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Spedizioni dei Rus' nel mar Caspio

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Le spedizioni dei Rus' nel mar Caspio furono una serie di incursioni militari intraprese dai Rus' tra l'864 e il 1041 sulle coste del mar Caspio,[1] di quelli che sono oggi l'Iran, il Dagestan e l'Azerbaigian. Inizialmente, i Rus' apparvero nel Serkland nel IX secolo, viaggiando come mercanti lungo la rotta commerciale del Volga, vendendo pelli, miele e schiavi. Le prime incursioni su piccola scala ebbero luogo alla fine del IX secolo e all'inizio del X secolo. I Rus' intrapresero la prima spedizione su larga scala nel 913; arrivati su 500 navi, saccheggiarono la regione di Gorgan, il territorio dell'odierno Iran, e più ad ovest, il Gilan e il Mazandaran, prendendo schiavi e beni. Sulla via del ritorno, i razziatori settentrionali furono attaccati e sconfitti dai Cazari nel delta del Volga, e coloro che sfuggirono furono uccisi dalle tribù locali del medio Volga.

Durante la loro successiva spedizione nel 943, i Rus' conquistarono Bardha'a, la capitale dell'Arran, nell'attuale Repubblica dell'Azerbaigian. I Rus' rimasero là per parecchi mesi, uccidendo molti abitanti della città e ammassando un sostanzioso bottino. Fu solo un attacco di dissenteria tra i Rus' che li costrinse a partire con le loro prede. Svjatoslav, principe di Kiev, comandò il successivo attacco, che distrusse lo stato cazaro nel 965. La campagna di Svjatoslav stabilì il dominio dei Rus' sulle rotte commerciali nord-sud, contribuendo ad alterare la demografia della regione. Le incursioni continuarono nel corso del tempo, con l'ultimo tentativo scandinavo di ristabilire la rotta verso il mar Caspio che ebbe luogo nel 1041 da parte di Ingvar il Viaggiatore.

Antefatto e prime incursionimodifica | modifica wikitesto

Cartina che mostra le principali rotte commerciali variaghe: la rotta commerciale del Volga (in rosso) e la rotta commerciale dai Variaghi ai Greci (in porpora). Altre rotte commerciali dell'VIII-XI secolo sono mostrate in arancione.

I Rus' all'inizio penetrarono nelle aree musulmane adiacenti al mar Caspio come mercanti piuttosto che come guerrieri. Verso l'inizio del IX secolo, i Norreni si stabilirono nella Russia nordoccidentale, dove fondarono un insediamento chiamato Aldeigja (slavo: Ladoga) circa 9,7 km a sud dello sbocco del fiume Volchov nel lago Ladoga. Da là, essi cominciarono a commerciare con l'Impero bizantino lungo la rotta commerciale del Dniepr e con le terre musulmane intorno al mar Caspio lungo la rotta commerciale del Volga.[2] Alla fine del IX secolo, ibn Khordadbeh descrisse i Rus' che compravano merci dai Cazari nelle aree di mercato sul basso Volga e le rivendevano sui mercati delle città caspie;[3] questi mercanti portavano pellicce, miele e schiavi.[2] Piccoli gruppi dei Rus' andarono persino sui cammelli fino a Baghdad per vendere le loro merci; i loro schiavi europei fecero loro da interpreti.[3]

Thomas Schaub Noonan suggerì che i Rus' raggiunsero Baghdad già nell'800; questa affermazione è sostenuta dal ritrovamento di monete dirham sassanidi, arabe e arabo-sassanidi datate non più tardi dell'804–805 a Peterhof, vicino a San Pietroburgo.[4] Nel resoconto di ibn Khordadbeh, i Rus' sono descritti come "una specie dei Saqaliba", un termine usato solitamente per riferirsi agli Slavi, e gli studiosi anti-normanisti hanno interpretato questo passo come indicativo che i Rus' fossero Slavi piuttosto che scandinavi. Nell'interpretazione degli studiosi normanisti, la parola Saqaliba era frequentemente applicata anche alle popolazioni con i capelli chiari e la carnagione rossa dell'Europa centrale, orientale e nordorientale, perciò il linguaggio di ibn Khordadbeh qui è ambiguo.[5]

La prima incursione nel mar Caspio dei Rus' avvenne a un certo punto del regno di Hasan ibn Zaid, sovrano del Tabaristan tra il 864 e il 884. I Rus' salparono nel mar Caspio e attaccarono senza successo la sua costa orientale ad Abaskun.[6] Questa incursione era probabilmente su una scala molto piccola.[1] La seconda incursione ebbe luogo nel 909 o 910[7] e fu mirata similmente contro Abaskun;[5] proprio come l'attacco precedente, questa fu una spedizione minore con solo sedici navi che vi partecipavano.[1] La terza incursione minore ebbe luogo nel 911 o 912.[5]

Incursione del 913modifica | modifica wikitesto

Cartina che mostra le località delle principali incursioni dei Rus' intorno al mar Caspio, dalla metà del IX secolo alla metà dell'XI secolo. Le date in blu indicano le principali incursioni dei Rus'; il contorno porpora indica l'area interessata dall'invasione nel mar Caspio del 913. I nomi delle comunità mostrate descrivono la situazione verso il 950.

I Rus' lanciarono la prima incursione su larga scala nel 913. Una flotta di 500 navi raggiunse le coste meridionali del mar Caspio attraverso il paese dei Cazari. Al fine di garantirsi un passaggio pacifico attraverso la terra dei Cazari, i Rus' promisero ai Cazari metà del loro bottino. Essi discesero il fiume Dniepr nel mar Nero, poi nel mar d'Azov, quindi risalirono il fiume Don oltre la città cazara di Sarkel, e infine trasportando le navi via terra raggiunsero il Volga, che li condusse nel mar Caspio.[1]

I Rus' attaccarono la regione di Gorgan intorno ad Abaskun, come pure il Tabaristan, saccheggiando le campagne mentre le attraversavano.[8] Un tentativo di respingerli mentre si trovavano all'ancora vicino alle isole nella parte sudoccidentale del mar Caspio si rivelò imfruttuoso; ed essi furono in grado di vagare e fare scorrerie a volontà. Attraverso il mare fecero un'incursione a Baku, penetrando nell'entroterra per una distanza di tre giorni di viaggio,[1] e saccheggiando le regioni dell'Arran, del Tabaristan, del Beyləqan e dello Shirvan.[5][9] Dovunque razziarono più che poterono, prendendo donne e bambini come schiavi. Le notizie delle loro atrocità li precedettero mentre si dirigevano verso casa[1] e, nel delta del Volga, i Rus' furono attaccati dai Cazari, come pure da alcuni Cristiani, apparentemente con l'acquiescenza del sovrano cazaro. Secondo al-Mas'udi, coloro che sfuggirono furono finiti dai Burtas e dai Bulgari del Volga.[5]

Incursione del 943modifica | modifica wikitesto

La seconda campagna su larga scala è datata al 943, quando Igor era il capo supremo dei Rus', secondo la Cronaca degli anni passati. Durante la spedizione del 943, i Rus' risalirono remando il fiume Kura, fin nelle profondità del Caucaso, sconfissero le forze di Marzuban bin Muhammad,[10] e conquistarono Bardha'a, la capitale dell'Arran. I Rus' consentirono alla popolazione locale di mantenere la loro religione in cambio del riconoscimento della loro signoria; è possibile che i Rus' intendessero stabilirsi permanentemente là.[11] Secondo ibn Miskawaih, i locali ruppero la pace lanciando sassi e altre ingiurie diretti contro i Rus', che pretesero allora che gli abitanti evacuassero la città. Questo ultimatum fu respinto, e i Rus' cominciarono a uccidere la gente e a sequestrare molti per il riscatto. Il massacro fu interrotto brevemente per i negoziati, che però si interruppero presto.[12] I Rus' rimasero a Bardha'a per parecchi mesi,[13] usandola come base per saccheggiare le aree adiacenti, e ammassarono un sostanzioso bottino.[14]

La città fu salvata solo da un attacco di dissenteria tra i Rus'.[15] Ibn Miskawaih scrive che i Rus' "si abbandonarono eccessivamente alla frutta di cui ci sono qui numerosi tipi. Questo produsse tra di loro un'epidemia... e i loro numeri cominciarono in tal modo a ridursi". Incoraggiati dall'epidemia tra i Rus', i Musulmani si avvicinarono alla città. I Rus', il loro cao cavalcando su un asino, fecero una sortita infruttuosa dopo la quale persero 700 guerrieri, ma elusero l'accerchiamento e si ritirarono nella fortezza di Bardha'a, dove furono assediati dai Musulmani. Esauriti dalla malattia e dall'assedio, i Rus' "lasciarono di notte la fortezza nella quale avevano stabilito i loro quartieri, portando sulle loro schiene tutto quello che potevano del loro tesoro, gemme e belle vesti, ragazzi e ragazze quando volevano, e si diressero velocemente verso il fiume Kura, dove le navi nelle quali erano giunti dalla loro patria erano pronte con i loro equipaggi, e 300 Rus' che avevano sostenuto con porzioni del loro bottino".[14] I Musulmani poi esumarono dalle tombe dei Rus' le armi che erano state sepolte accanto ai guerrieri.[15]

George Vernadsky propose che Oleg di Novgorod fosse il capo dei Rus' a cavallo dell'asino che attaccò Bardha'a. Vernadsky identificó Oleg con Helgu, una figura menzionata nella Lettera di Schechter. Secondo quel documento, Helgu andò in Persia per nave e morì là dopo un attacco fallito a Costantinopoli nel 941.[16] D'altro canto, Lev Gumilev, attingendo al nome del capo Rus' (come registrato nelle fonti arabe), ipotizzò che questo capo fosse Sveneldo, un condottiero varego la cui ricchezza era citata nella Cronaca degli anni passati all'anno 945.[17]

Distruzione della Cazariamodifica | modifica wikitesto

Il sito della fortezza cazara a Sarkel, saccheggiata da Svjatoslav nel 965 ca. Foto aerea degli scavi condotti da Michail Artamonov negli anni 1930.

Le fonti non sono chiare sulle radici del conflitto tra la Cazaria e i Rus', perciò sono state suggerite varie possibilità. I Rus' avevano un interesse a eliminare il controllo cazaro sulla rotta commerciale del Volga perché i Cazari riscuotevano dazi sui beni trasportati dal Volga. Anche l'istigazione bizantina apparentemente giocò un ruolo. I Cazari furono alleati dei Bizantini fino al regno di Romano I Lecapeno, che perseguitò gli Ebrei del suo impero. Secondo la Lettera di Schechter, il sovrano cazaro Giuseppe rispose alla persecuzione degli Ebrei "eliminando molti Cristiani" e Romano reagì istigando Oleg di Novgorod (chiamato Helgu nella lettera) contro la Cazaria.[5]

Il conflitto può anche essere stato stimolato dalla decisione dei Cazari di chiudere il passaggio lungo il Volga in risposta all'incursione del 943. Nella Corrispondenza cazara, scritta intorno al 950-960, il sovrano cazaro Giuseppe riportò il suo ruolo come difensore delle comunità musulmane della regione caspia contro le incursioni dei Rus': "Devo muovere guerra contro di loro [Rus], perché se dessi loro una qualsiasi possibilità metterebbero a ferro e fuoco tutta la terra dei Musulmani fino a Baghdad."[18] Il primo conflitto tra gli elementi musulmani dell'esercito cazaro e i predoni rus' nel 912 ca. può aver contribuito a questa intesa e all'ostilità dei Rus' contro la Cazaria.[19]

Nel 965, Svjatoslav I di Kiev entrò finalmente in guerra contro la Cazaria. Egli impiegò mercenari oghuz e peceneghi in questa campagna, forse per contrastare la superiore cavalleria dei Cazari.[20] Svjatoslav distrusse la città cazara di Sarkel intorno al 965, e probabilmente saccheggiò (ma non occupò) la città cazara di Kerč' sulla penisola di Crimea.[21] Successivamente (probabilmente nel 968 o 969) distrusse la capitale cazara di Atil.[22] Un visitatore di Atil scrisse subito dopo la campagna di Svjatoslav: "I Rus' attaccarono, e non rimase un acino o un'uva passa, neanche una foglia su un ramo."[15] Ibn Hawqal è l'unico autore che riporta il saccheggio di Semender, dopo che i Rus' partirono per "Rūm e al-Andaluz".[23]

La campagna di Svjatoslav mise bruscamente fine alla prosperità e all'indipendenza della Cazaria. La distruzione del potere imperiale cazaro aprì la strada affinché la Rus' di Kiev dominasse le rotte commerciali nord-sud attraverso la steppa e oltre il mar Nero, rotte che in precedenza erano state un'importante fonte di introiti per i Cazari. Inoltre, le campagne di Svjatoslav portarono a un accresciuto insediamento slavo nella regione della cultura Saltovo-Mayaki, cambiando grandemente la demografia e la cultura dell'area di transizione tra la foresta e la steppa.[21]

Spedizioni successivemodifica | modifica wikitesto

La pietra runica di Gripsholm commemora gli Scandinavi che morirono nella spedizione di Ingvar il Viaggiatore.

Nel 987, Maymun, emiro di Derbent, chiese ai Rus' ad aiutarlo contro i capi locali. I Rus', molti dei quali pare fossero stati soldati professionisti, arrivarono su 18 navi. Incerti sul modo in cui sarebbero stati ricevuti, mandarono solo una nave per perlustrare la situazione. Quando l'equipaggio della nave fu massacrato dalla popolazione locale, i Rus' passarono a depredare la città di Mascate. Nel 989, si narra che questo stesso Maymun abbia rifiutato la richiesta di un predicatore locale di consegnargli i suoi mercenari rus' per la conversione all'Islam o per la morte. Nella lotta che ne seguì, Maymun fu cacciato dalla città e costretto ad arrendersi ai soldati rus', ma ritornò nel 992.[5]

Nel 1030, i Rus' razziarono la regione di Shirvan; il sovrano di Gäncä allora li pagò molto denaro per aiutarlo a soffocare una rivolta nel Beyləqan. Dopo, i Rus' ritornarono a casa. Secondo una fonte, nel novembre 1031 i Rus' ritornarono, ma furono sconfitti vicino a Baku ed espulsi. L'anno del 1032 vide un'altra incursione dei Rus' nello Shirvan; essi furono raggiunti dagli Alani e dai Sarir. I Musulmani locali sconfissero i Rus' nel 1033. Non è chiaro a quale raggruppamento di Rus' appartenessero questi razziatori. Omeljan Pritsak suggerisce che operassero da una base vicino all'estuario del Terek e avessero la loro residenza principale a Tmutarakan. Pritsak speculava anche che i Rus', operando dal bacino caspio, poco dopo prestarono sostegno agli Oghuz in una lotta di potere in Corasmia.[5]

La saga leggendaria Yngvars saga víðförla descrive l'ultima spedizione dei Vichinghi nel mar Caspio, datata al 1041 e probabilmente collegata alla battaglia georgiano-bizantina di Sasireti alla quale una forza varega partecipò intorno allo stesso periodo; nella saga gran parte della leggenda è fusa insieme ai fatti storici. Questa spedizione fu lanciata dalla Svezia da Ingvar il Viaggiatore, che discese il Volga nella terra dei Saraceni (Serkland in norreno). Ci sono non meno di ventisei pietre runiche di Ingvar, ventitré delle quali sono nella regione del lago Mälaren dell'Uppland in Svezia, che si riferiscono a guerrieri svedesi che partirono con Ingvar nella sua spedizione nelle terre saracene, una spedizione il cui scopo era probabilmente di riaprire le vecchie rotte commerciali, ora che i Bulgari e i Cazari non si rivelavano più degli ostacoli. Una pietra per il fratello di Ingvar indica egli andò ad est per l'oro ma che morì in terra saracena. Dopo, nessun tentativo fu più fatto dai Norreni per riaprire la rotta tra i mari Baltico e Caspio.[15]

Khaqani racconta dell'invasione dello Shirvan nel 1173 o 1174. Nelle sue odi, Khaqani nomina Rus' e Cazari, Rus' e Alani, Rus' e Sarir come invasori. Peter Golden sostenne che i Rus' menzionati da Khaqani fossero pirati del Volga che giunsero in 73 navi. Yevgeni Pakhomov e Vladimir Minorsky pensarono che l'invasione fosse iniziata dal sovrano di Darbent, Bek-Bars b. Muzaffar. Secondo Minorsky, "l'iniziativa di Bek-Bars era indipendente da Kiev, ed egli deve aver usato bande di mercenari (бродники) che stavano vagando nel sud, come prototipo dei futuri Cosacchi".[24] Lo shirvanshah Akhsitan I si rivolse al re georgiano, Giorgio III, per aiuto e un esercito combinato, che includeva anche il futuro imperatore bizantino Andronico Comneno,[24] sconfisse gli invasori e riconquistò la fortezza di Shabaran. Le fonti georgiane parlano dei Cazari, ma non menzionano i Rus' in connessione con questo evento.[5]

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b c d e f Logan (1992), p. 201.
  2. ^ a b Brøndsted (1965), pp. 64–65.
  3. ^ a b Logan (1992), p. 200.
  4. ^ Noonan (1987–1991).
  5. ^ a b c d e f g h i "Rus". Encyclopaedia of Islam.
  6. ^ Abaskun, registrata per la prima volta da Tolomeo come Socanaa, era documentata in fonti arabe come "il porto più famoso del mare cazaro". Essa era situata a tre giorni di viaggio da Gorgan. La parte meridionale del mar Caspio era nota come "Abaskun". Vedi: B.N. Zakhoder (1898–1960). The Caspian Compilation of Records about Eastern Europe (versione in linea).
  7. ^ Le informazioni sulle incursioni dei Rus' ci vengono in gran parte dalle fonti musulmane, che usano il calendario islamico. Poiché gli anni del calendario islamico non corrispondono esattamente agli anni del calendario gregoriano, un evento datato a un certo anno del calendario islamico potrebbe essere avvenuto in uno dei due anni consecutivi del calendario gregoriano.
  8. ^ Gunilla Larsson, Ship and society: maritime ideology in Late Iron Age Sweden, Uppsala Universitet, Department of Archaeology and Ancient History, 2007, p. 208, ISBN 9150619152.
  9. ^ Cahiers du monde russe et soviétique, volume 35, numero 4, Mouton, 1994 (originariamente dell'Università della California, digitalizzato il 9 marzo 2010).
  10. ^ "Bardha'a". Encyclopaedia of Islam.
  11. ^ Logan (1992), pp. 201–202; "Rus". Encyclopaedia of Islam.
  12. ^ Logan (1992), pp. 201–202.
  13. ^ Secondo Yaqut, rimasero per un intero anno. "Bardha'a". Encyclopaedia of Islam.
  14. ^ a b Vernadsky (1959), p. 269.
  15. ^ a b c d Logan (1992), p. 202.
  16. ^ Vernadsky (1959), p. 270; vedi anche, ad es., Zuckerman (1995), pp. 257–268; Christian (1999), pp. 341–345.
  17. ^ La cronaca di Kiev menziona che la favolosa ricchezza delle truppe (družina) di Sveneldo suscitò una tale invidia da parte dei guerrieri di Igor che essi tentarono di riscuotere tributi dai Derevljani per la seconda volta in un mese. I Derevljani si rivoltarono e uccisero Igor nel 944 o 945. Gumilev suggerisce che, mentre era impegnato nella sua fortunata spedizione sul mar Caspio, Sveneldo non prese parte alla sfortunata incursione a Costantinopoli, che finì ignominiosamente. Questo scenario spiega anche la macroscopica assenza del nome di Sveneldo dal trattato con Bisanzio (944), come preservato nella Cronaca degli anni passati.
  18. ^ "Khazar". Encyclopaedia of Islam.
  19. ^ Christian (1999), p. 296.
  20. ^ Christian (1999), p. 298; Pletneva (1990), p. 18.
  21. ^ a b Christian (1999), p. 298.
  22. ^ Vedi, generalmente Christian (1999), pp. 297–298; Dunlop (1954). Artamonov propose che il saccheggio di Sarkel venne dopo la distruzione di Atil. Artamonov (1962), p. 428.
  23. ^ Ibn Hawkal scrisse anche che i Rus' "sono quelli che in passato andarono ad Andalus e poi a Barda". Il precedente attacco contro la Spagna musulmana da parte di "una nazione dei Majus" [nome musulmano per gli Zoroastriani e occasionalmente altri pagani] è menzionato da al-Masudi. "Rus", Encyclopaedia of Islam.
  24. ^ a b Minorsky (1945), pp. 557–558.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Artamonov, Mikhail, Istoriya Khazar, Leningrado, 1962, LCCN 63066080. Vedi anche la seconda edizione (2002), ISBN 5-8465-0032-3.
  • Barthold, Wilhelm, Khazar, in P. Bearman, Th. Bianquis, C. E. Bosworth, E. van Donzel e W. P. Heinrichs (a cura di), Encyclopaedia of Islam, (Brill Online), Brill, 1996.
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  • Christian, David, A History of Russia, Mongolia and Central Asia: Inner Eurasia from Prehistory to the Mongol Empire, (History of the World, Vol. 1), Blackwell, 1999, ISBN 0-631-20814-3.
  • Dunlop, Douglas Morton, Bardha'a, in P. Bearman, Th. Bianquis, C. E. Bosworth, E. van Donzel e W. P. Heinrichs (a cura di), Encyclopaedia of Islam, (Brill Online), Brill, 2006.
  • Dunlop, Douglas Morton, History of the Jewish Khazars, Princeton University Press, 1954, LCCN 52013163.
  • Golden, Peter Benjamin, Rus, in P. Bearman, Th. Bianquis, C. E. Bosworth, E. van Donzel e W. P. Heinrichs (a cura di), Encyclopaedia of Islam, (Brill Online), Brill, 2006.
  • Logan, Donald F., The Vikings in History', 2ª ed., Routledge, 1992, ISBN 0-415-08396-6.
  • Minorsky, Vladimir, Khāqānī and Andronicus Comnenus, in Bulletin of the School of Oriental and African Studies, vol. 11, nº 3, University of London, 1945, pp. 550–578.
  • Noonan, Thomas Schaub, When Did Rus/Rus' Merchants First Visit Khazaria and Baghdad?, in Archivum Eurasiae Medii Aevi, nº 7, 1987–1991, pp. 213–219.
  • Pletneva, Svetlana, Polovtsy, Mosca, Nauka, 1990, ISBN 5-02-009542-7.
  • Vernadsky, George, The Origins of Russia, Oxford, Clarendon Press, 1959, LCCN 59001228.
  • Zuckerman, Constantine, On the Date of the Khazar's Conversion to Judaism and the Chronology of the Kings of the Rus Oleg and Igor, in Revue des Études Byzantines, nº 53, 1959, pp. 237–270.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto