Trinità (Lotto)

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Trinità
Lotto, trinità.jpg
Autore Lorenzo Lotto
Data 1524 circa
Tecnica olio su tela
Dimensioni 170×115 cm
Ubicazione Chiesa di Sant'Alessandro della Croce. Deposito temporaneo Museo Adriano Bernareggi, Bergamo

La Trinità è un dipinto a olio su tela (170x115 cm) di Lorenzo Lotto, databile al 1524 circa e in deposito temporaneo presso il Museo Adriano Bernareggi di Bergamo.

Storiamodifica | modifica wikitesto

La pala, di dimensioni medie, era stata dipinta per la chiesa della Trinità a Bergamo, un tempo esistente di fronte a Santo Spirito. Restò sull'altare maggiore, vicina a un'altra opera dipinta dal Lotto per la chiesa, il Cristo in pietà con la Madonna, san Giuseppe e una santa. Nel 1808 la chiesa venne soppressa e poi demolita, e la pala acquistata da un curato locale, che nel 1818 ne fece dono alla chiesa di Sant'Alessandro della Croce. Al momento si trova in deposito presso il Museo Adriano Bernareggi di Bergamo.

La datazione è incerta, viene però considerata tra le prime opere del pittore a Bergamo, forse subito dopo la Pala Martinengo del (1513-1516) quando il pittore subiva ancora l'influenza del classicismo raffaellesco, la similitudini della figura di Cristo con quello dell'Oratorio Suardi a Trescore Balneario o quello nel Polittico dei Santi Alessandro e Vincenzo farebbero propendere per una collocazione alla fine del periodo bergamasco dell'artista, o ad una revisione delle sue opere.

Le dimensioni della tela vennero modificate nel 1793 da Francesco Rossis o Rospis, che ne smussò gli angoli con un taglio netto di forbice, forse per adattarla ad una nuova cornice barocca, venne rinforzata con una tela di sostegno che causò, dovuto all'uso della colla di natura proteica, un danno ai colori alterando gli strati fondamentali del dipinto danneggiandolo gravemente, così come sono evidenti i segni dei chiodi del fissaggio alla cornice, il tutto per un costo di lire 31. Il primo intervento di restauro fu dal laboratorio dell'Accademia Carrara negli anni '80, sotto la direzione di Bertelli, nel 1997 da Benigni e nel 2010 da Minerva Maggi, Eugenia De Beni e Alberto Sangalli sotto la direzione scientifica di Pacia[1].

Descrizione e stilemodifica | modifica wikitesto

Da un punto di vista iconografico la pala spicca come una delle più fantasiose invenzioni del Lotto, copiata per secoli dagli artisti locali. Gesù è infatti rappresentato in gloria in cielo entro un cerchio di nubi, come nelle scene della trasfigurazione. Poggia i piedi su due cerchi paradisiaci ed allarga le braccia per mostrare le ferite della Passione, tra lo sfolgorio del panneggio volante, mentre sopra di lui vola la colomba dello Spirito Santo.

La parte più straordinaria è però l'apparizione del Padre: al posto della divinità umanizzata, evocata magari da una mano benedicente che scende dal cielo, Lotto lo rappresentò come un'entità di pura luce, che si materializza alle spalle del figlio, sollevando le braccia, in un concerto di gesti di estrema efficacia. La luce dell'emanazione divina invade la tela, in maniera talmente abbagliante da far apparire, per contrasto, scure e grigiastre le nubi, per non parlare del paesaggio alla base, che si assesta come una macchia d'ombra.

Si tratta di un vero e proprio "rovesciamento del partito luministico" (Lucco, 1997), che dà alla parte superiore un connotato particolarmente etereo e divino.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Laura Paola Gnaccolini, Fondazione Credito Bergamasco, p. 14.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Carlo Pirovano, Lotto, Electa, Milano 2002. ISBN 88-435-7550-3
  • Roberta D'Adda, Lotto, Skira, Milano 2004.
  • Emanuela Daffra Minerva Maggi Eugenio De Beni, Giovan Battista Mornoni La Trinità che incorona la Vergine, Inchiostro arti grafiche, 2008.

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