Nobuko Yoshiya

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Nobuko Yoshiya

Nobuko Yoshiya (吉屋信子 Yoshiya Nobuko?; prefettura di Niigata, 12 gennaio 1896Kamakura, 11 luglio 1973) è stata una scrittrice giapponese attiva nel periodo Taishō e Shōwa.

Fu una delle scrittrici più prolifiche e di maggior successo dell'epoca, specializzata in novelle romantiche e nella narrativa femminile, e pioniera della letteratura lesbica giapponese, incluso il genere "S" o "Esu" (エス). Molte delle sue opere hanno avuto adattamenti come film.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Yoshiya nacque nella prefettura di Niigata, ma crebbe nelle città di Mooka e Tochigi nella prefettura di Tochigi. Suo padre, ufficiale di polizia, diventò in seguito funzionario del governo locale della contea, e per questo la sua famiglia fu soggetta a continui spostamenti per favorire i suoi trasferimenti.[1][2] Yoshiya fu la più giovane, nonché unica figlia femmina di una famiglia con cinque bambini.[3] I genitori, provenendo entrambi da famiglie samurai,[2][4] appartenenti alla classe media e culturalmente conservatrice, la educarono a ricoprire il ruolo di "buona moglie" previsto per la donna giapponese nel periodo Meiji.[5]

La sua carriera letteraria iniziò in gioventù ed il suo interesse per la scrittura la tenne lontana dalle occupazioni domestiche a cui sua madre desiderava si dedicasse.[1]

Nel 1915 si trasferì a Tokyo, dove iniziò a disattendere le aspettative che il Giappone dell'epoca aveva nei confronti delle donne e della loro carriera.[5] Yoshiya spesso indossava abiti dai tagli maschili, anche quando doveva essere fotografata per apparire sulle riviste.[6] Fu una delle prime donne giapponesi ad emulare la moda occidentale negli anni venti portando i capelli corti,[5] a possedere un'automobile e un cavallo da corsa. Cavalcare e giocare a golf divennero alcune delle sue passioni.

Yoshiya visse a Kamakura, nella prefettura di Kanagawa durante e dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1962 si fece costruire un giardino in stile giapponese e una casa tradizionale di legno che usò per la promozione e la divulgazione di attività culturali ed educative rivolte alle donne.

Morì all'età di 77 anni di cancro al colon. La sua casa è ora il "Museo alla memoria di Yoshiya Nobuko" e conserva il suo studio così come la scrittrice lo lasciò, con i suoi manoscritti ed oggetti. La sua tomba si trova al tempio Kōtoku-in a Kamakura, dietro il famoso Daibutsu (statua raffigurante Buddha) di Kamakura.

Relazione con Monma Chiyomodifica | modifica wikitesto

Nel gennaio 1923 Yoshiya conobbe Monma Chiyo, un'insegnante di matematica di una scuola femminile di Tokyo,[5] con la quale ebbe una relazione amorosa che durò per più di 50 anni.[7] Diversamente da molte figure pubbliche giapponesi, non aveva problemi a rivelare dettagli della sua vita privata attraverso foto, saggi personali e interviste con quotidiani o riviste. Nel 1926 Monma lavorò per lei come segretaria. Nel 1957, Yoshiya adottò Monma come figlia, l'unico modo legale per una coppia omosessuale di condividere proprietà e poter condivide scelte mediche.[5] Viaggiarono insieme in Manciuria, in Unione Sovietica, soggiornarono un anno a Parigi, per poi ritornare in Giappone, attraverso gli Stati Uniti, dal 1927 al 1928. Alla fine degli anni trenta visitarono anche le Indie Orientali Olandesi e l'indocina Francese.

Carriera letterariamodifica | modifica wikitesto

Yoshiya Nobuko fu una delle scrittrici di letteratura popolare di maggior successo nel Giappone nel ventesimo secolo. Questa grande popolarità è dovuta in gran parte all’emergere, tra un secolo e l’altro, di un nuovo target di pubblico e di una nuova categoria di lettori: le shōjo, letteralmente "ragazze", “donne non-ancora-donne”.[2]

Uno dei suoi primi lavori, Hana monogatari (花物語 "Racconti di fiori", 1916–1924), una serie di 52 storie riguardanti amicizie romantiche, diventò popolare tra le studentesse.

La maggior parte delle storie racconta amori non corrisposti, dal finale triste,[8] con uno stile di scrittura "dreamy",[9][10] interpretabile come "una sfumatura d'esotico che trasportava le lettrici in un'altra realtà, creando una narrativa per ragazze unica nel suo genere".[2]

Yaneura no nishojo (屋根裏の二處女 "Due vergini in soffitta", 1919), si pensa sia semi-autobiografico e descriva l'esperienza omosessuale tra lei e la sua compagna di stanza: nell'ultima parte le due ragazze decidono di andare a vivere insieme come coppia.[11] Questo romanzo è un attacco alla società maschilista, lascia intravedere un forte atteggiamento femminista e rivela, inoltre, l'orientamento omosessuale di Yoshiya.

Chi no hate made ("Fino alle estremità della terra", 1920), vinse un premio letterario presso la Osaka Asahi Shimbun.

Nel 1925 Yoshiya diede vita ad una propria rivista, Kuroshoubi (Rosa Nera), chiusa però 8 mesi dopo.[9]

Nella fase successiva, Yoshiya iniziò a dare all'amore omosessuale una diversa lettura, presentandolo come un sentimento simile alla sorellanza e complementare all'eterosessualità; diventò, inoltre, più convenzionale nei suoi scritti.[12]

Altre opere importanti di Yoshiya furono: Onna no yujo ("L'amicizia delle donne", 1933–1934), Otto no Teiso (良人の貞操 "La castità del marito", 1936–1937), Onibi (鬼火 "Fuocofatuo", 1951), Atakake no hitobito (安宅家の人々 "La famiglia Atakake", 1964–1965), Tokugawa no fujintachi (徳川の夫人たち " Le donne Tokugawa ", 1966) e Nyonin Heike (女人平家 "Le donne della casa", 1971)

Stile letterariomodifica | modifica wikitesto

L'amicizia tra donne e l'idea dell'uomo "ideale" sono i principali temi trattati. Yoshiya scrive in modo nostalgico e drammatico per far nascere nelle lettrici una consapevolezza di sé, mirando a far risvegliare in loro un sentimento di volontà d'azione e di realizzazione. Questa poetica della tragedia sottolinea quanto la giovinezza possa essere turbolenta, ed è usata anche come mezzo per mettere in luce la natura oppressiva di una società che richiede solo omologazione e non accetta forme di indipendenza personale.

Il ripetersi di situazioni con lo stesso schema narrativo è un effetto voluto dall'autrice, con il quale intende trasformare ciò che veniva comunemente definito come una fase passeggera della giovinezza femminile, in un aspetto chiave di quest'ultima. Le sue storie vogliono rendere le donne capaci di scoprire modi alternativi di leggere le relazioni dōsei-ai (amore fra donne), senza trasgredire apertamente i confini dell’accettabilità sociale.[2]

Sebbene non tutti i suoi scritti trattino le relazioni sentimentali fra ragazze, le sue opere tendono ad evitare raffigurazioni del matrimonio, anche eterosessuale.

Il suo stile di scrittura è ricco di onomatopee, punti esclamativi ed altri segni diacritici, considerati esteticamente gradevoli dalle sue lettrici. Con il loro uso intendeva assecondare il movimento letterario allora presente nella scena giapponese favorevole all'introduzione del dialogo realistico nelle storie.

La sua immaginazione e la sua bravura ad ambientare determinate scene in posti inaspettati come una soffitta o una veranda, contribuiva a creare un'atmosfera melodrammatica.[2]

I lavori di Yoshiya erano considerati testi "rispettabili", adatti alle donne di tutte le età, in quanto le relazioni omosessuali in essi contenute erano descritte come emozioni intense oppure platoniche, destinate a finire in secondo piano rispetto agli studi, al matrimonio, e/o alla morte. Questo può essere spiegato con l'opinione allora diffusa che l'amore omosessuale femminile fosse una "normale" e transitoria parte dello sviluppo di una donna, a cui sarebbe seguita una fase di eterosessualità e la maternità.[10]

Le sue storie di dosei-ai (amore omosessuale) e di amicizia femminile avranno una diretta influenza sui futuri Shōjo manga.[3][13]

Visioni politichemodifica | modifica wikitesto

Sebbene ardente femminista, Yoshiya non aveva molta fiducia nei partiti politici e non fu mai un membro attivo del movimento femminista giapponese.[5]

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b Sachiko Shibata Schierbeck, Japanese women novelists in the 20th century : 104 biographies, Copenhagen, Museum Tusculanum Press : University of Copenhagen, 1900-1993, pp. 88-91, OCLC 32348453.
  2. ^ a b c d e f Elena Giuliana, a cura di, Prof.ssa Luisa Bienati e Prof.ssa Paola Scrolavezza, L’eccesso come strategia di evoluzione, 2011-2012.
  3. ^ a b Bonnie Zimmerman, Lesbian histories and cultures : an encyclopedia, Londra, Taylor & Francis, 2003, p. 824, OCLC 50382076.
  4. ^ Robertson, Jennifer (2002) "Yoshiya Nobuko Out and Outspoken in Practice and Prose" in Anne Wathall e.d. The Human Tradition in Modern Japan pp. 155-174 OCLC 729488618.
  5. ^ a b c d e f Craig A Lockard, Societies, Networks, and Transitions: A Global History: Since 1750, Boston, Cengage Learning, 2011, p. 670, OCLC 77519835.
  6. ^ Sarah Frederick, Turning pages : reading and writing women's magazines in interwar Japan, Honolulu, University of Hawaiʻi Press, 2006, p. 135, OCLC 256492993.
  7. ^ Martin B Duberman, A queer world : the Center for Lesbian and Gay Studies reader, New York, New York University Press, 1997, pp. 51-52, OCLC 36112238.
  8. ^ Yoshiya Nobuko, "Yellow Rose" (黄薔薇). Translated by Sarah Frederick. Expanded Editions, 2015. English translation of "Yellow Rose" (Kibara) from Flower Stories (Hanamonogatari)
  9. ^ a b Hiromi Dollase, Early Twentieth Century Japanese Girls' Magazine Stories: Examining Shōjo Voice in Hanamonogatari (Flower Tales), in The Journal of Popular Culture, vol. 36, nº 4, 2003, pp. 724–755, DOI:10.1111/1540-5931.00043, OCLC 1754751.
  10. ^ a b Michiko Suzuki, Writing Same-Sex Love: Sexology and Literary Representation in Yoshiya Nobuko's Early Fiction, in The Journal of Asian Studies, vol. 65, nº 3, August 2006, pp. 575, DOI:10.1017/S0021911806001148.
  11. ^ Hiromi Tsuchiya, Yoshiya Nobuko's Yaneura no nishojo (Two Virgins in the Attic): Female-Female Desire and Feminism, in Homosexual/Homosocial Subtexts in Early 20th-Century Japanese Culture (San Diego, CA), Abstracts of the 2000 AAS Annual Meeting, March 9–12, 2000. URL consultato il 24 febbraio 2008.
  12. ^ Suzuki, Michiko, Becoming modern women : love and female identity in prewar Japanese literature and culture, Stanford University Press, 2009, OCLC 589197525.
  13. ^ Mark Wheeler Macwilliams, Japanese Visual Culture: Explorations in the World of Manga and Anime, M.E. Sharpe, 2008, pp. 144-150, OCLC 503447257.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • (EN) Frederick, Sarah, Women of the Setting Sun and Men from the Moon: Yoshiya Nobuko's Ataka Family as Postwar Romance., Japan Women's Journal, english supplement 23, 2003.
  • (EN) Frederick, Sarah, Not that Innocent: Yoshiya Nobuko's Good Girls in Jan Bardsley and Laura Miller eds. Bad Girls of Japan., Palgrave, 2005.
  • (EN) Kumiko Fujimura-Fanselow, “Unions And Disunions: Three Early Twentieth-Century Female Couples”, in “Transforming Japan: How Feminism and Diversity Are Making a Difference”, New York, The Feminist Press at the City University of New York, 2011, OCLC 669754940.
  • Elena Giuliana, “All’ombra delle fanciulle in fiore. Dōseiai e tragedia in Yoshiya Nobuko”, in Luisa Bienati e Paola Scrolavezza(a cura di), “L’eccesso come strategia di evoluzione”, Ca’ Foscari, 2011-2012, pp. 11–34.
  • (EN) Mackie, Vera, Feminism in Modern Japan: Citizenship, Embodiment and Sexuality, Cambridge University Press, 2003, OCLC 667084879.
  • (EN) Anne Walthall, “Yoshiya Nobuko. Out and Outspoken in Practice and Prose”, in “The Human Tradition in Modern Japan”, Wilmington, Del. : SR Books, 2002, pp. 155-174, OCLC 46959649.

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

Controllo di autorità VIAF: (EN15108019 · LCCN: (ENn88078704 · ISNI: (EN0000 0000 8359 457X · BNF: (FRcb15904822w (data)