Papaver somniferum

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Papavero da oppio
Opium poppy.jpg
Papaver somniferum
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Papaverales
Famiglia Papaveraceae
Genere Papaver
Specie P. somniferum
Classificazione APG
Ordine Ranunculales
Famiglia Papaveraceae
Nomenclatura binomiale
Papaver somniferum
L., 1753
Varietà
  • P. somniferum var.album Mill.
  • P. somniferum var.glabrum Boiss.
o Papaver nigrum DC.
  • P.somniferum var.setigerum

Il papavero da oppio (Papaver somniferum L., 1753) è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia Papaveraceae.[1]

Il nome scientifico ne sottolinea le proprietà psicolettiche dovute all'azione di vari alcaloidi, principalmente la morfina, presenti nell'oppio grezzo, una sostanza lattiginosa secreta dalla tipica capsula seminifera che caratterizza il genere Papaver.

Descrizionemodifica | modifica wikitesto

Pianta erbacea, a ciclo annuale, con radice a fittone e fusto eretto, poco ramificato, di altezza generalmente non superiore ai 150 cm.

Fogliemodifica | modifica wikitesto

Le foglie sono alterne, di grandi dimensioni, semplici ed oblunghe, con margine sinuato-dentato e prive di stipole; le basali presentano un corto picciolo, le superiori sono invece sessili.

Illustrazione di Papaver somniferum

Fioremodifica | modifica wikitesto

I fiori sono attinomorfi, ermafroditi e terminali, con lungo peduncolo e un diametro che può raggiungere i 10 cm. Il calice è composto da due sepali caduchi che seccano con la formazione della corolla; quest'ultima è formata da 4 grandi petali, pieghettati nel bocciolo, di colore bianco, roseo, rosso o violaceo e con macchie scure alla base. L'androceo è rappresentato da numerosi stami circondanti un gineceo che risulta composto da un ovario subgloboso poli-carpellare ed uniloculare, suddiviso in setti incompleti e contenente numerosi ovuli; gli stimmi sessili si presentano saldati a formare un disco appiattito sopra l'ovario. La fioritura avviene in giugno-agosto e l'impollinazione è entomogama, ossia mediante insetti pronubi attratti dai colori e dal nettare prodotto da apposite ghiandole, i nettarii, presenti nei petali.

Fruttomodifica | modifica wikitesto

Il frutto è un treto, ovvero una grande capsula deiscente per mezzo di pori situati fra i lobi dello stimma, il quale persiste anche dopo la maturazione. I semi sono biancastri e reniformi, con superficie reticolata-alveolata, embrione piccolo e ricco di endosperma. I semi cadono solo in seguito a forti scosse di vento perché i pori sono posti nella parte superiore della capsula che non si piega a maturazione.

Distribuzione e habitatmodifica | modifica wikitesto

Contrariamente a quanto si pensa, il Papaver somniferum non si incontra soltanto nelle montagne asiatiche. È abbastanza comune anche in Europa, dove trova gli stessi terreni calcarei.

Il Papaver somniferum fu importato in seguito alla occupazione militare dell'Impero Ottomano, in Austria; con la estensione successiva dell'Impero Austroungarico nel nord Italia, il papavero fu introdotto per usi decorativi ed alimentari (semi tostati su pane e torte dolci), (I semi del Papaver somniferum sono molto più grandi del papavero comune).

Nel Wienerwald (Austria) i semi di Papaver tostati sono usati per produrre un olio commestibile molto pregiato.

In Italia si trova allo stato spontaneo in tutte le zone costiere, collinari e di bassa montagna (fino a 1200 m), spesso infestando le zone dove la terra viene mossa per lavori (i semi possono aspettare in quiescenza per diversi decenni le condizioni ideali alla germinazione).

Era molto usata nella medicina popolare per curare tosse, diarrea e dolori vari. Un uso molto comune, soprattutto nel Sud era per lenire le coliche intestinali nei lattanti e per tenere calmi i bambini irrequieti quando i genitori lavoravano nelle campagne. Il nome comune nel mezzogiorno per il Papaver somniferum è "papagna" o "papagno" o in Sicilia Centrale "Paparina" che è diventato sinonimo di "sonnolenza" e/o di "cazzotto". La varietà spontanea in Italia ha fiori per lo più viola, con una macchia più scura alla base ma può essere anche rosso o bianco. Le capsule, a maturità, si aprono sotto la corona per lasciare cadere i semi al vento, contrariamente ad alcune varietà commerciali, ornamentali o per la produzione di semi, che rimangono chiuse, trattenendo i semi, anche quando la capsula è secca, facendola somigliare ad un sonaglio che produce un caratteristico rumore quando agitato. Il Papaver somniferum è considerato una pianta di natura infestante per la sua ottima capacità di diffondersi molto facilmente, è noto per la sua resistenza negli ambienti più ostili.

Uso del papaveromodifica | modifica wikitesto

Dal Papaver somniferum si usano:

  • I semi tostati sono usati come alimento: spezie (su pane e torte dolci), e olio
  • il lattice uscente del pericarpo immaturo inciso (oppio) come materia prima di farmaci e stupefacenti, in particolare la morfina e l'eroina.

L'oppio contiene ca. 25 alcaloidi; i più importanti sono Morfina, Codeina, Papaverina, Noscapina e Tebaina.

La capsula, tonda e grossa, contiene numerosi semi, privi di alcaloidi. Questi sono spesso utilizzati in cucina, in particolare nei paesi dell'Europa dell'Est, per aromatizzare i pani e le pasticcerie o per la produzione di oli alimentari e industriali (colori, saponi). I residui sono usati come mangime per animali.

Coltivazionemodifica | modifica wikitesto

Piantagione di P. somniferum in Birmania

In diverse nazioni europee (come in Italia) la coltivazione estensiva a scopo commerciale del P. somniferum è soggetta ad autorizzazione. Sono comunque reperibili nel nostro paese ed in Europa cultivar selezionati appositamente per la grandezza e i colori del fiore, a scopo di giardinaggio.

La coltivazione a scopo commerciale avviene soprattutto in Spagna, Francia, Australia e Turchia per quanto riguarda l'industria farmaceutica, mentre in Asia e Centroamerica per la produzione di oppiacei di contrabbando (principalmente eroina). Il primo produttore mondiale d'oppio destinato al mercato illegale è l'Afghanistan, seguito dai paesi del Sud Est Asiatico (Birmania, Laos, Cambogia, Sri Lanka) e dal Messico.

Il blocco praticato al regime teocratico dei talebani produsse una riduzione della produzione ed esportazione (portandola ai minimi storici) [2], la riapertura dei flussi commerciali da parte dell'Alleanza del Nord alleati degli Stati Uniti in seguito all'Invasione statunitense dell'Afghanistan del 2001 ha permesso a questo paese di ridiventare il primo produttore mondiale,[3].

Secondo il World Drug Report dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il Controllo della droga e del Crimine[4], l'Afghanistan nel 2007 ha prodotto il 93% dell'oppio non farmaceutico mondiale. La coltura del papavero è infatti uno dei pochi investimenti proficui per i contadini delle regioni povere ed arretrate. La superficie coltivata è stata pari a ben 104.000 ettari nel 2005 e 165.000 ettari nel 2006.

Anche se oggi molti degli alcaloidi usati in medicina possono essere sintetizzati industrialmente (oppioidi), gran parte di essi viene ancora ricavata dal papavero, perché il processo di estrazione risulta più economico.

In Italia la coltivazione estensiva del Papaver somniferum è regolamentata e soggetta ad autorizzazione governativa, e utilizzata specialmente per la produzione della morfina e di oppiacei a uso medico.[5].

In ambiti culturali tradizionali, soprattutto legati al passato Impero Austroungarico la coltivazione del papavero per usi di giardinaggio o alimentare è piuttosto comune nel nord est italiano, (Trentino ed Alto Adige). In territorio nazionale è possibile trovarli sporadicamente allo stato selvatico o naturalizzato, soprattutto nelle regioni del Nord, anche se poco diffuso rispetto al Papaver rhoeas e altre specie di Papaver. In passato decotti e infusi di Papaver somniferum (foglie, petali, a basso contenuto di alcaloidi oppiacei; a volte le capsule vere e proprie, o meglio le teste cioè i frutti maturi o immaturi, la parte che viene incisa per la produzione dell'oppio), sotto il nome di "papagna", erano utilizzati al sud Italia come antidolorifici naturali.[6]

È considerata una pianta infestante per via della sua capacità di riprodursi facilmente, prediligendo i terreni calcarei.

Notemodifica | modifica wikitesto


Altri progettimodifica | modifica wikitesto