. Ad ogni modo, ci sono poche prove che il fatto abbia avuto qualche effetto.

Nel corso del suo governo, malgrado qualche moderata apertura (peraltro principalmente dovuta al perseguimento di scopi politici) culminata con la visita a Cuba di papa Giovanni Paolo II, Fidel Castro osteggiò apertamente la religione. I potenti servizi segreti cubani vigilavano costantemente sulla popolazione, e schedavano qualunque cittadino sospettato di far parte o di essere legato a gruppi religiosi. Negli anni Novanta, allo scopo di alleggerire le tensioni e il malcontento generati dalle cattive condizioni economiche che attanagliavano l'isola, Castro decise di allentare la presa soprattutto sul culto animistico della Santeria cubana, di derivazione africana, e che Fidel considerava alla stregua di un inoffensivo folclore sprovvisto di qualsiasi peso politico. Sulla Chiesa cattolica, invece, allentò la presa solo apparentemente, poiché la considerava una potenziale minaccia, e la sua benevolenza verso la Santeria era in buona parte dovuta all'idea che la proliferazione del culto animistico avrebbe indebolito la permeazione dei valori cattolici in seno alla popolazione.[13]

Campagna di alfabetizzazionemodifica | modifica wikitesto

La campagna per l'alfabetizzazione di Castro, si concentrò sulle aree rurali dove questa era molto bassa. In un discorso dell'autunno 1960 davanti alle Nazioni Unite, Castro annunciò che «Cuba sarà la prima nazione d'America che, nel giro di pochi mesi, sarà in grado di dire di non avere una persona analfabeta». Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati per l'alfabetizzazione dell'isola. Nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto dal 20% al 3,9%.[42] Il Museo Nazionale Cubano dell'Alfabetizzazione raccoglie più di 700.000 lettere inviate a Castro da coloro che avevano terminato il corso come testimonianza dell'avvenuta alfabetizzazione.

La televisione cubana trasmette corsi di livello universitario per la popolazione adulta.

Incontro con Feltrinellimodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro (terzo da sinistra) durante una visita di stato nella DDR nel 1972

Nel 1964 l'editore italiano Giangiacomo Feltrinelli si recò a Cuba e incontrò il leader della rivoluzione con cui stabilì una lunga amicizia. Nel 1967 Feltrinelli giunse in Bolivia e incontrò Régis Debray, che nel paese latino viveva in clandestinità. L'editore fu arrestato a seguito dell'intervento dei servizi segreti americani. Insieme a lui venne fermato anche il colonnello Roberto Quintanilla, che, anni dopo, presenziò all'amputazione delle mani di Che Guevara. Intanto Castro affidava all'editore italiano l'opera di Che Guevara, Diario in Bolivia, che diventerà uno dei principali best-seller della casa milanese. Feltrinelli entrò in possesso di Guerrillero Heroico, la famosa foto del Che scattata da Alberto Korda il 5 marzo 1960, in occasione delle esequie delle vittime dell'esplosione della fregata La Coubre. Nel 1968, Giangiacomo Feltrinelli si recò in Sardegna, secondo i documenti scoperti dalla Commissione Stragi nel 1996, per prendere contatto con gli ambienti della sinistra e dell'indipendentismo isolano. Nelle intenzioni di Feltrinelli vi era il progetto di trasformare la Sardegna in una Cuba del Mediterraneo e avviare un'esperienza analoga a quella di Che Guevara e Fidel Castro.[43]

Nel 1976, all'apice della politica di embargo statunitense contro Cuba, Pierre Elliott Trudeau, allora Primo Ministro del Canada, fece visita di Stato nell'isola, la prima da parte di un leader occidentale, e abbracciò personalmente il capo cubano. Trudeau gli portò in dono 4 milioni di dollari e organizzò prestiti per altri 10 milioni. Nel suo discorso Trudeau dichiarò: «lunga vita al Primo Ministro e Comandante in Capo cubano. Lunga vita all'amicizia cubano-canadese».

Politica economicamodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro con Nicolae Ceaușescu in Romania nel 1972

Castro consolidò il controllo dello Stato, nazionalizzando ulteriormente l'industria, collettivizzando il piccolo commercio (bar, drogherie, piccoli esercizi in genere), confiscando i beni di proprietà straniera, collettivizzando l'agricoltura ed emanando politiche a beneficio dei lavoratorisenza fonte nell'ambito dell'economia pianificata di stampo socialista. Molti cubani lasciarono il paese dal 1959 in poi (sia perché dissidenti, sia per motivi economici: tra questi la maggioranza erano proprietari terrieri e sostenitori di Batista, solo dopo anni di embargo vi furono i primi balseros di estrazione sociale povera o media),[44][45] alcuni per Miami, Florida, dove formarono una numerosa comunità anti-castrista, sovente in contatto, secondo opinioni spesso vicine al governo di Cuba, con gruppi malavitosi (come la mafia italo-cubano-americana che sosteneva Batista) e della destra dei servizi segreti statunitensi.[46][47][48][49] Essi furono inoltre forti sostenitori del mantenimento dell'embargo contro il loro paese d'origine.[50]

L'embargo imposto dagli Stati Uniti non impedì tuttavia il commercio tra Cuba ed il resto del mondo non legato all'Unione Sovietica, che rimase comunque per quasi tre decenni il principale interlocutore economico e commerciale dell'isola. Nondimeno, fino all'occupazione americana di Panama avvenuta nel dicembre del 1989, l'embargo fu in più occasioni aggirato attraverso la creazione di società di comodo panamensi, dietro le quali si celavano alti esponenti del governo cubano, e che avevano titolo ad intrattenere rapporti commerciali legali con le imprese statunitensi.[13]

Sul finire degli anni Settanta e per la prima metà degli anni Ottanta, spinto da alcuni importanti mutamenti politici a livello internazionale e dalle problematiche condizioni dell'economia cubana, Fidel Castro iniziò a palesare delle piccole ma significative aperture verso l'Occidente. L'elezione di Jimmy Carter negli Stati Uniti in un primo momento, e quella di Michail Gorbačëv in Unione Sovietica negli anni successivi, spinsero il Líder Máximo a riconsiderare la posizione di Cuba nello scacchiere internazionale. L'apertura di un dialogo con il presidente statunitense Carter, dettosi disposto a ritrattare l'embargo qualora il regime castrista avesse mostrato significativi progressi in materia di rispetto dei diritti umani e si fosse dimostrato disponibile ad abbandonare le aggressive velleità di politica militare in Africa, dove Cuba era impegnata da anni in prima linea nei sanguinosi conflitti che dilaniavano il continente, Angola in primis, spinse Castro a liberare quasi 3.000 prigionieri politici (tra cui Huber Matos che era comunque giunto in prossimità del termine della sua condanna). Nondimeno, i due leader di Stato raggiunsero un accordo sullo sbarco di oltre 100.000 esuli cubani all'Avana, che riversarono sull'isola una pioggia di dollari e beni di consumo di ogni tipo.[13]

Nell'ottica di rilanciare l'economia cubana, nel 1980 Fidel Castro varò la NEP (nuova politica economica) con la quale concesse alcune aperture al settore privato. E tuttavia, con l'avvento di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti e di Michail Gorbačëv alla guida dell'URSS, la già precaria situazione dell'economia cubana peggiorò ulteriormente. Il leader statunitense si mostrò da subito molto ostile nei confronti dell'isola, inasprendo l'embargo e prendendo le distanze dalla politica distensiva del suo predecessore. Il leader sovietico, persuaso del fatto che ormai Cuba non beneficiasse più di quel ruolo strategico che aveva rivestito nei decenni appena trascorsi, fece sapere al governo cubano di non essere disposto a concedere ulteriori dilazioni riguardo al debito che aveva accumulato di 3 miliardi di dollari, e di avere la necessità di ritoccare al ribasso gli accordi commerciali riguardo l'importazione dello zucchero. In cerca di nuovi alleati, Castro aprì una stagione di dialoghi con le democrazie socialiste e liberali europee (principalmente Spagna e Francia), e tuttavia inaspettatamente nel 1986 mandò al macero la NEP e tornò a bandire ogni forma di libera iniziativa, con conseguente repressione di ogni tipo di mercato nero. Soltanto nel decennio successivo, nuovamente nell'intento di rilanciare l'economia cubana, il Líder Máximo acconsentì ad ulteriori aperture al settore privato, principalmente nei piccoli esercizi e nel turismo, favorendo l'ingresso di capitali stranieri e le iniziative economiche degli esuli cubani. Al contrario, per i residenti le concessioni furono estremamente scarne.[13]

Frattanto, a causa di indigenza e malcontento, il fenomeno dei balseros in fuga clandestina verso le coste della Florida era in costante aumento. Di norma, le forze di polizia costiere vigilavano per ostacolare tali esodi, e tuttavia vi furono occasioni in cui Fidel Castro, deliberatamente e allo scopo di alleggerire il suo regime dalla pressione di indigenti, dissidenti e criminali, diede ordine di allentare i controlli e di favorire o addirittura organizzare le partenze, sfruttando peraltro tali occasioni per svuotare le proprie carceri e per tenere sotto pressione i vari governi statunitensi con la minaccia di riversare nel loro territorio orde di migranti poco graditi. Particolarmente significativi e memorabili furono gli sbarchi a catena del 1980 e del 1990.[13] In particolare, l'esodo di Mariel del 1980 è stato richiamato dalla pellicola di Brian De Palma del 1983, Scarface, in cui Al Pacino vestì i panni di Tony Montana, un profugo cubano.[51][52]

Castro parla all'Avana, 1978

Le aspre sanzioni economiche volute dagli Stati Uniti, in primis l'embargo, ma anche il divieto generale di viaggio verso Cuba per i turisti americani (i quali devono ottenere un visto speciale del governo, possibilità introdotta da Bill Clinton negli anni novanta e sospesa durante la presidenza Bush, per poter viaggiare sull'isola),[53] sono state una delle ragioni dei problemi economici di Cuba. Comunque, tra il 1960 e il 1990 gran parte dei loro effetti vennero attenuati dall'aiuto dell'Unione Sovietica, che in alcuni anni equivaleva a un quarto del PIL nazionale. Nonostante l'embargo statunitense, condannato dall'ONU, Cuba continua a commerciare con le altre nazioni, ed è la seconda meta turistica più popolare dei Caraibi (dopo la Repubblica Dominicana). La sua economia riceve anche un afflusso di valuta (stimato in 850 milioni di dollari all'anno) dai Cubani Americani che mandano soldi a familiari e amici rimasti sull'isola, anche se, dopo il primo insediamento dell'Amministrazione Bush (su pressione della comunità cubana anti-castrista della Florida) questo è tassativamente vietato dalle leggi degli Stati Uniti.senza fonte

Negli anni recenti Castro ha scommesso sulla biotecnologia per sostenere l'economia di Cuba. Lo sviluppo cubano in questo campo ha però causato preoccupazione per le possibili ricerche di armi biologiche. Nel 2002 uno degli scopi della visita dell'ex Presidente statunitense Jimmy Carter era d'ispezionare i siti cubani per l'ingegneria genetica.

Il 14 dicembre 2004 Castro ha siglato con il Presidente del Venezuela Hugo Chávez (con il quale aveva stretto una profonda amicizia personale) l'accordo preliminare per la costituzione dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell'America del Sud e i paesi caraibici, che ha permesso a Cuba di usufruire del petrolio venezuelano e di parte dei suoi profitti, onde risollevare la propria economia; in cambio il governo dell'Avana ha fornito il proprio personale medico e culturale alle nazioni sudamericane aderenti all'ALBA, contribuendo a combattere le malattie e la malnutrizione, oltre a ridurre l'analfabetismo, soprattutto in Venezuela, Bolivia ed Ecuador, tramite prestazioni gratuite erogate alla popolazione; molti nuovi medici sudamericani hanno potuto inoltre formarsi a spese dei governi nelle Università cubane.

Il 9 settembre 2010, in un'intervista a The Atlantic, Castro avrebbe dichiarato che «...il modello economico cubano ha fallito. Non è valido per essere esportato in altri Paesi e non va più bene neanche per noi», così ha detto al giornalista Jeffrey Goldberg.[54] Tuttavia, Castro ha smentito l'interpretazione che era stata data delle sue dichiarazioni.[55]

Esportazione della rivoluzione[13]modifica | modifica wikitesto

Il regime di Fidel Castro fu molto attivo sul fronte internazionale di Sudamerica e Africa nell'intento di esportare in quei luoghi i valori della propria rivoluzione. L'ambizione del Líder Máximo di porsi alla testa di un nuovo fronte anti-capitalista e anti-imperialista, formato da quei paesi del terzo mondo ed in via di sviluppo che avrebbero dovuto abbracciare i principi comunisti della sua rivoluzione, si protrasse per oltre due decenni con un impegno militare e politico costante in diversi Paesi di Sudamerica e Africa, tra cui Cile (dove l'atteggiamento del governo cubano fu molto ambiguo nei confronti del governo di Salvador Allende, il quale aveva idee riformiste e non era incline, contrariamente a Castro, all'utilizzo della lotta armata); Bolivia (dove in una missione che parve da subito folle e disperata, principalmente a causa dell'inesistente sostegno politico del Partito Comunista boliviano e dell'avversione di quegli stessi contadini che la guerriglia avrebbe voluto liberare, perse la vita Che Guevara); Angola (dove un ingente numero di soldati cubani fu impegnato per molti anni in un sanguinoso conflitto civile).

La non idilliaca situazione economica di Cuba e gli scarsi successi fatti registrare spinsero infine Fidel Castro a desistere dal proposito di esportare i valori cubani della rivoluzione. Il progressivo ritiro avvenne dapprima in Sudamerica, e successivamente in Africa.

Considerate le condizioni poco floride dell'economia e delle finanze dell'isola, tanto i contingenti militari quanto le forze di intelligence dei servizi segreti erano costantemente alla ricerca di fondi per finanziarsi. Il regime castrista fu sospettato di essere segretamente operativo nel narcotraffico, sfruttando la favorevole posizione geografica tra Sudamerica e Stati Uniti. Il governo statunitense tentò di cogliere in fragrante alti ufficiali del regime al di fuori dei confini cubani, tuttavia senza mai riuscire nel suo intento.

Incontro con Giovanni Paolo IImodifica | modifica wikitesto

Nel novembre del 1996 Fidel Castro andò a Roma, in occasione dell'Incontro mondiale sull'alimentazione promosso dalla FAO. In quell'occasione andò in Vaticano, per incontrare il papa Giovanni Paolo II.

Il 21 gennaio del 1998 Giovanni Paolo II contraccambiò la visita e andò a Cuba. Pochi giorni prima del suo arrivo Castro, per un accordo preesistente, liberò 106 detenuti, che comparivano in una lista di 260 nomi consegnata a Castro dal segretario vaticano cardinale Angelo Sodano[56]. Fidel Castro ricevette Giovanni Paolo II con tutti gli onori, rinunciando alla sua famosa divisa militare per indossare giacca e cravatta.

Caso Eliánmodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro con il presidente russo Vladimir Putin nel 2000

Il 22 novembre del 1999 Elián, un bambino cubano, partì da Cuba insieme alla madre su una barca diretta in Florida. Una pattuglia cubana raggiunse la barca cercando invano di convincere gli occupanti a non continuare il viaggio, ma poco dopo la barca naufragò. La madre del bambino morì, mentre lui si salvò insieme a due adulti. Fu avvistato dalla guardia costiera americana, che lo recuperò.

Elián fu preso in custodia temporanea da alcuni parenti della madre che vivevano in Florida, senza il consenso del padre che era rimasto a Cuba. Nella capitale cubana si susseguirono cortei per il rientro in patria del bambino, mentre in Florida l'FBI e gli avvocati dei parenti materni riuscirono a ritardare la decisione. Il 22 aprile del 2000 la polizia federale prelevò il bambino e lo riportò a Cuba.

Fidel Castro non intervenne mai sulla questione, ma quando seppe del ritorno del bambino disse: «Il problema generale non è ancora risolto. Fino a quando la legge dell'accordo cubano non verrà abrogata potranno verificarsi altri casi. Se al resto dell'America Latina e dei Caraibi offrissero gli stessi incentivi per l'immigrazione, più della metà degli Stati Uniti sarebbe oggi occupata da immigrati provenienti da quelle zone».[56]

Istruzione e sanitàmodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro tra la folla nel 2005

Istruzione e sanità vennero rese accessibili a tutti, anche alle persone che vivevano nelle zone più remote dell'isola. Le statistiche dell'UNESCO hanno confermato negli anni che il tasso d'istruzione di base a Cuba è tra i più alti dell'America Latina. Il governo sta inoltre portando avanti un programma che consente a studenti stranieri di trasferirsi sull'isola e di seguire corsi di studio universitari gratuiti. Attualmente sono presenti circa ventiduemila ragazzi, provenienti soprattutto dai Paesi del terzo mondo.

Contrariamente alla situazione riscontrabile in molte altre nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive per la strada. I tassi di mortalità infantile sono i più bassi della regione (perfino più bassi di nazioni come gli Stati Uniti), il livello della sanità è elevato e tutti i cubani ricevono latte quasi gratis fino all'età di sette anni. Le aspettative di vita a Cuba, nel 2002, erano solo leggermente inferiori a quelle degli Stati Uniti. Il tasso di mortalità infantile cubano è il secondo più basso delle Americhe (dopo il Canada, dati OMS, 2000). Viene generalmente riconosciuto che Cuba ha fatto sostanziali progressi nello sviluppo farmaceutico. Cuba ha un suo portafoglio di brevetti e cerca di commercializzare le sue medicine in tutto il mondo.

I media cubani, controllati dal governo, spesso evidenziano il contrasto tra i soddisfatti bambini cubani e le loro controparti a Bogotá, Los Angeles o Buenos Aires, che in alcuni quartieri delle metropoli spacciano droga, sono trascinati nella prostituzione, o vivono in baraccopoli.

Castro ha espresso solidarietà agli Stati Uniti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, ma ha criticato fermamente la Guerra in Iraq nel 2003.[57][58]

Problemi di salute, allontanamento dalla politica e morte (2006-2016)modifica | modifica wikitesto

Fidel Castro e la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner il 21 gennaio 2009

Per la prima volta dal 1959, il 1º agosto 2006 Castro cedette temporaneamente il governo al fratello Raúl, vicepresidente del Consiglio di Stato, per sottoporsi a un intervento chirurgico intestinale. Sebbene il 7 agosto venisse comunicato l'esito positivo dell'intervento, l'annullamento dei festeggiamenti per l'ottantesimo compleanno (previsti il 13 agosto) e la prolungata assenza alle manifestazioni pubbliche alimentarono le voci, poi smentite, secondo cui Castro fosse malato terminale di tumore all'intestino. In effetti, una moderata ripresa della vita pubblica si ebbe solo nella primavera del 2007, con la pubblicazione di un articolo apparso su Granma (29 marzo) e poi con l'incontro ufficiale con le delegazioni del Partito comunista cinese (22 aprile) e di quello vietnamita (2 giugno).

Con una missiva del 17 dicembre 2007, Fidel Castro lasciò intendere che non sarebbe più ritornato ad assumere un ruolo politico attivo.[59] Solo il 18 febbraio 2008 fu ufficializzata la rinuncia alle cariche di Presidente del Consiglio di Stato e Comandante in capo, e la cessione del potere al fratello Raúl Castro. Da allora non ha più compiuto viaggi all'estero.

Secondo documenti diplomatici statunitensi del 2008, ripresi poi anche dal sito Wikileaks, Castro non avrebbe sofferto per un tumore, ma per una forma grave di diverticolite, degenerata poi in peritonite ed emorragie interne, che l'hanno costretto a interventi d'emergenza in cui ha rischiato più volte la vita.[60][61]

Il 19 aprile 2011, in occasione del VI Congresso nazionale del Partito Comunista di Cuba, Fidel Castro si dimise anche dalla carica di Primo Segretario del partito,[10] l'ultima che deteneva ufficialmente. Nel marzo 2011, Castro aveva condannato l'intervento militare della NATO in Libia.[62]

Il presidente messicano Enrique Peña Nieto e Fidel Castro il 29 gennaio 2014

Il 29 marzo 2012, durante la visita a Cuba di papa Benedetto XVI, Fidel Castro ha avuto un colloquio di circa trenta minuti con il Pontefice, definito da entrambi molto cordiale, nel quale Castro, pur mostrando alcune difficoltà motorie dovute alla malattia e alla età avanzata, si è dimostrato ancora perfettamente lucido e cosciente, anche a dispetto delle voci circolate pochi giorni prima riguardo alla sua presunta morte. Si è vociferato che, durante l'incontro con il Papa, Castro avrebbe confidato al Pontefice la sua conversione al cattolicesimo, ma la notizia non ha trovato conferme ed è rimasta un'indiscrezione.[63] Dopo molto tempo lontano dalla scena pubblica, Castro, assieme al fratello Raúl, ha incontrato il politico venezuelano Diosdado Cabello all'Avana l'8 giugno 2013.[64] Un'altra uscita pubblica il 9 gennaio 2014, inaugurando all'Avana uno spazio culturale.[65]

Nel gennaio 2015, Fidel Castro ha commentato in una lettera agli studenti la ripresa delle relazioni diplomatiche con Washington promossa dal fratello Raúl, affermando che, pur trattandosi di una mossa positiva per stabilire la pace regionale, diffidava del governo USA.[66] Non ha incontrato Barack Obama durante la sua visita a Cuba nel marzo 2016 – la prima di un presidente statunitense in 88 anni – ma gli ha dedicato un editoriale, intitolato ironicamente Fratello Obama, in cui ha dichiarato: "Non abbiamo bisogno di regali dall'impero".[67]

Il 20 settembre 2015, Fidel Castro ha incontrato papa Francesco nella propria residenza dell'Avana, durante la visita del Pontefice argentino nell'isola. Il colloquio, avvenuto in lingua spagnola e durato circa quaranta minuti, è stato incentrato sulla fede e sul futuro degli equilibri mondiali e si è concluso con un reciproco scambio di doni in un clima cordiale e informale,[68] quando il Papa ha preso la mano di Castro e gli ha chiesto di dedicargli un Padre nostro.[69]

Il 19 aprile 2016, Castro è intervenuto a sorpresa nel corso della cerimonia di chiusura del VII Congresso nazionale del Partito Comunista di Cuba pronunciando quello che si rivelerà essere il suo ultimo discorso ufficiale, una sorta di commiato e di testamento politico, in cui ha osservato che data l'età avanzata quella era probabilmente "l'ultima volta" che prendeva la parola nell'assemblea, e ha invitato gli astanti a mantenere vivi i propri ideali comunisti.[70]

Il corteo funebre di Fidel Castro attraversa la provincia di Sancti Spíritus

L'ultima apparizione in pubblico il 13 agosto, durante la celebrazione del suo novantesimo compleanno al teatro Karl Marx dell'Avana.

Fidel Castro è morto nella capitale cubana alle ore 22.29 del 25 novembre 2016, esattamente 60 anni dopo il salpamento del Granma; a darne l'annuncio alla televisione di Stato è il fratello Raúl.[71] Nel rispetto della volontà del defunto, il corpo è stato cremato nelle ore successive.[71][72] Durante i nove giorni di lutto nazionale, il corteo funebre ha percorso al contrario il medesimo viaggio di 900 km fatto da Castro e dai rivoluzionari nel 1959, trasportandone l'urna cineraria dall'Avana a Santiago di Cuba. Le varie tappe del tragitto hanno visto la folla accoglierlo con commozione, ammassata lungo le strade per assistere al corteo.

Le ceneri di Fidel Castro sono state infine sepolte a Santiago nel Cementerio Santa Efigenia, accanto al mausoleo dell'eroe nazionale José Martí.[73]

Immagine popolaremodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro parla davanti al monumento a José Marti (2003)

Attorno a Castro si è sviluppato un culto della personalità, nonostante i suoi ripetuti tentativi di scoraggiarlo. Ad esempio, Castro è stato raffigurato solo due volte su un francobollo cubano: nel 1974 apparve su un francobollo commemorativo della visita di Leonid Brežnev e nel 1999 apparve su uno che commemorava il 40º anniversario della rivoluzione. Non c'è a Cuba nessuna via, piazza o monumento a suo nome, non ci sono statue di Castro (attitudine mantenuta, per sua espressa volontà, anche dopo la morte),[74] anche se sono frequenti grandi tabelloni con sue immagini.[75]. C'è stata una tendenza più forte a incoraggiare la reverenza per l'eroe dell'indipendenza cubana José Martí e per i caduti della rivoluzione cubana, come Camilo Cienfuegos, oltre che per Che Guevara.

Castro era famoso per i suoi lunghi (spesso di diverse ore) documentati discorsi. Castro compariva raramente in pubblico senza divisa militare e berretto, perlomeno fino al periodo dopo la malattia, in cui è apparso spesso in abiti civili e, in alcuni video girati nella sua residenza, anche in tuta da ginnastica.[76]

Il giornalista italiano Gianni Minà intervistò una prima volta per 16 ore Fidel Castro nel 1987, in un documentario dal quale è stato tratto un libro pubblicato in tutto il mondo. Da quello stesso incontro è stato tratto Fidel racconta il Che, un reportage nel quale il leader cubano per la prima e unica volta racconta l'epopea di Ernesto Guevara. L'intervista fu ripetuta nel 1990, dopo il tramonto del comunismo. Castro gli ha concesso anche la sua ultima intervista assoluta nel 2015,[77] inserita nel documentario Papa Francesco, Cuba e Fidel.

Il regista statunitense Oliver Stone ha girato due interviste-documentario sulla figura di Castro, Comandante, nel 2003 e Looking for Fidel, nel 2004.

Attentati alla personamodifica | modifica wikitesto

Fabian Escalante, a lungo guardia del corpo di Fidel Castro, ha calcolato l'esatto numero dei tentativi di assassini e/o attentati a Fidel Castro da parte della CIA, per un totale di 638 casi (di cui 192 per opera dell'amministrazione Reagan). Alcuni di questi attentati hanno incluso un sigaro esplosivo, una tuta da sub infettata da funghi, e un attentato di tipo mafioso con armi da fuoco. Concordemente ai documenti declassificati nel 2007 dalla CIA, uno di questi attentati venne organizzato prima dell'invasione della Baia dei Porci da parte di noti boss mafiosi come Sam Giancana, boss della famiglia mafiosa di Chicago, il suo braccio destro John Roselli e da un altro potente capomafia della Florida, Santo Trafficante, i quali avevano interessi sull'isola all'epoca della dittatura di Batista.

Gli attentati furono personalmente autorizzati dall'Attorney general degli Stati Uniti Robert Kennedy.[78] Alcuni di questi casi sono presenti all'interno del documentario 638 metodi per uccidere Castro (638 Ways To Kill Castro), prodotto nel 2006 dall'emittente britannica Channel 4.[38]

Diritti umanimodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: diritti umani a Cuba.

Secondo alcune fonti alcuni dissidenti cubani e opponenti politici sono stati imprigionati in condizioni estremamente difficili e senza processo con l'accusa di essere "contro-rivoluzionari", "fascisti" o agenti della CIA.[79] Diverse associazioni per la tutela dei diritti umani hanno accusato inoltre il governo di Castro di reprimere sistematicamente il dissenso politico mediante processi e carcerazioni arbitrarie, sorveglianza e licenziamenti a motivazione politica.[80] In particolare, la polizia politica del regime fece largo uso della tecnica della deprivazione del sonno nel corso delle detenzioni dei dissidenti e degli oppositori, con lo scopo di indurre a confessare reati di alto tradimento (veri o presunti).[13] Castro sosteneva che Cuba non detenesse prigionieri politici, ma criminali che avevano commesso atti contro-rivoluzionari, incluso l'uso di ordigni esplosivi.[81] In più sosteneva che l'opposizione al governo fosse illegittima e risultato delle azioni dei rifugiati cubani statunitensi e della CIA. I sostenitori di Castro ritenevano che le misure adottate dal governo cubano servivano a prevenire un possibile fallimento del governo e le giustificavano con le costanti pressioni economiche e militari da parte degli Stati Uniti e degli alleati protrattesi per più di mezzo secolo.

Il regime castrista, già nel corso del primo decennio del suo governo, mise al bando la libertà d'espressione e soppresse il diritto d'autore. Tutte le opere appartenevano allo Stato, e su intellettuali e scrittori era osservato uno strettissimo controllo, allo scopo di un totale allineamento al regime, a pena di persecuzione e incarcerazione.[13]

Anche Amnesty International ha affermato che a Cuba sono stati violati alcuni diritti umani fondamentali e la libertà di espressione; tuttavia ha riconosciuto che negli ultimi anni non c'è stato nessun caso di tortura,[82] cosa affermata anche dai sostenitori di Castro, oltre che dai premi Nobel Rigoberta Menchú Tum, Adolfo Pérez Esquivel (dissidente della dittatura argentina) e José Saramago.[83]

La questione del rispetto dei diritti umani a Cuba assunse nel corso di tutta la durata del regime castrista un ruolo di notevole importanza all'interno delle complesse relazioni internazionali con l'Occidente. Non fu infrequente il subordine di provvedimenti politici, economici e finanziari che riguardassero l'isola a richieste di miglioramenti riguardanti i diritti umani. Significative, a tal proposito, furono le richieste di Jimmy Carter nel corso del suo mandato presidenziale negli Stati Uniti, e le prese di posizione di alcuni Stati europei all'inizio del XXI secolo, con il governo spagnolo di José María Aznar in testa, che a causa dello scarso rispetto dei diritti umani e del mancato riconoscimento da parte del regime della legittimità delle opposizioni, revocarono la disponibilità al sostegno finanziario dell'economia di Cuba.[13]

Superamento dei pregiudizi verso la comunità LGBTmodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: diritti LGBT a Cuba.
Fidel Castro durante una cerimonia ufficiale il 26 settembre 2003

Dagli anni sessanta agli anni ottanta il regime castrista ha adottato forme di persecuzione nei confronti degli omosessuali. Considerati "controrivoluzionari", molti di loro sono stati rinchiusi nei campi di lavoro forzati UMAP (Unidades Militares de Ayuda a la Producción) a causa del loro orientamento sessuale.[84] Nell'ideologia castrista i maricones ("finocchi") erano infatti considerati espressione dei valori decadenti della società borghese:[85]

« Agli omosessuali non dovrebbe essere concesso di stare in posizioni dove potrebbero essere capaci di mal influenzare i giovani. Nelle condizioni in cui viviamo, a causa dei problemi che il nostro Paese deve affrontare, dobbiamo inculcare ai giovani lo spirito della disciplina, della lotta, del lavoro... Noi non arriveremmo mai a credere che un omosessuale possa incarnare le condizioni e i requisiti di condotta che ci permetterebbe di considerarlo un vero rivoluzionario, un vero comunista aggressivo. Una deviazione di questa natura si scontra con il concetto che abbiamo di ciò che un militante comunista deve essere.[86] »

Nel marzo del 1965, Giangiacomo Feltrinelli riuscì a ottenere da Castro una lunghissima intervista chiedendogli anche perché perseguitasse i gay e cosa c'entrasse quel pogrom con la rivoluzione. Il Lìder Maximo, dopo una risata per la domanda sfacciata, rispose accennando alla paura di "mandare un figlio a scuola e vederselo tornare frocio".[87]

In un'intervista del 31 agosto 2010, però, Fidel Castro pronuncerà un mea culpa e ammetterà gli errori commessi in quegli anni.[88]

Nel frattempo i rapporti tra regime e omosessuali erano completamente cambiati: dal 1992 era diventato legale allacciare relazioni omosessuali tra maggiorenni. Nel 2003 Carlos Sanchez, dell'Associazione Internazionale dei Gay e delle Lesbiche, ha presentato un rapporto in cui dichiara che non esiste più una legislazione punitiva verso gli omosessuali e da parte dei cubani esiste un alto livello di tolleranza,[89] anche se non tutti sono d'accordo.[90] Esistono anche programmi culturali per la lotta all'omofobia.[91] Dal 2005, inoltre, gli interventi chirurgici di cambiamento di sesso sono gratuiti e regolati dalla legge.[92][93]

La nipote di Fidel, Mariela Castro, guida il Centro Nacional de Educación Sexual, un ente che, con il sostegno del governo, si occupa di educazione sessuale e conduce campagne a favore dei diritti delle persone omosessuali.[94] Secondo Mariela, suo padre Raúl (succeduto a Fidel alla guida di Cuba) ha espresso opinione favorevole all'introduzione del matrimonio omosessuale, finora respinto dal Parlamento cubano.[95]

Patrimonio personalemodifica | modifica wikitesto

Dispute con Forbesmodifica | modifica wikitesto

Nel 2005 la rivista Forbes inserì Fidel Castro nella lista dei "re, regine e dittatori" più ricchi, attribuendogli un patrimonio di 550 milioni di dollari.[96]

Il governo castrista smentì affermando che si trattava «...di una goffa diffamazione orchestrata dagli Stati Uniti».

Nel 2006 la rivista inserì nuovamente Castro nella lista[96] attribuendogli questa volta un patrimonio ancora superiore, pari a 900 milioni di dollari (quasi il doppio rispetto a quanto la stessa rivista stimò come patrimonio nel 2005), specificando però che questi deriverebbero dal "controllo di una rete di compagnie statali" (il Palacio de Convenciones, un centro congressi vicino all'Avana; Cimex, un conglomerato di vendite al minuto e Medicuba, società di vendita di farmaci prodotti nell'isola) e affermando che "ex funzionari cubani insistono che Castro, che viaggia esclusivamente in una flotta di Mercedes nere, si è appropriato dei profitti di queste attività d'affari, nel corso degli anni". Forbes affermò di aver così calcolato la cifra fornita: "Con l'obiettivo di arrivare a una cifra netta abbiamo utilizzato un metodo nel quale le entrate di denaro liquido vengono scontate per valutare queste compagnie e dopo abbiamo presunto che una parte di questo flusso di profitti va a Castro", "adottando un criterio prudenziale abbiamo evitato di stimare qualunque profitto che possa avere intascato in altre epoche, anche se esistono voci che trasferì grosse somme in conti bancari svizzeri. Castro lo ha negato pubblicamente e ha insistito che non possiede nulla".

Dopo l'articolo di Forbes, Castro sfidò pubblicamente la rivista,[97] George W. Bush, la CIA, le 33 agenzie segrete e le banche americane a dimostrare le loro tesi: «se riescono a provare ciò che dicono, a trovare un conto a mio nome di 900 milioni, di 500 milioni o di un solo dollaro, se lo proveranno, offrirò loro quello che hanno preteso e non hanno potuto ottenere durante mezzo secolo, durante il quale hanno cercato di distruggere la rivoluzione e assassinarmi in centinaia di attentati: rinuncerò ai miei incarichi».

Il 17 maggio 2006, in risposta alle dichiarazioni di Castro, Forbes ammise alla BBC di «non avere alcuna prova che Castro abbia nascosto denaro in conti bancari all'estero».[98] Forbes si giustificò dicendo che in quell'articolo si intendeva che, se solo Castro avesse voluto, avrebbe potuto abbandonare Cuba con quella somma.

Questi "attacchi" da parte di Forbes, che nonostante le successive smentite e i distinguo hanno avuto notevole risonanza mediatica in tutto il mondo, potrebbero avere motivazioni politiche, essendo il direttore (e nipote del fondatore) Steve Forbes schierato con l'ala più conservatrice del partito repubblicano (partecipò anche alle primarie per la candidatura a presidente degli Stati Uniti sia nel 1996 sia nel 2000 e vinse anche in qualche stato) e uno dei firmatari del progetto per un nuovo secolo americano.[99]

MiMmodifica | modifica wikitesto

In un articolo scarsamente documentato, l'organizzazione anti-castrista del MiM (Movimento Insurrezionale Martiano) ha accusato Castro di possedere un patrimonio, già nel 1976, per un valore di ben 1,2 miliardi di dollari. Le prove sarebbero state raccolte da un servizio di intelligence dell'organizzazione, che denunciano un notevole arricchimento del dittatore cubano a partire dai primi giorni della sua leadership. Appena salito al potere, Castro, secondo il MIM, avrebbe sottratto dalle casse dello Stato 28 milioni di dollari girandoli alla Novodyt Bank di Londra. Il MiM sostiene inoltre che Castro pretendesse dal 20 al 25% di ogni operazione commerciale di Cuba e fino al 5% dei guadagni relativi alla vendita di zucchero in Unione Sovietica fino al 1988. Tale organizzazione anti-castrista afferma inoltre che Fidel Castro sarebbe stato proprietario anche di grandi appezzamenti di terreno in Svezia, Finlandia e Svizzera, oltre a diverse residenze in Spagna, Italia e Francia.

Un membro del MIM, Reinol Rodriguez, è stato accusato di vari atti di terrorismo, incluso l'assassinio a Porto Rico nel 1979 di Muñiz Varela, colpevole di organizzare viaggi a Cuba nell'ambito del processo di avvicinamento USA-CUBA promosso dall'amministrazione Carter. Rodriguez si è espresso in un'intervista concessa a Porto Rico al settimanale la Cronica con le seguenti parole: «per ogni nostro agente che cada nelle mani di Castro uccideremo 5 cubani. 5×1 è l'ordine».

Rapporti con la famigliamodifica | modifica wikitesto

Fidel e Raúl Castro nel 2001

Molte polemiche ha generato la fuga negli Stati Uniti della figlia di Castro Alina Fernández Revuelta, che non ha mancato mai di esternare la propria contrarietà al regime castrista.[100] In generale Castro ha sempre tenuto la sua famiglia lontano dai riflettori della politica e degli eventi istituzionali nazionali e internazionali, con l'eccezione del secondogenito Alex Castro che, attraverso l'agenzia di stampa Prensa Latina, ha ricoperto la carica di fotografo ufficiale della presidenza della repubblica cubana e del Balletto Nazionale di Cuba (collaborando in queste vesti con Reuters, ANSA e altre agenzie), oltre che, naturalmente, del fratello Raúl, da sempre al suo fianco.

Anche la sorella Juanita, che ha lasciato Cuba nel giugno del 1964, è polemica con i fratelli: «I miei fratelli Fidel e Raùl hanno trasformato Cuba in un'enorme prigione circondata dall'acqua», avrebbe dichiarato pubblicamente.[101]

Matrimoni e figlimodifica | modifica wikitesto

Fidel Castro si è sposato due volte:[101]

  • nel 1948 con Mirta Diaz-Balart, con la quale è vissuto fino al 1955 e dalla quale ha avuto un unico figlio:
  • nel 1980 con Dalia Soto del Valle, proveniente da famiglia facoltosa di proprietari terrieri, dalla quale ha avuto cinque figli:

Gli sono attribuite inoltre numerose relazioni extra coniugali, dalle quali sono nati altri cinque figli,[101] tra cui Alina (1956).

Operemodifica | modifica wikitesto

  • La rivoluzione cubana, Roma, Editori Riuniti, 1961.
  • Rivoluzione e pace mondiale, Roma, Samona e Savelli, 1963.
  • Per i comunisti dell'America Latina: o la rivoluzione o la fine!, Milano, Feltrinelli, 1967.
  • Che Guevara, esempio di internazionalismo proletario, Milano, Libreria Feltrinelli, 1967.
  • Orazione funebre per Ernesto Che Guevara, Milano, Feltrinelli, 1967.
  • Le radici storiche della rivoluzione cubana, con altri, Firenze, La nuova Italia, 1968.
  • Cultura e rivoluzione. Discorso di chiusura al Congresso Culturale dell'Avana, Milano, Feltrinelli, 1968.
  • Difficoltà e prospettive della costruzione socialista, Milano, Libreria Feltrinelli, 1968.
  • Dichiarazione di Fidel Castro sulla Cecoslovacchia. La UJC appoggia la dichiarazione di Fidel, Milano, Libreria Feltrinelli, 1968.
  • Cuba 1969: anno dello sforzo decisivo, Milano, Jaca book, 1969.
  • Rivoluzione nell'università, Milano, Feltrinelli, 1969.
  • Socialismo e comunismo. Un processo unico, Milano, Feltrinelli, 1969.
  • Nel centenario di Lenin, Milano, Edizioni della libreria, 1970.
  • L'autocritica di Fidel Castro, S. l., Zephyr, 1971.
  • Cuba dopo l'autocritica. Il potere del popolo, questo è il vero potere, Milano, Feltrinelli, 1971.
  • Lo spirito del popolo. Castro parla alle masse di Cuba, Milano, Jaca book, 1971.
  • La rivoluzione e l'America latina, Roma, Editori Riuniti, 1971.
  • Cuba e il socialismo. Rapporto e conclusioni al primo congresso del Partito comunista di Cuba, Roma, Editori Riuniti, 1976.
  • La storia mi assolverà, Rimini-Firenze, Guaraldi, 1976.
  • Imperialismo e sottosviluppo, Varese, Aurora, 1982. ISBN 88-85039-07-3.
  • La mia fede. Cristianesimo e rivoluzione in un'intervista con Frei Betto, Cinisello Balsamo, Paoline, 1986. ISBN 88-215-1085-9.
  • L'ideale del socialismo e del comunismo sarà mantenuto e difeso a qualunque costo, Milano, a cura del Gruppo di ricerca sui problemi del sud del mondo, 1990.
  • L'isola che non c'è. Presente e futuro di Cuba, Roma, Edizioni associate, 1992. ISBN 88-267-0143-1.
  • Un chicco di mais, Sesto San Giovanni, Il papiro, 1994.
  • Guevara, Roma, Avvenimenti-Liberazione, 1995.
  • Messaggio alla Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo. Rio de Janeiro, giugno 1992, Napoli, Laboratorio politico, 1995.
  • Queremos, Palermo, Edizioni della Battaglia, 1995.
  • Ernesto Che Guevara raccontato da Fidel Castro, Roma, Grandi Tascabili Economici Newton, 1997. ISBN 88-8183-797-8.
  • La WTO, la Cina e il Terzo Mondo, Napoli, La città del sole, 2000. ISBN 88-8292-058-5.
  • Prima della rivoluzione. Memorie di un giovane lider, Roma, Minimum fax, 2006. ISBN 88-7521-085-3.
  • Io e il Che. Un'amicizia che ha cambiato il mondo, Milano, Oscar Mondadori, 2007. ISBN 978-88-04-57250-3.
  • Crisi di civiltà e agonia del capitalismo. Dialoghi con Fidel Castro, di Atilio A. Boron, Roma, Natura avventura, 2012. ISBN 978-88-95009-10-0.
  • L'inverno nucleare. Riflessioni sui rischi di una guerra atomica, Milano, Nemesis, 2012. ISBN 978-88-97105-03-9.
  • Obama e l'impero, Roma, Atmosphere, 2012. ISBN 978-88-6564-042-5.
  • Il libretto rosso di Cuba. Il Lider maximo spiega la giustizia sociale e difende la causa della rivoluzione, Roma, Red star press, 2013. ISBN 978-88-6718-008-0.
  • La rivoluzione cubana. Le origini del socialismo latinoamericano, Milano, Pgreco, 2015. ISBN 978-88-6802-102-3.

Filmografiamodifica | modifica wikitesto

Nel 2003 Fidel Castro appare nelle pellicola Comandante e Looking for Fidel di Oliver Stone, entrambi documentari che si sviluppano come lunghe interviste del regista statunitense al Lider maximo.

Nel 2006 partecipa inoltre, nei panni di se stesso, alle riprese della pellicola spagnola Cuando la verdad despierta, diretta dal regista italiano Angelo Rizzo e presentata al Festival di Berlino nel 2008.[102][103]

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Onorificenze stranieremodifica | modifica wikitesto

Ordine di Georgi Dimitrov (Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Georgi Dimitrov (Bulgaria)
— 1972[104]
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
— 1972[105]
Ordine di Klement Gottwald (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Klement Gottwald (Cecoslovacchia)
«Per gli eccezionali meriti personali per l'espansione della fraterna e amichevole collaborazione e cooperazione tra i partiti comunisti cubano e cecoslovacco e tra i due paesi e i loro popoli»
— 1989[106]
Eroe della Repubblica (Corea del Nord) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe della Repubblica (Corea del Nord)
— [107]
Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord)
— 1986[107]
Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord)
«Per aver promosso la riunificazione della penisola coreana e la costruzione del socialismo»
— 2006
Premio d'onore (Dominica) - nastrino per uniforme ordinaria Premio d'onore (Dominica)
— novembre 2008[108]
Ordine della Stella d'Onore dell'Etiopia Socialista (Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella d'Onore dell'Etiopia Socialista (Etiopia)
— 1978[109]
Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica) - nastrino per uniforme ordinaria Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica)
— 1977[110]
Membro Onorario dell'Ordine al Merito (Giamaica) - nastrino per uniforme ordinaria Membro Onorario dell'Ordine al Merito (Giamaica)
— [111]
Collare dell'Ordine del Quetzal (Guatemala) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Quetzal (Guatemala)
«In segno di apprezzamento per le oltre 17 milioni di consultazioni e le più 40.000 operazioni del fatte da medici cubani per il bene del popolo guatemalteco»
— febbraio 2009[112]
Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Stella di Adipurna (Indonesia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Stella di Adipurna (Indonesia)
— 1974

senza fonte

Membro dell'Ordine del Coraggio (Libia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro dell'Ordine del Coraggio (Libia)
— 1977

senza fonte

Cavaliere dell'Ordine della Corona del Reame (Malesia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona del Reame (Malesia)
— 11 maggio 2001[113]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Mali (Mali) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Mali (Mali)
— luglio 1998[114]
Collare dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)
— 1987[115]
Ordine dell'Ordine di Welwitchia Mirabilis (Namibia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Ordine di Welwitchia Mirabilis (Namibia)
— marzo 2008[116]
immagine del nastrino non ancora presente Ordine della Gloria e dell'Onore (Patriarcato di Russia)
«Per il contributo al rafforzamento della cooperazione inter-religioso in relazione con la consacrazione della chiesa di Nostra Signora di Kazan all'Avana»
— 19 ottobre 2008[117]
Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta (Polonia)
— 1973[118]
Collare dell'Indipendenza (Qatar) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Indipendenza (Qatar)
— 15 settembre 2000[119]
Ordine di Karl Marx (Repubblica Democratica Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Karl Marx (Repubblica Democratica Tedesca)
— [120]
Gran Croce con Stella d'Oro dell'Ordine al Merito di Duarte, Sanchez e Mella (Repubblica Dominicana) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce con Stella d'Oro dell'Ordine al Merito di Duarte, Sanchez e Mella (Repubblica Dominicana)
— 1998[121]
Ordine della Stella di Romania di I classe (Repubblica Socialista di Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella di Romania di I classe (Repubblica Socialista di Romania)
«Per meriti speciali nella lotta rivoluzionaria per la liberazione nazionale e lo sviluppo sociale di Cuba, per la difesa dell'indipendenza e della sovranità in patria del socialismo nazionale contro l'imperialismo e per lo speciale contributo reso alla crescita delle relazioni multilaterali di cooperazione, amicizia e solidarietà internazionale tra il Partito Comunista di Cuba e del Partito Comunista Romeno, tra la Repubblica di Cuba e la Repubblica Socialista di Romania e tra Cuba e il popolo rumeno»
— 1972[122]
Fascia dell'Ordine della Repubblica di Serbia (Serbia) - nastrino per uniforme ordinaria Fascia dell'Ordine della Repubblica di Serbia (Serbia)
«Per i meriti nello sviluppo e nel rafforzamento della cooperazione pacifica e delle relazioni amichevoli tra la Serbia e Cuba.»
— 2015[123]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica)
— 1998[124][125]
Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
«Per il suo contributo all'eliminazione del razzismo, del colonialismo, dell'apartheid e dell'ineguaglianza nella società umana.»
— 27 marzo 2009[126]
Gran Collare dell'Ordine di Timor Est (Timor Est) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine di Timor Est (Timor Est)
«Per il sostegno cubano nella sanità e nell'istruzione»
— novembre 2010[127]
Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina)
«Per l'assistenza medica prestata alle vittime del disastro di Chernobyl»
— 2000[128]
Ordine al Merito di I Classe (Ucraina) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine al Merito di I Classe (Ucraina)
«Per il suo importante contributo al ripristino della salute dei bambini di Chernobyl, dopo l'incidente nel 1986 nella Repubblica Socialista Sovietica dell'Ucraina»
— 26 marzo 2010[129]
Eroe dell'Unione Sovietica (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe dell'Unione Sovietica (URSS)
«Per la sua eroica lotta di successo per la libertà e l'indipendenza del popolo cubano, che ha dato un contributo degno per la grande causa della pace e del socialismo e per il suo grande ruolo nel rafforzamento e nello sviluppo delle la fraternità sovietico-cubana»
— 23 maggio 1963[130]
Ordine di Lenin (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (URSS)
— 23 maggio 1963[131]
Ordine di Lenin (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (URSS)
«Per il suo contributo alla promozione di relazioni fraterne tra l'URSS e Cuba»
— 1972[132]
Ordine della Rivoluzione d'Ottobre (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rivoluzione d'Ottobre (URSS)
— 1976[133]
Ordine di Lenin (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (URSS)
— 1986[134]
Medaglia per il giubileo dei 30 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 30 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 (URSS)
— 1975[135]
Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela)
— ottobre 2000[136]
Collare dell'Ordine dell'Aquila (Zambia) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Aquila (Zambia)
«Per aver ispirato molti a lottare per la dignità e l'uguaglianza»
— settembre 2009[137]

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Carica unita a quella di Presidente del Consiglio di Stato dal 2 dicembre 1976, con il nome di Presidente del Consiglio dei ministri.
  2. ^ Si ritiene che questa sia la sua data di nascita; tuttavia, non è mai stata accertata ufficialmente: Castro, leader a cavallo di due secoli, in Corriere della Sera, 19 febbraio 2008. URL consultato il 27 novembre 2015.
  3. ^ È morto Fidel Castro, portò la rivoluzione a Cuba, in La Repubblica, 26 novembre 2016. URL consultato il 26 novembre 2016.
  4. ^ [Si vedano a questo proposito alcune reazioni molto contrastanti a seguito della sua scomparsa: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/11/26/-tv-cuba-e-morto-fidel-castro-_2d00be56-5291-47fe-9ad1-d9139234feaa.html Addio al Comandante Fidel Castro, il lider maximo che sfidò l' America , ansa.it.
  5. ^ Carica corrispondente a quella di Capo dello Stato.
  6. ^ Democrazia o farsa? Il pensiero di Fidel Castro, su vivacubalibera.blogspot.it. URL consultato il 27 novembre 2016.
  7. ^ Elezioni, su www.italia-cuba.it. URL consultato il 27 novembre 2016.
  8. ^ Samuel Farber, Cuba Since the Revolution Of 1959: A Critical Assessment, Haymarket Books, 2011, pp. 18-19, ISBN 978-1-60846-139-4.
  9. ^ Al fianco di Cuba per tenere aperta la prospettiva del Socialismo nel XXI secolo, pane-rose.it. URL consultato il 27 accesso 2015.
  10. ^ a b Cuba, via alle riforme economiche e Fidel esce dal Comitato Pcc, in la Repubblica. URL consultato il 19 aprile 2011.
  11. ^ [Lina Ruz González - EcuRed, ecured.cu. Lina Ruz González - EcuRed, ecured.cu.] .
  12. ^ [GeneAll.net Angel Maria Bautista Castro y Argiz, geneall.net. GeneAll.net Angel Maria Bautista Castro y Argiz, geneall.net.] .
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk Serge Raffy, FIDEL CASTRO una vita, Rizzoli, 2016.
  14. ^ a b c d e Roberta Dalessandro, Fidel Castro, GOODmood, 2016.
  15. ^ a b c Mario Cervi, Articolo riedito su Il Giornale del 27 novembre 2016, p. 3
  16. ^ "La storia mi assolverà"
  17. ^ a b Cristiano Armati, Fidel Castro. Il libretto rosso di Cuba, Red Star Press, 2013.
  18. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Amedeo C. Coffano, Ernesto Che Guevara, GOODMOOD, 2011.
  19. ^ ["Io, l'italiano della barca di Fidel insegnai a Guevara a sparare", repubblica.it. "Io, l'italiano della barca di Fidel insegnai a Guevara a sparare", repubblica.it.] .
  20. ^ Dall'introduzione a Che Guevara. Diario in Bolivia, Feltrinelli, 2005 [1968], ISBN 978-88-07-83001-3.
  21. ^ ilgiornale.it, http://www.ilgiornale.it/news/cultura/camilo-cienfuegos-l-altro-che-dimenticato-dai-rivoluzionari-1189365.html .
  22. ^ secoloditalia.it, http://www.secoloditalia.it/2014/02/morto-in-esilio-il-nemico-di-fidel-castro-che-si-ribello-alla-svolta-comunista-di-cuba/ .
  23. ^ ilfoglio.it, http://www.ilfoglio.it/articoli/2014/03/08/news/castrista-e-dissidente-obituary-di-huber-matos-50757/ .
  24. ^ a b c d e f g h i cuba1952-1959.blogspot.it, http://cuba1952-1959.blogspot.it/2009/12/1958-operation-verano-offensive.html .
  25. ^ a b repubblica.it, http://www.repubblica.it/esteri/2016/11/26/news/cuba_e_morto_fidel_castro_-152839824/ .
  26. ^ Jacob Bercovitch and Richard Jackson (1997). International Conflict: A Chronological Encyclopedia of Conflicts and Their Management, 1945–1995. Congressional Quarterly.
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