Iapige

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Enea curato da Iapige in un dipinto di Pompei, MANN

Iapige, figlio di Iaso e fratello di Palinuro, è, come questi, uno dei personaggi presenti nell'Eneide, dove compare nel XII libro. Secondo la leggenda, un giorno Apollo, colto da indomabile amore per il giovane, offrì al troiano le sue arti, ma Iapige, per salvare il padre morente, preferì imparare l'arte della medicina. Medico dei troiani, cura Enea quando viene ferito a una gamba:
"[Enea] Freme e s'ingegna di strappar la punta
del rotto strale e la più pronta chiede
via di rimedio: squarcino la piaga,
scoprano i ripostigli de la freccia
profondamente, e il rendano a la guerra.
Già l'assisteva il prediletto a Febo
Iàpige ïàside, cui volle
spontaneo un dí per molto amore Apollo
donar suoi privilegi, il vaticinio
e la cetra e le celeri saette:
esso, per differir l'ora del padre
agonizzante, preferí sapere
de l'erbe la virtú, l'arte salubre,
e senza gloria usar muta scïenza.
Stava, poggiato a la grande asta, tutto
fremente Enea tra il premere de' prodi
e del piangente Giulo, invitto al pianto"[1].

Venere poi infiltra un succo magico e medicamentoso nell'acqua che egli sta versando sulla ferita. Enea guarisce miracolosamente e saluta il figlio Ascanio invitandolo a prendere esempio dal suo travaglio (Disce, puer, virtutem ex me verumque laborem, fortunam ex aliis XII 435-6).

Il nome dell'eroe evoca quello di antichi abitatori della Puglia, gli Iapigi, di cui una leggenda (parallela a quella di Enea) vuole sia il capostipite.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Eneide, XII, traduzione di Giuseppe Albini

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto