Prima guerra illirica

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Prima guerra illirica
KingdomofTeuta.png
L'area interessata dalle campagne militari
Data 230 a.C. - 229 a.C.
Luogo costa illirica
Esito Vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
20.000 fanti
2.000 cavalieri
200 navi
Sconosciuto
Perdite
Sconosciute Sconosciute
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La Prima guerra illirica è stato un conflitto armato, durato dal 230 a.C. al 229 a.C., che vide gli illiri opposti allo Stato romano.

Contesto storicomodifica | modifica wikitesto

Nemmeno la vittoria nella prima guerra punica (241 a.C.) e le conquiste navali di Sardegna e Corsica (238 a.C.-237 a.C.) resero Roma una potenza tranquilla: poiché i pirati illirici spadroneggiavano da un capo all'altro del Mar Adriatico, Roma si sentì in dovere di intervenire militarmente contro di essi.

D'altro canto, Roma si era ormai assicurata l'egemonia e quindi la responsabilità della sicurezza di tutti i mari circostanti all'Italia e non poteva ignorare o trascurare le provocazioni che le venivano inferte quotidianamente dagli illiri. Inoltre il Senato aveva interesse a proteggere le colonie romane di Rimini (fondata nel 268 a.C.) e di Brindisi (244 a.C.), al fine di non scontentare la popolazione locale, che in tal caso avrebbe potuto effettuare una ribellione contro i romani.

Nel 230 a.C. il Senato inviò un'ambasceria di protesta alla regina degli Illiri, Teuta: l'assassinio (probabilmente ordinato dalla sovrana) di uno dei diplomatici fu visto dai senatori come una dichiarazione di guerra.

La guerramodifica | modifica wikitesto

Estremamente irritato (e conscio di avere l'appoggio popolare), il Senato reagì in modo estremamente energico inviando contro gli illiri entrambi i consoli in carica nel 229 a.C., ovvero Lucio Postumio Albino e Gneo Fulvio Centumalo: al primo fu affidata la flotta, al secondo l'esercito terrestre.

Lo spiegamento di forze fu imponente: i due comandanti militari ebbero a disposizione duecento navi, ventimila fanti e duemila cavalieri.

Nella prima fase del conflitto avvenne il cambio di campo dell'avventuriero greco Demetrio di Faro: costui, inizialmente al servizio di Teuta, passò dalla parte dei romani e con essi conquistò Corcira (odierna Corfù); a conflitto ultimato, fu premiato dai romani che lo nominarono governatore delle isole della Dalmazia.

Nella seconda parte invece i consoli ridussero in loro potere Epidanno, oggi Durazzo, Issa ed Apollonia, spingendosi velocemente fino a Scodra, oggi Scutari, portando il terrore nel territorio della regina: quest'ultima, allarmata dalla rapidità dei soldati laziali, fu indotta a chiedere la pace. Al termine della guerra numerose erano ora i regni o le popolazioni "clienti" dei Romani: Apollonia, Corcyra, Epidamnus, Issa, Oricus, Dimale e il re "cliente" Demetrio di Faro.[1]

Conseguenzemodifica | modifica wikitesto

Le reazioni immediatemodifica | modifica wikitesto

Il trattamento riservato agli illiri fu abbastanza severo. Teuta fu costretta a:

  • lasciar libere le città greche e dalmate liberate dai romani
  • pagare un tributo annuo a Roma
  • impegnarsi ad assicurare che nessuna nave da guerra illirica e non più di due mercantili si spingessero oltre Lisso, oggi Lezhe (tra Scutari e Durazzo).

L'impatto sulla storiamodifica | modifica wikitesto

Al termine di questo conflitto Roma si affermava definitivamente nell'Adriatico, riuscendo ad annettersi alcuni luoghi nuovi. Come già ricordato, affidava a Demetrio il governo delle isole e delle coste dalmatiche (scelta di cui si pentirà, come dimostreranno i fatti che portarono alla seconda guerra illirica) e rendeva suo tributario un regno prima considerato potentissimo.

Conseguenza indiretta della guerra fu l'affermazione dell'amicizia greco-latina: Roma acquistò molte simpatie presso le popolazioni greche le quali, consapevoli della sua potenza sempre crescente, cominciavano a considerarla come una loro protettrice. A dimostrazione di ciò, i romani furono invitati ai giochi Istmici del 228 a.C.: fu Corinto a caldeggiare questa scelta, come manifestazione di gratitudine per aver liberato i mari dai pirati. Infine, Atene ammise i romani ai Misteri eleusini, equiparando così Roma non ad una città barbara ma ad una città greca.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ A.Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, pp. 200-201.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto