Storia del Niger

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Niger.

Presidenza Diori (1960-1974)modifica | modifica wikitesto

Durante il XIX secolo i francesi diedero avvio al processo di colonizzazione del Niger. Esso fu costituito ufficialmente in colonia francese nel 1922: a partire da questa data, le tradizionali coltivazioni di sussistenza vennero sostituite da quelle delle arachidi e del cotone, prodotti destinati all'esportazione.

Negli anni cinquanta, nell'ambito del processo di decolonizzazione globale, anche il Niger vide la nascita di un movimento indipendentista, capeggiato da Hamani Diori. Nel 1960 fu approvata la prima Costituzione e il Niger divenne uno Stato indipendente. Alle prime elezioni svoltesi nel 1960 nella nuova repubblica indipendente, venne eletto presidente proprio Diori, candidato del Partito Progressista, che dichiarò fuori legge il movimento di Sawala (liberazione) di Djibo Bakari.

Il nuovo governo conservò profondi legami di natura economica e politica con la Francia, fino al punto di tollerare la permanenza di truppe francesi sul territorio. All'inizio degli anni settanta, in seguito alla carestia provocata dalla siccità del Sahel, l'esercito distribuì derrate alimentari alle popolazioni di questa zona, arrivando così a rendersi conto della situazione assai critica in cui versava il settore dell'agricoltura. Il 13 aprile del 1974 un colpo di Stato militare rovesciò il presidente Diori, attribuendo il potere a un Comitato militare supremo e nominando nuovo presidente il tenente colonnello Seyni Kuntche.

Il governo di Kuntche (1974-1986)modifica | modifica wikitesto

Il nuovo governo cercò di formarsi una base politica e firmò accordi bilaterali con la Francia. Il Consiglio Militare permise a Djibo Bakari, in esilio, di ritornare in Niger purché non si dedicasse all'attività politica (in realtà, successivamente Bakari fu incarcerato e rimase in galera fino al 1984). Durante gli anni Settanta l'economia del Niger visse un miglioramento economico grazie al rialzo sui mercati internazionali del prezzo dell'uranio: questo minerale costituiva il 90% delle esportazioni nel 1980, anno in cui ebbe fine il cosiddetto “miracolo” economico.

Il debito estero, che nel 1977 ammontava a 207 milioni, nel 1983 sfiorò i 1000 milioni, obbligando il presidente Kuntche a varare un programma di aggiustamento strutturale sotto la supervisione del FMI (fondo monetario internazionale). I prezzi non tornarono più ad essere favorevoli come negli anni Settanta e a ciò si aggiunse un aggravamento della siccità che aveva colpito il Sahel. La crisi economica fu acuita anche dalla chiusura delle frontiere con la Nigeria, fra il 1984 e il 1986. Nel 1986 Kuntche fu colpito da emorragia cerebrale e mori undici mesi dopo, il comitato militare supremo designò quale suo successore il colonnello Alì Seibou.

Verso la democrazia (1986-1999)modifica | modifica wikitesto

Il nuovo leader del paese nominò dieci nuovi ministri e l'annuncio di una nuova amnistia che rese possibile il ritorno in Niger degli esuli, fra cui Djibo Bakari e Hamani Diori, che ritornarono sulla scena politica. Diori sarebbe morto poco dopo, nel 1989; nello stesso anno Seibou venne eletto a suffragio universale presidente della Repubblica.

La siccità abbattutasi sulla zona del Sahel indusse il governo a prestare un'attenzione speciale al problema della produzione agricola e alle esigenze degli abitanti delle zone rurali, che costituivano l'80% della popolazione totale. Il 32% del bilancio statale venne quindi destinato allo sviluppo di apposite politiche agrarie da realizzarsi nel periodo 1980-1990. Il governo approvò il piano di aggiustamento strutturale impostogli dalla Banca Mondiale e dal FMI.

Sul finire del 1990 Seibou si impegnò pubblicamente a condurre il paese verso un sistema democratico pluripartitico. Istituì a questo scopo un apposito organo, la Conferenza nazionale, che avrebbe dovuto regolamentare questo importante cambiamento politico istituzionale. Dopo quattro mesi di lavoro la Conferenza nazionale decise di dar vita a un governo di transizione guidato dal primo ministro, Amadou Cheffou. Andrè Salifou venne invece nominato presidente dell'Alto consiglio della Repubblica, a cui spettò il compito di legiferare durante questa delicata fase. La situazione del paese non era mai stata così critica, con lo Stato sull'orlo della bancarotta.

Nel febbraio del 1992 i guerriglieri tuareg imbracciarono le armi contro le forze governative. Intanto, a dicembre la nuova Costituzione venne approvata attraverso un referendum in cui riscosse il 90% dei favori. Due mesi più tardi, tuttavia, le elezioni politiche videro la sconfitta del partito al governo. In aprile Mahamane Ousmane divenne il primo presidente democraticamente eletto. La rivolta dei tuareg proseguì fino al raggiungimento di un accordo fra il governo e il principale gruppo di guerriglieri, il Coordinamento per la Resistenza Armata. A giugno finalmente Niamey concesse l'autonomia a un'area del paese riservata a 750.000 tuareg.

Nel gennaio del 1995 una coalizione di forze dell'opposizione uscì vittoriosa dalle elezioni parlamentari revocando subito la fiducia al primo ministro e sostituendolo con Hama Amadou. Nel gennaio del 1996 un colpo di Stato militare provocò la caduta di Ousmane, che venne sostituito dal colonnello Ibrahim Baré Maïnassara, che nominò primo ministro Boukary Adji. Nel luglio del medesimo anno Mainassara fu eletto presidente con il 52% dei voti: egli sciolse la Commissione elettorale nazionale indipendente, provocando così la reazione dei più importanti partiti dell'opposizione, che per protesta boicottarono le elezioni parlamentari di novembre. A dicembre, dopo che le elezioni ebbero sancito la vittoria di Mainassara, venne nominato primo ministro Amadou Cissé, che venne sostituito da Ibrahim Hassane Mayaki nel dicembre 1997.

Le persecuzioni politiche continuarono con l'arresto di diversi membri dell'opposizione. La società organizzava costantemente manifestazioni contro il governo. Nel 1999 furono convocate nuove elezioni e il 4 aprile, dopo una settimana di tensioni con la richiesta dell'opposizione delle dimissioni di Mainassara, la guardia presidenziale uccise il presidente. Daodua Malam Wankefu venne nominato presidente e capo del Consiglio Nazionale per la Riconciliazione per un periodo di transizione di nove mesi. Il Parlamento fu sciolto dal primo ministro Mayaki e tutti i partiti vennero momentaneamente sospesi. La comunità internazionale esercitò forti pressioni affinché il paese tornasse alla democrazia. In ottobre si svolse il primo turno delle elezioni e al secondo, in novembre, risultò vincitore il militare in pensione Mamadou Tandja, del MNSD, che assunse l'incarico nel dicembre del 1999.

Storia recentemodifica | modifica wikitesto

Nonostante gli accordi firmati nel 1997 con i tuareg, nel luglio e agosto del 2001[1][2]. Nel 2003 il governo del Niger fu coinvolto in un conflitto internazionale quando alcuni rapporti dei servizi segreti americani e inglesi denunciarono che l'Iraq aveva acquistato uranio dal Niger per la costruzione di bombe atomiche. Mamadou chiese che venissero fornite le prove di tali denunce. Il direttore della CIA, George Tenet, fu costretto ad ammettere che le informazioni sulla vendita di uranio erano false. Tuttavia, il governo britannico non ritrattò le proprie accuse, nemmeno quando una delegazione di esperti delle Nazioni Unite confermò la falsità delle informazioni fornite dai servizi segreti.

Le prime elezioni locali si svolsero nel luglio del 2004. I partiti sostennero Mamadou, che ottenne la maggioranza a livello di governo. In dicembre la Commissione Elettorale del Niger annunciò che Mamadou era stato rieletto presidente al ballottaggio. Mamadou prese il 65% dei voti, mentre il candidato dell'opposizione socialista Mahamadou Issoufou ottenne il 34,5%. Gli osservatori internazionali giudicarono libero e corretto lo svolgimento delle elezioni.

Dall'aprile del 2005 il governo negò sistematicamente l'esistenza di una crisi alimentare e fece pressione sui giornalisti affinché difendessero la linea ufficiale. Ma i media indipendenti pubblicarono diversi rapporti sul problema e le radio private diedero la parola a cittadini colpiti dalla crisi. In agosto, pur ammettendo che vi fosse carenza di cibo in alcune aree, Mamadou continuò a negare la carestia nel paese e affermò che si trattava di un'invenzione dei suoi avversari politici e delle agenzie dell'ONU. Il Programma Mondiale Alimentare (WFP) negò di aver gonfiato i dati, sottolineò l'esistenza di sacche di grave malnutrizione e iniziò a distribuire cibo nelle aree meridionali del paese. Altre agenzie per gli aiuti affermarono che ogni giorno in Niger parecchi bambini morivano di fame.

Nel marzo 2006 l'ONU incluse il Niger - il paese all'ultimo posto nel mondo, secondo gli indicatori di povertà e di sviluppo umano - tra i destinatari di una raccolta fondi per nazioni africane colpite da crisi alimentari. Gli operatori del settore affermavano che il paese viveva in una "cultura negazionista", mentre 1.000 bambini alla settimana erano accolti all'interno di programmi per i malnutriti. L'associazione Medici Senza Frontiere segnalò che, qualora i donatori non si fossero "frugati in fondo alle tasche", molti nigerini avrebbero dovuto affrontare parecchi mesi di disperazione. Un anno di cattivo raccolto, in Niger, taglia le scorte a gran parte della popolazione per i successivi due o tre anni.

Il 1º settembre 2006 due giornalisti indipendenti, Maman Abou e Oumarou Keita, furono condannati a 18 mesi di prigione per pubblicazione di notizie false e diffamazione dello stato. L'articolo incriminato accusava il primo ministro Rama Amadou di "corteggiare l'Iran" nella sua corsa al nucleare. Ma il loro giornale La Républicain aveva denunciato a più riprese casi di cattiva gestione e di sottrazione di denaro pubblico da parte del governo, in particolare l'utilizzo fraudolento di fondi destinati a un programma decennale per l'educazione scolastica sponsorizzato anche dalla UE. Queste denunce giornalistiche avevano portato scompiglio nel governo con il siluramento di due ministri.

Il 31 maggio del 2007 il Parlamento sfiduciò l'esecutivo del premier Amadou. Il presidente Tandja non indisse elezioni anticipate ma nominò come nuovo premier Seyni Oumarou poi sostituito, a seguito di elezioni parlamentari non positive per il suo partito (l'MSSD ottenne 47 seggi su 113), da Ali Badjo Gamatié dopo l'interim di Albadé Abouba

Il 18 febbraio 2010 un colpo di Stato rovescia il capo di Stato Tandja Mamadou.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ lungo il delta del Niger ebbero luogo scontri armati tra bande per il controllo del commercio clandestino di petrolio e derivati
  2. ^ questa frase si riferisce alla Nigeria, il delta del Niger e in Nigeria, il Niger non ha sbocchi sul mare.

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