Ulysses S. Grant

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Ulysses S. Grant
Ulysses S. Grant 1870-1880.jpg

18º Presidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 4 marzo 1869 - 4 marzo 1877
Predecessore Andrew Johnson
Successore Rutherford B. Hayes

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Tendenza politica Patronaggio/Liberale (temi sociali)
Espansionismo (politica estera)
Firma Firma di Ulysses S. Grant
Ulysses Simpson Grant
Ulysses simpson grant.jpg
27 aprile 1822 – 23 luglio 1885
Nato a Point Pleasant (Ohio), USA
Morto a Wilton (New York), USA
Dati militari
Paese servito Stati Uniti Stati Uniti
Forza armata United States Army
Anni di servizio 1843 - 1869
Grado Comandante generale dell'esercito statunitense
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Ulysses Simpson Grant, all'anagrafe Hiram Ulysses Grant (Point Pleasant, 27 aprile 1822Wilton, 23 luglio 1885), è stato un generale e politico statunitense.

Fu generale unionista nella Guerra di secessione statunitense e 18º Presidente degli Stati Uniti d'America (18691877). Fu un generale di successo, eroe e tra i principali artefici della vittoria nordista nella guerra di secessione, mentre è considerato da molti storici come uno dei peggiori presidenti statunitensi, a capo di un'amministrazione afflitta da gravi scandali e corruzione. Gli storici concordano che Grant non fu corrotto, ma lo furono i suoi subordinati nelle posizioni esecutive. Grant è in genere criticato per non aver preso una posizione decisa contro la corruzione e non aver agito per fermarla. La sua presidenza risentì, inoltre, della grave depressione economica del 1873, che proseguì anche durante il suo secondo mandato. Al termine della sua Presidenza, i conservatori sudisti ripresero il controllo di tutti gli stati del Sud e ciò causò il totale fallimento delle politiche per i diritti civili dei neri.

Militare di carriera, diplomatosi nella celebre Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point, si distinse nella Guerra messicana. Durante la guerra civile statunitense guidò le truppe federali in una fondamentale serie di successi lungo il Teatro Occidentale, culminati con la presa di Vicksburg che concludeva vittoriosamente l'omonima campagna. Assicurato all'Unione il pieno controllo del Mississippi e tagliata in due la Confederazione, Grant si spostò sul Teatro Orientale e, alla fine del 1863, il Presidente Abraham Lincoln lo nominò luogotenente generale e comandante di tutti gli eserciti dell'Unione. Come comandante generale dell'esercito, Grant fronteggiò e sconfisse il temuto Generale Lee dopo una serie di sanguinose battaglie concluse con l'Assedio di Petersburg. Nell'aprile 1865 Lee si arrese a Grant ad Appomattox ponendo de facto fine alla guerra di secessione. La maggior parte degli storici è concorde nel riconoscere la grandezza del genio militare di Grant, sebbene le forze confederate lo denunciassero come un macellaio senza scrupoli.

Come presidente, promosse la ricostruzione del paese, facendo rispettare le leggi sui diritti civili e lottando contro la violenza del Ku Klux Klan da lui sciolto nel 1871. Nel 1870 fece ratificare il XV emendamento, concedendo la protezione costituzionale per il diritto di voto degli afro-statunitensi. Impiegò l'esercito per costruire il Partito Repubblicano nel Sud, sulla base di elettori neri, di immigrati del Nord (i Carpetbaggers) e simpatizzanti bianchi del sud (Scalawags). Negli 8 anni di presidenza Grant, 14 deputati e 2 senatori entrarono a far parte del Congresso degli Stati Uniti.

In politica estera Grant si distinse per il successo nell'arbitrato internazionale relativo alle Rivendicazioni dell'Alabama con le quali gli Stati Uniti riuscirono ad ottenere dalla Gran Bretagna un risarcimento per gli aiuti forniti alla Confederazione durante la guerra civile. Riuscì ad evitare la guerra con la Spagna dopo l'Affare Virginius, un contenzioso internazionale in cui gli Stati Uniti vennero accusati di favoreggiamento nel tentativo indipendentista cubano durante la Guerra dei dieci anni. Fallì invece il tentativo di Grant di annessione della Repubblica Dominicana.

Sul piano economico Grant fu totalmente incapace nel dare una risposta al Panico del 1873 e la grave depressione che ne seguì fu devastante per il paese. Dilagò la corruzione su larga scala nel settore pubblico. Nel 1875 scoppiò lo scandalo del Whiskey Ring, nel quale oltre 3 milioni di dollari di tasse furono sottratti al governo federale, il che danneggiò ulteriormente la sua reputazione. Nel 1880 tentò, senza successo, la corsa per un terzo mandato presidenziale.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Giovinezzamodifica | modifica wikitesto

Hiram Ulysses Grant nacque a Point Pleasant nell'Ohio, 40 km a monte di Cincinnati sul fiume Ohio, da Jesse R. Grant e Hannah Simpson, entrambi originari della Pennsylvania. Suo padre era un conciatore di pelli che nell'autunno del 1823 si trasferì con la famiglia nel villaggio di Georgetown, sempre nell'Ohio, dove Grant visse fino all'età di 17 anni.

Nel 1839 riuscì ad entrare nell'Accademia militare di West Point grazie all'appoggio del rappresentante locale al Congresso, il quale però per un errore amministrativo lo registrò con il nome di Ulysses Simpson Grant; questo nome piacque tanto all'interessato che lo mantenne per tutta la vita. A West Point, Grant non brillò particolarmente, non distinguendosi in alcuna materia, eccetto che nell'equitazione; infine, si diplomò nel 1843, classificandosi al 21º posto su un corso di 39 cadetti e venendo assegnato con il grado di tenente al 4º Reggimento Fanteria, di stanza nel Missouri.

Dopo essere tornato dal servizio militare in Messico, Grant sposò il 22 agosto 1848 Julia Boggs Dent (18261902), appartenente ad una famiglia di piantatori della Louisiana, che aveva conosciuto quattro anni prima. La coppia ebbe quattro figli: Frederick Dent, Ulysses Simpson Jr., Ellen Wrenshall e Jesse Root.

La religione di Grant era il Protestantesimo metodista.

Carriera militaremodifica | modifica wikitesto

La prima esperienza bellica del giovane tenente Grant fu la guerra tra Messico e Stati Uniti, scoppiata nel 1846: inizialmente fu agli ordini del generale Zachary Taylor, operando con la sua unità lungo il confine del Rio Grande come ufficiale addetto all'approvvigionamento e al trasporto. Combatté valorosamente alle battaglie di Resaca de las Palmas, Palo Alto, dove guidò una compagnia all'assalto, e Monterrey, partecipando ad una carica di cavalleria e procurandosi, da solo e sotto il fuoco nemico, un carico di munizioni. Ebbe inoltre un ruolo importante nel corso dell'assedio della capitale messicana, Città del Messico, condotto dal generale Winfield Scott, quando, dopo essersi procurato un obice, lo fece piazzare sul campanile di una chiesa fuori dalle mura della città, con il quale bersagliò gli spalti avversari. Per tutte queste azioni ebbe due decorazioni per merito di guerra.

Finito il conflitto, Grant tornò nel Missouri con il grado di capitano, per poi essere trasferito in varie guarnigioni: New York, Michigan, fino all'assegnazione definitiva, Fort Humboldt, in California. Tuttavia, la lontananza dalla famiglia pesava al giovane ufficiale, cosa che lo spinse prima ad accentuare la sua tendenza al bere, per poi, il 31 luglio 1854, rassegnare le proprie dimissioni dall'esercito. Nei sette anni successivi Grant svolse diverse diverse occupazioni: proprietario di una fattoria, agente immobiliare a Saint Louis nel Missouri, commesso di negozio e, infine, nel 1860, assistente del padre e del fratello nel commercio di pellami a Galena, nell'Illinois.

Foto del Generale Grant scattata da Mathew Brady nel 1864, durante la guerra di secessione americana

Il 24 aprile 1861, dieci giorni dopo la caduta di Fort Sumter, che segnò l'inizio della guerra di secessione, Grant, che aveva tentato invano di rientrare nell'esercito regolare, arrivò nella capitale dell'Illinois, Springfield con una compagnia di cento uomini che egli aveva organizzato. Il governatore dello Stato, il repubblicano Richard Yates, ritenne che un uomo di West Point avrebbe potuto fare di più per la causa dell'Unione: pertanto lo proclamò colonnello del 21º Battaglione volontari di fanteria dell'Illinois. Il 7 agosto successivi, sempre grazie ad appoggi politici, fu promosso Brigadiere Generale dei volontari, con il comando del distretto sudorientale del Missouri. Il suo primo approccio bellico fu la battaglia di Belmont, nel Missouri, il 7 novembre 1861, che costituì una piccola vittoria nordista contro i confederati.

Grant riuscì a dare all'esercito dell'Unione la sua prima grande vittoria nella guerra di secessione catturando Fort Henry, nel Tennessee, il 6 febbraio 1862, grazie ad un'operazione anfibia con l'appoggio di cannoniere corazzate. Dopodiché, il comandante nordista rivolse la sua attenzione a Fort Donelson, che insieme a Fort Henry costituiva la linea difensiva al confine tra Kentucky e Tennessee, investendo al fortificazione sia con l'armata di terra che con la flotta di cannoniere. L'apparente imponenza dell'esercito unionista costrinse la guarnigione sudista a compiere una sortita, che Grant respinse costringendo i difensori a riparare dentro il forte e a negoziare la resa. Questo successo, che precludeva i collegamenti tra le due ali dell'esercito confederato, valse a Grant la nomina a maggior generale e il comando dell'Armata del Tennessee, con la quale si apprestava a preparare un'azione contro Corinth, importante snodo ferroviario sudista. Per fare ciò, il comandante nordista si accampò presso Shiloh, nella Contea di Hardin, in attesa dei 35.000 uomini del maggior generale Don Carlos Buell. Tuttavia, il 6 aprile Grant si lasciò sorprendere dall'armata sudista di Albert Sidney Johnson, che travolse le avanguardie nordiste, che erano disorganizzate e non avevano approntato difese adeguate. Pur cedendo terreno, il generale tenne duro per tutto il giorno, anche a prezzo di gravi perdite, infliggendone altrettanto ai confederati, che videro dimezzati i propri effettivi a 20.000 uomini e cadere il proprio comandante Johnson, ferito mortalmente ad una gamba: il suo posto venne preso dal generale Beauregard, che decise comunque di proseguire l'offensiva il giorno seguente. Tuttavia, verso sera, l'arrivo dei rinforzi di Buell, consentì a Grant di essere in superiorità numerica rispetto ai sudisti e di contrattaccare il mattino seguente, costringendo Beauregard alla ritirata. La vittoria di Shiloh, costata ben 13.000 vittime nordiste, procurò tuttavia al comandante nordista numerose critiche, cui Grant poté far fronte solo grazie all'appoggio del presidente Abraham Lincoln.

In questo modo, Grant poté continuare le operazioni militari per il resto del 1862, occupando l'area del Tennessee occidentale e del Mississippi settentrionale, che difese efficacemente dai tentativi di riscossa confederati, vincendo cinque scontri campali. Tuttavia, il controllo dell'intero corso del fiume Mississippi restava precluso alle forze nordiste a causa della presenza della solida fortezza di Vicksburg, che Grant iniziò a mettere sotto assedio dall'aprile del 1863. Il generale guidò la fanteria, composta da 33.000 uomini, oltre il caposaldo, sulla sponda occidentale de fiume, mentre anche la flotta si portava al di là della roccaforte, fuori gittata delle sue artiglierie, e la cavalleria conduceva un'azione diversiva lungo l'intero territorio dello Stato del Mississippi. La fanteria e la cavalleria si congiunsero sul basso corso del fiume per traghettare le truppe sulla riva opposta, dove Grant, pur rimasto fuori dalle proprie linee di rifornimento, manovrò con rapidità, sorprendendo più volte i confederati. Il comandante nordista, infatti, sfruttando l'inimicizia tra i due comandanti confederati della zona (il generale Joseph Eggleston Johnston, comandante del dipartimento confederato dell'Ovest, e il generale John Clifford Pemberton, comandante della piazzaforte di Vicksburg), sconfisse una forza nemica proveniente da nord a Port Gibson, per poi spostarsi ad est, ricacciando indietro una seconda armata, comandata da Jonhston, da Jackson, capitale dello Stato, con due scontri campali vincenti. Quindi, si spostò verso l'obiettivo, sconfiggendo Pemberton a Champion Hill e costringendolo, il 19 maggio, ad asserragliarsi nella fortezza, messa sotto assedio dopo due falliti assalti frontali. Infatti Grant fece scavare due trincee lunghe 25 km e tentò di minare le poderose fortificazioni, scavando delle gallerie sotto i bastioni, che fece saltare procurandosi un varco: al momento dell'assalto, però, i soldati nordisti vennero fermati da un fitto lancio di granate dagli spalti, mentre gli stessi corpi dei caduti ostruirono la barriera creatasi con il crollo delle mura. Tuttavia, dopo sei settimane, il 4 luglio 1863, la guarnigione sudista si arrese per fame, consegnando a Grant un ingente bottino di armi e prigionieri di guerra (circa 30.000, tra cui 15 generali, 260 cannoni e 60.000 fucili).

Con la caduta di Vicksburg, la Confederazione si ritrovò tagliata in due tronconi: ottenuto il comando del fronte occidentale, sul Mississippi, Grant si diresse alla volta di Chattanooga, dove, tra il 23 e il 25 novembre 1863 ricacciò indietro l'armata confederata in Georgia, dove intendeva incunearsi per dividere ulteriormente i territori e gli eserciti ribelli. La sua volontà di combattere e la sua abilità nel vincere impressionarono il presidente Abraham Lincoln, che lo promosse Generale in capo[1] il 2 marzo 1864, mentre il 17 dello stesso mese gli affidò il comando di tutte le forze armate degli Stati Uniti.

Lo stile di Grant nei combattimenti venne definito da un generale "quello di un bulldog". Durante molte battaglie egli ordinò attacchi diretti o assedi rigidi contro le forze confederate, spesso anche quando i Confederati stavano lanciando offensive contro le sue forze. Una volta che l'offensiva o l'assedio erano iniziati, Grant rifiutava di cessarli fino a quando il nemico non si fosse arreso o fosse stato sbaragliato. Una simile tattica toglieva senza dubbio forza al nemico, infliggendogli perdite irreparabili, ma spesso portava anche a pesanti perdite fra i suoi uomini.

Nell'aprile del 1864 Grant pose il Maggior Generale William T. Sherman a comando delle forze nel settore occidentale e spostò il suo quartier generale in Virginia, dove concentrò le sue attenzioni per prendere la città di Richmond che da lungo tempo resisteva alle forze dell'Unione. Nonostante le gravi perdite e le difficoltà del terreno, l'Armata del Potomac oppose una resistenza accanita alle truppe del generale Robert E. Lee, perse in un confronto sanguinoso nella battaglia del Wilderness, conseguì un sostanziale pareggio nella battaglia di Spotsylvania e subì una tremenda sconfitta nella battaglia di Cold Harbor.

Nonostante le pesanti perdite, Grant non si ritirò a Washington D.C e riuscì fortunosamente a portare le truppe attraverso il fiume James, sfruttando un errore di Lee. Da qui partì l'assedio di Petersburg. La sua pressione incessante portò Lee ad evacuare Richmond che venne incendiata, forzandolo ad arrendersi ad Appomattox Court House il 9 aprile 1865. Dopo poche settimane fu combattuta, il 12-13 maggio, la battaglia di Palmito Ranch e il Generale Smith Kirby si arrese il 2 giugno con le sue forze confederate del Dipartimento del Mississippi.

Dopo la guerra il Congresso degli Stati Uniti creò appositamente per lui il grado di Generale di corpo d'Armata, che gli venne assegnato il 25 luglio 1866.

Presidenzamodifica | modifica wikitesto

In qualità di comandante supremo dell'esercito, durante l'amministrazione del presidente Andrew Johnson, succeduto a Lincoln dopo il suo assassinio nell'aprile del 1865, Grant si trovò invischiato inevitabilmente nella lotta politica tra il presidente, che voleva seguire una politica di conciliazione con gli sconfitti secondo i dettami del suo predecessore, e la maggioranza del Congresso, dominato dai repubblicani radicali, desiderosi di misure severe e repressive verso gli Stati del Sud. Malgrado inizialmente anch'egli fosse stato abbastanza conciliante con i confederati, il comandante americano si schierò alla fine con i repubblicani radicali, ritenendo che un'eccessiva considerazione accomodante verso i sudisti avrebbe permesso a questi ultimi di rivendicare le proprie prerogative prebelliche e far precipitare nuovamente la Nazione in una nuova guerra civile. Lo dimostrò quando Johnson, che aveva appena silurato Edwin McMasters Stanton, Segretario alla Guerra, nonostante il Tenure of Office Act impedisse il licenziamento di funzionari pubblici per motivi politici (fatto che lo portò anche ad un processo per impeachment da parte del Senato federale), gli propose di assumere la guida del ministero. Grant accettò la carica ad interim, ma protestando per il licenziamento di Stanton; quando poi questo fu riammesso d'autorità al suo ufficio, Grant prontamente glielo restituì.

Questo gesto procurò a Grant l'appoggio di tutti i nemici politici di Johnson, oltre che del Partito Repubblicano, che pensò di candidarlo alla presidenza presentandolo come eroe nazionale e difensore dell'Unione. Infatti il generale venne scelto praticamente senza oppositori come candidato del Partito Repubblicano alla Presidenza nella Convention di Chicago del 20 maggio 1868. Vinse dunque le elezioni presidenziali del 1868 contro il democratico Horatio Seymour, con una larga maggioranza di grandi elettori (214 a 80) ma con solo 300.000 voti popolari di differenza (3.013.650 voti a 2.708.744). La grande differenza la fecero i circa 700.00 elettori afroamericani che, appena ammessi al voto, scelsero in massa l'ex-comandante nordista, permettendogli così la vittoria.

Divenne così il 18º Presidente degli Stati Uniti (18681877), rimanendo in carica per due mandati, dal 4 marzo 1869 al 3 marzo 1877: infatti, alle elezioni presidenziali del 1872 vinse agevolmente sullo sfidante democratico Horace Greeley, che guadagnò solo 3 voti dei Grandi Elettori. Viene considerato dagli storici moderni più critici come il peggior Presidente degli Stati Uniti d'America, anche se altri attenuano questo giudizio. Grant infatti fu molto più docile del predecessore Andrew Johnson nei confronti del Congresso e in particolare delle sue politiche riguardanti gli Stati del Sud, divenendo lo strumento di cui si valse l'ostruzionismo repubblicano e nordista per portare avanti la politica di ricostruzione contro i sudisti.

La sua presidenza fu però afflitta dal sospetto di scandali, specialmente quello conosciuto come Whiskey Ring (Giro del Whiskey) nel quale oltre 3 milioni di dollari di tasse furono sottratti al governo federale. Orville E. Babcock, segretario privato del presidente, presunto membro del giro, fu sottratto al processo solo da una speciale grazia presidenziale. Dopo l'affare Whiskey Ring il ministro della guerra William W. Belknap fu coinvolto in un'inchiesta: fu provato che aveva preso tangenti per l'assegnazione di posti di lavoro ai nativi americani. Sebbene non ci sia prova che Grant abbia tratto profitto dalla corruzione dei suoi subordinati, non prese una posizione ferma contro i malfattori e non reagì con forza dopo che la loro responsabilità fu accertata.

Politica internamodifica | modifica wikitesto

Sotto la sua amministrazione venne riorganizzato l'apparato burocratico e amministrativo federale: furono infatti creati il Ministero della Giustizia (1870), l'Avvocatura dello Stato (1870) e il Ministero delle Poste (1872). Evento centrale della sua presidenza fu la cosiddetta Era della Ricostruzione, ovvero la riorganizzazione degli Stati del Sud, dove le libertà civili degli afroamericani venivano sistematicamente violate sia dalle leggi statali locali sia da organizzazioni paramilitari segrete, come il Ku Klux Klan, che avevano come scopo la segregazione nella società tra bianchi e neri, verso i quali compivano intimidazioni e linciaggi, spesso e volentieri con la convivenza o la complicità delle autorità locali.

Per risolvere la situazione, Grant sottopose tutti gli Stati sudisti ad occupazione militare per meglio far rispettare i diritti civili della popolazione afroamericana; l'esercito inoltre aveva anche il compito di favorire la riorganizzazione del Partito Repubblicano nel Sud, grazie al sostegno elettorale dei neri, degli immigrati provenienti dal Nord (detti Carpetbaggers) e dei simpatizzanti bianchi sudisti (detti Scalawags). Il compito ebbe parziale successo: al governo degli Stati sudisti andarono governi filo-repubblicani, tra i quali figuravano anche numerosi politici di colore (tra cui figurava Hiram Rhodes Revels, primo afroamericano ad essere eletto al Senato federale), molti dei quali però si dimostrarono inefficienti e corrotti, esasperando l'animo della popolazione locale e favorendo in poco tempo il ritorno al potere dei democratici razzisti locali, che rimasero al governo per quasi un secolo. Tuttavia, la difesa dei diritti civili fu una costante dell'amministrazione Grant: infatti il 3 febbraio 1870 il presidente ratificò il XV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, che garantiva a tutti i cittadini statunitensi il diritto di voto indipendentemente dalla propria razza, dal colore della pelle o dal credo religioso. Inoltre, con due provvedimenti legislativi fra il 1870 e il 1871, il presidente decretò lo scioglimento e la messa al bando del Ku Klux Klan, considerato da allora un'organizzazione terroristica illegale contro la quale era possibile intervenire anche con la forza. Altro passo fondamentale fu la firma, il 1º marzo 1875, del Civil Rights Act, che proibiva la discriminazione razziale nei luoghi pubblici, pena un'ammenda pecuniaria e, nei casi più gravi, un periodo di detenzione: questa legge fu però applicata assai raramente, a causa del ritiro delle truppe federali due anni dopo dal Sud, e sarebbe stata abolita dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1883.

Anche con i nativi pellerossa il presidente tentò una politica di conciliazione, volendo rispettare il trattato di Fort Laramie del 1866 che assegnava alle tribù di Sioux e Cheyenne un ampio territorio nell'odierno Dakota del Sud come riserva di caccia. Infatti da più parti lo si pressava perché quei territori, dove si vociferava ci fossero giacimenti auriferi, fossero assegnati ai coloni bianchi che si stavano riversando all'Ovest in cerca di fortuna: Grant resistette fino al 1873, quando scoppiò una gravissima crisi economica derivata dal fallimento di molte banche e dal tracollo dell'agricoltura, collegata ad una generale depressione mondiale durata fin quasi alla fine del secolo. Il presidente allora autorizzò, nell'estate del 1874 una spedizione militare nelle Black Hills, territorio considerato sacro dagli indiani, dove si supponeva che si trovassero i giacimenti auriferi, guidata dal generale George Armstrong Custer. Quando la spedizione scoprì effettivamente l'oro, numerosi coloni e minatori si riversarono nel territorio, senza che l'esercito potesse fermarli: alle proteste delle numerose tribù indiane, il governo propose l'acquisto delle Black Hills e il trasferimento in una riserva in Oklahoma, ma al netto rifiuto degli interessati, la guerra, ormai inevitabile, scoppiò: episodio più significativo di questo conflitto fu la battaglia di Little Big Horn, avvenuta il 25 luglio 1876, dove il reggimento di Custer venne annientato da una coalizione di Sioux e Cheyenne guidata da Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Sarebbe stata però l'ultima vittoria indiana: dopo appena un anno, sotto la pressione dell'esercito, Cavallo Pazzo dovette arrendersi, mentre Toro Seduto fu costretto a rifugiarsi in Canada, per poi accettare pochi anni dopo l'inevitabile entrata in una riserva.

Verso al fine della sua presidenza, Grant annesse lo Stato del Colorado, entrato a far parte dell'Unione il 1º agosto 1876.

Politica esteramodifica | modifica wikitesto

Grant fu il primo presidente, dopo James Knox Polk, a intraprendere una forte politica estera che ridasse agli Stati Uniti il prestigio incrinatosi durante la guerra civile dinanzi alle potenze europee, aiutato in questo dal suo Segretario di Stato Hamilton Fish: tuttavia, la forte opposizione da parte dell'opinione pubblica americana e di gran parte del Congresso resero vana la sua visione politica d'insieme, che constatò sia successi che fallimenti. Tra questi ultimi, andò a monte il tentativo, opera personale del presidente, di annettere, tra il 1869 e il 1871, la Repubblica Dominicana, oltre all'accordo con il Nicaragua e la Colombia per garantire agli Stati Uniti il controllo di un futuro canale interoceanico (il canale di Panama).

Maggior successo Grant lo ebbe con la soluzione di vertenze internazionali. Pendeva infatti con l'Inghilterra una frizione diplomatica, in quanto nei cantieri inglesi erano state costruite, durante la guerra civile, numerosi navi per conto della marina confederata: una di queste, l'Alabama, per due anni agì da nave corsara, ostacolando il commercio tra i due Paesi. Il governo di Washington, che considerava i sudisti dei ribelli, protestò con quello di Londra per aver agito in violazione del diritto internazionale, in quanto non aveva impedito ai confederati la costruzione delle navi nelle acque territoriali inglesi e aveva equipaggiato e rifornito navi destinate ad un conflitto che non aveva la credibilità di una vera e propria guerra ufficiale, in quanto i sudisti non ne possedevano i requisiti. Per queste ragioni, che violavano il principio di neutralità, gli Stati Uniti chiedevano un risarcimento al governo inglese per i danni cagionati dalle navi sudiste costruite nei cantieri britannici. Dopo serrate discussioni diplomatiche, si giunse, l'8 maggio 1871 al trattato di Washington, che rimandava la vertenza tra i due Paesi al giudizio di un arbitrato internazionale, stabilendo la composizione del collegio arbitrale e i temi delle controversie da sottoporre a giudizio. Alla fine, il collegio arbitrale, presieduto dal senatore italiano Federigo Sclopis e riunito a Ginevra, con sentenza del 14 settembre 1872 deliberò a favore degli Stati Uniti, che si videro corrispondere dall'Inghilterra un risarcimento di 15.500.000 dollari.

Un'altra grana diplomatica fu il cosiddetto Affare Virginius, che vide il governo americano invischiato nella Guerra dei dieci anni tra la Spagna e i ribelli separatisti a Cuba, che ottennero anche l'appoggio di molti volontari stranieri, tra i quali molti americani. Quando alla fine del 1873 le autorità spagnole sequestrarono la nave corsara Virginius, battente bandiera americana (per abuso, come poi si dimostrò), che trasportava armi e volontari per la causa cubana, e trassero in arresto l'equipaggio, sia gli Stati Uniti che l'Inghilterra (alcuni marinari erano britannici) protestarono e ne richiesero il rilascio immediato. Invece gli spagnoli decisero di giustiziare 50 membri dell'equipaggio, tra i quali il capitano del natante, con l'accusa di pirateria: questo avrebbe potuto segnare l'inizio di un conflitto tra Stati Uniti e Spagna, ma grazie al cambio di rotta del governo spagnolo e all'intervento del console americano a Cuba, Caleb Cushing, si trovò un accordo, secondo il quale la Spagna avrebbe risarcito di 80.000 dollari le famiglie degli uomini giustiziati per pirateria. Questo episodio avrebbe contribuito successivamente all'incremento della marina militare americana, all'epoca molto inferiore a quelle europee.

Grant fu anche marginalmente coinvolto nella vicenda di Edgardo Mortara, avendo inviato un appello a Papa Pio IX perché il ragazzo tornasse dai suoi genitori.

Dopo la presidenzamodifica | modifica wikitesto

Statua di Grant a Vicksburg, Mississippi.

Dopo la fine del secondo mandato Grant trascorse due anni in viaggio con la famiglia per il mondo: ad esempio, nella città inglese di Sunderland aprì la prima biblioteca comunale gratuita.

Quando nel 1879 il Giappone annunciò l'annessione delle Isole Ryūkyū, territorio tributario della Cina, la corte imperiale di Pechino protestò diplomaticamente e sollevò obiezioni, chiedendo a Grant di arbitrare la questione: l'ex-presidente americano decise che la rivendicazione giapponese era più solida e deliberò in favore del governo di Tokyo.

Nel 1880 Grant, rompendo un precetto non scritto risalente addirittura a George Washington, tentò di ottenere un terzo mandato presidenziale, candidandosi alle Elezioni primarie del Partito Repubblicano: riuscì ad avere al primo turno la maggioranza relativa dei voti (308 contro i 299 di James G. Blaine e i 93 di John Sherman), ma, dopo 35 infruttuose votazioni, un'alleanza tra i suoi avversari fece convergere il loro peso elettorale sul nuovo candidato James A. Garfield, che superò Grant di 399 voti a 306, diventando così il candidato ufficiale repubblicano e, successivamente, il 20º Presidente degli Stati Uniti.

battuto alla nomination per la Casa Bianca, Grant venne eletto nel 1883 ottavo presidente dell'ancor oggi influente National Rifle Association (Associazione nazionale degli utilizzatori di armi).

Grant sulle banconote da 50$, serie del 2004.

Grant scrisse le sue memorie poco prima di morire, mentre era un malato terminale di cancro alla gola e in difficoltà finanziarie per il collasso della ditta bancaria "Grant and Ward", in cui aveva perso tutto il suo patrimonio. Lottò dunque per completare le sue memorie nella speranza di poter risolvere i problemi economici della sua famiglia: assistito dallo scrittore Mark Twain, riuscì a completarle pochi giorni prima della sua morte e a garantire un futuro dignitoso alla moglie e ai figli.

Morì il 23 luglio 1885 a Wilton nello Stato di New York, a 63 anni. Il suo corpo riposa nella città di New York, con quello della moglie, nella Grant's Tomb, il più grande mausoleo del Nord America.

Curiositàmodifica | modifica wikitesto

Grant è ricordato per essersi rifugiato all'Hotel Williard per sfuggire allo stress della Casa Bianca. Egli si riferiva alle persone che lo aspettavano nell'ingresso (lobby in inglese) come "quei maledetti lobbisti", probabilmente dando origine al termine come lo intendiamo oggi.

Influenza nella cultura di massamodifica | modifica wikitesto

Il ritratto di Grant è raffigurato sulle banconote da 50 dollari.

La figura di Grant compare nel film Wild Wild West (interpretato da Kevin Kline) di Barry Sonnenfeld (1999), nel film Jonah Hex (interpretato da Aidan Quinn) di Jimmy Hayward (2010) e nel film Lincoln (interpretato da Jared Harris) di Steven Spielberg (2012).

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Medaglia d'oro del Congresso - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro del Congresso
— 17 dicembre 1863

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ 1866~ Tenente Generale

Altri progettimodifica | modifica wikitesto


Predecessore Presidente degli Stati Uniti d'America Successore
Andrew Johnson 4 marzo 1869 - 4 marzo 1877 Rutherford B. Hayes
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