Regioni dell'Italia augustea

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Carta del nord Italia in epoca augustea
Carta del sud Italia in epoca augustea
Le regioni dell'Italia al tempo di Augusto (7 d.C.).

Le regioni dell'Italia augustea erano gli 11 territori in cui fu divisa la penisola italica da Augusto[1] all'incirca nel 7 d.C.

Inquadramento politico delle Regionimodifica | modifica wikitesto

Durante la Repubblica l'Italia si configurava come una federazione di territori con diversi status amministrativi: le città erano distinguibili in municipia, aventi una certa indipendenza e autonomia politico-amministrativa, e in coloniae, città di nuova fondazione che i romani avevano creato allo scopo di antropizzare un territorio non abitato o come avamposto militare per controllare un territorio di frontiera politicamente instabile.

Le colonie a loro volta si distinguevano tra colonie di diritto latino e colonie di diritto romano (colonia civium romanorum), le prime costituite da cittadini romani che si trasferivano in queste colonie perdendo la cittadinanza e acquisendo un'autonomia amministrativa locale, le seconde invece costituite da romani che mantenevano la propria cittadinanza.

Oltre a queste realtà civiche riconosciute a livello amministrativo, il territorio italico presentava una moltitudine di altri aggregati e agglomerati che non costituivano tuttavia dei referenti per la politica né per l'amministrazione, e di cui ci dà testimonianza la Lex Rubria de Gallia Cisalpina: fora, conciliabula, oppida, vici, castella. Successivamente alla guerra sociale Roma concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola col criterio dello ius soli, già alla fine della Repubblica l'Italia era unita sotto un solo regime giuridico.

Con l'avvento dell'impero Augusto provò a riorganizzare le città della penisola in base a criteri etnici, linguistici nonché geografici, probabilmente a causa del fallimento del precedente sistema organizzativo in tribù territoriali. Non si hanno certezze riguardo alla finalità dell'organizzazione dell'Italia in regiones; tra le ipotesi più probabili c'è che le regiones dovessero costituire il nuovo quadro per i censimenti o per il sistema fiscale. Come riferito da Plinio il vecchio nella sua Naturalis Historia, Augusto riorganizzò l'Italia suddividendola nelle seguenti regioni:

L'Italia fu privilegiata da Augusto e i suoi successori che costruirono una fitta rete stradale e abbellì le città dotandole di numerose strutture pubbliche (foro, templi, anfiteatro, teatro, terme...), fenomeno noto come evergetismo augusteo.

L'economia italica era florida: agricoltura, artigianato e industria ebbero una notevole crescita che permise l'esportazione dei beni verso le province.

L'incremento demografico fu rilevato da Augusto con tre censimenti: i cittadini maschi furono 4.063.000 nel 28 a.C., 4.233.000 nell'8 a.C. e 4.937.000 nel 14 d.C. Se si considerano anche le donne e i bambini, nonché gli schiavi, la popolazione totale nell'Italia del I secolo d.C. può essere stimata sui 15 milioni di abitanti circa.

Le regioni non divennero mai organi intermedi tra il governo centrale e le singole realtà urbane (probabilmente non erano tali nemmeno nelle intenzioni di Augusto) e non ebbero mai funzioni politiche o amministrative.

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Fonti storichemodifica | modifica wikitesto

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto