Strage di Addis Abeba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Strage di Addis Abeba
Stato Etiopia Etiopia
Luogo Addis Abeba
Obiettivo Civili
Data tra il 19 e il 21 febbraio 1937
Tipo Fucilazioni di massa
Morti non c'è concordanza nelle fonti vedi
Responsabili italiani, squadre fasciste
Motivazione Rastrellamenti e rappresaglie per attentato

La strage di Addis Abeba è avvenuta in tre giorni consecutivi ad Addis Abeba tra il 19 e il 21 febbraio 1937 da parte delle truppe italiane e delle squadre fasciste contro i civili etiopi. Le uccisioni seguirono il fallito attentato contro il Viceré d'Etiopia, il generale Rodolfo Graziani: il 19 febbraio 1937, due giovani eritrei della resistenza etiope Deboch Abraha e Moges Asgedom tentarono di assassinare il viceré durante una cerimonia presso il palazzo Guennet Leul di Addis Abeba (ora Università di Addis Abeba) con il lancio di due bombe a mano.[1][2][3]

Questo massacro è noto in Etiopia con il nome di "Yekatit 12", e valse a Graziani il soprannome di "Macellaio di Etiopia". Poco dopo il massacro, l'11 marzo, un corrispondente di Gibuti indicò che le strade della capitale erano ormai "praticamente vuote dalla popolazione etiope."

La scala del massacro ebbe un effetto determinante sullo sviluppo del movimento patriottico di resistenza etiope degli arbegnuoc durante il periodo dell'occupazione italiana (1936-1941).

Un monumento in memoria delle vittime di questo massacro è ora situato in Addis Abeba in piazza yekatit 12.

Le testimonianze e le descrizioni dei massacrimodifica | modifica wikitesto

Le migliori descrizioni degli eventi che si svolsero in Addis Abeba tra il 19 e il 21 febbraio 1937 sono forniti dalle testimonianze del tempo.

Uno dei primi esempi venne dato dal medico ungherese Ladislav Sava o Shaska. Egli ricorda che subito dopo l'attacco, il leader del partito fascista, Guido Cortese:

(IT)

« Convocó le camicie nere presso la sede del Fascio: i capi per una consultazione e chiedendo ad altri di essere pronti a ricevere gli ordini. Ben presto essi armati uscirono dalla sede del Fascio correndo in tutte le direzioni. Chiunque nelle città era un obiettivo ma ciò che è realmente accadde fu peggio di qualsiasi cosa che si potesse immaginare. È necessario che lo dica ed questo è la verità, il sangue realmente scorreva per le strade. Corpi di uomini, donne e bambini giacevano ovunque, sopra di essi volteggiavano gli avvoltoi. Enormi fiamme dalle loro case bruciate illuminavano la notte africana.

Il maggior massacro si è verificato dopo le sei di sera... In quella notte terribile, gli etiopi vennero ammucchiati nei camion, strettamente sorvegliati dalle camicie nere armate. Pistole, manganelli, fucili e pugnali furono usati per massacrare gli etiopi disarmati di tutti i sessi, di tutte le età. Ogni nero incontrato era arrestato e fatto salire a bordo di un camion e ucciso o sul camion o presso il piccolo Ghebi [dove è ora si trova l'Università di Addis Abeba] Le case o le capanne degli etiopi erano saccheggiate e quindi bruciate con i loro abitanti. Per accelerare gli incendi vennero usate in grandi quantità benzina e petrolio. I massacri non si fermarono durante la notte e la maggior parte degli omicidi furono commessi con armi bianche e colpendo le vittime con manganelli. Intere strade erano bruciate e se gli occupanti delle case in fiamme uscivano in strada erano pugnalati o mitragliati al grido "Duce! Duce Duce!". Dai camion, in cui gruppi di prigionieri erano stati portati per essere massacrati vicino al Ghebbi, il sangue colava letteralmente per le strade, e da questi camion si sentiva gridare "Duce! Duce! Duce!".

Non dimenticherò mai quello che ho visto quella notte degli ufficiali italiani che passano con le loro auto lussouse per le strade piene di cadaveri e sangue, fermandosi nei luoghi dove avrebbero avuto una migliore visione delle stragi e degli incendi, accompagnati dalle loro mogli, che mi rifiuto di definirle donne»[4][5] »

(FR)

« Convoqua les chemises noires au siège du Fascio, les chefs à une consultation, et demandant aux autres de se tenir prêt à recevoir des ordres. Très vite ils sortaient armés du Fascio en se précipitant dans toutes les directions. N’importe qui dans les villes était une cible, mais ce qui s’est vraiment passé alors était pire que tout ce que quiconque aurait pu imaginer. Il faut que je dise, et cela est vrai, que le sang coulait véritablement dans les rues. Des corps d’hommes, de femmes, d’enfants, au-dessus desquels tournaient des vautours, gisaient absolument partout. Des flammes gigantesques de leurs maisons brûlées illuminaient la nuit africaine.

Le plus important des massacres eu lieu après six heures le soir… Lors de cette nuit affreuse, on entassait des Éthiopiens dans des camions, étroitement gardés par des Chemises noires armées. Des revolvers, des matraques, des fusils et des poignards étaient utilisés pour massacrer des noirs désarmés de tous les sexes, de tous les âges. Tout noir vu était arrêté, embarqué dans un camion et tué, soit dans le camion, soit près du petit Ghebi [où se trouve aujourd’hui l’université d’Addis Abeba], soit dès qu’il croisait une chemise noire. On fouillait les maisons ou les huttes des Éthiopiens, puis elles étaient brûlées avec leurs occupants. Pour accélérer l’incendie, du benzine et du pétrole étaient utilisés en grande quantité. Les coups de feu n’arrêtaient pas de la nuit, mais la plupart des massacres étaient commis à l’arme blanche et en assommant les victimes à la matraque. Des rues entières étaient incendiées et si des occupants des maisons en flammes sortaient dans la rue, ils étaient mitraillés ou poignardés au cri de "Duce ! Duce ! Duce !". Des camions dans lesquels des groupes de prisonniers avaient été amenés pour être massacrés près du Ghebbi, le sang s’écoulait littéralement dans les rues, et de ces camions on entendait sortir les cris "Duce ! Duce ! Duce !".

Je n’oublierai jamais que j’ai vu cette même nuit des officiers italiens passant dans leur voiture luxueuse à travers des rues remplies de sang, s’arrêtant aux endroits d’où ils auraient une meilleure vue des massacres et des incendies, accompagnés de leur épouse que je me refuse à appeler des femmes.[4][5] »

(Dr. Ladislav Sava)

Un'altra testimonianza è data dall'ambasciatore d'Etiopia a Londra, che dice:

(IT)

« "Le strade erano coperte di cadaveri ... La gente non osava avventurarsi lì. Da quel giorno è iniziata una metodologia che continuerà ininterrottamente per tre giorni ... Il metodo è stato quello di bruciare le case, in attesa che i suoi occupanti erano costretti ad uscire e massacrare indiscriminatamente con coltelli, baionette, con le bombe a mano o con le pietre e talvolta solo con armi da fuoco. Gruppi di fascisti ho visto fermarsi con i camion e divertirsi appendendo fuori da questi uomini e trascinarli da un capo all'altro della città fino a quando i loro corpi non cadevano a pezzi ... In alcuni quartieri i corpi coprivano le strade e i giardini. Nella piazza di San Giorgio, in cui era stata rubata la statua equestre di Menelik II, i cadaveri erano migliaia.[6][7] Oggi la città si presenta come un campo di battaglia dopo la fine dei combattimenti. " »

(FR)

« "Les rues étaient recouvertes de cadavres… Personnes n’osait s’y aventurer. À partir de ce jour se mit en place une méthode qui continuera sans interruption pendant trois jours… La méthode consistait à incendier les habitations, attendre que ses occupants soient forcés de sortir et à les massacrer sans distinction, au poignard, à la baïonnette, à la grenade à main, au gourdin, ou avec des pierres, et parfois seulement avec des armes à feu. On voyait des groupes de fascistes s’arrêter en camion et s’amusant à traîner de pauvres hommes d’un bout de la ville à l’autre jusqu’à ce que leurs corps tombent en morceaux… Dans certains quartiers les corps recouvraient les rues et les jardins. Dans le square de Saint George, d’où la statue équestre de Ménélik II avait été dérobée, les cadavres formaient une véritable pile.[6][7] Aujourd’hui la ville ressemble à un champ de bataille après la fin des combats." »

(ambasciatore d'Etiopia a Londra)

Le stesse scene sono descritte dai missionari americani, da Herbert e Della Hanson. Essi si riferiscono alla visita della città poco dopo le uccisioni:

(IT)

« "Intere aree sono state bruciate completamente ricoperte da case disabitate. Anche intorno alle mura dell'ospedale, dove c'erano molte case sono state lasciate solo rovine annerite. Siamo rimasti molto male alla vista di queste scene di devastazione, ancora di più quando abbiamo appreso che molte delle case vennero bruciate con i loro occupanti dentro." »

(FR)

« « trouvaient des superficies entières complètement brûlées couvertes de huttes inhabitées. Même autour des murs de l’Hôpital, où il y avait eu de nombreuses huttes ne restaient que des ruines noircies. Nous étions véritablement malades à la vue de ces scènes de dévastation, plus encore lorsque nous apprenions que nombre d’entre elles avaient brûlé avec leurs occupants à l’intérieur. »[6][7][8] »

(Missionari americani, da Herbert e Della Hanson)

Il capitano etiope Toka Binegid della Brigata dei vigili del fuoco di Addis Abeba, dice:

(IT)

« "Gli italiani sono stati divisi in diversi gruppi: mentre alcuni uccidevano altri raccoglievano i cadaveri e li gettavano nei camion. Hanno raccolto i corpi nelle strade utilizzando rastrelli. Tra quelli raccolti da rastrelli molti erano ancora vivi ... Ho visto i soldati italiani fotografarsi appollaiati sui cadaveri delle loro vittime. Incendi e omicidi hanno avuto inizio il venerdì e sono continuati fino a lunedi mattina " »

(FR)

« "Les italiens se divisaient en plusieurs formations : pendant que certains tuaient, d’autres ramassaient les corps et les jetaient dans un camion. Ils ramassaient les corps de la route en utilisant des râteaux. Parmi ceux qui étaient ramassé par les râteaux beaucoup étaient encore en vie… J’ai vu des soldats italiens se faire photographier en se juchant sur les cadavres de leurs victimes. Les incendies et les meurtres qui avaient commencé le vendredi, continuèrent jusqu’au lundi matin"[6][8][9] »

(Il vigile del fuoco della Brigata etiope Toka Binegid ad Addis Abeba)

Il bilancio dei massacrimodifica | modifica wikitesto

Non vi è concordanza sull'esatto numero di vittime causate dalla strage. Un memorandum etiope reso noto nel 1945 al termine della seconda guerra mondiale calcolò in 30.000 le vittime della strage[10], cifra ripresa poi da alcuni autori come Saheed Adejumobi il quale riporta anche una stima di 10.000 feriti[11]. Altri autori ritengono questa stima esagerata e abbassano notevolmente la cifra: Angelo Del Boca[12], Alberto Sbacchi[10] ed Anthony Mockley[13] stimano circa 3.000 vittime totali, Giorgio Rochat[14] stima tra le 3.000 e le 6.000 vittime.

Un corrispondente del Manchester Guardian, citando il ministro francese ad Addis Abeba, riferì una stima di 6.000 etiopi massacrati in tre giorni. Il consolato britannico disse che "riconobbe 2000 nomi".

Nel massacro degli etiopi della capitale i fascisti uccisero molti etiopi che avevano ricevuto l'istruzione all'estero, in Inghilterra o negli Stati Uniti. Fra i morti, vi furono Tsege Markos Tekle Wolde, Gabre Medhen Awoqe, Ayenna Birru, Yohannes Boru e Yosuf e Benjamin Martin figlio del ministro etiope che aveva studiato a Londra, Besha Worrid Hapte Wold e Makonnen Haile studenti negli Stati Uniti e lo studente Kifle Nassibu che aveva studiato in Francia.[15]

Le conseguenzemodifica | modifica wikitesto

Lo sviluppo della resistenzamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arbegnuoc.

È ormai accertato che la scala dei massacri ha avuto una profonda influenza sul pensiero etiope del tempo e il rafforzamento del movimento di resistenza. Il quotidiano New Times e l'Etiopia Notizie di Gibuti riferirono poco dopo le uccisioni che l'11 marzo Addis Abeba era "praticamente deserta dagli etiopi", aggiungendo che dopo i massacri "gli etiopi sanno che hanno un'altra alternativa che è la lotta. Coloro che hanno lasciato Addis Abeba sanno molto bene quello che deve attendere l'Italia e che continueranno a combattere. "

Una delle principali conseguenze della strage fu il rafforzamento delle truppe Ras Abebe Aregai, il principale leader della resistenza nella Shoa, "con circa 10.000 uomini", secondo Blatta Dawit. Molti altri movimenti aumentarono i loro punti di forza nel corso di questo primo anno di occupazione italiana.[15]

Molti di coloro che riuscirono a fuggire da Addis Abeba si ritrovarono nei boschi che circondavano la capitale per aderire al movimento di resistenza, scrisse Salome Egzaiabher Gabre.[16][17]

La condanna e la memoria dei criminimodifica | modifica wikitesto

Nel 1950, un tribunale italiano condannò Graziani come collaborazionista dei nazisti a 19 anni di carcere, ma questi scontò solo pochi mesi prima di essere rilasciato.

Nel 1989, il giornalista della BBC Ken Kirby realizzò per la prima volta un documentario, Fascist Legacy, che include la ricostruzione dei massacri perpetrati dagli italiani in Etiopia. Dopo la sua prima trasmissione che scioccò i britannici, la Rai acquistò i diritti del documentario che tuttavia non fu più trasmesso in onda.

Un monumento in memoria delle vittime di questi massacri è ora situato in Addis Abeba "Yekatit 12".[18]

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Richard Pankhurst, ‘’The story of Abraha Deboch, Moges Asgedom and Simeon Adefres’’, Addis Tribune
  2. ^ http://www.ethiopolitics.com/articles/Yekatit12.htm
  3. ^ Berhanou Abebe, Histoire de l’Éthiopie d'Axoum à la révolution, Paris, Maisonneuve & Larose, coll. « Monde africain », 1998
  4. ^ a b Paul B. Henze, Histoire de l'Éthiopie. L'œuvre du temps, Paris, Moulin du Pont, trad. de l'anglais par Robert Wiren, 2004
  5. ^ a b http://www.geocities.com/~dagmawi/News_Graziani_Jun19.html
  6. ^ a b c d Richard Pankhurst, Historic images of Ethiopia, Shama books, Addis Abeba, 2005
  7. ^ a b c Richard Pankhurst, The Ethiopians: A History (Peoples of Africa), Wiley-Blackwell; New Ed edition, 2001
  8. ^ a b Richard Pankhurst, Historic images of Ethiopia, Shama books, Addis Abeba, 2005.
  9. ^ New York/Oxford, Random House/Oxford UP, 1984, 454 p. (2e ed. Olive Branch, 2002, 496 p.)
  10. ^ a b (EN) Secondary Wars and Atrocities of the Twentieth Century - Abyssinian Conquest (1935-41), su necrometrics.com. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  11. ^ Saheed A. Adejumobi, The History of Ethiopia, pag. 79.
  12. ^ A. Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale, vol. III, pp. 86-88.
  13. ^ Anthony Mockley, Haile Selassie's War, Signal Books, 2003, p. 177.
  14. ^ Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, Einaudi, 2008, p. 85.
  15. ^ a b http://archive.wikiwix.com/cache/?url=http%3A%2F%2Fwww.geocities.com%2F~dagmawi%2FNews_Graziani_Jun19.html
  16. ^ Richard Pankhurst, ‘’History of the Ethiopian Patriots (1936-1940), The Graziani Massacre and Consequences’’, 'Addis Tribune
  17. ^ =http://www.geocities.com/~dagmawi/News_Graziani_Jun19.html
  18. ^ Anthony Mockler Haile Selassie's War. The Italian-Ethiopian Campaign, 1935-1941, New York/Oxford, Random House/Oxford UP, 1984, 454 p. (2e ed. Olive Branch, 2002, 496 p.)

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • (FR) [Berhanou Abebe, Histoire de l'Éthiopie d'Axoum à la révolution, Paris, Maisonneuve & Larose, coll. « Monde africain », 1998]
  • (FR) [Paul B. Henze, Histoire de l'Éthiopie. L'œuvre du temps, Paris, Moulin du Pont, trad. de l'anglais par Robert Wiren, 2004]
  • (FR) [Richard Pankhurst, The Ethiopians: A History (Peoples of Africa), Wiley-Blackwell; New Ed edition,2001]
  • (FR) [Richard Pankhurst, Historic images of Ethiopia, Shama books, Addis Abeba, 2005]
  • (FR) [Richard Pankhurst, ‘'History of the Ethiopian Patriots (1936-1940)]
  • (FR) [The Graziani Massacre and Consequences'’, Addis Tribune
  • (FR) [Richard Pankhurst, ‘'The story of Abraha Deboch, Moges Asgedom and Simeon Adefres'’, Addis Tribune
  • (FR) [Anthony Mockler Haile Selassie's War. The Italian-Ethiopian Campaign, 1935-1941
  • (FR) [New York/Oxford, Random House/Oxford UP, 1984, 454 p. (2e ed. Olive Branch, 2002, 496 p.)]

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

Filmografiamodifica | modifica wikitesto

  • (FR) Fascist Legacy, Ken Kirby, Royaume-Uni, 1989, documentaire 2x50min]
  • (FR) [1]
  • (FR) Fascist, youtube.com.