PSI-PSDI Unificati

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PSI-PSDI Unificati
Partito Socialista Unificato
Leader Pietro Nenni,
Giuseppe Saragat
Presidente Pietro Nenni
Segretario Francesco De Martino,
Mario Tanassi
Vicesegretario Giacomo Brodolini,
Antonio Cariglia
Stato Italia Italia
Sede Roma
Fondazione 1966
Dissoluzione 1969
Partito PSI
PSDI
Ideologia Socialdemocrazia
Socialismo democratico
Autonomismo
Anticlericalismo
Collocazione Centro-sinistra
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito del Socialismo Europeo
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
Seggi massimi Camera
91 / 574
(1968)
Seggi massimi Senato
46 / 343
(1968)
Testata Avanti!
Colori   Rosso

Il PSI-PSDI Unificati, anche noto come Partito Socialista Unificato (PSU), era la denominazione assunta il 30 ottobre 1966 dall'organizzazione politica che riuniva dopo quasi vent'anni il Partito Socialista Italiano e il Partito Socialista Democratico Italiano.

La fusione fu proclamata davanti a 20-30mila persone dalla Costituente socialista riunita al Palazzo dello Sport dell'EUR di Roma. I 1.450 delegati socialisti elessero Francesco De Martino e Mario Tanassi co-segretari del PSU, Giacomo Brodolini e Antonio Cariglia vicesegretari, e Pietro Nenni presidente unico. Alla Costituente parteciparono anche gli ex comunisti di Democrazia Libertà e Socialismo e di Revisionismo Socialista, e i socialisti senza tessera di Critica sociale e dei Circoli Turati[1].

Il processo di unificazione dei due partiti venne avviato nel 1963, a seguito dell'entrata del PSI, per la prima volta, nella maggioranza del governo presieduto da Aldo Moro, e costituito da una coalizione di centro-sinistra comprendente anche DC, PSDI e PRI. Tale iniziativa fu tuttavia fin dall'inizio assai timida, non giungendosi mai a una vera unità, dato che entrambi i partiti mantennero le proprie segreterie, seppur federate. Come simbolo fu scelta una combinazione degli emblemi dei preesistenti partiti, sormontata dalla scritta PSI-PSDI UNIFICATI: tale emblema, per il suo aspetto, venne ironicamente soprannominato "bicicletta"[2].

Il nuovo partito alle elezioni politiche del 1968 ottenne un risultato inferiore alle aspettative. D'altra parte, rispetto alle precedenti elezioni politiche del 1963, il PSI aveva subito la scissione dei settori più a sinistra del partito, i quali avevano fondato il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Nel PSDI, invece, la corrente contraria al progetto unitario fondò il movimento Socialdemocrazia, guidato dal deputato uscente Giuseppe De Grazia[3].

Al successivo congresso dell'ottobre 1968 i socialisti giungono divisi in cinque mozioni: Riscossa e Unità Socialista di Francesco De Martino, Rinnovamento Socialista di Mario Tanassi, Autonomia Socialista di Mauro Ferri, Impegno Socialista di Antonio Giolitti e Sinistra Socialista di Riccardo Lombardi. Il congresso dovrebbe durare dal 23 al 27 ottobre, ma viene prorogato vanamente di un giorno per permettere di trovare un accordo fra correnti. Alla fine ciascun gruppo vota la propria mozione. La maggioranza relativa del nuovo Comitato Centrale va ad Autonomia col 35,54% di eletti. Seguono Riscossa (32,23%), Rinnovamento (17,35%), Sinistra (9,09%) e Impegno (5,78%). In totale il 61,16% risultano ex PSI.

Ad eccezione di Rinnovamento e di Sinistra rispettivamente composte da ex socialdemocratici ed ex socialisti, le altre mozioni vedono mescolarsi le componenti di origine con una prevalenza dei socialisti[4]. Il 10 novembre il Comitato Centrale vede eletto Mauro Ferri segretario dal 52% del partito, ovvero da Autonomia e Rinnovamento[5]. Circa otto mesi dopo, il 5 luglio 1969 l'area socialdemocratica si rese autonoma costituendo il Partito Socialista Unitario e provocando la caduta del governo Rumor I[6].

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