Partito Comunista dei Lavoratori

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Partito Comunista dei Lavoratori
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Segretario Segreteria collettiva
Portavoce Marco Ferrando
Stato Italia Italia
Sede Via Virginia Marini, 1/B
Bologna
Fondazione 18 giugno 2006
Ideologia Comunismo,
Marxismo rivoluzionario,
Trotskismo[1],
Antistalinismo
Collocazione Estrema sinistra
Coalizione nessuna
Affiliazione internazionale Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale
Seggi Camera
0 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Europarlamento
0 / 73
Seggi Consiglio regionale
0 / 917
Testata Unità di Classe
Iscritti 400 (militanti)[2] (2016)
Sito web

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) è un partito politico italiano di sinistra radicale, costituitosi nel 2006 da una delle correnti trotzkiste del Partito della Rifondazione Comunista, guidata da Marco Ferrando. Il PCL è la sezione italiana del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale.

Storiamodifica | modifica wikitesto

Simbolo del Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori

La fondazione del nuovo soggetto politico venne causata da una spaccatura all'interno del Partito della Rifondazione Comunista a seguito dell'ingresso di tale partito nel secondo governo Prodi. La corrente di "Progetto Comunista" (nella quale il PCL ha le sue origini) aveva costituito sempre l'area più a sinistra del PRC fin dalla sua nascita: perseguiva una linea rivoluzionaria avendo come riferimento l'esperienza e gli insegnamenti del marxismo rivoluzionario, del trotskismo; per questo era contraria ad ogni ipotesi di alleanza di governo con soggetti che rappresentavano gli interessi della borghesia: nella fattispecie nel 2006 si opponeva all'accordo con L'Ulivo.

L'area criticava le mosse del PRC anche riguardo alle passate legislature di centrosinistra (primo governo Prodi, governi D'Alema e Amato) e all'azione politica dell'allora segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti. Il PRC fu da sempre qualificato dalla sua area più di sinistra come un partito comunista distorto, con limiti e grandi potenzialità nella sua fase nascitura ma descritto più avanti come un partito socialdemocratico.

Quindi in contrarietà a un'entrata al governo, giudicata disastrosa, e dopo il discusso episodio di esclusione di Marco Ferrando dalle liste del PRC al Senato durante le elezioni politiche del 2006, il gruppo di Progetto Comunista guidato da Ferrando promosse una scissione con il dichiarato obiettivo di preservare una "opposizione comunista" al nuovo governo. Le forze raccolte all'interno di Rifondazione Comunista poterono consentire la fondazione di un nuovo soggetto politico.

La tappa costituente del PCL si svolge al cinema Barberini di Roma il 18 giugno 2006, con la formalizzazione del nuovo simbolo e del gruppo di coordinamento a livello nazionale. In tale data comincia anche il tesseramento e l'azione politica del movimento. Al Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori aderiscono attivisti e dirigenti trotzkisti di Rifondazione, membri della sinistra sindacale dei vari sindacati, attivisti provenienti dai movimenti. All'assemblea fondativa il partito dichiara 3 000 iscritti.

Alle elezioni amministrative del maggio 2007 il McPCL è riuscito a raccogliere le firme necessarie per presentarsi in molte delle principali città dove si è votato (Genova, Reggio Calabria, Ancona, Conegliano, Rieti), oltre che in comuni minori, ottenendo mediamente lo 0,76%.

Alle Elezioni politiche italiane del 2008, celebrate il 13-14 aprile, il partito ha ottenuto un risultato modesto ma comunque positivo e incoraggiante secondo il portavoce del partito, con lo 0,57%[3] alla Camera (208 394 voti) e lo 0,55%[4] al Senato (180 454 voti). Non è stato eletto alcun parlamentare presentatosi nelle liste del partito.

Nel 2009 il PCL è riuscito ad eleggere dei consiglieri nei comuni di:

Inoltre, anche a Novi Ligure il PCL ha avuto per alcuni anni un consigliere comunale, Francesco Moro, che s'è distaccato da Rifondazione Comunista, presente nella coalizione di centrosinistra. Alle Elezioni europee ed amministrative del 2009, il Partito Comunista dei Lavoratori si è presentato senza apparentamenti con altri partiti; alle Europee il leader Marco Ferrando è stato capolista nelle circoscrizioni nord-ovest, nord-est e Italia centrale, mentre il partito non era presente nelle circoscrizioni Sud ed Isole.[5]

Alle elezioni regionali del 2010, ad eccezione della regione Basilicata dove ottiene 3 512 voti (1,0%), il Partito Comunista dei Lavoratori è stato escluso dalla competizione elettorale a causa del mancato raggiungimento del numero di firme necessario per poter presentare le proprie liste. In segno di protesta contro la legge elettorale, considerata vessatoria e non democratica, ha condotto una campagna di boicottaggio delle elezioni regionali.[6]

Nelle elezioni amministrative del 2011 il Partito Comunista dei Lavoratori è stato presente con proprie liste indipendenti in quasi tutti i capoluoghi regionali (Torino, Milano, Bologna, Napoli, Catanzaro, Cagliari), in importanti competizioni provinciali (Pavia, Treviso, Reggio Calabria) e di comuni capoluogo (Savona, Reggio Calabria). Dopo aver presentato proprie liste e candidati alternativi al primo turno, il PCL dà indicazione di voto per Pisapia (Milano) e De Magistris (Napoli) nei ballottaggi, così da «concorrere alla sconfitta politica delle destre», pur «senza l'illusione che tali candidati rappresentino una reale alternativa per i lavoratori e per gli sfruttati.»[7]

Alle Elezioni politiche italiane del 2013 si presentata solo in alcune regioni italiane, ottenendo lo 0,26% alla Camera (89 970 voti) e lo 0,37% (113 936 voti) al Senato. Non è stato eletto alcun parlamentare presentatosi nelle liste del partito.

Alle elezioni regionali in Basilicata di quello stesso anno sostiene la candidatura di Florenzo Doino come 3 anni prima e ottiene lo 0,36% dei consensi.

Alle elezioni regionali 2015 si presenta solamente in Liguria (dove appoggia la candidatura di Matteo Piccardi) e in Umbria (dove costituisce una lista unitaria con Casa Rossa e sostiene la candidatura di Aurelio Fabiani), ottenendo in media lo 0,52% dei consensi.

Alle elezioni amministrative del 2016 il partito presenta le proprie liste nei capoluoghi Torino (0,17%), Milano (0,42%), Savona (1,2%), Bologna (1,3%) e Napoli (0,08%).

In occasione del referendum costituzionale del 2016 il partito si schiera per il No.

Ideologiamodifica | modifica wikitesto

Dal primo articolo dello statuto del Partito: "Il Partito Comunista dei Lavoratori si propone di diventare uno strumento della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per la propria piena emancipazione attraverso la conquista del potere politico, il rovesciamento dei rapporti sociali di sfruttamento che caratterizzano la società capitalistica, il completo superamento di ogni forma di oppressione sociale, nazionale, razziale o di genere e la realizzazione del comunismo come superiore forma di civiltà che consente il libero sviluppo di ogni essere umano in un quadro di solidarietà e fratellanza e di tutela e rispetto della natura da cui dipende l'avvenire delle generazioni future. Pertanto, il Partito Comunista dei Lavoratori si propone di unire in una salda organizzazione democratica e centralizzata tutti gli uomini e le donne, le persone che intendono agire insieme sul terreno sociale, culturale e politico, sul piano nazionale e internazionale, con il fine della rivoluzione socialista, attraverso la presa del potere da parte dei lavoratori e l'instaurazione al posto dell'attuale democrazia borghese (dittatura della borghesia) della democrazia dei consigli dei lavoratori (dittatura del proletariato), eliminando ogni forma di sfruttamento dell'uomo sui suoi simili, di devastazione dell'ambiente e di saccheggio delle sue risorse. Si propone altresì di riprendere, unire e valorizzare le migliori esperienze di lotta di classe che si sono sviluppate negli ultimi decenni, in particolare quelle che si sono fondate sull'autoorganizzazione dei lavoratori e dei settori sfruttati e oppressi, contro la concertazione sociale ed il compromesso di classe. Nella sua azione il Partito Comunista dei Lavoratori si ispira al marxismo rivoluzionario – storicamente abbandonato e tradito dalla socialdemocrazia e dallo stalinismo –, inteso come il pensiero, l'opera e la migliore eredità di Marx, Engels, Lenin, Rosa Luxemburg, Trotskij, Gramsci e delle organizzazioni rivoluzionarie di cui essi furono i principali esponenti politici. Non un dogma religioso, ma un ricco patrimonio di pensiero e di esperienze, tuttora essenziale come strumento per l'analisi critica della realtà contemporanea e come guida per l'azione politica, la quale si articola, essenzialmente, su quattro linee programmatiche e di indirizzo fondanti:

1) L'opposizione alle classi dominanti e ai loro governi, qualunque caratteristica essi assumono, inclusi quelli di centrosinistra o di sinistra riformista;

2) La prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che abolisca il modo di produzione capitalistico e riorganizzi la società su basi socialiste;

3) Il collegamento costante tra gli obiettivi di lotta immediati e la prospettiva di fondo dell'alternativa anticapitalista;

4) La prospettiva di un'alternativa socialista internazionale, e quindi di un'organizzazione rivoluzionaria internazionale dei lavoratori."[8]

Risultati elettoralimodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Risultati elettorali del Partito Comunista dei Lavoratori per regione italiana.
PCL Voti % Seggi
Politiche 2008 Camera[9] 208 296 0,57 0
Senato[10] 180 442 0,55 0
Europee 2009[11] 166 531 0,54 0
Politiche 2013 Camera[12] 89 995 0,26 0
Senato[13] 113 930 0,37 0

Congressi nazionalimodifica | modifica wikitesto

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