Paulowniaceae

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Paulowniaceae
Paulownia tomentosa JPG2a.jpg
Paulownia tomentosa
Classificazione Cronquist
Deletion icon.svg taxon non contemplato
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Paulowniaceae
Nakai, 1949
Generi

Paulowniaceae Nakai, 1949 è una piccola famiglia di piante spermatofite dicotiledoni, appartenente all'ordine delle Lamiales.[1]

Etimologiamodifica | modifica wikitesto

Il nome della famiglia deriva dal suo genere tipo Paulownia Siebold & Zucc., 1835 il cui nome è stato dato in onore della principessa della Danimarca Anna Paulowna o Pavlovna (1795-1865), consorte di re Guglielmo II dei Paesi Bassi, e la figlia dello Zar Paolo I di Russia.[2]

Il nome scientifico della famiglia è stato definito dal botanico giapponese Takenoshin Nakai (1882–1952) nella pubblicazione "Journal of Japanese Botany. [Shokubutsu Kenkyu Zasshi]. Tokyo - 24: 13." del 1949.[3][4]

Descrizionemodifica | modifica wikitesto

Il portamento
Paulownia kawakamii
Infiorescenza
Paulownia fortunei
  • Il portamento delle specie di questa famiglia è arboreo o lianoso ed emiepifitico (Wightia). Arrivano ad una altezza massima di 10 - 15 metri. I rami, a disposizione opposta senza gemme terminali, sono eretti con corteccia colorata di marrone-grigio e ricoperta da bianche e prominenti lenticelle oppure è liscia nei giovani alberi. La pubescenza può essere tomentosa per peli stellati. Alcuni fiori di queste piante profumano di violetta.[5][6][7][8][9][10][11][12]
  • Le foglie cauline sono disposte in modo opposto o spiralato, sono decidue (semipersistenti o sempreverdi in zone tropicali) e usualmente compaiono dopo l'infiorescenza. Sono lungamente picciolate con forme da ampiamente ovoidi a orbicolari o cordate-angolose, sia intere che trilobate; gli apici sono acuminati e margini interi o grossolanamente dentati oppure ondulati. In Shiuyinghua le foglie sono fortemente anisofille (con forme ampiamente ovoidi se in posizione ascellare, ellittico-lanceolate se in posizioni non ascellari). In Paulownia la parte abassiale delle foglie è giallo-tomentosa e vellutata.
  • Le infiorescenze sono usualmente di tipo tirsoide; la forma è quella di una corte (ma anche grande) pannocchia eretta cilindrico-piramidale che si forma all'estremità dei rami o lateralmente (Wightia). I fiori, fino a 8 - 9 per infiorescenza, sono distintamente pedicellati oppure sessili.
  • I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetrameri (4-ciclici), ossia con quattro verticilli (calicecorolla - androceogineceo) e pentameri (5-meri: la corolla e il calice hanno 5 parti). In genere i fiori sono precoci. Sia il perianzio che l'androceo sono ipogini.
  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante la formula fiorale è la seguente:
X, K (3/5), [C (2+3), A 2+2], G (2), (supero), capsula
  • Calice: il calice è gamosepalo con forme campanulate terminanti in 3 - 4 - 5 profondi lobi ottusi ed embricati. A volte il lobo superiore è ingrandito a forma di cappuccio, mentre gli altri sono indistinti (Wightia). La superficie è pelosa.
  • Corolla: la corolla, gamopetala, grande o piccola, è formata da un tubo rigonfio (da campanulato-imbutiforme a tubolare) a volte incurvato fin dalla base, allungato (o breve in Wightia) e terminante con due labbra obliquamente sporgenti (o con 5 lobi irregolari). Il labbro superiore ha 2 lobi, quello inferiore è allungato ed ha 3 lobi. La superficie può essere densamente tomentosa per peli stellati. Il colore della corolla varia da blu a violetto oppure purpureo chiaro con lineature gialle e puntuazioni brune all'interno; in altre specie varia da rosa a arancio.
  • Gineceo: l'ovario, formato da due carpelli, è supero e biloculare con placentazione assile. La forma dell'ovario varia da ovoide a globosa. Gli ovuli sono anatropi e tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell'ovulo, ridotta a poche cellule[13]). Lo stilo è unico lungo quasi quanto gli stami, inserito all'apice dell'ovario, ha uno stigma poco appariscente capitato, clavato o bilobo.

Riproduzionemodifica | modifica wikitesto

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama) ma anche tramite uccelli (impollinazione ornitogama).[9]
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitatmodifica | modifica wikitesto

La maggior distribuzione delle specie di questa famiglia si trovano in Asia, dalle zone orientali a quelle sud-orientali. Prediligono un clima da temperato a temperato-caldo.[8] La specie Paulownia tomentosa (la più importante di questa famiglia) cresce disseminata nelle foreste dell'isola giapponese di Niphon. Alcune specie sono presenti anche in Europa. In Italia la Paulownia tomentosa è l'unica specie di questa famiglia presente e spesso si trova spontaneizzata sui muri, tra le rocce e pendii sassosi.[9]

Tassonomiamodifica | modifica wikitesto

Tradizionalmente i generi di questa famiglia in passato erano descritti all'interno delle Scrophulariaceae.[6] Da altri Autori sono stati posti all'interno delle Bignoniaceae pur considerando alcune caratteristiche intermedie tra questa famiglia e le Scrophulariaceae.[7] In effetti a questi generi mancano le sinapomorfie distintive delle Bignoniaceae. Attualmente questo gruppo (le Paulowniaceae) è riconosciuto come una famiglia separata in base ai nuovi sistemi di analisi di classificazione filogenetica del "Angiosperm Phylogeny Group".[1]

Alcuni Autori[5] suddividono la famiglia in due tribù: la tribù Paulownieae Pennell, 1920 con i generi Paulownia e Shiuyinghua caratterizzati dal portamento unicamente arboreo e la tribù Wightieae con il solo genere Wightia con portamento lianoso di tipo emiepifitico.

Filogenesimodifica | modifica wikitesto

Le analisi basate sulle sequenze nucleotidiche del DNA indicano che il genere Paulownia è più strettamente correlato alle Orobanchaceae e Lamiaceae che alle Scrophulariaceae.[7] In particolare la famiglia Paulowniaceae è "gruppo fratello" della famiglia Orobanchaceae e insieme rappresentano il "core" dell'ordine Lamiales.[1] Documentazioni fossili forniscono prove che alberi di Paulownia erano presenti in Europa e nel Nord America durante il Cenozoico.[12]

Elenco dei generimodifica | modifica wikitesto

La famiglia è composta da 3 generi e da 8 specie:[1][5][14]

Genere Specie Distribuzione
Paulownia
Siebold & Zucc., 1835
6 specie Asia orientale
Shiuyinghua
Pactl, 1962
Una specie:
Shiuyinghua silvestrii (Pampanini & Bonati) Pactl
Cina centrale
Wightia
Wall., 1830
2 specie Dall'Himalaya alla Malesia

Nota: il genere Brandisia J. D. Hooker & Thomson, a volte inserito nella famiglia di questa voce[15], attualmente è descritto (anche se come incertae sedis) nella famiglia Orobanchaceae.[1] Il genere Wightia spesso è stato descritto alternativamente nella famiglia Phrymaceae o Scrophulariaceae, tuttavia recenti analisi di tipo cladistico sul DNA ribosomiale del cloroplasto delle specie di questo genere ha dimostrato che è "gruppo fratello" del genere Paulownia (mentre contemporaneamente Brandisia ha dimostrato di non avere uno stretto rapporto con Wightia).[16]

Usimodifica | modifica wikitesto

Spesso le specie di questa famiglia sono coltivate come piante ornamentali nei giardini giapponesi.[6] Nel 1834 fu introdotta in Europa e quindi anche in Italia dove al Nord è divenuta quasi spontanea.[8][9] Un albero di Paulownia è anche l'emblema stilizzato utilizzato dall'Ufficio del Primo Ministro in Giappone. Inoltre questi sono alberi a crescita rapida per cui facilmente vengono utilizzati nell'industria forestale per la cellulosa o come materiale da costruzione per mobili.[17]

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b c d e Angiosperm Phylogeny Website, mobot.org. URL consultato il 23 novembre 2016.
  2. ^ David Gledhill 2008, pag. 293
  3. ^ Crescent Bloom Database, crescentbloom.com. URL consultato il 23 novembre 2016.
  4. ^ The International Plant Names Index, ipni.org. URL consultato il 23 novembre 2016.
  5. ^ a b c Kadereit 2004, pag. 374
  6. ^ a b c Strasburger 2007, pag. 852
  7. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 489
  8. ^ a b c Motta 1960, Vol. 3- pag. 234
  9. ^ a b c d Pignatti 1982, Vol. 2- pag. 617
  10. ^ eFloras - Flora of China, efloras.org. URL consultato il 24 novembre 2016.
  11. ^ eFloras - Flora of China, efloras.org. URL consultato il 24 novembre 2016.
  12. ^ a b Freeman et al 2010, pag 1
  13. ^ Musmarra 1996
  14. ^ Olmstead 2012
  15. ^ Paulowniaceae, su The Plant List. URL consultato il 24 novembre 2016.
  16. ^ Qing et al 2014, pag. 2009
  17. ^ Paulowniaceae (PDF), dept.ca.uky.edu. URL consultato il 24 novembre 2016.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960, p. 234.
  • David Gledhill, The name of plants (PDF), Cambridge, Cambridge University Press, 2008.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 617, ISBN 88-506-2449-2.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica, vol. 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Kadereit J.W, The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VII. Lamiales., Berlin, Heidelberg, 2004, p. 374.
  • Richard Olmstead, A Synoptical Classification of the Lamiales, 2012.
  • Qing-Mei Zhou, Søren Rosendal Jensen, Guo-Li Liu, Shuang Wang e Hong-Qing Li, Familial placement of Wightia (Lamiales), in Plant Systematics and Evolution, vol. 300, nº 9, Novembre 2014, pp. 2009 - 2017.
  • Craig C. Freeman, Richard K. Rabeler e Wayne J. Elisens, PAULOWNIACEAE (PDF), in Taxon, vol. 17, 11 ottobre 2010.
  • Richard G. Olmstead, Claude W. Depamphilis, Andrea D. Wolfe, Nnelson D. Young, Wayne J. Elisons, and Patrick A. Reeves, [Disintegration of the Scrophulariaceae.html Disintegration of the Scrophulariaceae , in American Journal of Botany, vol. 88, nº 2, 2001, pp. 348–361.

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto