Sistema eliocentrico

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L'eliocentrismo (dal greco Ἥλιος Helios, sole, e κέντρον kentron, centro) è una teoria astronomica che postula che il Sole sia al centro del sistema solare e dell'universo (la distinzione fra sistema solare ed universo non è stata chiara fino a tempi recenti, ma estremamente importante nelle controversie cosmologiche e religiose), e che i pianeti vi girino intorno.

L'eliocentrismo è opposto al geocentrismo, che pone invece la Terra al centro dell'universo. In realtà secondo la visione moderna della fisica non ha significato parlare del moto di un corpo senza aver prima fissato un sistema di riferimento: la scelta del sistema di riferimento è del tutto arbitraria e scelte diverse implicano descrizioni diverse del moto dei pianeti. La scelta di far coincidere l'origine del sistema di riferimento con l'osservatore terrestre è la più naturale e spontanea, d'altra parte la descrizione del moto dei pianeti e del Sole attorno alla Terra è decisamente più complicata, ragione per la quale l'eliocentrismo viene ormai universalmente accettato per descrivere i moti del sistema solare.

Storiamodifica | modifica wikitesto

Il sistema eliocentrico in un disegno del 1708

Primi sistemi pre-copernicanimodifica | modifica wikitesto

Già in ambito pitagorico vi furono idee eliocentriche tramandate in forma di mito (Le immagini del Sole come Apollo Musagete che suona la lira dalle sette corde, o come Pan che soffia al suo flauto dalle sette canne, un'allegoria del sistema eliocentrico con i sette pianeti), tuttavia l'astronomia greca fece seri tentativi di uscire dal geocentrismo e dalle sfere omocentriche di Eudosso di Cnido con Eraclide Pontico (385-322 a.C.). Nato ad Eraclea Pontica ma trasferitosi ad Atene, dove fu probabilmente discepolo di Aristotele al Liceo, Eraclide, per spiegare il moto diurno dei cieli, pensò ad un moto della terra intorno al proprio asse da occidente ad oriente; probabilmente ipotizzò il movimento di Venere e di Mercurio intorno al Sole.

Nella prima metà del III secolo a.C. Aristarco di Samo teorizzò esplicitamente l'eliocentrismo nella sua forma attuale e successivamente, secondo la testimonianza di Plutarco, Seleuco di Seleucia ne dette anche una dimostrazione.

La teoria eliocentrica fu però fermamente rifiutata, nel II secolo d.C., da Tolomeo, che era certo della centralità ed immobilità della Terra nell'universo.

Il modello geocentrico delle sfere omocentriche rivelava difficoltà non indifferenti nella descrizione del moto dei pianeti. Da un'osservazione della volta celeste le traiettorie descrivono dei cappi sulla volta celeste piuttosto che dei moti regolari, come previsto dal modello filosofico aristotelico. Astronomi come Eudosso ipotizzavano delle sfere complementari che concorrono con il moto delle 7 principali, proprie dei pianeti, arrivando ad un numero di 15 solo per Mercurio, senza giungere a costruire un modello attendibile.

Tolomeo descrisse il sistema degli epicicli, ovvero un sistema di sole 7 sfere, delle quali ciascuna ne trasporta una dove è incastonato il rispettivo pianeta. Un modello notevolmente semplificato ed in linea con il principio filosofico aristotelico ma tutt'altro che preciso.

Il Cristianesimo avallò poi la cosmologia tolemaica in quanto compatibile con le Sacre Scritture (in Giosuè, cap. X si legge in effetti il famoso "Fermati, o Sole!").

Il sistema di Copernicomodifica | modifica wikitesto

Rappresentazione dell'universo eliocentrico copernicano

Nel 1543 l'astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543), con il suo De Revolutionibus orbium coelestium (Le rivoluzioni dei mondi celesti) propose la corretta visione del sistema solare: qui Copernico formulò nuovamente una teoria eliocentrica, nata per sostituire totalmente la teoria tolemaica. È dunque il Sole - e non la Terra - ad essere al centro del sistema solare e dell'Universo.

L'ipotesi di Niccolò Copernico era basata essenzialmente su calcoli astronomici, forse anche grazie al contributo islamico che, riprendendo alcuni studi greci, tra cui Aristarco di Samo, a partire dal X secolo aveva cominciato a esporre i propri dubbi (shukūk) sulla validità del modello geocentrico tolemaico[1] [2] e sull'apparente immobilità della Terra. All'osservatorio astronomico di Maragha, fatto costruire a Samarcanda dal timuride Ulugh Beg, la rotazione terrestre fu discussa da Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī e da 'Ali Qushji (n. 1403), usando di fatto i medesimi argomenti di Copernico.[3]

Copernico impostò la nuova teoria al fine di ridurre la complessità dei calcoli necessari a prevedere le posizioni dei pianeti. Ciononostante, con la sua riforma astronomica vennero ad aprirsi problemi di ordine cosmologico e filosofico: la centralità della Terra viene a mancare, sia in senso astronomico che metafisico.

Copernico era uno scienziato di fama all'interno della cerchia ecclesiastica. Fu consultato dal V Concilio Laterano (1512-1517) in merito alla riforma del calendario. Copernico in realtà cominciò a scrivere la sua opera nel 1506 e la finì nel 1530, ma non fu pubblicata fino all'anno della sua morte. La pubblicazione del 1543 del De Revolutionibus causò aspre polemiche nella chiesa protestante ma non in quella cattolica. Il libro, dedicato al papa Paolo III, nella versione a stampa conteneva una prefazione non firmata (ma attribuibile con certezza ad Andreas Osiander) in cui si sosteneva che il sistema descritto da Copernico era semplicemente un modello matematico, che non voleva rappresentare la realtà. Forse proprio grazie a tale prefazione, il lavoro dello scienziato non diede adito a grandi discussioni circa la sua possibile eresia nei successivi sessant'anni.

Dopo Copernicomodifica | modifica wikitesto

La teoria copernicana fu in seguito rivisitata da Galileo Galilei. Verso la fine del 1610 padre Cristoforo Clevio scrisse a Galilei per informarlo che i suoi colleghi gesuiti avevano confermato le sue scoperte. Galileo fu ricevuto da Paolo V mentre i gesuiti del Collegio Romano organizzarono una giornata di studio per celebrare le scoperte dello scienziato toscano[4]. Lo studio di Galileo del 1612 sulle macchie solari fu salutato dalle congratulazioni del card. Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano VIII[5]. La Chiesa considerava l'eliocentrismo una teoria interessante ma ancora da dimostrare pienamente. Infatti, Galileo ancora non sapeva rispondere alla critica della mancata evidenza degli spostamenti del parallasse terrestre e non sapeva dare fondamento alla sua certezza che le maree fossero una prova del movimento della terra (idea infondata). Il Sant'Uffizio inquisì Galileo Galilei perché egli affermava la validità scientifica del geocentrismo quando ancora non erano stati sciolti tutti i dubbi. Lo scontro passò dal piano scientifico a quello dottrinale e per questo fu condannato al carcere a vita, che poi fu trasformata in una condanna agli arresti domiciliari, che dovette scontare nella propria villa di Arcetri. Inoltre fu condannato a recitare preghiere quotidiane per tre anni e dovette pronunciare un atto di abiura.

La dimostrazione della correttezza della teoria eliocentrica arrivò nel 1851 per opera del fisico Jean Bernard Léon Foucault, attraverso l'esperimento del Pendolo di Foucault.

Versione modernamodifica | modifica wikitesto

Dopo le correzioni di Keplero, Isaac Newton e la moderna astronomia, ora sappiamo che in realtà nemmeno il sole, il sistema solare e la Via Lattea sono immobili, ma che l'intero Universo si sta espandendo, e sembra in accelerazione.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Michael Hoskin, The Cambridge Concise History of Astronomy, Cambridge University Press, 18 marzo 1999, p. 60, ISBN 978-0-521-57600-0.
  2. ^ Adi Setia, Fakhr Al-Din Al-Razi on Physics and the Nature of the Physical World: A Preliminary Survey, in Islam & Science, vol. 2, 2004.
  3. ^ F. Jamil Ragep, "Tusi and Copernicus: The Earth's motion in context", in Science in Context, Cambridge University Press, 2001, vol. 14 (nn. 1-2), pp. 145–163. DOI = 10.1017/s0269889701000060
  4. ^ Thomas E. Woods, Jr, Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Siena, Cantagalli, 2007, pp. 76-78, ISBN 9788882723040.
  5. ^ J.J. Langford, Galileo, Science and the Church, New York, Desclee, 1966, pp. 45-52.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Ragep, F. Jamil (2001), "Freeing astronomy from philosophy: An aspect of Islamic influence on science", su Osiris, 2nd Series 16 (Science in Theistic Contexts: Cognitive Dimensions): pp. 49–64 e pp. 66–71. DOI = 10.1086/649338.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

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